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  1. #1
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    Predefinito Rifondazione capitalista

    07/07/2012 - Dallo scoppio della crisi ad oggi, per la prima volta si mette in discussione il modello di finanza anglosassone. Vince Cable, Business Secretary conferma che il governo accetterà "senza riserve i progetti per dividere le attività bancarie da quelle d'investimento"

    Con un incredibile ritardo e obtorto collo, le autorità britanniche adottano decisioni attese da anni.

    IL CAPITALISMO IRRESPONSABILE - Se c’è qualcosa di peggio del capitalismo neoliberista è il capitalismo neoliberista amplificato da una finanza onnipotente e la cosa che è emersa chiara a tutti con lo scoppio della crisi, è che la finanza anglosassone oltre ad essere potente è irresponsabile, inteso sia nel senso di essere controllata da persone che hanno dimostrato di essere prive del minimo senso di responsabilità, sia in quello più propriamente giuridico di essere riparata da numerose limitazioni di responsabilità accordate alle imprese e per di più di essere “too big too fail“, realizzando con questo un paradosso che elimina l’ingrediente primario della teoria capitalistica, il rischio. In mancanza di qualsiasi rischio, da quello penale a quello del fallimento, istituzioni finanziarie orientate al massimo profitto non possono che essere spinte naturalmente ad assumersi rischi che diversamente non prenderebbero. Ancora di più se sono affidate alle cure di management che hanno interesse a massimizzare i profitti nel breve periodo per aumentare i propri bonus, controllati a loro volta da autorità per lo più composte da operatori del settore che hanno interessi convergenti. C’è poi da chiedersi quale impresa “privata” sia quella che opera con le perdite garantite da un governo e che quando è travolta dai debiti se ne libera trasferendoli alla collettività, ma socializzazione del rischio unita e privatizzazione dei profitti sono la costante di fondo del modello neoliberista, non è una novità e non c’è da stupirsi.

    CRASH INEVITABILE - Non stupisce che questo modello tanto logicamente fallato abbia prodotto la deflagrazione che ha mandato all’aria l’economia mondiale, stupisce piuttosto che ancora oggi nessuno abbia ventilato l’ipotesi di porvi rimedio, stante che la questione è universalmente nota, almeno fin dal 1933 da quando fu introdotto negli Stati Uniti il Glass-Steagall Act. Nel 1999 Clinton ne abolì le parti che prevedevano la separazione tra attività bancaria tradizionale, assicurativa e investment banking, promulgando il Gramm-Leach-Bliley Act e fin da allora furono molti a predire l’esatto esito della crisi che appena nove anni dopo demolirà ciò che ai tempi di Clinton erano un’economia più sana e un paese privo di debito pubblico. La legge è stata approvata da un congresso a maggioranza repubblicana, ma Clinton non è mai parso troppo preoccupato.

    BRITANNICI ALLA RISCOSSA - Oggi finalmente le autorità britanniche hanno annunciato le tanto attese parole, per bocca di Vince Cable (Business Secretary), che ha confermato come il governo accetterà “senza riserve i progetti per dividere le attività bancarie da quelle d’investimento”. Di più: “Stiamo per procedere alla separazione delle banche. Le nostre grosse banche sono l’epicentro della crisi, quello che gli europei chiamano capitalismo anglosassone. Deve essere riformato”. Più chiari di così si muore e una dichiarazione del genere intanto fa giustizia di almeno un paio d’anni di caccia ai cattivi paesi europei indebitati, che lo sono grazie ai buchi lasciati in giro proprio dalla finanza anglosassone e dai terrificanti prodotti finanziari concepiti dalle menti che pendolano tra Wall Street e Londra. La brutta notizia è che pare che il governo britannico sia intenzionato a muoversi subito (si è già mosso), ma a dar tempo fino al 2019 al sistema per adeguarsi. E l’esperienza e la logica dicono che in quel tempo si lavorerà per raccogliere tutto quello che si può finché si può, non si vede perché dovrebbe andare diversamente.

