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    Predefinito La "cattolicizzazione" della destra americana

    La "cattolicizzazione" della destra americana

    Dott. Julio Loredo, dell'Associazione Tradizione Famiglia Proprietà
    Bollettino TFP Marzo 2012 - I





    Negli ultimi due decenni, la destra religiosa americana è diventata sempre più cattolica, sia in senso letterale che metaforico. Nel senso letterale, abbiamo visto l’emergere di scrittori cattolici come leader intellettuali della destra religiosa nelle università, nei centri di potere, nella stampa e nei tribunali. Questi scrittori promuovono un programma che, a livello teoretico, prevede il recupero della tradizione del diritto naturale sulla scia di S. Tommaso d’Aquino. A livello più pratico, comporta un appello al buonsenso, del tipo “tutti lo sanno” o “è così e basta”, che ha caratterizzato le recenti lotte della destra contro, per esempio, il matrimonio omosessuale. Non c’è nulla di nuovo nel vedere intellettuali cattolici conservatori. Si pensi, per esempio, a John Neuhaus o a William F. Buckley. La novità è la crescente importanza che questi pensatori e leader cattolici stanno acquisendo nel mondo della politica americana, uno spazio finora occupato ...

    ... dai protestanti evangelici.

    Gli intellettuali cattolici sono diventati per la destra americana ciò che gli intellettuali ebrei erano una volta per la sinistra americana.

    Nelle università, nei tribunali, nello stesso Congresso nazionale, sono questi intellettuali cattolici a fornire la cornice teorica che modella gli argomenti conservatori nel dibattito pubblico su un’ampia gamma di questioni. Spesso questi argomenti sono perfettamente identificabili come provenienti da fonti tomiste o gesuitiche, ma la maggior parte delle volte entrano nel dibattito politico semplicemente come questioni “conservatrici”.

    Nel frattempo, nel campo della politica reale, sono emersi politici cattolici come protagonisti del movimento religioso conservatore. Anche in questo caso non c’è nulla di nuovo nel vedere leader politici cattolici, anche se questi finora erano quasi senza eccezione democratici (per esempio Al Smith e John Kennedy). Il repubblicano Pat Buchanan era l’eccezione. La novità consiste nella capacità di questi politici auto-proclamatisi cattolici di attrarre un ampio sostegno anche dalla destra evangelica protestante.

    Rick Santorum è un esempio calzante. Santorum sfoggia una forma specificamente cattolica di fede. Molti analisti hanno osservato come egli menzioni frequentemente il diritto naturale, ma raramente citi direttamente la Bibbia. Il suo discorso politico proviene da una formazione teologica specifica, e non da una spiritualità protestante che ritiene il testo biblico l’unica fonte di verità.

    Infatti, in passato Santorum è stato molto schietto riguardo al fatto che egli non usa la Bibbia come guida, affidandosi invece al Magistero della Chiesa. Dal punto di vista cattolico, non c’è ovviamente nulla di sbagliato in questo. Ma ci si chiede come un tale discorso possa far proseliti fra i protestanti...

    A livello nazionale, i politici cattolici sono emersi come figure di spicco del Partito Repubblicano. Oramai sono i protestanti evangelici a inseguirli. Come mai?

    La risposta non è che gli evangelici siano diventati meno protestanti. Un sondaggio Values Survey del 2011 rivela che il 93% degli evangelici bianchi ritengono importante per un candidato l’avere forti convinzioni religiose, rispetto al 69% dei cattolici che dicono la stessa cosa. D’altra parte, il 36% degli stessi evangelici dichiarano di non sentirsi a loro agio votando per un candidato di forti convinzioni religiose ma appartenente a un credo diverso dal proprio. Una crescita del 7% rispetto al 2010. In altre parole, gli elettori evangelici ci tengono molto alle convinzioni religiose di un candidato, purché sia uno di loro... Eppure, stanno sostenendo sempre di più i candidati cattolici.

    Allora, cosa sta succedendo?

    Per capire cosa stia succedendo, dobbiamo andare oltre il ruolo dei singoli leader cattolici per considerare invece il più ampio quesito dello stile cattolico di fare politica. È ciò che ho chiamato il senso metaforico.

