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Discussione: Jean Thiriart: l’Europa come rivoluzione

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    Ghibellino
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    Predefinito Jean Thiriart: l’Europa come rivoluzione

    Il profeta dell’Europa unita da Dublino a Vladivostok: autocratica, armata, anti-imperialista, comunitaria. Il destino rivoluzionario di una Grande Nazione: l’Eurasia.



    Le tesi di Jean Thiriart vengono oggi riscoperte, il concetto di Eurasia, che può apparire ai più come una novità assoluta, in realtà era già presente negli scritti di Jean Thiriart posteriori al crollo del Muro di Berlino, o ad esso appena precedenti, ma noi osiamo credere che fosse già una possibilità tenuta in considerazione anche negli anni della militanza politica di Jeune Europe (1). Unici ostacoli al tempo erano l’imperialismo sovietico ed il dogmatismo leninista-marxista, superati trent’anni dopo.


    Il concetto di Europa in Thiriart assume sin dall’inizio un’accezione rivoluzionaria. Era una presa di coscienza a cui tutti i veri rivoluzionari europei venivano chiamati: unico nemico oggettivo e globale venivano considerati gli Stati Uniti d’America.


    Eurasia vs U$A


    Nell’articolo L’Europa come Stato e l’Europa come Nazione si faranno contro gli USA viene affrontato il tema per niente secondario, e pertinente con quanto si dirà in seguito, dell’indipendenza dell’Europa – e quindi dell’Eurasia di cui oggi dibattiamo – dal controllo statunitense sul suolo continentale. Leggiamo dal testo: “L’Europa ufficiale non perviene a costituirsi poiché essa è impastoiata nella contraddizione esplicita di fare una nazione che già in partenza si riconosce essere alla dipendenza di un’altra”. Tema quanto mai attuale, così come attuale risulta la configurazione politica dell’Impero europeo. Chi oggi dubita dell’asservimento delle cricche di Bruxelles agli interessi d’Oltreoceano e a quelli del portafoglio? Siamo nel 2004 e le cose non sono certo migliorate, pure con la formazione, a parole, della Comunità Europea. Oggi più che mai è necessario riscoprire, rivedere ed attualizzare l’opera di Jean Thiriart.


    Da quanto detto sopra la conclusione che sia un dovere dell’Europa farsi contro gli USA. Poiché chi ritiene che il modello americano debba essere importato sul nostro continente agisce contro i nostri interessi e a favore di chi dal ’45 non si trova sul nostro suolo per il nostro bene, ma per conseguire i propri scopi politici, economici e soprattutto geopolitici a lungo termine. E da qui la sentenza lapidaria: “Chi collabora con gli Americani è un traditore dell’Europa”. Eppure Thiriart aveva ben presenti i pericoli insiti in una opposizione radicale nei confronti degli USA, ebbe a dire: “Una nazione si forgia nella lotta e si tempra col sangue. I rischi sono grossi ma bisogna correrli”(2).


    Prendendo ispirazione dal Risorgimento italiano, ed in particolare dalle cosiddette “Soluzioni garibaldine”, Thiriart propone quindi un’azione di liberazione armata dall’occupante statunitense. “Un rivoluzionario europeo deve quindi fin d’ora contemplare come un’ipotesi di lavoro un’eventuale lotta armata insurrezionale contro l’occupante americano”(3). D’altra parte non rappresenta una novità, per chi abbia una qualche conoscenza della vicenda thiriartiana, il progetto di formare delle Brigate Europee, che per svariate contingenze non videro mai la luce. Già nel 1967 scrisse: “Nel quadro di un’azione planetaria contro le usurpazioni dell’imperialismo degli Stati Uniti, cioè nel quadro di un’azione quadricontinentale contro Washington, bisogna contemplare una presenza militare europea che per il momento, nella stessa Europa, è prematura. Ma questa presenza militare può e deve affermarsi su altri teatri d’operazioni, in America del Sud, nel Vicino Oriente. […] Bisogna potersi far la mano in Bolivia o in Colombia, prima di fare lo stesso in Europa”(4).



    Quindi un’Europa rivoluzionaria, intesa come continente unito in totale opposizione all’egemonia liberal-capitalista statunitense; ed è pure necessario specificare che nel protendersi verso Est, l’Europa Nazione altro non era che l’Eurasia in potenza di cui oggi tanto si parla. Non a caso nel 1992 fece la sua comparsa un articolo di Thiriart dal titolo, divenuto poi un celebre ed efficace motto, L’Europa fino a Vladivostok , in cui si configura in linee generali quale dovrebbe essere la forma della nuova Europa, quella che noi oggi chiamiamo Eurasia. A distanza di quasi trent’anni dall’auspicio del formarsi di un Europa da Brest a Bucarest ecco quindi ripresentarsi Thiriart con una proposta provocatoria, stimolante e quanto mai futuribile: l’Europa da Dublino a Vladivostok.


