La prima elementare più multietnica di Milano tornerà tra i banchi a settembre. Il provveditorato agli studi, infatti, ha autorizzato la scuola ‘Emilio Radice’ di via Paravia – 97 iscritti di 23 nazionalità diverse, a stragrande maggioranza di stranieri – a formare la prima classe. Gli uffici di via Ripamonti tornano sui loro passi, dando il via libera alla sezione con 18 iscritti di cui 16 figli di immigrati di diversi Paesi, per quanto 14 di essi siano nati e cresciuti a Milano. Quindi perfettamente in grado di capirsi fra di loro e di ascoltare quel che dice la maestra.
Una decisione comunicata dal provveditore Giuseppe Petralia direttamente al vicesindaco Maria Grazia Guida, assessore all’Educazione del Comune, che da settimane aveva caldeggiato questa scelta, ora che è decaduto il tetto del 30 per cento massimo di iscritti non italiani fissato dall’ex ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini. «Abbiamo concordato di riaprire le prima classe in via Paravia perché abbiamo fiducia che lì si possa fare un bel lavoro a favore dell’integrazione, una sfida che coinvolge maestre, famiglie e associazioni di un quartiere speciale, dove le etnie convivono e dove i bambini fin da piccoli socializzano nei cortili delle case popolari che costituiscono il bacino di utenza della scuola», spiega la Guida.
La notizia arriva inaspettata anche a scuola, dove tutti però attendevano un segnale in questo senso, sapendo che la trattativa fra Comune e Provveditorato era avviata, nonostante
il tribunale civile non avesse accolto il ricorso per discriminazione presentato da alcune famiglie che l’anno scorso avevano dovuto iscrivere i bambini in altre scuole del quartiere San Siro, molto lontane da via Paravia. Il tribunale aveva dichiarato la propria incompetenza sulla materia, rilanciando la palla al provveditorato. E ora che il tetto contro le ‘classi ghetto’ è caduto, rimanendo solo una richiesta di valutazione sulle difficoltà linguistiche, Petralia deve aver valutato che in via Paravia i figli degli immigrati l’italiano lo parlano bene, essendo per lo più nati e svezzati a Milano.
«Abbiamo deciso col provveditore di fare una sperimentazione per un anno, puntando su una didattica innovativa che valorizzi le risorse che esistono in una scuola del genere – aggiunge il vicesindaco – Dobbiamo far capire alle famiglie italiane del quartiere che non devono ‘scappare’ e iscrivere i figli altrove, perché in via Paravia la presenza multietnica è una risorsa, una ricchezza. Non un problema. Lavoreranno con la direzione scolastica di via Dolci e faranno progetti molto avanzati». Tecnicamente la decisione è stata presa perché spostare la prima classe da via Paravia al plesso di via Montebaldo, avrebbe costretto questa scuola a sacrificare un laboratorio. La direzione resterà sempre in mano ad Agnese Banfi, in attesa dell’accorpamento previsto dal 2013-2014 con l’elementare di via Colasanzio, che di stranieri ne ha invece pochissimi.
Soddisfazione viene dalla consigliera provinciale del Pd Diana De Marchi che molto si è battuta per la riapertura della prima classe: «La scuola rischiava di morire se fosse rimasta per il secondo anno di fila senza la prima, questo dice una delibera regionale. È molto importante adesso mettere nuove risorse in campo e tutte le energie per comunicare al quartiere tutte le belle iniziative in cantiere alla scuola Radice, che ha già preso molti premi per le sue attività e che deve diventare sempre più un modello».
Repubblica.it
Ancora a menarla con questa storia della "risorsa". Vogliono proprio convincerci che prenderlo in quel posto è bello. Troppo bello. Dovremmo essere anche contenti. Ci facciamo mettere una pallina in bocca, legare al muro e frustare. Troppo bello![]()





Rispondi Citando
iaociao:
rego:
