Australia, il finto Eldorado che strega i giovani veneti - Veneto - il Mattino di Padova
Arrivano per lavorare e perché «fa fico»,
pochi restano: questa terra è diventata
un parcheggio postuniversitario.
«Come tanti anni fa, ma non c’è più la pellagra»
AUSTRALIA. Ai sondaggisti in procinto di perdere il posto, a quei polli degli exitpollisti e a tutti noi esperti del quaternario politico, professionalmente parlando un posto dove andare a lavorare ci sarebbe. È l’Australia, il migliore dei mondi possibili.
Qui le urne hanno dato molta soddisfazione, previsioni azzeccate, desideri esauditi, nel mondo australe e lontano dove tutto sta a testa in giù il governo ideale è già fatto e con questi numeri: Bersani 38,01%, Monti 33,49%, all’opposizione Berlusconi con il 17,59% e Grillo con il 10,89%. E stiamo parlando della Camera.
Al Senato, voto in meno voto in più, la maggioranza è la stessa. Dario Nelli, direttore del Globo, bisettimanale di Melbourne e giornale di riferimento della comunità italiana, ripassa le cifre e si sente molto, molto lontano da casa.
«Con voi italiani–italiani condividiamo solo il calo dei votanti, in quanto ad astensionismo facciano ancora meglio: ha votato il 28,45% degli aventi diritto contro il 37,75% delle precedenti elezioni, un dato preoccupante perché gli iscritti nelle liste elettorali erano aumentati».
Passano Marco Fedi (Pd) al suo terzo mandato alla Camera e Francesco Giacobbe per la prima volta al Senato, entrambi del Pd.
Singolare difformità. Si va in cerca delle ragioni. La prima, che più che una ragione sembra un legittimo impedimento per deficienti, consiste nel dire che Monti all’estero ha goduto di una positiva copertura mediatica. Insomma, sbagliavano tutti, sbagliava anche la stampa internazionale, solo che qui ci hanno creduto e l’hanno accontentata votando conformemente.
La seconda ragione è che l’Italia è lontana e questi sono italiani immaginari. A riprova che non si può fare i froci con il culo degli altri, tanto più nell’interpretare la sovranità nazionale, quando è in ballo il futuro e si misura la qualità del disgusto.
L’Australia è lontana, la crisi economica non si sente (o quasi) , tutte buone ragioni, ma quel che più conta, che già si sapeva e che questi dati dimostrano, è la qualità antropologicamente diversa, “deteriorata” o se preferite “migliorata” dei nostri connazionali residenti all’estero: non vivono la cittadinanza, non partecipano dei nostri drammi, quando votano lo fanno sulla base di un ricordo, alla maniera in cui cantano le canzoni di Rabagliati e di Beniamino Gigli.
Sono un prodotto artificiale. E fin qui niente da dire. Il brutto è che l’abbaglio è reciproco, se qui si vota un’Italia immaginaria, da noi i nostri giovani corrono in una Australia altrettanto immaginaria, attirati da una allucinazione, sulla base di un equivoco.
Nicola gestisce un chiosco a Brighton Beach, ha 60 anni, vota a sinistra da sempre. È nato ad Avellino, ha fatto il militare a Casarsa della Delizia, l’operaio ad Asti, è qui da 35 anni. «Li vedo i ragazzi italiani venir su a farsi un panino dopo la spiaggia. Sono tutti del settentrione, a decine, a centinaia. E sa perché sono tutti del settentrione? Perché a nord ci sono ancora i soldi per pagarsi un biglietto di andata e ritorno per l’Australia.
Ad Avellino, dove sono nato io e in tutto il sud, non hanno nemmeno quelli. Ed è quasi un bene, si risparmiano una delusione. Nessuno dei vostri ragazzi del nord si fermerà qua, nessuno ce la farà, l’Australia non li vuole. Il paese ha chiuso le porte all’immigrazione. Resteranno sei mesi, un altro anno con il permesso di studio, poi dovranno tornarsene a casa. Saranno dei clandestini».