    Lo Stato a dimensione continentale


    La necessità della formazione di uno spazio continentale armato prende le mosse da un avvenimento storico ben preciso da cui Thiriart trae le sue conclusioni: il crollo dell’URSS, dovuto in particolare all’insufficienza teorica della concezione statale marxista. Inconcepibile ed inaccettabile per Thiriart è l’idea marxista-anarchica dell’estinzione dello Stato e l’accettazione formale da parte di Lenin delle repubbliche indipendenti. Insomma le fondamenta della costruzione sovietica erano già marce. Non può durare uno Stato continentale quale l’URSS se al suo interno vi sono divisioni regionali, federaliste o di altro tipo, pure se formali. I cosiddetti “satelliti” sovietici oggi sono per la maggior parte divenuti vassalli della potenza USA, nella minor parte Stati a sé stanti. Il crollo dell’URSS permette allora al geopolitico belga, ma forse avrebbe gradito di più europeo, di estendere le sue teorie alla vastissima massa orientale considerata quale naturale completamento dell’Europa fino a Bucarest di cui abbiamo detto. Nel concepire lo Stato continentale, la Grande Nazione, l’Imperium, Thiriart prende ispirazione da una frase dell’abate Sieyes: “Sovrana è soltanto la Nazione. La Nazione non ha ordini, né classi, né gruppi. La sovranità non si divide e non si trasmette.” Essendo la sua una visione giacobina dello Stato afferma che esso dovrà essere laico e nessun aspetto della sfera privata, del Dominium, dovrà interferire negli affari della società. La nazione continentale, l’Eurasia di domani, nella visione thiriartiana, dovrà essere uno Stato politico, un sistema aperto ed in espansione, così definito: “Lo Stato politico rappresenta l’espressione della volontà degli uomini liberi verso un futuro collettivo. Lo stato politico […] consente agli individui di conservare l’individualità personale nel quadro della società”(5). Thiriart tratta di uno Stato unitario delle nazioni europee, depurato delle teorie federative e autonomiste. Esso deve considerarsi INDIVISIBILE.


    Poco sopra abbiamo utilizzato i termini Imperium e Dominium; essi vengono utilizzati diffusamente da Thiriart per descrivere le due sfere del politico da prendere in considerazione nel momento in cui si vada a strutturare l’Europa-continente.


    Imperium, lo Stato-continente unitario


    Imperium rappresenta l’Europa unita, all’interno della quale non vi possono essere divisioni né minoranze. Esso rappresenta un’unità comunitaria di uomini(6). Solo un Imperium potente – poiché, dirà altrove, è la potenza a garantire la libertà -, dinamico e spietato nel conseguire i suoi scopi avrà un futuro. E quindi sarà necessario che uno Stato che voglia essere indipendente sia armato in maniera adeguata, e perché ciò sia possibile esso dovrà conseguire un grado di sviluppo demografico, economico ed industriale sufficiente e soprattutto essere autarchico per quanto concerne le materie prime. Sarà quindi necessaria un’unione tra l’Europa occidentale, altamente industrializzata, e la sconfinata Siberia, fornita di inesauribili risorse(7).


    “L’esercito è popolare e integrato […]. Questo esercito sarà completamente subordinato al potere politico”. Thiriart parlerà anche di libera mobilità dei lavoratori all’interno della Grande Nazione e di una valuta unica per tutto il territorio. Il comunitarismo thiriartiano stimola la libera impresa e la concorrenza tra piccoli produttori, tra aziende con un ridotto numero di lavoratori, mentre prevede un controllo statale per le imprese con un volume di occupazione piuttosto alto. E’ un sistema “a geometria variabile”, intermedio fra capitalismo industriale e socialismo classico. In sostanza si tratta del lavoro di tutti per il bene di tutti, pure con una certa autonomia concessa nel piano del privato e degli interessi personali. Altrove ammetterà l’importanza della proprietà privata perchè radica l’uomo.


    Dominium, la sfera del privato


    Il Dominium rappresenta invece la sfera del privato, l’individuo con le sue particolarità e necessità personali, intime. Ogni libertà che non leda all’unità ed alla stabilità dell’Imperium è quindi garantita nella sfera privata. A Thiriart sta molto a cuore il tema della religione e della sua influenza negli affari di Stato. Come già detto egli concepisce lo Stato laico e comunitario nell’usanza giacobina-bolscevica; la religione rappresenta un’attività privata che per nessun motivo deve influire nella sfera sociale, pubblica. “Nell’Imperium laico dell’Unione delle repubbliche europee la libertà di confessione religiosa sarà permessa (preferirei scrivere “ammessa”) nel quadro del Dominium e soppressa inesorabilmente al primo tentativo di interferire con l’area di competenza dell’Imperium“(8).


    La configurazione in linee generali dell’Impero dal Dublino a Vladivostok diviene quanto mai necessaria nel momento in cui la Russia perde ogni possibilità di essere una potenza a livello mondiale. Gli USA rappresentano l’unico nemico per la Russia, la loro azione di disgregazione della passata URSS e poi della odierna Russia furono previste da Thiriart; oggi noi individuiamo la minaccia nelle azioni di accerchiamento messe in atto dalla potenza talassocratica.


    L’Eurasia come Rivoluzione


    “Se la conservazione è il contrario della Tradizione che è rivoluzionaria, la Sovversione, come tutti i fenomeni di ribellismo del mondo moderno, è una rivoluzione di segno contrario, una Contro-rivoluzione, sempre nel senso tradizionale del termine. Essa infatti, nel momento stesso in cui pretende di distruggere le forme del presente (e questo è il suo aspetto più positivo) lo fa nel nome e nel segno della “modernità”, come categoria mentale e spirituale […]. La sovversione tende a ribaltare le forme del passato per conservare l’essenza del presente, cioè il modernismo antitradizionale, cercando così di arrestare il vero processo rivoluzionario che chiuda un ciclo e ne apra uno nuovo. E’ insomma un’altra forma della conservazione […]. Nel mondo moderno, alla fine di un ciclo, ogni distruzione del passato e del presente è propedeutica al compiersi del ciclo storico medesimo”(9).


    I pensieri di Jean Thiriart ci introducono alle prospettive future nel migliore dei modi. L’Eurasia in potenza, un continente nei fatti sotto assedio prima ancora della sua creazione, rappresenta quindi la distruzione di ogni passato e presente ancorato ai canoni temporali della modernità.


    Un superamento di ogni contrapposizione creata ad arte, il rifiuto dell’ottica distorta dello “scontro di civiltà”, ma soprattutto l’identificazione dell’unico Nemico: “Motivazioni e fini possono essere divergenti, ma il Nemico è unico e supera ogni barriera ideologica o politica; solo chi ragiona così è un vero rivoluzionario, a prescindere dalla rivoluzione che ha in mente. […]E’ la teorizzazione dei due fronti e molte trincee”(10).


    La Rivoluzione nel segno della Tradizione per l’Eurasia e, conseguentemente, per la Terra tutta, avverrà attraverso una unione continentale spirituale, politica, militare ed economica di tutte le genti da Reykjavik a Vladivostok, dall’Atlantico al Pacifico. Solo con la liberazione rivoluzionaria di tutte le genti sfruttate ed oppresse della Terra potrà avvenire la catarsi che ci condurrà alla nuova alba, al nuovo ciclo di prosperità e luce(11).


    Note



    1 – “In un tempo più lontano la frontiera dell’Europa passerà indubbiamente per Vladivostok, poiché pensiamo che l’istinto di conservazione finirà per vincere sulle ideologie e che in quel giorno la Russia avrà bisogno degli Europei per arginare la marea gialla.” Da J. Thiriart, La grande nazione – 65 tesi sull’Europa, SEB 1992. Il testo è stato pubblicato per la prima volta negli anni ’60.
    2 – Jean Thiriart, L’Europa come Stato e l’Europa come…, dal sito Progetto Eurasia.
    3 – Ibidem.
    4 – Tratto da J. Thiriart, USA: le declin d’une egemonie, in La Nation Européenne, nr. 18, luglio 1967, p. 4/8 , citato in Da Jeune Europe alle Brigate Rosse, SEB, pag. 33.
    5 – Jean Thiriart, L’Europa fino a Vladivostok 1992, dal sito Progetto Eurasia.
    6 – “Nello Stato politico non possono esservi “minoranze”, giacchè queste hanno a che fare soltanto con le individualità, mentre la collettività ha a che fare con l’Imperium“. J. Thiriart, Art. cit.
    7 – Ancora intorno al concetto di Imperium di cui sopra: lo Stato continentale così configurato postula che nessun territorio può distaccarsi da esso o rendersi in qualche modo autonomo, eppure questo Impero non si estenderà per conquiste ma per annessione volontaria.
    8 – J. Thiriart, Art. cit.
    9 – da Carlo Terracciano, Rivolta contro il mondialismo moderno, Noctua Edizioni, 2002, pag. 144.
    10 – C. Terracciano, op. cit., pag. 145.
    11 – Cfr. a questo proposito, seppure incompleto, il nostro articolo L’avanguardia di liberazione rivoluzionaria: le Tre Alleanze ovvero le Tre Unioni in Portail d'informations Ce site est en vente!.

    Jean Thiriart: l'Europa come rivoluzione | Francesco Boco
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  2. #2
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    Predefinito Re: Jean Thiriart: l’Europa come rivoluzione

    La Jeune Europe fu sicuramente una delle esperienze più genuine ed interessanti sviluppate in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale.
    Peccato sia poco conosciuta, anche all'interno del nostro mondo.


    P.S. Un militante della Jeune Europe, Roger Coudroy, fu anche il primo occidentale caduto della resistenza palestinese.
    Ultima modifica di Hatamoto; 19-07-12 alle 20:31
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  3. #3
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    Predefinito Re: Jean Thiriart: l’Europa come rivoluzione

    Credo che il pensiero di Thiriart sia più attuale che mai. E' evidente a tutti che questa miseranda Europa dei mercati e della tecnocrazia è solamente una parodia della vera Europa che, e qui concordo totalmente con Thiriart, dovrà esser Eurasia. Le idee di Imperium e Dominium riportano alla mente l'Idea spartana e platonica dello Stato. Penso che come Socialisti nazionali non possiamo prescindere dalle idee della Jeune Europe e dalla sua concezione di Stato e di Etica. Fuori quindi dai soliti e stantii schemi del nazionalismo piccolo borghese e proiettati verso una autentica Rivoluzione tradizionale europea.
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    Predefinito Re: Jean Thiriart: l’Europa come rivoluzione

    Citazione Originariamente Scritto da Hatamoto Visualizza Messaggio
    La Jeune Europe fu sicuramente una delle esperienze più genuine ed interessanti sviluppate in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale.
    Peccato sia poco conosciuta, anche all'interno del nostro mondo.


    P.S. Un militante della Jeune Europe, Roger Coudroy, fu anche il primo occidentale caduto della resistenza palestinese.

    Vero. Non vorrei sbagliarmi ma se ricordo bene anche il poi leader delle Brigate Rosse, Renato Curcio, avesse cominciato negli anni Sessanta a fare politica nella sezione italiana di Jeune Europe.
    "Non discutere mai con un idiota: ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienza" (firma valida per tutte le stagioni)

  5. #5
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    Predefinito Re: Jean Thiriart: l’Europa come rivoluzione

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  6. #6
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    Predefinito Re: Jean Thiriart: l’Europa come rivoluzione

    Dal libro di Jean Thiriart: Un impero di 400 milioni di uomini L’Europa

    Cominciare da solo
    e contare su se stesso

    “Vi sono delle persone che davanti ad una rivoluzione, nella sua origine, si comportano esattamente come dei giovincelli davanti alla porta di una casa di malaffare: dandosi dei colpi vicendevolmente col gomito: “se vai tu, vado anch’io”. Per finire che non ci va nessuno dei due.
    Così di fronte alla proposta di una “lunga marcia politica” si dileguano con il pretesto che “gli altri non ci sono ancora”. Sono prigionieri di comportamenti gregari e non fanno se non ciò che gli “altri” fanno. Questo per quanto riguarda gli uomini presi individualmente.
    Quando invece si osserva la condotta di gruppi politici che pretendono di essere concorrenti - in realtà non lo sono perché hanno obiettivi differenti – questi trovano un pretesto nel fatto che “ciò sarebbe un avvicinamento” per restare nella propria posizione e temporeggiare. La selezione di un piccolo numero si opera partendo da un grandissimo numero.
    Accade così per i salmoni di cui pochissimi raggiungono l’età adulta. Accade così per le élites umane ed in particolare per le élites rivoluzionarie.
    Accade lo stesso per i gruppi o gruppetti rivoluzionari. Un gruppo rivoluzionario è sempre stato in partenza – per forza di cose – un gruppetto. Per questo è un obbligo iniziare da “soli”. Attendere gli altri, desiderare gli “alleati” vuol dire comportarsi da seguace e non da precursore.
    E soprattutto quando un gruppo si mette in moto che vede ingrossarsi i propri ranghi.
    A guisa di una fanfara di paese: fin tanto che essa prepara i suoi strumenti, polarizza l’attenzione di pochi sciocchi, ma appena si mette in marcia e incomincia a suonare i suoi strumenti, uno per uno, gli sciocchi diventano seguaci.
    Traendo una lezione da questo, diremo che non bisogna attendere di avere una orchestra al gran completo per mettersi in moto. Una volta iniziata la marcia, quel clarinetto che mancava arriverà, quel flautista che mancava verrà anch’esso.
    Così nella sua tecnica di reclutamento – ciò non è valido per il combattimento – il movimento dovrà manifestarsi anche quando i suoi effettivi sono visibilmente incompleti, anche quando i suoi obiettivi sono smisurati e apparentemente assurdi rispetto alla sua consistenza.
    Rimandare sempre la marcia con il pretesto che non si è ancora abbastanza numerosi, vuol dire condannarsi definitivamente all’inazione. Coloro che sono scoraggiati dal piccolo numero, non possiedono la qualità indispensabile ai veri capofila, la capacità di agire con un “numero disperato” e quella di fare una cosa non perché vi siano delle possibilità che essa riesca, ma perché deve essere fatta.
    La diversità fra i due tipi d’uomini è facilmente osservabile anche nella vita di ogni giorno. Un uomo difenderà la sua donna contro due teppisti senza preoccuparsi della sua inferiorità numerica, egli lo farà perché “questo deve fare”.
    Ugualmente, in pieno inverno, un uomo si getterà nell’acqua fredda per salvare un giovane senza attendere l’arrivo dei pompieri o di una ambulanza perché “questo si deve fare”. E’ il senso del dovere attivo.
    L’impresa della rivoluzione nazional-europea è una azione che riuscirà. E’ nel senso della vita delle Nazioni.
    Ma, nel momento in cui un uomo raggiunge la nostra falange, poco importa che egli sappia di poter vedere la vittoria. La strada di questa vittoria è cosparsa di tombe, non ne abbiamo alcun dubbio.
    Per l’uomo di dovere, l’arruolamento non deve essere determinato dalla certezza della vittoria; il suo arruolamento deve essere un atto di fede, un atto di dovere e il comportamento una missione.
    Che sia il 2° o il 2.000° o anche il 200.000° che raggiunge la formazione, questo – per gli uomini di valore – non ha alcun significato intrinseco. Egli giunge non appena ha saputo, si arruola non appena il mezzo per arruolarsi gli è stato proposto per la prima volta.
    Quando un uomo di coraggio sale quattro a quattro i gradini di un edificio in fiamme per andare a salvare un bambino, non si preoccupa di sapere se i pompieri, che sono stati chiamati, siano ancora a 1 chilometro o a 10 chilometri dal luogo del sinistro.
    E’ da queste azioni che si rivelano le élites e le élites rivoluzionarie. Solo essi fanno “ciò che deve essere fatto”. Le persone prive di decisione si giustificano frequentemente della loro inerzia ragionando su un “risveglio” sicuro dell’Esercito o su una vigilanza sicura della Chiesa.
    Essi dicono allora: “mai l’Esercito permetterà questo” o ancora “la Chiesa millenaria, nella sua saggezza e nella sua potenza, porrà un freno in tempo”.
    Si tratta ancora di pseudo-giustificazioni di vigliaccheria e di pigrizia.
    L’Esercito “che non lascia fare” è un mito. I militari – e in particolare quelli di grado più alto – sono dei funzionari preoccupati della pensione e il loro senso dell’onore non giunge a far loro rischiare l’avanzamento.
    La Chiesa è piena di progressisti e di deboli mentali, sul piano politico.
    Esercito e Chiesa sono corrotti tanto quanto il resto della nostra società. La lebbra della viltà non li ha risparmiati.
    Ci sarà necessario iniziare soli, terribilmente soli. Non bisogna assolutamente pensare che l’argine all’attuale ondata di vigliaccheria e di abbandono sia posto da corpi costituiti come i militari, la Chiesa o i magistrati.
    Da piccola debolezza in piccola debolezza, essi lasceranno fare tutto, Eccetto rare eccezioni.
    La rinascita del coraggio fisico in Europa sarà preparata da un piccolissimo gruppo d’avanguardia: quello al quale noi facciamo appello qui.
    Solo in SEGUITO a questo gli elementi dell’ Esercito, della Chiesa, della Magistratura riacquisteranno il loro coraggio e ci aiuteranno.
    Ma i primi saranno SOLI, terribilmente soli”.
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  7. #7
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    Predefinito Re: Jean Thiriart: l’Europa come rivoluzione

    Citazione Originariamente Scritto da Legionario Visualizza Messaggio
    Vero. Non vorrei sbagliarmi ma se ricordo bene anche il poi leader delle Brigate Rosse, Renato Curcio, avesse cominciato negli anni Sessanta a fare politica nella sezione italiana di Jeune Europe.
    Esatto. Anche se pare abbia più volte negato, o per lo meno taciuto, questo suo passato "scomodo".
    Fra l'altro, finita l'esperienza della Jeune Europe, effettivamente diversi militanti traghettarono nelle Brigate Rosse. E altri, ovviamente, in altre formazioni della cosidetta "destra radicale".
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  8. #8
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    Predefinito Re: Jean Thiriart: l’Europa come rivoluzione

    MANIFESTO del Partito Comunitarista Nazional-europeo

    1. Crisi della civiltà e collasso della nostra società

    Le nazioni europee rimangono affezionate alla grandezza di una civiltà che credono ancora esistente: c'è invece una gran differenza fra realtà e immaginazione, poiché la sola crisi della civiltà che noi conosciamo è attualmente quella delle nazioni europee. Innanzitutto una opulenta classe dominante la quale dopo 30 anni di potere è capace solo di perpetuare illusioni.

    L'Europa regimista è capace di prolungare la propria esistenza, grazie all'obbediente sottomissione a questa corrotta classe dominante. Ma questa classe non ha libertà d'azione, è solo un ostaggio e un giocattolo nelle mani del super potere americano.

    Stando così le cose, la classe dominante ha imposto spontaneamente miti e mode estranee alla Mentalità Europea, specialmente ciò che chiamiamo "società di consumatori" o meglio ancora "società di produzione"; un'organizzazione sociale "massificata" all'estremo e nella quale la comunità di popolo è completamente eliminata dalle prerogative di macchinari, denaro e squallido consumismo. Detto questo, è logico che la nostra società diventi sempre più disumana, che le nostre prerogative non hanno più ruolo, che siamo saldamente ostaggi nella strada del potere e del profitto. Per rimediare alla situazione odierna, bisogna innanzitutto svelare le cause primarie del fallimento europeo. Questo è importante per dare all'Europa la Morale, l'Etica e l'Estetica che stanno così scarseggiando di questi tempi.

    La questione è semplice da porre: dobbiamo solo essere i signori della nostra terra.

    Contrariamente a quanto afferma l'ideologia imperialista, noi diciamo che gli Stati Uniti hanno nella loro stessa vita, niente in comune con quella dell'Europa, a partire dal lignaggiodella nostra politica e culture che dipingono una frattura nel processo di uniformizzazione compiuto in tempi lontani.

    Le società non fuggono dal loro significato storico, questo emerge dall'analisi della realtà.

    La libertà può essere garantita solo con la forza.

    L'Europa deve essere in mani europee.

    2. La liberazione dell'Europa: l'Europa (di nuovo) agli Europei!

    La liberazione dell'Europa implica un globale ritiro degli Stati Uniti. La fine del dominio americano va perseguito a livello militare (scioglimento della NATO) e a livello economico (nazionalizzazione degli assetti finanziari e delle compagnie americane situate in Europa).

    La liberazione dell?europa è il preludio indispensabile ad ogni tentativo di unificazione Europea. Non potrà esserci unificazione finche l'Europa rimarrà sotto l'influenza USA. Per essere indipendente l'Europa deve essere liberata dal cattivo dominio dei suoi "alleati" americani.

    L'unificazione dell?europa sarà possibile se ruoterà intorno ad alcuni punti fermi: spirituale - la nazione europea -, politico - lo stato europeo - indispensabile per esercitare potere e forza e un chiaro progetto: un partito politico unito e con una genuina dimensione europea.

    3. La Nazione Europea

    Alla fine del 1900 abbiamo visto la costruzione di Grandi Blocchi Internazionali, non più quindi piccole nazioni indipendenti.

    Ciò è il risultato della legge della "politica fisica", è una questione di dimensioni. Non è più possibile fare affidamento solo su Francia, Germania, Italia. Se aspiriamo alla libertà, dobbiamo essere forti, e per essere forti bisogna costruire l'Europa. La Nazione Europea o Nazione Futura, è radicalmente in contrasto col nostalgismo delle antiche piccole nazioni.

    Perciò noi condanniamo:

    Nazionalismi di destra o sinistra che dividono l'Europa e sono così, coscientemente o no, antieuropei. I presenti confini nazionali devono cessare, perché esista, perché si permetta la sopranazionalità che è indispensabile per l'indipendenza politica.
    Noi rifiutiamo nazionalismi micro-regionali, i quali sono chimerici e nocivi alla causa europea. Se possiamo capire le motivazioni dei movimenti baschi o corsi, dobbiamo anche capire che più l'Europa sarà divisa, più sarà debole, e più sarà debole, più rimarrà sotto il dominio dei "protettori" americani.
    Siamo comunque favorevoli ai movimenti regionalisti, nella misura in cui sono capaci di ottenere integrazione all'interno della struttura della Nazione Europea.

    4. Il Comunitarismo Europeo

    Il nostro Comunitarismo Europeo, è un'aspirazione di liberazione in completa opposizione con l'espansionismo bellicoso. E' la volontà di uomini che condividono un comune destino. La struttura nella quale questa volontà può essere espressa e compiuta è l'Europa.

    Il Comunitarismo Europeo racchiude in se la nostra originalità; esso è un progetto politico socialmente globale e totale. Gli europei cercano libertà per l'Europa, perciò la sua indipendenza economica e politica e una giustizia comune. Per raggiungere questi scopi, il comunitarismo integra la dimensione socialista.
    Il nostro Comunitarismo Europeo è un Progressismo dacchè, lontano dal negare il ricco eritaggio culturale delle varie nazioni europee, esso lo combina in una costruttiva sinergia, per far fronte alle grandi mutazioni socio-economiche odierne.
    Questo è il progetto che dobbiamo cercare di diffondere in tutta Europa. Questo progetto sarebbe vano senza la volontà politica di costruire uno Stato Europeo e un Socialismo Europeo.

    5. Stato Europeo e Socialismo Europeo

    La questione è di sapere se i popoli europei vogliono essere liberi o se accettano di vivere nel terzo millennio in condizione di schiavitù politica ed economica.

    Per impadronirsi del loro destino devono conquistare la libertà, devono essere i fondatori di un'Europa Unita e di uno Stato Europeo. Ciò implica:

    Un Governo Europeo, un singolo Corpo legislativo ed esecutivo. Il governo Europeo deve occuparsi di difesa, politica estera, finanza e buona parte di economia (nazionalizzazioni saranno fondamentali) e Giustizia.
    Lo Stato sarà organizzato in province e regioni (criteri economici saranno usati per dividere le competenze regionali), che avranno una larga autonomia nell'amministrazione economica e culturale.
    Il Socialismo Europeo per proteggere l'indipendenza economica e la giustizia sociale presuppone la supremazia della politica sull'economia.

    Ma l'unificazione Europea, rimane soprattutto un problema politico, e gli Burocrati di Bruxelles e Strasburgo hanno dimostrato al mondo la loro incompetenza nella realizzazione di un'unificazione politica dell'Europa.

    La creazione di un potere politico è un prerequisito a ogni tentativo di unificazione economica, politica e sociale.

    Il Mercato Comune è la perfetta spiegazione di ciò, esente da ogni sostanza politica è esclusivamente un veicolo per la penetrazione economica degli interessi e profitti americani nel continente europeo.

    La liberazione dell'Europa dal giogo del capitalismo e del potere dei trust internazionali sarà compiuta grazie al Socialismo Europeo, ma soprattutto dalla creazione di uno Stato Europeo.

    6. Mezzi e un'organizzazione: un Partito Europeo Unitario

    La creazione di uno Stato Europeo, la liberazione della Nazione Europea e la realizzazione del Comunitarismo Europeo, implica cambiamenti di tale portata che nel nostro progetto può essere vista una RIVOLUZIONE EUROPEA. L'unico agente rivoluzionario in grado di conseguire questo risultato è il Partito Comunitarista Nazional-europeo.

    Il Partito Comunitarista Nazional-europeo (PCN-NCP), che è ancora in costruzione oggi, deve situarsi in una situazione dove sarà capace di guidare un'azione continentale contro i servitori dell'imperialismo USA. Dobbiamo quindi affrontare i burattini europei che hanno scelto di tradire la Nazione Europea per favorire gli interessi della classe dominante americana. Il PNC è l'Avanguardia della lotta di liberazione Europea e sarà domani il punto d'incontro dei costruttori del 21st secolo.
    Manifesto PCN - la Controvoce - Fronte Patriottico
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  9. #9
    Ghibellino
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    Predefinito Re: Jean Thiriart: l’Europa come rivoluzione

    PERCHE' il PCN ?

    Tutti parlano dell'Europa. Tutti hanno la formula per "fare l'Europa". Tutti desiderano l'Europa. E per questo l'Europa non si fa. Al contrario : il poco che è stato fatto e rimesso sempre in discussione , se non è gia' stato distrutto.Perché?

    Perché a tutte le formule proposte finora manca l'essenziale : manca la via : Non si far' l'Europa se non ci si credera' profondamente E non si crede all'Europa se non la si concepisce come un tutto, se non la si vive ,oggi, come ieri si è vissuta la nostra piccola patria. Non si far' l'Europa senza amarla,senza rispettarla,senza esserne fieri,senza il coraggio di testimoniarla davanti al mondo, di difenderla dai suoi nemici.

    Non si fara'l'Europa senza suscitare un profondo sentimento nazional-europeo, il solo capace di sorpassare il piccolo-nazionalismo e che solo puo' dare ,oggi, all'azione politica degli Europei , un senso e un'efficacia.L'Europa delle patrie , quella della destra reazionaria,conservatrice e xenofoba , è l'Europa di ieri , è l'Europa degli accordi, dei patti, delle discussioni ;è un'Europa messa sempre in discussione. L'Europa a-nazionale, quella della Commissione europea di Bruxelles , è una costruzione astratta, uno schema da tecnocrati, è la via piu' rapida verso la satellizzazione e l'assoggettamento agli Stati Uniti, che sono, loro per primi,fortemente nazionalisti , implacabilmente imperialisti.

    L'Europa , questa "perla del globo" " ha maldestramente reso le forze proporzionali alle masse "diceva ,gia' nel 1919 , Paul Valere. Ebbene, poiché cosi' stanno le cose,anche noi Europei ,dobbiamo formare una massa.E' per noi una questione di vita o di morte !

    La formula che proponiamo , il Partito Comunitario Nazional-Europeo,il PCN ,è la sola che possa far prendere coscienza a tutti gli Europei della loro comunita' di destino.La comunita' di destino chiama la comunita' di visione.E' proprio questo avvenire in comune che è il fondamento del Nazionalismo comunitario europeo , nazionalismo di liberazione, lo stesso fondamento del Partito comunitario Nazional-europeo. Ieri, le nazioni sono state formate per volonta' di sovrani, le nazioni moderne sono opera di partiti,ma di Partiti Storici piu' che di partiti politici.

    Per adempiere a questa funzione storica , il nostro Partito risponde a tre condizioni di base : è un'aggregatore grand'europeo; si rivolge a tutta l'Europa , non solamente a l'Unione europea e puo' accogliere tutte le "opinioni politiche" nella misura in cui queste opinioni non siano ispirate da potenze straniere che occupano o aggrediscono l'Europa.

    E' sopranazionale, transnazionale : il Partito ha , per noi, la primazia sulla piccola nazione che ci ha visto nascere perche', per noi, il partito è l'Europa e perche' noi abbiamo la coscienza che servendo prima l'Europa, serviremoi meglio la nostra piccola patria.

    E', infine, rivoluzionario perche' propone delle nuove strutture societarie , nuove strutture necessarie , se si vuole veramente riunire , un giorno, in una sola Nazione , in un solo Stato,la nostra Europa, oggi divisa e sottomessa ad un sistema politico straniero.

    Il Partito Comunitario Nazional-europeo, il PCN, è gia' adesso l'europa legittima perche' l'interesse dell'Europa è per esso la legge suprema, il partito è gia' ora la Nazione europea.

    Eì per questo che un domani, quando tutti i falsi profeti e gli apprendisti stregoni saranno smascherati,quando l'Europa avra' raggiunto la disperazione anche delle proprie possibilita',è dal Partito Comunitario Nazional-europeo che sorgeranno gli uomini che faranno,finalmente, l'Europa ,una Europa unitaria , la grande Repubblica europea da Dublino a Vladivostok.

    COS'E' IL COMUNITARISMO NAZIONAL-EUROPEO ?

