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  • 1 Post By salvo.gerli

Discussione: Doppiopesismo abituale, quando Ingroia si può duramente criticare

  1. #1
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    Thumbs down Doppiopesismo abituale, quando Ingroia si può duramente criticare

    Se l'intercettato è Berlusconi nessuno scandalo

    Le conversazioni di Berlusconi con Saccà, Tarantini e Lavitola carpite allo stesso modo. Però non si gridava alle "forzature"



    Dunque, anche un braccio di ferro unisce l'Italia. L'Italia dei coerenti. Unica condizione che non si vada troppo per il sottile. Che non si vadano, cioè, a cercare scomodi precedenti nelle «disavventure», in cui si trovò coinvolto, per identici motivi di chiacchiere telefoniche, per la verità ancor più innocue, un tale Berlusconi Silvio, giusto per fare un esempio. Perché in questo caso le procedure possono essere violate e l'interlocutore autorevole, meglio se premier in carica, può venire «giustamente» indagato anche se non c'entra nulla.


    Anche se non parla nemmeno con qualcuno che indagato è, è stato o diventerà. Chissà se il procuratore aggiunto di Palermo si è reso conto della differenza di trattamento, adesso che deve vedersela con la «furia» che soffia dal Colle.Ma veniamo ai fatti. Che ci aiutano sempre meglio a capire teoremi, sentenze e predicatori.

    Il presidente della Repubblica grida allo scandalo e tuona contro l'uso e l'abuso delle intercettazioni che, nel caso di specie, l'hanno visto come «vittima». E affida, notizia di ieri, all'Avvocato generale dello Stato l'incarico di rappresentare la presidenza della Repubblica nel giudizio per conflitto di attribuzione da sollevare dinanzi alla Corte costituzionale nei confronti della Procura della Repubblica di Palermo.La medesima Procura di Palermo, piuttosto avvezza alla pratica dell'ascolto di conversazioni, questa volta alza le mani e ammette che non ha origliato per il gusto di origliare le conversazioni del capo dello Stato ma perché c'era in corso un indagine di mafia etc etc e comunque afferma, ribadisce e sottoscrive che nulla, nemmeno una parolina della presidenzial conversazione verrà data in pasto ai soliti giornalisti-avvoltoi.

    A sostegno della medesima tesi ecco che il gran regista di mille intercettazioni, appunto il procuratore aggiunto Antonio Ingroia, al termine di un supervertice fra colleghi, avvenuto ieri a Palermo, si premura di sottolineare che «non ci sono intercettazioni rilevanti nei confronti di persone coperte da immunità» né dunque nei confronti del presidente della Repubblica né dell'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino.

    Una puntualizzazione, quella di Ingroia, che si riferisce alla norma secondo cui le autorizzazioni devono essere richieste dai magistrati solo quando le intercettazioni siano considerate rilevanti. E proprio qui sta il punto.

    Erano così rilevanti le intercettazioni di Berlusconi mentre parla con Giampaolo Tarantini distillate a pubblicate da una folta schiera di quotidiani? Erano fondamentali per le sorti dell'Italia e di eventuali indagini di mafia? E della determinante conversazione telefonica tra Berlusconi e il direttore di Rai-fiction, Agostino Saccà, finita in ossequio sempre alla riservatezza dei giudici addirittura su Youtube? E Walter Lavitola? Dove li mettiamo i vari colloqui telefonici «destabilizzanti» con il Cavaliere, puntualmente registrati e «messi in onda».

    Come mai, in tutti questi casi il metodo Ingroia, è stato, come dire, interpretato in modo bizzarro?

    Come mai il Cavaliere ha potuto venire sempre e comunque intercettato, e spesso, se non sempre indagato, per le sue chiacchierate telefoniche?

    Inutile dire che il plauso all'iniziativa di Napolitano è stato in questa occasione, al contrario delle vicende berlusconiane per le quali nessuno ha gridato allo scandalo, pressoché unanime.

    «È più che opportuna l'iniziativa del Quirinale». «Porterà chiarezza ed eviterà in futuro contraddizioni e pericolosi conflitti tra poteri dello Stato», ha scritto subito su twitter Enrico Letta, vice segretario del Pd.

    «Bene ha fatto il capo dello Stato a sollevare conflitto d'attribuzione nei confronti della Procura di Palermo per il gravissimo comportamento del procuratore aggiunto Antonio Ingroia - ha sottolineato il capogruppo Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto - che continua a violare anche le più semplici regole del vivere civile, per non parlare dei suoi violenti strappi alla carta Costituzionale in materia di riservatezza della comunicazioni».