Dario Nelli, del Globo, conferma e aggiunge: «Lo sa quanti giornalisti, anche professionisti chiamano qui nella speranza di essere assunti? Una volta qualche giovane lo prendevamo, ma allora eravamo un quotidiano. La crisi, ma poi neanche tanto la crisi, il fatto che la cultura italiana sta morendo, ci ha costretti a chiudere alcune edizioni. Ora usciamo solo due volte alla settimana.
Qualcuno lo dovrebbe spiegare ai vostri ragazzi che a venir qui si rischia una delusione. La credenza dell’Eldorado australiano va combattuta, è uno strano mito di ritorno questo, ha saltato un paio di generazioni per riaffiorare in maniera inedita senza più il corollario della fame e della pellagra».
Sono 100 mila i giovani italiani arrivati in Australia dall’inizio del 2012. Hanno i soldi del biglietto e una cosa che in Italia non avevano: la disponibilità a fare qua ciò che nel loro paese si vergognano di fare, camerieri, lavapiatti, raccoglitori di kiwy nei campi. È cool, fa fico, si impara l’inglese, se non altro poi c’è qualcosa da raccontare al ritorno. In realtà l’Australia sta diventando un grande parcheggio postuniversitario per ragazzi italiani a pagamento.
Nicola, il barista di Brighton Beach, ha un cugino al paese, bravo imbianchino. «Gli ho trovato uno sponsor (un imprenditore australiano che ti assume, ndr), lo sponsor gli ha chiesto 92 mila euro per farlo lavorare. Mio cugino arrivava a 60 mila. Ha chiesto: mettimi almeno il resto? Niente da fare. E così è rimasto ad Avellino».
In tal modo lo stato australiano blocca l’immigrazione, obbligando il datore di lavoro al versamento anticipato di tasse e contributi sapendo che se li farà dare prima dal lavoratore.
Alessandro, vicentino, architetto. Ha bussato in tutti gli studi di Sydney, ha resistito sei mesi servendo pizze nella Shark Bay. Quindici giorni fa ha gettato la spugna ed è tornato. Ma la vita è più buffa dei programmi che ne facciamo: sulla strada di casa si è fermato a Singapore e ha trovato lavoro come architetto.
Ed è anche più beffarda: Singapore lo vuole immediatamente fuori dalle scatole per motivi analoghi anche se tecnicamente diversi dall’Australia. Anche Mattia, l’amico della Giorgia di Molvena di cui abbiamo parlato, si è arreso. Era pieno di speranze, raccoglieva frutta e per dormire faceva “couchsurfing” (fare surfing sui divani, c’è un social network in rete dove i ragazzi si scambiano i divani di casa, couch, ndr).
L’orgoglio di non dovere chiedere soldi a casa porta ad atti di eroismo, è l’estrema risorsa motivazionale, caduta quella i soldi continuano a non chiederli, ma tornano.
Di questa Australia bella e impossibile voglio dire un’ultima cosa anche se può sembrare frivola, che ha un penchant nevrotico nel tirarsi a gara, a sembrare più bella di quello che è: in inglese sex-up, apparire appetibili, anche a costo di imbrogliare un po’.
Ebbene, nell’estremo sud del paese c’è una bellissima scogliera a picco sull’oceano e c’è un posto chiamato dei “12 apostoli”, 12 scogli verticali che escono dall’oceano. Bellissimi.
Ma intanto non sono 12, ma nove (sembra che tre siano crollati riassorbiti dal mare), e poi fino a poco tempo fa non li chiamavano “I 12 apostoli”, ma “The 12 pigs”, i 12 porci. Assomigliano infatti a dei musi di maiale sporgenti dal mare. E quello dovevano continuarsi a chiamare, per dovere filologico, per amor della tradizione che non hanno, per non nascondere la verità ai nostri ragazzi.
sempre peggio,
manco l'emigrazione
ci offre qualche opportunità.




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