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Immigrazione? Seguiamo l’esempio di Israele

di Alessandro Cavallini

Dopo un lungo balletto di anticipazioni e smentite, ora la notizia è ufficiale: dal prossimo 1 settembre partirà l’ennesima sanatoria per gli immigrati residenti in Italia illegalmente, senza permesso di soggiorno o con titolo scaduto. La modalità di regolarizzazione sarà molto semplice, come già stabilito in via di principio lo scorso 7 luglio dal Consiglio dei Ministri. Basterà denunciare il rapporto di lavoro: o tramite il lavoratore allo Sportello Unico dell’Immigrazione o direttamente dal datore di lavoro. In quest’ultimo caso, dovrà essere versato un contributo di 1000 euro per ciascun lavoratore, con l’aggiunta delle somme dovute a titolo retributivo, contributivo e fiscale. Il tutto dovrà essere fatto in tempi brevi, entro la fine del mese di settembre. Eppure, solo qualche mese fa, precisamente a marzo, il ministro del Lavoro Elsa Fornero aveva dichiarato il proprio parere negativo su nuovi flussi: “Non è intenzione di questo governo, al momento, rivedere la questione dei flussi anche perché c’è una questione più ampia di disoccupazione che riguarda tutto il Paese e che stiamo cercando di affrontare”. Opinione repentinamente rientrata, per non andare incontro agli strali dei novelli inquisitori del politicamente corretto immigrazionista. Ecco ora il pensiero del ministro, pubblicamente dichiarato all’incontro di lancio del Migration policy center del 26 giugno scorso: “I lavoratori immigrati sono giovani, lavorano, pagano i contributi. Ma ci sono anche altri motivi per cui i migranti possono contribuire al welfare: fanno più figli e questo può combattere il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione e poi la diversità è un tipo di ricchezza della società. I figli dei migranti hanno anche effetti positivi nelle scuole. Quindi il contributo dei migranti può essere economico, sociale e anche per il sistema del welfare”. “Per questo motivo” – ha poi aggiunto – “anche se siamo nel profondo della recessione e non ci sono abbastanza risorse, dobbiamo usare quelle che abbiamo per rafforzare l’integrazione”. Ma c’è anche chi, per fortuna, va controcorrente sul tema dell’immigrazione. Stiamo parlando di Israele, dove lo scorso mese è stata approvata una nuova normativa sull’immigrazione clandestina molto più dura rispetto al passato. Le pene previste sono molto pesanti: fino a tre anni di carcere per chi attraversa illegalmente il confine tra Egitto e Israele, quindici anni per chi offre riparo a un migrante clandestino. E’ stata anche aggiornata la tipologia dei reati per i quali gli stranieri regolari possono essere condannati anche con pene pesanti: tra questi segnaliamo i graffiti sui muri o i furti di biciclette. Senza scordare il recente ordine di espulsione firmato dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per 25000 africani illegalmente residenti in Israele e provenienti da Sud Sudan, Costa d’Avorio, Ghana ed Etiopia. E allora, perché non prendere esempio dalla loro politica intransigente in materia di immigrazione? Gli immigrati residenti in Italia sono per caso diversi da quelli residenti in Israele? Aspettiamo allora che qualche solerte rappresentante del governo tecnico prenda esempio dai colleghi israeliani e cominci a chiudere le porte del nostro paese all’invasione allogena, prima che sia troppo tardi.