    Mentre per Pier Ferdinando Casini «è un atto di responsabilità che solo gli analfabeti possono fraintendere», di «doverosa e ineccepibile iniziativa del capo dello Stato, volta a restituire il giusto ordine dei poteri costituzionali della Repubblica», parla il segretario nazionale Pri, Francesco Nucara. Che aggiunge: «È sempre troppo tardi per affrontare radicalmente il problema dell'uso perverso delle intercettazioni». Già.
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  2. #2
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    Thumbs down Re: Doppiopesismo abituale, quando Ingroia si può duramente criticare

    DOPPIOPESISMO

    Quelli che proteggono Napolitano ma mollarono Berlusconi

    Repubblica, Corriere, Pd: tutti d'accordo con il Colle, i pm di Palermo esagerano. Ma nelle intercettazioni del caso Ruby ci sguazzavano...


    Fatto Quotidiano scatenato ma coerente: "Napolitano arresta la Procura di Palermo"...
    L'amore per le manette batte tutto


    Lo scontro tra le istituzioni e i pm continua, cambia solo lo sfondo. Da Palazzo Chigi al Quirinale, dall'ex premier Silvio Berlusconi e la Procura di Milano (soprattutto) al presidente Giorgio Napolitano e la Procura di Palermo che indaga sulle tratattive tra Stato e mafia tra anni Ottanta e Novanta.

    Il Quirinale ha dato mandato all'Avvocatura dello Stato di sollevare un conflitto d'attribuzione contro i magistrati siciliani di fronte alla Corte Costituzionale.

    Il motivo è chiaro: le telefonate tra Napolitano e l'allora ministro degli Interni Nicola Mancino sono state intercettate dai pm, e secondo il procuratore Antonio Ingroia di conversazioni ce ne sarebbero due.

    Anticostituzionale intercettare il Capo dello Stato, se non per alto tradimento, è la posizione del Colle (Costituzione articolo 90 e Codice penale articolo 268 alla mano). Le intercettazioni, anche se occasionali e indirette (come sostengono i pm) devono essere vietate e non possono essere utilizzate, valutate e trascritte, e anzi il magistrato deve chiederne la distruzione.

    E invece niente: Ingroia le ha annunciate mezzo stampa, al Fatto, prefigurando scenari inquietanti per Napolitano e le istituzioni.

    Le preoccupazioni del Quirinale - Napolitano è "irritato", fanno sapere fonti vicinissime. Per quella "campagna di insinuazioni e sospetti nei confronti del Presidente della Repubblica e dei suoi collaboratori", disse a suo tempo. Sospetti, veleni, insinuazioni, minacce di pubblicazioni di conversazioni private.

    Tutto giusto, ma tutto già sentito nei mesi scorsi, fonte Silvio Berlusconi. Non a caso, i commenti del Pdl sono in segno di approvazione per l'iniziativa del Colle.

    "Non posso fare a meno di cogliere l'occasione per dire che era giusta la nostra battaglia contro gli eccessi e gli abusi dell'utilizzo delle intercettazioni", ricorda il presidente dei senatori azzurri Maurizio Gasparri.

    E il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto aggiunge: "Bene ha fatto il capo dello Stato a sollevare conflitto d'attribuzione nei confronti della Procura di Palermo per il gravissimo comportamento del procuratore aggiunto Antonio Ingroia, che continua a violare anche le più semplici regole del vivere civile, per non parlare dei suoi violenti strappi alla Carta Costituzionale in materia di riservatezza della comunicazioni, ancor più tutelate quando si tratti di conversazioni telefoniche del Presidente della Repubblica".

    Cambio di casacca - Il dato singolare è che tutti (o quasi) coloro che fino a pochi mesi fa cavalcavano le intercettazioni e la loro diffusione difendendole come prerogativa di magistratura e media oggi si stringono intorno a Napolitano.

    Allora tutti uniti per colpire Berlusconi, oggi per fare muro contro gli abusi dei magistrati. Strano.

    Lo fanno i politici (per la democratica Anna Finocchiaro quella di Napolitano è "una scelta di prudenza costituzionale che servirà a fare chiarezza una volta per tutte, un gesto doveroso"), lo fanno soprattutto i giornali. Già qualche giorno fa Repubblica, tramite la penna del fondatore Eugenio Scalfari, si chiedeva se non si stesse esagerando con le intercettazioni (proprio Repubblica, che per mesi è diventato il diario quotidiano delle telefonate delle olgettine), e che oggi con Carlo Galli scrive:
    "La sostanza politica della vicenda è nei sospetti che si vogliono avanzare sul Presidente, per indebolirne l'immagine e il ruolo politico, per travolgere, con un allarmismo qualunquistico, quel che resta della legittimità repubblicana. (...) Sarebbe questa l'ultima autolesionistica risposta delle élite ciniche e riluttanti (il cinismo ha infatti molte facce, anche quella dell'oltranzistico giustizialismo".

