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  1. #1
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    Predefinito Ferrero, Diliberto, Salvi ed Agnoletto.......

    "Chi non fa inchieste, non ha diritto di parola" Mao

    da Facebook

    Ferrero, Diliberto, Salvi ed Agnoletto vogliono creare una "federazione unitaria" della sinistra comunista e dei movimenti. L'appuntamento è per sabato prossimo a Roma. "Cari compagni e compagne - si legge nel documento - la crisi sta mostrando una volta di più il volto distruttivo del capitalismo e delle politiche liberiste. Parimenti mostra il fallimento delle politiche socialdemocratiche in tutta Europa e del centrosinistra in Italia.
    Nella debolezza dell'opposizione e della sinistra, la crisi sociale si impasta con la crisi della politica, producendo guerre tra i poveri che si esprimono in separatezza dalla politica, in astensione, quando non in consenso alle destre razziste. Abbiamo quindi dinnanzi un compito tanto grande quanto necessario, quello di costruire una efficace opposizione sociale, politica e culturale, in grado di proporre e rendere credibile una uscita da sinistra dalla crisi, lungo una strada contrapposta alle ricette della destra e alternativa al liberismo temperato proposto dal centrosinistra.
    A tal fine è assolutamente necessario costruire un punto di riferimento politico della sinistra di alternativa, che abbia massa critica e programmi tali da risultare credibile per tutti coloro che stanno subendo e pagando la crisi e che si ponga l'obiettivo di aggregare tutte le forze politiche, sociali, culturali e morali che come noi sentono questa urgenza.
    Riteniamo che gli elementi fondanti di questo processo di aggregazione siano principalmente quattro: in primo luogo una rinnovata critica al capitalismo globalizzato e alla sua tendenza alla mercificazione di ogni cosa e relazione sociale. Occorre rimettere al centro la lotta contro lo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici che in questi decenni ha assunto caratteristiche barbariche e completamente inaccettabili: dalla disoccupazione strutturale nel mezzogiorno alla precarizzazione del lavoro alla sistematica compressione salariale il lavoro è tornato ad essere pura merce, variabile dipendente di un sistema che ha glorificato il profitto.
    Vogliamo ripartire dal lavoro nella piena consapevolezza che la lotta contro lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo o si connette strettamente alla lotta dello sfruttamento dell'uomo sulla donna, dell'uomo sulla natura oppure è incapace di proporre una uscita dallo stato di cose presente. Per questo per noi la lotta per la liberazione del lavoro si deve connettere alla lotta contro la distruzione dell'ambiente, per i beni pubblici a partire dall'acqua e lo sviluppo di un consumo critico, alla lotta contro il sessismo e il patriarcato, per l'autodeterminazione degli individui e delle comunità.
    Questa critica radicale agli assetti capitalistici implica una battaglia rigorosa per mantenere scuola, istruzione, conoscenza, ricerca e in generale i saperi al riparo dalla privatizzazione e dalla mercificazione: la lotta per la scuola pubblica è dunque prioritaria".
    "In secondo luogo - prosegue il documento - una forte opposizione al sistema bipolare che rappresenta la forma istituzionale con cui il pensiero unico ha cercato di sancire l'espulsione del tema dell'alternativa dalla politica. La battaglia contro il bipolarismo, che tende a produrre l'impermeabilità delle istituzioni nei confronti del conflitto, una alternanza tra simili e che nel concreto del caso italiano è il contesto in cui è nato e cresciuto il berlusconismo, è per noi un punto centrale. La costruzione di un movimento di massa per una uscita da sinistra dalla crisi ha quindi nella battaglia per il proporzionale, contro ogni tendenza autoritaria, contro le mafie e i loro intrecci con la politica, il suo corrispettivo sul piano istituzionale.
    In terzo luogo noi riteniamo che questo polo della sinistra di alternativa non possa essere costruito solo tra le forze politiche oggi esistenti ma debba coinvolgere a pieno titolo tutte le esperienze di sinistra che si muovono al di fuori dei partiti.
    In questi anni larga parte di chi si è battuto a sinistra lo ha fatto al di fuori dei partiti e la possibilità di costruire una sinistra di alternativa degna di questo nome è possibile solo dentro una rinnovata critica della politica che veda una interlocuzione paritaria tra tutti i soggetti coinvolti. In quarto luogo noi pensiamo che la sinistra di alternativa sia pienamente nel solco della storia del movimento operaio, del movimento socialista e comunista, del movimento femminista, GLBTQ e dei diritti civili, delle lotte ambientaliste, per la giustizia e la solidarietà, del movimento altermondialista.
    Nella lotta per la giustizia e la libertà delle generazioni che ci hanno preceduto, combattuta sotto le insegne delle bandiere rosse, della falce e del martello, noi riconosciamo la nostra storia e questa storia deve proseguire a partire da una rifondazione delle pratiche, delle teorie, delle forme organizzative.
    La proposta che avanziamo trova la sua collocazione politica naturale nel contesto di tutte le forze della sinistra europea che si collocano a sinistra delle socialdemocrazie e che hanno ottenuto significativi consensi nelle ultime elezioni europee, come in Francia, Germania, Grecia, Portogallo, Olanda e nei paesi nordici.
    In Italia la costruzione di un polo della sinistra di alternativa si rivela difficile sia per le divisioni a sinistra, e per il rischio che esse si vengano ora cristallizzando, sia per la volontà delle forze politiche rappresentate in parlamento di imporre un sistema bipolare chiuso, attraverso meccanismi istituzionali (clausole di sbarramento a tutti i livelli, discriminazione dell'accesso al servizio televisivo e al finanziamento pubblico), che aggravano ulteriormente gli effetti di leggi elettorali che contrastano con il principio del pluralismo rappresentativo e con la garanzia del pari diritto dei cittadini alla partecipazione politica.
    Alla costruzione di un sistema bloccato, che assume i caratteri di un nuovo regime, Pd e IdV hanno mostrato di voler concorrere non meno dei partiti di centrodestra.
    È necessario dunque un vero e proprio salto di qualità dell'iniziativa politica, ideale e sociale della sinistra di alternativa. Proponiamo pertanto di dar vita a una Federazione unitaria che comprenda - oltre alle forze che hanno dato vita alla lista anticapitalista e comunista - tutti i soggetti politici, i movimenti e le persone che avvertono l'urgenza di affrontare insieme i compiti che ci sono davanti e che abbiamo prima indicato nelle linee generali.
    Riteniamo indispensabile che la Federazione che proponiamo introduca profonde innovazioni nel modo di fare politica, a partire dai rapporti tra incarichi politici e incarichi istituzionali, per ricostruire una nuova etica pubblica, per consentire l'effettiva partecipazione di tutti gli aderenti alle decisioni e per ridare centralità alla pratica sociale. Vogliamo discutere nel modo più diffuso e aperto della nostra proposta.