    “Cattolico”, in questo senso, sta a indicare tre cose: voglia di una leadership forte; enfasi sui risultati (il cattolicesimo come “religione delle opere”); e una visione “manichea” del mondo nella quale la Chiesa — non le chiese — si erge come un baluardo contro le grandi forze di opposizione, sicché fuori dalla Chiesa esiste solo il caos.

    In questo senso, un elettore repubblicano cristiano sarebbe alla ricerca di un Capo che conduca i soldati cristiani alla vittoria in una crociata. Egli si preoccupa del programma politico del suo candidato piuttosto che della sua anima. Egli risponde all’appello perché ritiene il Partito Repubblicano l’ultimo baluardo della civiltà nella palude del mondo moderno. (...)

    In questo senso metaforico, lo stile “cattolico” di fare politica trova più eco tra gli elettori evangelici protestanti che non tra i cattolici veri e propri. Per esempio, la discesa in campo dei vescovi cattolici contro la contraccezione non trova tanto seguito tra i loro parrocchiani, ma riscuote invece un forte sostegno tra gli evangelici. Allo stesso modo, un recente sondaggio ha mostrato che oltre i due terzi degli elettori cattolici accettano un qualche riconoscimento giuridico delle “coppie gay”. In aperto contrasto, la stragrande maggioranza degli elettori evangelici vi si oppone strenuamente.

    In termini politici, la destra evangelica protestante si è “cattolicizzata”. Molti protestanti non ritengono più il cattolicesimo una religione molto diversa dalla propria, visto che conduce alle stesse posizioni sul campo di battaglia. Anche i cattolici fanno ormai parte della “Cittadella Repubblicana”.

    Si tratta poi di una visione del mondo politico singolarmente adatta al tipo di politica scandalistica oggi di moda. Chi se ne frega se il vostro candidato è un po’ matto o ha qualche scheletro nell’armadio, se sconfiggerà le forze delle tenebre?

    I sinistrorsi tollerano qualche venalità nei loro candidati, purché essi facciano il bene. I “cattolici” conservatori tollerano qualche venalità nei loro candidati, se ritengono che essi possano sconfiggere le forze del male.

    Ironicamente, tutto questo sta spostando la destra religiosa americana nella direzione di farla diventare sempre più simile a un movimento politico della destra europea tradizionale, piuttosto che a un movimento populista nella tradizione jacksoniana americana.

    Può tutto questo portare Santorum alla nomination repubblicana? Probabilmente no. Ci sono già segnali che mostrano Santorum in declino, a misura che l’estremismo del suo dogmatismo religioso diventa sempre più evidente agli elettori, costringendo gli evangelici a discernere le profonde differenze tra la sua e la loro fede. L’appoggio dei conservatori dei Tea Party è ancora più tenue, in quanto questo movimento è l’espressione di un modo profondamente “protestante” di fare politica, che si trova a disagio con la retorica e la visione del mondo del conservatorismo “cattolico”.

    Si intravedono possibili, profonde, divisioni nel Partito Repubblicano lungo la falla che divide il conservatorismo politico “protestante” da quello “cattolico”. Ma, indipendentemente da ciò che possa succedere, il sorgere prima di Gingrich e poi di Santorum come candidati della destra religiosa è un segno profondo di quanto questa destra stia diventando sempre più cattolica.



    Fonte:
    Howard Schweber, University of Wisconsin Madison
    The Huffington Post, 29 febbraio 2012



    LA "CATTOLICIZZAZIONE" DELLA DESTRA AMERICANA
    SADNESS IS REBELLION

  2. #2
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    Predefinito Re: La "cattolicizzazione" della destra americana

    L'articolo è di Febbraio. Sappiamo bene come sia andata la gara delle primarie: Santorum ha dovuto rinunciare a portare fino alla fine una lotta che nessuno avrebbe immaginato potesse rimanere aperta così a lungo...
    Secondo me dal punto di vista conservatore questa nuova presenza importante di politici cattolici repubblicani può rivelarsi una svolta storica: il GOP in cerca di un rinnovamento della sua anima può trovarne una laddove il conservatorismo all'Europea l'ha di recente smarrita.
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