    L'Europa unitaria che porta vanti il Partito Comunitario Nazional-europeo sara' anche un'Europa comunitaria che vedra' l'edificazione di un sistema sociale ed economico piu' giusto, piu' efficace, il Com'unitarismo europeo.

    Il Com'unitarismo europeo è un socialismo laicizzato , libero dalle utopie, libero dai dogmi, libero dagli stereotipi.

    Il Com'unitarismo europeo è il fatto nazionale inseparabile dal fatto sociale , la constatazione realistica che il Socialismo non si puo' compiere fuori dall'habitat protettivo di una nazione e che una nazione non puo' divorziare dal suo popolo. La dimensione vitale per un socialismo all'alba del Terzo millennio è l'Europa unitaria.

    Il Comunitarismo europeo è un socialismo scientifico che sa che non puo' soffocare l'iniziativa creatrice , conosce il vigore della libera iniziativa e la sua utilita' per la Nazione.Una nazione forte mantiene l'impresa nei suoi limiti e le impedisce di degenerare nel capitalismo finanziario e sfruttatore.Il socialismo occidentale , la Social-democrazia,è degenerata perche' ha tentato di negare la realta' nazionale ed ha cercato di realizzare un socialismo astratto tendente ad un ecumenismo mistico. Nelle sue forme parlamentari , è corrotto fino all'ultimo stadio.Oggi essa rappresenta l'alibi della piu' ignobile plutocrazia.Dappertutto in Europa,, il socialismo parlamentare si è messo contro la nazione , ed ha messo in piedi una simbiosi ipocrita con il capitalismo, assumendo il ruolo di partito-guida dell'occupante americano.Il comunismo marxista , piu' dogmatico,ha organizzato decenni di disastri economici , postulando un'economia partendo slo dalle considerazioni teoriche in campo economico di Marx e finendo per affondare in seguito al fallimento economico.

    Il Comunitarismo europeo è essenzialmente pragmatico : vuole tendere a formare uomini migliori,piu' responsabili, piu' compiuti, ma sa anche che dovra' averea che fare con gli uomini cosi' come sono. Il Comunitarismo europeo , equilibrio perfetto tra i bisogni di sicurezza e le esigenze di liberta' dell'uomo rifiuta il regno della burocrazia , la religione del proletariato permanente.

    All'irresponsabilita', alla demagogia, il Comunitarismo europeo oppone la corresponsabilità permanente di ciascuno ed una gerarchia basata sul valore ed il lavoro e non sui privilegi o la nascita, condizione essenziale della Societa' senza classi comunitarista.




    --------------------------------------------------------------------------------

    Si è proprio questo il nome dello spettro che si aggira per l’Europa :Comunitarismo !

    La sintesi, cio’ che non avreste mai voluto sentire ne’ vedere , cio’ che fa ammattire i destrorsi e i sinistrorsi scandalizzati perche’ le loro piccole certezze sono messe in crisi . E’ la "filosofia del martello" di nicciana memoria che rompe e infrange schemi e gabbie , mostra quel che è e deve essere, senza riti consolatori, appigli sentimentali, marcette e patacche con cui abbagliare i giovani per portarli al macello progettato dal potere. E’ la lettura e l’interpretazione di libri e tesi che non si dovevano leggere, o meglio dovevano essere letti solo nel modo stabilito da qualche ignorante ,che ribalta decenni di stronzate sul fascismo , tutto nazione, famiglia e preti, e la lettura del comunismo occidentale , tutto fabbrica , pensiero alternativo radical-chic e tante canne per fare la rivoluzione.

    Il Comunitarismo è il futuro, non conosce dogmi, triste retaggio degli emiplegici di ogni colore, se ne sbatte le palle degli ortodossi del nulla, dei "puri e duri", dei maestri , dei ducetti da caserma, perche’ non si accontenta delle false interpretazioni degli spacciatori di conclamate verita’, ma cerca con un lavorio continuo , critico ed oggettivo , di capire la Storia e di produrre attraverso i suoi insegnamenti la sintesi offensiva di domani. Noi non abbiamo fretta , il tempo lavora per noi, la grandi cause basano la loro solidita’ sul lavoro quotidiano, tranquillo, meditato e cosciente non sull’agitazione fine a se’ stessa.

    La costruzione dottrinaria è vitale per una corrente politica , senza questa non si va da nessuna parte, anche con le migliori intenzioni Non ci sono "sacri testi" calati dall’alto, ci sono testi che fungono da punto di riferimento per le anime inquiete, per i ribelli di domani che vogliono capire e valutare.

    Qui non si offrono tatticismi da quattro soldi, ne’ retorica trombonesca , tantomeno consolazioni riposte sul passato : noi viviamo l’oggi , contenti di esserci, fiduciosi che la chiarezza fara’ piazza pulita di tutti i "guardiani del nulla ".

    http://pcn.rete.italiana.free.fr/index4.htm
    Ultima modifica di Gianky; 15-08-12 alle 10:23
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  10. #10
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    Predefinito Rif: Re: Jean Thiriart: l’Europa come rivoluzione

    È vera la storia che stava nell'OAS?

 

 
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