    V.C.U.
    Muntzer il Sopravvissuto

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  2. #2
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    Predefinito Riferimento: Ferrero, Diliberto, Salvi ed Agnoletto.......

    Tu sabato ci vai a sentire Muntzer?
    Exoriare aliquis nostris ex ossibus ultor

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: Ferrero, Diliberto, Salvi ed Agnoletto.......

    "Chi non fa inchieste, non ha diritto di parola" Mao

    Devo dirti che ero tentato, ma posso annà a senti l'agnolotto e salvi, me ne vado in campagna e me faccio "l'agnello al forno co tanta salvia",poi l'arcobaleno de sti periodi, a strozzi lo capisci pure tu che nu nè stagione.

    V.C.U.
    Muntzer il Sopravvissuto

  4. #4
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    Predefinito Riferimento: Ferrero, Diliberto, Salvi ed Agnoletto.......

    da il manifesto di domenica 12 luglio 2009

    INTERVISTA · Paolo Ferrero (Prc): appello per l’unità tra partiti e movimenti«Sinistra, una federazione che guarda al Sudamerica»

    Matteo Bartocci


    Una federazione della sinistra di alternativa. E’ la proposta che Prc, Pdci, Socialismo 2000, più altri movimenti e associazioni lanciano a 360 gradi. «Una federazione, non un partito unico né un puro forum di discussione». Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione, spiega così di cosa si tratta: «E’ un’idea che si ispira all’esperienza latinoamericana o all’esperienza delle donne quando dicevano che vanno rispettate le diversità senza che diventino disuguaglianze». «Una soggettività plurale - spiega Ferrero - che vuole unire la sinistra per superare quello che c’è e riuscire a intrecciare i tanti modi diversi di fare politica nei partiti, nei movimenti, nei sindacati e nelle associazioni. Il nostro appello vuole aprire un processo verso una sinistra antagonista che sia fuori e contro il bipolarismo».
    Sabato prossimo fate la prima assemblea a Roma. Di che si tratta? Sarà un primo scambio pubblico di idee a 360 gradi. In autunno spero ci siano assemblee in tutta Italia. Rifondazione rimane ma con questo appello supera una sua dicotomia storica. Penso ad Asor Rosa o al dibattito aperto sul manifesto. Il Prc in fondo ha sempre detto a parole che voleva aprire a sinistra ma poi non ha mai fatto granché. Rifondazione rimane ma non crescerà su stessa, con la federazione nessuno rinuncia a ciò che è e proverà a lavorare con altri.
    Tante firme all’appello. Ma rispetto a quello per le europee manca quella di Pietro Ingrao.
    Pietro a giugno ci ha dato una grande mano. Se vorrà, prenderà la parola ma certo non possiamo usarlo come un ombrello per qualsiasi cosa.
    «Intrecciare partiti e movimenti» può essere un gesto generoso. Ma si può anche sospettare che i partiti vogliamo mettere il «cappello» sui movimenti. Si può evitare questo rischio?
    Si può evitare soprattutto essendo chiari. E’ chiaro che ci sono soggetti diversi per peso, per storia, per organizzazione. Io non credo che i partiti siano un guaio per la democrazia. Decideremo da un lato un manifesto politico, una piattaforma di cose da fare; dall’altro ci daremo un sistema di regole.
    Scrivete «interlocuzione paritaria tra tutti i soggetti». Che vuol dire?
    E’ un auspicio ed è un punto di partenza. Secondo me la federazione deve decidere democraticamente, cioè secondo il principio «una testa, un voto ». E poi discuteremo le cose che sono di competenza della federazione e le cose che restano ai singoli soggetti. Le forme dello stare assieme ce le dobbiamo inventare. Per esempio il Frente Amplio che attualmente governa l’Uruguay è formato da decine di organizzazioni diverse e ha stabilito che tutti gli atti di governo devono essere decisi all’unanimità. E’ un modo di procedere che dà a ciascuno molto potere ma anche molta responsabilità. In ogni caso dovremmo valorizzare quel 95%di cose che ci vede tutti d’accordo ed evitare che quel 5% di disaccordo diventi un motivo di spaccatura. Tutta la storia della sinistra è una storia di scissioni, dobbiamo trovare un modo in cui è normale andare avanti anche se ci sono cose che non si condividono. Io condivido molte delle cose che scrivono Ferrajoli e gli altri nell’appello che avete pubblicato dopo il voto. E una federazione non è un partito. Vorrei che chiunque lì dentro sia legittimato a definirsi come ritiene. Dobbiamo evitare che le regole siano distruttive.
    Lo auspichi anche per il tuo partito?

    Sono sicuro che a settembre arriveremo a una gestione unitaria. Il partito va gestito da tutti. I congressi non possono essere appuntamenti per emarginare gli iscritti. La lotta in Val Susa è complicata come la lotta di un partito ma osserva modalità diverse. Dobbiamo valorizzare questi modi diversi di fare politica, rispettandoli e facendo in modo che non mortifichino i militanti. La vera scommessa è cancellare il confine tra sociale e politico.
    Il vostro appello chiede «profonde innovazioni nel modo di fare politica a partire dai rapporti tra incarichi politici e incarichi istituzionali», parla di una «nuova etica pubblica» e chiede «l’effettiva partecipazione di tutti alle decisioni per ridare centralità alla pratica sociale».
    Quali sono le tue proposte?
    Dopo la denuncia della «casta» la rappresentanza è un terreno ancora più complicato. La sinistra deve provare a stare nelle istituzioni ma deve evitare che questo diventi separatezza. E’ una scommessa tutta da fare. E spesso in giro ci sono cattivi esempi
    Anche nel tuo partito?
    (Lunga pausa, ndr) Al congresso sono stato attaccato molto duramente perché sarei stato dipietrista e giustizialista. Mi ha colpito molto che uno di quelli che più mi attaccava, come Maurizio Zipponi, oggi è candidato proprio con Di Pietro. Certo, ci sono anche esempi positivi ma in generale penso ad esempio che la rotazione degli incarichi sia un modo per ricostruire una comunità senza separare il ceto politico-istituzionale da tutti gli altri.
    Questa federazione è il preludio a una lista elettorale per le regionali?
    Per noi si parte dalla lista per le europee. Se il percorso della federazione si allarga, bene. In ogni caso non va forzato sul passaggio elettorale.
    Sinistra e libertà invece ha già annunciato che si ripresenterà alle regionali. Ci sono margini per un lavoro comune?
    Finora abbiamo parlato molto di metodo. Ma qual è la sostanza? C’è la necessità di un’opposizione sociale e politica in un autunno caldissimo che vedrà migliaia di licenziamenti. Noi abbiamo proposto di fare comitati contro la crisi ovunque sia possibile. Comitati aperti a tutti quelli ci stanno, dal sindacalismo di base a quello confederale, dal Pd a Ferrando. L’opposizione deve uscire dal terreno massmediatico e istituzionale per passare alle condizioni materiali della crisi. L’altro aspetto è politico. E qui le differenze con una parte dei dirigenti di Sinistra e libertà, non con i loro elettori, ci sono. La sinistra di alternativa deve forzare il bipolarismo e non rincorrere il centro.
    E col Pd?
    La sinistra di alternanza è fallita in maniera irreversibile con il fallimento del governo Prodi. Sul piano del governo nazionale io non vedo più nessuna possibilità di governare assieme al Pd. Mi si dirà: però c’è Berlusconi. E risponderei che Berlusconi è un frutto perverso di questo bipolarismo coatto, ha il 35% dei voti ma governa come se avesse il 60%. Se Berlusconi è un pericolo per la democrazia allora si scelga di fare una legislatura di garanzia costituzionale che vari una legge elettorale proporzionale, risolva il conflitto di interessi e ristabilisca la legalità sanando il conflitto con la magistratura. Su questo sono pronto a un accordo perfino con Casini. Chiudiamo questa seconda Repubblica bipolare e antisociale e accordiamoci sulle riforme. Per il resto ognuno si presenta col suo programma, si vota, e al governo ci va solo chi è d’accordo. Sennò torniamo al delirio di chi dice che vuole battere Berlusconi e cinque minuti dopo sta insieme a gente con cui non condivide nulla.
    E sul piano amministrativo?
    Sul piano locale si vedrà e sui contenuti. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio - Tabacci è diverso da Cuffaro - però con l’Udc abbiamo idee opposte.
    In questo senso il «laboratorio Puglia » è interessante. Che ne pensi?
    La «primavera pugliese» non c’entra nulla con un rimpasto di giunta poco chiaro e che apre all’Udc e alla Poli Bortone. Segnalo, tra l’altro, che Vendola ha aperto al centro ma ha lasciato fuori dalla giunta Rifondazione. Quelle lì sono scelte già interne alla dialettica del Pd. Ma l’idea che il bipolarismo si rafforzi al centro è una delle idee contro cui è nata Rifondazione. Non quella di Chianciano ma quella del ’91.
    A proposito di crisi e di licenziamenti. Li farete anche nel Prc?
    Le europee hanno peggiorato una situazione già critica. Oggi siamo fuori da tutti i livelli istituzionali centrali e abbiamo bisogno di meno della metà delle persone che abbiamo. Come finanziamento pubblico nel 2007 abbiamo ricevuto 18 milioni di euro, nel 2010 sarà mezzo milione. In più la campagna di Sansonetti ha portato il deficit di Liberazione a più di 3milioni di euro. I soldi sono finiti. Quindi lo faremo meno dolorosamente possibile ma dobbiamo tagliare anche noi. Già un anno fa avevamo tagliato tutti gli stipendi a cominciare dal mio.


