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    Predefinito Finirà mai l’arbitrio di chiamarsi “destra”?

    Finirà mai l’arbitrio di chiamarsi “destra”?


    Cara Europa, la sera in cui fu annunciato che Silvio Berlusconi sarebbe ridisceso in campo, non fidandosi di un Pdl guidato da Alfano o da alcun altro dei suoi colonnelli, ho avuto da Rai1 un piacere e un rammarico. Il piacere è che, sintonizzatomi all’ora di Zapping, poco dopo le 20, ho sentito una voce diversa e gentile rispetto a quella del precedente conduttore, berlusconiano fino alle viscere, che al solo nominare i suoi Numi c’era rischio che ti chiudesse il telefono in faccia (una specie del filo diretto di Radio24). Il rammarico invece mi è venuto dalle telefonate della clientela: tutte, dalla Alpi alla Sicilia, osannanti al ritorno del Salvatore della Patria, come si diceva dell’uomo della provvidenza. Una sola telefonata, da Napoli, in dissenso, ma con un contorcimento incredibile, per cui, avendo Di Pietro paragonato una volta Videla al Cavaliere, ed essendo oggi Videla all’ergastolo e Berlusconi in campo per l’Italia, era evidente che Di Pietro era stato un persecutore: per il quale, comunque, lui non votava. L’Italia della zona grigia, della doppia faccia. E sto qui a chiedermi se, dopo lustri di egemonia berlusconiana, con l’Italia ridotta in tocchi, si possa davvero rimpiangerne il principale responsabile, in nome dei miti arcaici della destra e della sinistra, l’una baluardo contro l’altra.

    FULVIO PRINCIPE, TORINO



    Caro Principe, quel che lei scrive conferma che è fondata la spiegazione di Berlusconi: con me la destra vince, senza di me si riduce a poca cosa. Ma di ciò s’è già parlato abbastanza. Mi voglio invece riferire al suo ultimo accenno alla destra per ricordarle la sempre attualità della polemica che Montanelli fece contro gli usurpatori di questa parola, che per lui in Italia era stata rappresentata solo dalla destra storica, fatta di patrioti coraggiosi e onesti. Rileggo, da una raccolta di articoli montanelliani, Ve l’avevo detto io (Rizzoli), curato da Massimo Fini, un suo pezzo scritto il 6 febbraio 1994 sul Corriere della Sera: meno di un mese dopo le sue dimissioni (e mie) dal Giornale in polemica con l’editore.

    Il pezzo commentava l’articolo «Se questa è la destra» di un collega del Corriere, che aveva scritto: «Nell’attuale schieramento politico, la destra è rappresentata dal trinomio Fini-Bossi-Berlusconi». (Cosa oggettivamente vera, nel senso che il cavaliere aveva concluso due alleanze, una col leghista l’altra col missino, fra loro incompatibili, così avevano costituito con Forza Italia un sistema a geometria variabile, buono per pescare al Sud (con Fini) e al Nord (con Bossi)).

    Dice Montanelli che la lettura di queste righe l’aveva fatto sobbalzare e cercare la pistola, che naturalmente non usava dalla giovanile esperienza in Abissinia. Così, dice, ho messo mano alla penna. Per contestare al collega d’aver dimenticato di scrivere, dopo «la destra è rappresentata...», l’avverbio «abusivamente». E giù a ricordare che, a differenza delle anime pavide delle maggioranze “moderate”, lui aveva professato sempre una sua fede di destra, «anche nei momenti in cui l’etichetta, confusa più o meno in malafede con quella di fascista, era scomoda da portare. Quelli che la mostreranno oggi, opereranno una contraffazione: i quattro quinti di coloro che voteranno Berlusconi lo faranno senza badare troppo a quel che lui e altri diranno», «purché lo dicano urlando e con retorica». (Esattamente come fa oggi Grillo). L’altro quinto, «a nome del quale credo di poter parlare», «è fatto di quelli che non la bevono», come diceva Prezzolini, e che amano l’Italia senza spacciarsi per maghi e taumaturghi.

    Cioè, concludeva Montanelli, «la nostra è una scelta di civiltà. Chi affida la propria immagine alle mutande e ai lazzi, così come chi l’affida al cerone dello spot per lo smercio di Virtù un tanto al chilo, ha le carte in regola per diventare un Peron, mai uno statista di destra». Discorso che avrebbero potuto sottolineare non solo Cavour, Giolitti, De Gasperi, Einaudi, ma anche Ciampi e Monti.


    Federico Orlando





    Finirà mai l
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    Predefinito Re: Finirà mai l’arbitrio di chiamarsi “destra”?

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    E giù a ricordare che, a differenza delle anime pavide delle maggioranze “moderate”, lui aveva professato sempre una sua fede di destra, «anche nei momenti in cui l’etichetta, confusa più o meno in malafede con quella di fascista, era scomoda da portare.
    Il grande Indro.


    Ultima modifica di Florian; 15-07-12 alle 17:31
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