    CAMBIO D’IMPOSTAZIONE - La decisione del governo britannico tuttavia ha una grande valenza politica e ideologica, segnando il ritorno all’antico, proprio a quel 1933 nel quale i legislatori americani proibirono la creazione di mostruosi conglomerati finanziari del genere, perché avevano appena toccato con mano come fossero inesorabilmente destinati ad esplodere portandosi dietro l’intera economia mondiale. Resta da vedere se questo pentimento varcherà l’Atlantico, ma è chiaro che senza la sponda britannica gli Stati Uniti dovranno necessariamente innovare qualcosa. In Gran Bretagna sembrano tutti d’accordo nel dire che a cambiare dovrebbe essere anche la cultura degli operatori del settore, troppo spesso giocatori e arbitri di un sistema che arricchisce incredibilmente chi vi partecipa e che è opaco e quasi impermeabile alle analisi dall’esterno. Un sistema che usa questa ricchezza anche per finanziare media e carriere politiche, chiudendo così il cerchio dell’impunità.

    L’ULTIMO SCANDALO - Lo scandalo Libor è qualcosa di ancora diverso dall’assumersi rischi scellerati e, se vogliamo, più estremo, perché si è tradotto nel taroccamento di due indici (Libor ed Euribor) sui quali si fonda un volume spaventoso di transazioni. La frode che è emersa è durata (almeno) dal 2005 al 2009, coinvolgendo oltre a Barclays le maggiori banche del mondo. Barclays ha concluso un accordo con le autorità americane, per il quale il pagamento di circa mezzo miliardo di dollari chiude la faccenda senza strascichi penali, ma le altre banche coinvolte sono destinate a strappare condizioni peggiori. Non solo, Barclays che ha liquidato la giustizia americana ora dovrà affrontare un’indagine penale da parte del Serious Fraud Office britannico, così come ad esempio Deutsche Bank subirà lo stesso trattamento in Germania. Indagini facilitate dai documenti già raccolti dagli americani e dalle ammissioni di Barclays, che ora è nell’occhio del ciclone e sembra l’unica banca coinvolta, ma che alla fine forse sarà tra quelle che se la caveranno con meno danni.

    IL CEO ARROGANTE - Tutta l’attenzione è ora su Barclays, anche perché il comportamento del suo CEO, Bob Diamond, ha contribuito a soffiare sul fuoco. L’uomo che proprio l’anno scorso aveva detto in un’audizione parlamentare che ” C’è stato un periodo di dispiacere e scuse, quel periodo deve finire” e poi ha sfidato opinione pubblica e governo dicendo che non si sarebbe dimesso, sembra un perfetto catalizzatore per l’ira popolare di un paese piagato dalla crisi, ma che non fa notizia perché non ha l’euro e quindi il suo debito-record e la sua svalutatissima sterlina godono di un certo riguardo da parte dei media.

    E ORA SUSPANCE - Dimesso Diamond, ora si attende di sapere a quali dei suoi colleghi toccherà, perché è chiaro che nessuna banca che voglia godere della minima credibilità e reputazione può mantenere alla dirigenza elementi tanto compromessi. Elementi che per lo stesso motivo non dovrebbero far più parte di organismi di controllo, siano pubblici o auto-regolamentati e potrebbero addirittura essere interdetti dall’esercitare nel settore finanziario . Non finirà in mezzo alla strada nessuno, negli anni passati sono gli unici che hanno guadagnato (e quanto) anche in mezzo alla crisi, decidono da soli stipendi e bonus. L’epoca dei “signori dell’universo” sembra spegnersi e avviarsi a un tramonto tanto necessario quanto ancora in là da venire. Un tempo, anche assumendo che si arrivi davvero a una rifondazione del capitalismo anglosassone, durante il quale le too big too fail e la cultura che le accompagna potranno ancora provocare disastri molto simili a quelli osservati di recente.

    Rifondazione capitalista

  2. #2
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    Predefinito Re: Rifondazione capitalista

    Ottimo articolo, finalmente si comprendono le vere origini di una crisi trasferitasi sull'economia reale per colpa di un sistema malato. E anche su debiti pubblici già disastrati ai quali si è aggiunto il peso dei piani di salvataggio di questo stesso sistema corrotto e al collasso.
    L'uomo è nato libero ma ovunque è in catene

  3. #3
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    Predefinito Re: Rifondazione capitalista

    Condivido.Altro che crisi del liberismo: è la crisi della cinghia di trasmissione tra politica e finanza.

  4. #4
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    Predefinito Re: Rifondazione capitalista

    Scricchiola.
    Scritto da Uriel Fanelli

    Mentre lo scandano Barclays/Libor si allarga, nonostante i tentativi di arginarlo, inizia una megacausa contro GoldMan Sachs, che viene accusata di cattiva gestione intenzionale dei portafogli da un fondo pensionistico olandese. Contemporaneamente, l' UE continua come se nulla fosse con la sua strategia, cioe' con la strategia della Merkel.