    fonte:facebook, la pagina di ferrero.

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  5. #5
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    Predefinito Riferimento: Ferrero, Diliberto, Salvi ed Agnoletto.......

    Citazione Originariamente Scritto da Comunardo Visualizza Messaggio
    da il manifesto di domenica 12 luglio 2009

    INTERVISTA · Paolo Ferrero (Prc): appello per l’unità tra partiti e movimenti«Sinistra, una federazione che guarda al Sudamerica»

    Matteo Bartocci


    Una federazione della sinistra di alternativa. E’ la proposta che Prc, Pdci, Socialismo 2000, più altri movimenti e associazioni lanciano a 360 gradi. «Una federazione, non un partito unico né un puro forum di discussione». Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione, spiega così di cosa si tratta: «E’ un’idea che si ispira all’esperienza latinoamericana o all’esperienza delle donne quando dicevano che vanno rispettate le diversità senza che diventino disuguaglianze». «Una soggettività plurale - spiega Ferrero - che vuole unire la sinistra per superare quello che c’è e riuscire a intrecciare i tanti modi diversi di fare politica nei partiti, nei movimenti, nei sindacati e nelle associazioni. Il nostro appello vuole aprire un processo verso una sinistra antagonista che sia fuori e contro il bipolarismo».
    Sabato prossimo fate la prima assemblea a Roma. Di che si tratta? Sarà un primo scambio pubblico di idee a 360 gradi. In autunno spero ci siano assemblee in tutta Italia. Rifondazione rimane ma con questo appello supera una sua dicotomia storica. Penso ad Asor Rosa o al dibattito aperto sul manifesto. Il Prc in fondo ha sempre detto a parole che voleva aprire a sinistra ma poi non ha mai fatto granché. Rifondazione rimane ma non crescerà su stessa, con la federazione nessuno rinuncia a ciò che è e proverà a lavorare con altri.
    Tante firme all’appello. Ma rispetto a quello per le europee manca quella di Pietro Ingrao.
    Pietro a giugno ci ha dato una grande mano. Se vorrà, prenderà la parola ma certo non possiamo usarlo come un ombrello per qualsiasi cosa.
    «Intrecciare partiti e movimenti» può essere un gesto generoso. Ma si può anche sospettare che i partiti vogliamo mettere il «cappello» sui movimenti. Si può evitare questo rischio?
    Si può evitare soprattutto essendo chiari. E’ chiaro che ci sono soggetti diversi per peso, per storia, per organizzazione. Io non credo che i partiti siano un guaio per la democrazia. Decideremo da un lato un manifesto politico, una piattaforma di cose da fare; dall’altro ci daremo un sistema di regole.
    Scrivete «interlocuzione paritaria tra tutti i soggetti». Che vuol dire?
    E’ un auspicio ed è un punto di partenza. Secondo me la federazione deve decidere democraticamente, cioè secondo il principio «una testa, un voto ». E poi discuteremo le cose che sono di competenza della federazione e le cose che restano ai singoli soggetti. Le forme dello stare assieme ce le dobbiamo inventare. Per esempio il Frente Amplio che attualmente governa l’Uruguay è formato da decine di organizzazioni diverse e ha stabilito che tutti gli atti di governo devono essere decisi all’unanimità. E’ un modo di procedere che dà a ciascuno molto potere ma anche molta responsabilità. In ogni caso dovremmo valorizzare quel 95%di cose che ci vede tutti d’accordo ed evitare che quel 5% di disaccordo diventi un motivo di spaccatura. Tutta la storia della sinistra è una storia di scissioni, dobbiamo trovare un modo in cui è normale andare avanti anche se ci sono cose che non si condividono. Io condivido molte delle cose che scrivono Ferrajoli e gli altri nell’appello che avete pubblicato dopo il voto. E una federazione non è un partito. Vorrei che chiunque lì dentro sia legittimato a definirsi come ritiene. Dobbiamo evitare che le regole siano distruttive.
    Lo auspichi anche per il tuo partito?