    Letta così, par quasi una dichiarazione di Daniele Capezzone, portavoce del Pdl.

    Ugo De Siervo, su La Stampa, sottolinea la necessità di "ristabilire il senso del limite" (superato dai magistrati, naturalmente) mentre Massimo Franco sul Corriere della Sera parla di "scelta inevitabile che salda le perplessità verso alcune toghe".

    Anche in via Solferino, insomma, si sono accorti che qualche Procura esagera.

    Al Fatto Quotidiano nessuno piò contestare poca coerenza: "Napolitano arresta la procura di Palermo", è il titolo di prima - forte - del quotidiano di Padellaro e Travaglio.

    Ai tempi del Cav e di Ruby tifano per le manette, i pm e le intercettazioni.
    Oggi, tolte le manette, tifano ancora per i pm e le intercettazioni.


    ...


    hefico:
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  3. #3
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    Cool Re: Doppiopesismo abituale, quando Ingroia si può duramente criticare

    Solo ora Napolitano capisce



    Denunciati i pm per le sue intercettazioni illegali. Ma su Berlusconi lasciò fare



    Napolitano ha denunciato la Procura di Palermo per attentato alla Costi*tuzione che garantisce riservatezza assoluta alle conversazioni telefoni*che del capo dello Stato. La vicenda riguarda la complessa e antica questione della presunta trattativa tra Stato e mafia per allentare la carce*razione dura ai boss in cambio di una sospensio*ne degli attentati che in quegli anni, primi anni Novanta, insanguinavano l’Italia.

    Napolitano ne avrebbe parlato, appunto al telefono, in alme*no due occasioni, con un ministro dell’epoca, Nicola Mancino, che preoccupato di essere tra*scinato dentro uno scandalo chiedeva protezio*ne a destra e a manca.

    Quelle intercettazioni (sotto controllo era il telefono di Mancino) anda*vano distrutte a norma di Costituzione, ma così non è stato. Sono custodite in una cassaforte di Palermo e presto o tardi le leggeremo da qual*che parte.

    Cosa illegale, esattamente come le conversazioni carpite a Silvio Berlusconi senza l’autorizzazione del Parlamento. E qui sta il pun*to.

    Napolitano sta subendo lo stesso trattamen*to criminale fino a ieri riservato dai pm all’ex pre*mier.

    La sua denuncia sarebbe più credibile se come custode della Costituzione e capo del Csm, il capo dello Stato fosse intervenuto negli anni e nei mesi scorsi a difesa dei diritti del presi*dente del Consiglio, non certo inferiore ai suoi.

    Invece se ne è stato zitto, dando forza a pm im*broglioni e permettendo un linciaggio mediati*co senza precedenti.

    Le conversazioni private di Berlusconi finirono sceneggiate in prima se*rata sulla Rai, perché mai quelle di Napolitano dovrebbero essere cancellate per sempre?

    Per*ché quando Berlusconi denunciava l’uso politi*co delle intercettazioni veniva deriso e ora Na*politano dovrebbe essere preso sul serio?

    E co*me la mettono Bersani, Casini e soci che ora non è il Cavaliere ma il capo dello Stato a sostenere che ci sono pm mascalzoni?

    Che fanno, portano in piazza il popolo viola con la costituzione in mano a difesa della magistratura perché «se non ora quando»?

    Perché il Csm non si è ribella*to all’interferenza del Quirinale?

    Domande inutili, per tutte la risposta è una.

    Siamo circondati da una banda di ipocriti che usano la giustizia per fini politici.

    Godono delle disgrazie degli avversari anche se c’è il trucco e piangono come femminucce quando tocca a lo*ro o ai loro amici.

    Noi, almeno, non cambiamo idea per convenienza e una volta tanto stiamo con Napolitano coda di paglia.

    Cioè dalla parte di un Paese civile.


    ....


    hefico:
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  4. #4
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    Predefinito Re: Doppiopesismo abituale, quando Ingroia si può duramente criticare

    e' arrivato l'assegno??

  5. #5
    Si legge NUAR!!
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    Predefinito Re: Doppiopesismo abituale, quando Ingroia si può duramente criticare

    l'italiano ha un tale culto per la furbizia che arriva persino all'ammirazione di chi se ne serve a suo danno.

    jesus died for somebody's sins but not mine

  6. #6
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    Thumbs down Re: Doppiopesismo abituale, quando Ingroia si può duramente criticare

    ..."Un magistrato oltre a essere autonomo e indipendente deve apparire autonomo e indipendente agli occhi dei cittadini"...




    repapelle:repapelle:repapelle:

    iango:
    Ultima modifica di salvo.gerli; 19-07-12 alle 10:35
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