    In questo senso, stiamo per arrivare ad un'estate caldissima sul piano finanziario, per diversi motivi.

    Lo scandalo Libor di per se' non sta significando per gli operatori soltanto quel che era. Sta demolendo una fiducia sui fondamentali. Se osserviamo gli spread ed i rating, per dirne una, notiamo essenzialmente che essi NON HANNO PIU' NULLA in comune ne' col rating ufficiale ne' con i fondamentali osservati.

    Un esempio e' proprio il bund: si stanno gettando sul bund perche' hanno paura degli altri debiti, sopravvalutando la capacita' economica della Germania, che per quanto forte non puo' sostenere la fiducia concessa.

    Cosi' come le agenzie di rating stanno dando i numeri: vista la credibilita' del mercato dei derivati, oggi i debiti sovrani non sono "tossici", anzi. Semmai sono le uniche carte solide in possesso alle banche: se qualcuno mi viene a raccontare che OGGI un derivato con una leva di 50-70 sia piu' solido per una banca di un titolo di stato, gli riderei in faccia.

    In questo senso Barklays insegna: Barklays ha un valore reale di 1600 miliardi di euro (circa), e ha emesso derivati per 56 TRILIARDI di euro. Ora, io non so chi abbia in mano questi 56 TRILIARDI di euro di derivati, ma se affermate che sia piu' sano di una banca che ha debito di un paese, vuol dire che avete la faccia uguale al culo.

    La verita' e' che le banche che hanno debiti pubblici in pancia sono MOLTO piu' sane di quelle che hanno derivati. Sapete benissimo cosa ci sia sotto un debito pubblico: c'e' una nazione i cui fondamentali economici sono misurabili, e il bilancio e' spesso attendibile. Che cavolo sapete dei derivati? E' una jungla di equazioni lineari dentro la quale persino Hari Seldon si perderebbe.

    E cosi' arriviamo al punto: qualcuno descrive questa guerra come guerra "dollaro contro euro", ma e' una fesseria: nell'indebolimento dell' Euro, o nella svalutazione che seguirebbe alla sua caduta, da parte delle singole nazioni, gli americani ci perdono moltissimo.

    Gia' oggi la loro industria arranca in europa per colpa del cambio e delle misure di austerita' , e visto che penetrano poco tra i BRICs, sono molto in affanno se gli europei non comprano piu'. Figuriamoci se domani i paesi europei tornassero ad un forsennato protezionismo ed alla svalutazione strategica.

    Che cosa succede allora? Avete presente quei cartoni animati dove due tennisti (Tom & Jerry) si rimbalzano una bomba con la miccia accesa? Il loro problema e' di fare in modo che la bomba esploda dall'altra parte del campo, e cosi' chi resta con la bomba addosso e' quello che si becca l'esplosione.

    Ecco, si tratta di USA e UE che si rimpallano una bomba, con un solo piccolo problema: ognuno dei giocatori sa che si tratta di una termonucleare da 10 megatoni, e quindi da che parte del campo esploda e' irrilevante.

    Cosi' e' dal 2008 che la bomba dei derivati viene lanciata avanti e indietro. Gia' nel 2008 doveva esserci il meltdown, e non ci fu. Non ci fu perche' , come testimonia l'affaire Libor, i grandi player falsificarono i numeri. Barklays, insieme ad altre 19 banche , pubblicavano stime false sul volume di scambi, col risultato di drogare l'indice Libor.

    Quali e quanti di questi indici sono stati drogati? L' Eurlibor e' sano? Dice il vero? Dopo questo scandalo non si sa: a determinare il valore di Eurlibor sono 40 operatori, circa il doppio, quindi dovrebbe essere leggermente piu' resistente alle truffe, ma in realta' 40 banche possono mettersi d'accordo esattamente quanto 20, a patto che sia a 20 che a 40 convenga dichiarare tassi bassi per sembrare sani. E questo conviene sempre a tutti, quindi non si sa perche' 40 sarebbero piu' sicuri di 20.

    In definitiva, il mondo finanziario ha vissuto di frodi, frode dopo frode, dal 2008 ad oggi. Quelli che dicono che la FED intervenendo abbia sanato la situazione stanno vaneggiando. La FED ha semplicemente avallato una quantita' incredibile di bilanci e analisi ottenute semplicemente falsificando i numeri.

    Il caso del Libor e' un esempio che puo' aiutare: una ventina di banche (un tempo 14) si riuniscono per decidere, in base all'equilibrio sugli scambi, il tasso di scambio per il mercato interbancario. Ma attenzione, NON sono tenute a dichiarare la reale entita' degli scambi, bensi' delle stime.

    Ora, se io faccio una stima con una confidenza del 95% in un mercato che risente dell' 0.1% di spread, che cosa sto facendo? Sto falsificando i miei conti. Sto falsificando i conti di tutti. Ma specialmente, posso dichiarare un bel +4% quando non ce l'ho. E viceversa. Cosi' oggi la vera domanda degli analisti e': possiamo fidarci ancora degli indici?

    In realta' i mercati sono gia' isterici. Definire "casuali" i movimenti di questo periodo e' fargli un complimento. I movimenti non tengono piu' conto dei fondamentali: segno che nessuno crede piu' ai numeri. I movimenti non tengono piu' conto degli indici. Segno che nessuno ci crede piu'. I movimenti non tengono piu' conto del rating.Segno che nessuno ci crede piu'.

    L'unica cosa cui i mercati anglosassoni credono sono le brutte notizie, convinti come sono che se non fossero tanto vere da doverle dire in pubblico, non verrebbero dette. Nessuna buona notizia li solleva piu' di tanto.


    Che cosa manca? Che cosa ci vuole? Occorre un grosso scandalo sui derivati. Basta che arrivi un grosso scandalo su derivati e/o credit swap, e finalmente scoppia la granata che tutti si palleggiano.

    Dove si trova oggi la palla? Si trova negli USA.

    Avrete notato che dopo le decisioni prese con l'ultimo summit europeo Obama tace. Essenzialmente tace perche' e' in campagna elettorale, e non puo' fare altro. Se dice che gli europei hanno deciso bene, non ha piu' scuse per giustificare il collasso economico americano che i cittadini stanno pagando sulla loro pelle in stipendi che crollano e disoccupazione.

    Se dice che gli europei hanno fatto male, si ottiene un altro crollo dei mercati, che colpirebbe ancora l'industria e le esportazioni USA, che Obama non vuole in campagna elettorale.

    Avverra' lo scandalo nel mondo dei derivati, quello che fa scoppiare un'altra bolla? Secondo molti osservatori arrivera' durante l'estate, ed avverra' negli USA. Per diversi motivi.

    Il primo e' che per quante pressioni si facciano sulal UE, non c'e' ancora uno stampatore di moneta "ad hoc" per i finanzieri. Non esiste l'equivalente di una FED che compra i titoli tossici stampando soldi. La FED e' ancora unica, e ce n'e' solo una negli USA.

    Quindi, per prima cosa il botto deve avvenire negli USA per la semplice ragione che negli usa c'e' l'unica fontana di soldi gratis da cui i finanzieri possono sperare di essere aiutati. Gli inglesi sono stufi marci, hanno un partito laburista che e' feroce con i finanzieri, e come se non bastasse non avrebbero le risorse per un nuovo 2008.

    Il secondo motivo per il quale la tempesta perfetta deve scoppiare adesso e negli USA e' che gli USA sono in piena campagna elettorale.Ed esiste una precisa casistica di crolli finanziari durante la campagna elettorale.

    Che cosa succede? Che durante la campagna elettorale i partiti devono raccogliere soldi. eE vanno a bussare alla porta dei finanzieri. Cosi', se succede un disastro o i finanzieri sono nella merda , hanno alla porta un politico pronto a promettere qualsiasi cosa.

    Volete che la FED compri la vostra cartaccia? Finanziatemi la campagna elettorale, e ve ne compra quanta ne volete, dira' Obama. E sapete cosa dira' Romney? Dira' "ehi, se finanziate me la FED ne comprera' il doppio!".

    La scorsa crisi avvenne in piena campagna elettorale USA, ed avvenne proprio questo. E se succedesse oggi un'altra volta in piene elezioni, la FED stampera' altri dollari e comprera' ancora cartaccia. Non c'e' in europa un'autorita' capace di stampare cosi', il che banalmente significa che non c'e' la fontana di soldi pronta a salvare i finanzieri.

    Questa e' la ragione -e personalmente concordo- per la quale credo che in effetti stia per scoppiare qualche bubbone legato ai derivati credit swap. Credo che scoppiera' negli USA, e credo che verra' fatta scoppiare in piena campagna elettorale in modo che la FED sia costretta -sotto pressione di entrambi i concorrenti- a stampare soldi. Stesso copione del 2008.