    Sono sicuro che a settembre arriveremo a una gestione unitaria. Il partito va gestito da tutti. I congressi non possono essere appuntamenti per emarginare gli iscritti. La lotta in Val Susa è complicata come la lotta di un partito ma osserva modalità diverse. Dobbiamo valorizzare questi modi diversi di fare politica, rispettandoli e facendo in modo che non mortifichino i militanti. La vera scommessa è cancellare il confine tra sociale e politico.
    Il vostro appello chiede «profonde innovazioni nel modo di fare politica a partire dai rapporti tra incarichi politici e incarichi istituzionali», parla di una «nuova etica pubblica» e chiede «l’effettiva partecipazione di tutti alle decisioni per ridare centralità alla pratica sociale».
    Quali sono le tue proposte?
    Dopo la denuncia della «casta» la rappresentanza è un terreno ancora più complicato. La sinistra deve provare a stare nelle istituzioni ma deve evitare che questo diventi separatezza. E’ una scommessa tutta da fare. E spesso in giro ci sono cattivi esempi
    Anche nel tuo partito?
    (Lunga pausa, ndr) Al congresso sono stato attaccato molto duramente perché sarei stato dipietrista e giustizialista. Mi ha colpito molto che uno di quelli che più mi attaccava, come Maurizio Zipponi, oggi è candidato proprio con Di Pietro. Certo, ci sono anche esempi positivi ma in generale penso ad esempio che la rotazione degli incarichi sia un modo per ricostruire una comunità senza separare il ceto politico-istituzionale da tutti gli altri.
    Questa federazione è il preludio a una lista elettorale per le regionali?
    Per noi si parte dalla lista per le europee. Se il percorso della federazione si allarga, bene. In ogni caso non va forzato sul passaggio elettorale.
    Sinistra e libertà invece ha già annunciato che si ripresenterà alle regionali. Ci sono margini per un lavoro comune?
    Finora abbiamo parlato molto di metodo. Ma qual è la sostanza? C’è la necessità di un’opposizione sociale e politica in un autunno caldissimo che vedrà migliaia di licenziamenti. Noi abbiamo proposto di fare comitati contro la crisi ovunque sia possibile. Comitati aperti a tutti quelli ci stanno, dal sindacalismo di base a quello confederale, dal Pd a Ferrando. L’opposizione deve uscire dal terreno massmediatico e istituzionale per passare alle condizioni materiali della crisi. L’altro aspetto è politico. E qui le differenze con una parte dei dirigenti di Sinistra e libertà, non con i loro elettori, ci sono. La sinistra di alternativa deve forzare il bipolarismo e non rincorrere il centro.
    E col Pd?
    La sinistra di alternanza è fallita in maniera irreversibile con il fallimento del governo Prodi. Sul piano del governo nazionale io non vedo più nessuna possibilità di governare assieme al Pd. Mi si dirà: però c’è Berlusconi. E risponderei che Berlusconi è un frutto perverso di questo bipolarismo coatto, ha il 35% dei voti ma governa come se avesse il 60%. Se Berlusconi è un pericolo per la democrazia allora si scelga di fare una legislatura di garanzia costituzionale che vari una legge elettorale proporzionale, risolva il conflitto di interessi e ristabilisca la legalità sanando il conflitto con la magistratura. Su questo sono pronto a un accordo perfino con Casini. Chiudiamo questa seconda Repubblica bipolare e antisociale e accordiamoci sulle riforme. Per il resto ognuno si presenta col suo programma, si vota, e al governo ci va solo chi è d’accordo. Sennò torniamo al delirio di chi dice che vuole battere Berlusconi e cinque minuti dopo sta insieme a gente con cui non condivide nulla.
    E sul piano amministrativo?
    Sul piano locale si vedrà e sui contenuti. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio - Tabacci è diverso da Cuffaro - però con l’Udc abbiamo idee opposte.
    In questo senso il «laboratorio Puglia » è interessante. Che ne pensi?
    La «primavera pugliese» non c’entra nulla con un rimpasto di giunta poco chiaro e che apre all’Udc e alla Poli Bortone. Segnalo, tra l’altro, che Vendola ha aperto al centro ma ha lasciato fuori dalla giunta Rifondazione. Quelle lì sono scelte già interne alla dialettica del Pd. Ma l’idea che il bipolarismo si rafforzi al centro è una delle idee contro cui è nata Rifondazione. Non quella di Chianciano ma quella del ’91.
    A proposito di crisi e di licenziamenti. Li farete anche nel Prc?
    Le europee hanno peggiorato una situazione già critica. Oggi siamo fuori da tutti i livelli istituzionali centrali e abbiamo bisogno di meno della metà delle persone che abbiamo. Come finanziamento pubblico nel 2007 abbiamo ricevuto 18 milioni di euro, nel 2010 sarà mezzo milione. In più la campagna di Sansonetti ha portato il deficit di Liberazione a più di 3milioni di euro. I soldi sono finiti. Quindi lo faremo meno dolorosamente possibile ma dobbiamo tagliare anche noi. Già un anno fa avevamo tagliato tutti gli stipendi a cominciare dal mio.


    fonte:facebook, la pagina di ferrero.

    Viva la Comune

    A proposito dei tagli di personale, rifondazione ha tagliato 70 posti di lavoro in una situazione in cui era sicuramente possibile procedere con un taglio degli stipendi per tutti quanti. L'autoriduzione degli stipendi avrebbe permesso a molte famiglie di avere ancora un lavoro. Rif. com. si è invece comportata in maniera simile ad un'impresa. E'chiaro che esistono limiti di fattibilità e se i soldi non ci sono non ci sono. Ma in questo caso, per ciò che so, si può dire che non è stato fatto tutto il possibile per evitare i dolorosi licenziamenti. Soprattutto tenendo conto del fatto che in passato, quando il partito di soldi ne aveva eccome, si sono affrontate molteplici spese inutili, scarsi controlli sul comportamento di chi andava in missione a spese del partito etc etc...e adesso il piatto piange.

  6. #6
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    Predefinito Riferimento: Ferrero, Diliberto, Salvi ed Agnoletto.......

    Federazione della sinistra.In assemblea Prc, Pdci e Socialismo 2000

    ROMA - Dal Centro Congressi Frentani, prende avvio il percorso per costruire la Federazione della Sinistra promossa da Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani e Socialismo 2000. L'assemblea era stata programmata subito dopo la sconfitta subita dalla lista presentata alle elezioni europee espressione delle forze che oggi hanno dato vita a questa iniziativa. Lo sbarramento del 4% infatti non era stato superato. Malgrado l'insuccesso elettorale Prc, Pdci e Socialismo 2000 avevano deciso di proseguire nel cammino intrapreso con la presentazione della lista per le europee. Da qui l'assemblea presenti anche rappresentanti di movimenti da tempo vicini in particolare a Rifondazione comunista avendo partecipato alla costruzione di Sinistra europea italiana. Il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero,concludendo l'assemblea ha detto che "oggi si apre il processo di costruzione della Federazione di sinistra di alternativa. C'e' una proposta unitaria che si rivolge a tutti gli uomini e le donne che si sentono a sinistra del Pd". Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, ha sottolineato che "si apre un percorso che come Comunisti Italiani condividiamo e pensiamo che l'unita' sia necessaria a ridare voce ai lavoratori". L'assemblea era stati aperta da Cesare Salvi di Socialismo 2000 che aveva invitato tutte le forze politiche di sinistra a partecipare alla costituente della federazione della sinistra di un nuovo soggetto unitario e plurale. All'iniziativa, che ha visto la partecipazione di militanti delle tre formazioni politiche sono intervenuti Roberto Musacchio di Sinistra e Liberta', il raggruppamento di cui fanno parte appunto gli scissionisti di bRifondazione guidati da Nichiu Vendola,Federazione della sinistra Vincenzo Vita del Pd e Marco Ferrando del Partito Comunista dei Lavoratori.

    Viva la Comune

  7. #7
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    Predefinito Riferimento: Ferrero, Diliberto, Salvi ed Agnoletto.......

    lunedi' 20 luglio ROMA dalle ore 17.30 iniziativa pubblica con Marco Rizzo, Cristina Benvenuti,
    Andrea Fioretti (com.un.), Roberto Mastrantonio, Alessandro Mustillo, Roberto Mastrantonio, David
    Tranquilli, Sala CMB via Franco Angeli 5 ang via Palmiro Togliatti


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  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Terraeamore Visualizza Messaggio
    A proposito dei tagli di personale, rifondazione ha tagliato 70 posti di lavoro in una situazione in cui era sicuramente possibile procedere con un taglio degli stipendi per tutti quanti. L'autoriduzione degli stipendi avrebbe permesso a molte famiglie di avere ancora un lavoro. Rif. com. si è invece comportata in maniera simile ad un'impresa. E'chiaro che esistono limiti di fattibilità e se i soldi non ci sono non ci sono. Ma in questo caso, per ciò che so, si può dire che non è stato fatto tutto il possibile per evitare i dolorosi licenziamenti. Soprattutto tenendo conto del fatto che in passato, quando il partito di soldi ne aveva eccome, si sono affrontate molteplici spese inutili, scarsi controlli sul comportamento di chi andava in missione a spese del partito etc etc...e adesso il piatto piange.
    Aggiungo che quando i compagni parlamentari sono stati chiamati a votare per l'aumento del proprio stipendio hanno votato tutti, all'unanimità, a favore e non hanno mai preso posizione contro i privilegi di cui, in quanto parlamentari, godono. Con la stessa determinazione hanno tradito il proprio elettorato votando per l'aumento dell'età pensionabile, dei ticket, per le regalie alle banche e la precarizzazione del mercato del lavoro, hanno raddoppiato le spese militari, etc... . Sono soltanto carne da macello.

  9. #9
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    "Chi non fa inchieste, non ha diritto di parola" Mao

    Sintesi dell’intervento della Rete dei Comunisti all’assemblea “Per un nuovo inizio: costruiamo insieme la federazione della sinistra d'alternativa”

    Roma, sabato18 giugno

    L’appello e la proposta contenuta per la convocazione di questa assemblea non possono essere sottovalutati da nessuno.

    E’ evidente come in questa situazione di crisi si tratta di costruire un punto di tenuta e di ripresa per una possibile sinistra anticapitalista e per i comunisti nel nostro paese.

    Nell’appello di convocazione non c’è – e non poteva esserci – una valutazione sul come si è arrivati a questo punto di crisi e difficoltà. Non poteva esserci nell’appello ma non potrà non esserci in una discussione leale tra di noi.

    Aprire un processo costituente è tale se crea le condizioni per un rapporto unitario, reciproco e paritario tra chi vi prenderà parte. Da questo punto di vista i tempi sono importanti. Vogliamo dire subito che quella di una federazione è una proposta interessante se non è una proposta congiunturale finalizzata alle prossime elezioni regionali. La realtà dei fatti ha dimostrato che le accelerazioni di questo tipo sono un errore ed hanno prodotto risultati devastanti. Questa è una fase di recupero e di confronto nella sinistra di classe sia a livello nazionale sia a livello locale, è un processo che riguarda i militanti e i soggetti politici ma che riguarda anche e soprattutto il rapporto con i settori sociali che ci interessa riaggregare e rovesciare contro l’avversario di classe.

    Le modalità organizzative di questa proposta di federazione non possono che essere inedite perché quelle utilizzate fino ad oggi si sono rivelate ormai inadeguate.

    Per esempio, in una federazione come quella in discussione, a nostro avviso il criterio della decisione non potrà che essere quello dell’unanimità perché questo consente di trovare i punti di sintesi e consenso e non trasforma in crisi e conseguenti scissioni i vari punti critici che si presenteranno e che vedono posizioni diverse tra loro. In questo senso sono decisive sia l’autonomia delle forze che potrebbero partecipare al processo sia la centralità che devono assumere i contenuti di questa alleanza. Forzando possiamo dire che sono proprio i contenuti a diventare il soggetto politico più che le sue modalità.

    Nelle settimane scorse ci sono già stati momenti di confronto tra la Rete dei Comunisti e i responsabili delle forze che hanno dato vita alla lista comunista e anticapitalista nelle ultime elezioni. Da questa discussione, che dobbiamo riconoscere è stata leale da entrambe le parti, è emersa la consapevolezza che oggi nessun soggetto politico da solo può dirsi autosufficiente per cercare di invertire la tendenza.

    Quando abbiamo parlato di rivoluzione culturale è perché oggi è venuta meno quella dimensione istituzionale che ha caratterizzato i partiti della sinistra fino al 2008. Per tanti compagni questa nuova situazione corrisponde alla “fine della storia” perché ritengono quella dimensione come prevalente. Noi riteniamo invece che sia un errore e che adesso molti compagni e compagni devono saper adeguare la loro militanza e la loro azione politica alla dimensione extraparlamentare.

    Nel processo costituente saranno decisivi i tavoli di discussione e organizzazione a livello nazionale ma soprattutto a livello locale perché per esperienza sappiamo che è proprio sul livello locale che si presentano i fattori di crisi e di dissonanza rispetto a scelte e discussioni che magari funzionano sul piano nazionale.

    Su diversi contenuti indicati nell’appello di convocazione c’è convergenza, pensiamo all’emergenza democratica nel nostro paese (leggi razziali, difesa del diritto di sciopero, abolizione della legislazione e della cultura d’emergenza) inclusa la battaglia per una vera rappresentanza democratica attraverso il ripristino del sistema elettorale proporzionale sul quale è già attivo un tavolo di confronto scaturito dalla battaglia contro il recente e fallito referendum reazionario. Altrettanta convergenza c’è nella battaglia contro l’oscurantismo clericale. Nell’appello invece non c’è alcun accenno alla mobilitazione antimilitarista e internazionalista sulla quale c’è molto da discutere a cominciare dalla vergogna di vivere nel paese che ha il governo più filo-israeliano e antipalestinese d’Europa e più filo-atlantico con le ripercussioni che questo ha nella guerra in Afghanistan.

    Infine ci sono due questioni che riteniamo essere quelle dirimenti e che costringeranno ad una discussione più serrata:

    1) L’indipendenza politica dal PD che deve definire chiaramente lo spazio politico della sinistra anticapitalista sia a livello nazionale che locale (e qui vedete quanto siano effettivamente importanti i tavoli locali)
    2) La questione sindacale sulla quale pensiamo che molti compagni debbano smettere di sottovalutare l’importanza e i progressi del Patto di Base e di continuare a pensare che il sindacalismo di base sia una curiosa anomalia dell’anomalia italiana. Su questa discussione c’è un macigno inaccettabile da rimuovere che è quello della rappresentanza democratica sul piano sindacale ed è in cui è uno scandalo che Cgil Cisl Uil abbiamo d’ufficio il 33% dei voti e dei delegati indipendentemente dai risultati reali tra i lavoratori.

    Su questi punti e su queste modalità pensiamo che la discussione possa essere aperta e portata in profondità con tante compagne e compagni che intendono dare vita a questa federazione della sinistra alternativa.

