Politica. Giannino scende in campo, al via il partito liberista
Il partito liberista si farà. Magari non si chiamerà così, perché liberista è termine usato vieppiù in senso deteriore ad indicare quella artificiosa distinzione fra diritti economici e civili che è solo e soltanto italiana, ma si farà. E a guidarlo sarà probabilmente Oscar Giannino.
Il giornalista ed economista torinese è oramai sulla rampa di lancio, e anche se la sua discesa in campo viene ancora ufficialmente smentita, sono in molti a ritenere che alla fine il leader del nuovo movimento e possibile candidato premier sarà proprio lui. Da giorni ormai, alla radio, sui giornali e attraverso la partecipazione ad una rete sempre più fitta di piccoli incontri ed eventi, Giannino sta lanciando il proprio guanto di sfida, e in settembre dovrebbe vedere la luce questo nuovo soggetto il cui intento sarà quello di evitare la completa esclusione dei liberali dalla rappresentanza politica, visti il fallimento del “partito liberale di massa” e l’inconsistenza del vecchio Partito Liberale Italiano.
La nuova discesa in campo di Berlusconi rischia di creare qualche problema, perché se è vero che oltre il 70% degli italiani neppure prende più in considerazione l’idea di votarlo, è altrettanto vero che alla fine il Cavaliere un bel po’ di preferenze le prenderà comunque, ed il rischio che quella di Giannino diventi l’ennesima “riserva indiana” è alto. Simili considerazioni non sembrano però scoraggiare l’istrionico economista, che dai microfoni di Radio24 ha fatto sapere che tornare a diciotto anni fa non è cosa che possa certo attrarlo.
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Basta insomma con la rivoluzione liberale a lungo promessa ma mai veramente perseguita, ora è tempo di “sedizione”: è così che l’hanno chiamata in quel di Firenze alcuni dei promotori del nuovo movimento. Il programma è ancora in fase di definizione, ma i contorni sembrano già chiari: meno Stato è la parola d’ordine, nel tentativo di abbattere l’enorme debito pubblico non più attingendo alle tasche degli italiani, bensì disfacendosi di una parte consistente del patrimonio pubblico, ed operando dei consistenti tagli di spesa (almeno 8 punti di PIL, dice Giannino), che si traducano in moneta sonante a disposizione di famiglie ed imprese grazie a meno tasse e meno contributi sul lavoro.
Un programma quindi incentrato prevalentemente su temi economici, ed è inevitabile che sia così nel corso di una delle più gravi depressioni economiche degli ultimi decenni. Giannino è consapevole che la strada è tutta in salita, ma anche che è proprio questo il momento in cui agire: se non lo si fa adesso, il rischio concreto è quello di scomparire per lungo tempo dalle scene. A sostenere la sua azione, un team di giovani ma già scafati intellettuali, facenti capo all’Istituto Bruno Leoni, che negli anni hanno saputo guadagnare credibilità e spazi sempre crescenti, ma che ultimamente sembrano sul punto di abbandonare quel ruolo “super partes” che hanno ricoperto sinora, come testimoniato peraltro dall’ascesa alla presidenza dell’Istituto dell’ex senatore del PD Nicola Rossi.
Il successo dell’iniziativa pare strettamente legato alla figura di Giannino: se è vero che l’obiettivo è quello di costruire un partito dal basso e senza leaderismi, pare altrettanto vero che solo una figura del genere, capace di parlare alle teste ma anche alla pancia del popolo minuto, sembra in grado di far spiccare il volo a questa nuova idea liberale. E chissà che da una piccola palla di neve, non nasca prima o poi una valanga.
Leonardo Butini
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