    Come si e' arrivati al caos di oggi?

    La prima boiata e' stata quella di non ammettere gli errori. Gli USA non ammetteranno mai le carenze infrastrutturali che stanno frenando la sua industria costringendola ad andarsene in Cina. Non ammetteranno mai le carenze legislative del loro mondo finanziario.

    L'altro grande mercato, quello inglese, e' chiuso in un miglio quadrato e nasconde la polvere sotto il tappetino o sui campi da golf. Nessuno ammette mai di avere problemi. Questo nascondere i problemi sino al prossimo quarter, intascare il premio ed andarsene e' il primo errore dei manager. Ormai delle loro dichiarazione non si fida piu' nessuno.

    La seconda cosa era la religione della finanza. LE compagnie di rating non potevano dire il falso perche'.... beh, erano IL TEMPIO della finanza. Erano oneste perche' anglosassoni ed anglosassoni perche' oneste. Erano arbitri perfetti perche' se avessero dovuto sbagliare, si diceva, il mercato li avrebbe puniti.

    Tutte queste regole non scritte, e la fiducia data alla cultura anglosassone, alla spirito protestante, ai valori delle aziende, alla fine ha portato a produrre dei sacerdoti corrotti. Prima facevano piccole porcherie e nessuno diceva niente. Cosi' ne hanno fatte di piu' grosse. E non hanno mai pagato. Poi ne hanno fatte di ancora piu' grandi. E non hanno pagato. E alla fine, mentre la gente pensava che i valori o il protestantesimo o la sacralita' avrebbero reso onesti i loro boss, consci di tanta responsabilita', quello che avveniva tra quelle mura era il peggior bordello levantino.

    E cosi' si e' arrivati alla situazione di oggi: nessuno azzarda piu' previsioni, nessuno ha piu' strategie non dico di medio, ma di breve termine, l'unico valore che si osserva qui ed oggi e' il valore del portafogli. Si tira a sera.

    Solo i dati dei governi (disoccupazione, bilancio, etc) sono ancora credibili. Tutto il resto -rating, indici ufficiali, indici compositi- non cambiano piu' nulla.

    Credo -e temo- che l'estate 2012 sara' l'estate di un altro crack come quello di Lehman. Ci sono i segnali di grosse crisi: l'abbassamento del rating di 17 grandi banche mondiali, il buco di Jp Morgan, adesso le crepe in Barclays, e in Goldman Sachs.


    Per quattro anni hanno chiuso i buchi lasciati da una falsificazione facendo altre falsificazioni. Come un gigantesco schema ponzi, hanno fatto truffe ancora piu' grandi per coprire i buchi delle truffe precedenti. Hanno truffato sul rating, falsificando gli indici e manomettendo i listini.

    Adesso lo schema si ferma, perche' non ci sono piu' altre truffe piu' grandi su cui contare per chiudere quelle attuali. Si puo' solo cercare una banca centrale disposta a stampare soldi, e sperare che lo faccia perche' ci sono le elezioni di mezzo.

    Insomma: scricchiola.

    Bisogna solo vedere in quale punto cedera'.



    Uriel

  5. #5
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    Predefinito Re: Rifondazione capitalista

    in questi ultimi 5 anni ne ho sentite di tutti i colori, eppure il sistema capitalista è vivo, vegeto e saldamente in sella. c'era addirittura gente che sperava che un americano di colore, portato quasi al rango di divinità, cercasse di cambiare le cose!

    mi spiace, ma non credo che siano possibili 'riforme' in grado di imbrigliare l'avidità e la sete di dominio dei turbocapitalisti.
    non ci sono alternative: il sistema finanz-capitalista o lo si subisce o lo si cambia, radicalmente!

    ah, non sono per niente d'accordo con chi parla di 'le carenze infrastrutturali' per cercare di spiegare i motivi delle delocalizzazioni: chi dice simili cose non ha per niente idea di cosa fosse la Cina negli anni '90 quando le corporation a stelle e striscie (seguite da quelle dell'intero occidente) qui trasferirono le strutture produttive: un cesso!
    i reali motivi per questi trasferimenti furono (e continuano ad essere) essenzialmente: bassi costi della manodopera e assoggettamento totale delle masse lavoratrici.
    il resto sono solo cazzate propagandistiche di matrice capitalista!

 

 

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