    Roma, 18 giugno 2009

    Nota:

    Le parti in corsivo non sono state esposte all’assemblea per la stringatezza dei tempi a disposizione per ogni intervento.
    Muntzer il Sopravvissuto

  10. #10
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    Unità dei Comunisti ovunque collocati e Federazione comunista ed anticapitalista:
    ma occorre un bagno di umiltà per tutte/i!

    Scritto da Francesco Fumarola

    Non è difficile da capire. Ricostruire un’organizzazione politica comunista di massa e di quadri all’altezza delle sfide del XXI secolo è compito di tutte/i le/i comuniste/i ovunque collocati. Lo abbiamo detto tante volte: questa ricostruzione può avvenire solo dentro un processo di confronto teorico-pratico tra tutte/i e, perciò, non può esaurirsi con la fusione, pur auspicabile, di PRC e PdCI. A ciò qualcuno si sta già votando. Diamogli una mano! E questo è il primo piano di riflessione.

    Il secondo: mentre tutto questo accade (o non accade, a seconda dei punti di vista) c’è un ulteriore problema. Al 20 Luglio 2009, nessuna struttura comunista o anticapitalista basta a se stessa ed al conflitto. Cosa significa? NESSUN Partito sedicente comunista e NESSUN collettivo anticapitalista dispone della massa critica sufficiente ad opporsi all’egemonia economico-polico-culturale della borghesia. Come se ne esce? E’ scontato che, almeno in questa fase, è compito dei comunisti partecipare, alla pari di tutti gli altri movimenti anticapitalisti, alla costruzione di un fronte unico che si basi sul coordinamento delle lotte e del conflitto. Ciò può accadere soltanto se non ci si isola nell’autoreferenzialità idiota e se comunisti, ambientalisti, femministi, e compagnia bella, collaborano fra loro. Anche questo non è un ragionamento difficile da fare né da capire, tenendo conto della situazione storica drammatica in cui il paese si trova. Ma proprio per il supplemento di rischio democratico che stiamo correndo e con un governo fascistoide che imperversa, occorre che si faccia tutte/i un bel bagno di umiltà. Occorre che le pretese del primo dei due piani che abbiamo descritto (Unità dei Comunisti ovunque collocati) non si ripercuotano sulle esigenze immediate di coordinamento del secondo (il fronte anticapitalista in generale).

    Quale può essere la rappresentazione di questo secondo piano? Riteniamo che la costruzione di una Federazione della Sinistra d’Alternativa possa davvero palesarsi come un laboratorio interessante, purchè lo si consideri inserito dentro un ulteriore processo che avanzi in maniera sincronica al primo. Va da sè che anche questo modello di lavoro ha risvolti tremendamente complicati e nessuno, sano di mente, può dire dove arriverà a parare. Certo, vi sono dei rischi e si paventano perplessità. E' legittimo. Non ci sfugge il timore, né tantomeno il fatto che qualche burocrate possa avere realmente inteso questa mossa come l’“attimo di respiro” prima di ripartire con il teatrino degli accordicchi a perdere. A questo proposito, alcuni osservatori credono davvero che la Federazione della Sinistra d’Alternativa sia da considerarsi semplicemente alla stregua dell’ennesimo pastrocchio di vertice, ad uso e consumo di quei ceti comunisti che oggi intendono allentare la morsa in attesa che la “nottata” passi e si riabbraccino i liberal-democratici.

    La domanda nasce spontanea: come si evita che la Federazione si trascini verso l'ennesima deriva mortale che tanto spaventa?
    Sempre che si sia capito lo spirito dell’analisi che abbiamo fatto, occorre che tutte le forze comuniste organizzate più sane - nel senso di non colluse con il collaborazionismo interclassista - oltre che a ricompattarsi fra loro per mezzo del primo dei due piani di cui sopra - si buttino nella mischia della Federazione della Sinistra d’Alternativa. E questo al fine di provare a causare quella positiva torsione a sinistra che vieterebbe di guardare a Bersani o Franceschini come "naturale approdo" ed imporrebbe a tutte/i (comuniste/i ed anticapitaliste/i) di orientarsi verso un conflitto politico permanente: l'unica opzione che riconosciamo come valida.

    Riuscire ad avviare insieme questi due percorsi può significare far fare un passo enorme a tutto il movimento antagonista, con benefici incalcolabili tanto per i comunisti quanto per gli anticapitalisti. Sarebbe un balzo in avanti poderoso, perché eviterebbe la declinazione dell’opzione comunista (che invece si rafforza) a tendenza culturale e inserirebbe le strutture comuniste, che lentamente e progressivamente si riunificano, dentro un’area necessariamente più ampia, anticapitalista (a meno che non ci sia davvero qualcuno disposto a credere che, con la bacchetta magica in mano a qualche trotskista o stalinista o maoista, i movimenti di lotta diventano dall’oggi al domani tutti figli del bolscevismo). Si tratterebbe quindi di un modello assai più avanzato di quello proposto in Francia con l'NPA, perché non renderebbe liquido il patrimonio comunista, ma, aggiornandolo ed arricchendolo di un’analisi nuova, lo metterebbe a disposizione dentro un movimento più largo, indispensabile e perciò non trascurabile.
    Muntzer il Sopravvissuto

 

 
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