Ecco gli emendamenti di FLI per migliorare la spending review di Monti

Di Mario Baldassarri

L’economia italiana sta attraversando una difficile fase della propria storia, stretta tra la crisi economica internazionale, la crisi della finanza e del debito pubblico, la recessione economica ed il drammatico aumento della disoccupazione. infatti, il ciclo economico si prospetta negativo e difficilissimo. Nel 2012, secondo le previsioni dei principali organismi internazionali il PIL italiano diminuirà di oltre 2 punti percentuali e nel 2013 si dovrebbe avere una ulteriore contrazione che gli stessi osservatori congiunturali internazionali stimano in non meno di mezzo punto percentuale. Con questo quadro tendenziale, già nei prossimi 15-18 mesi le prospettive per il paese sono molto gravi. Andiamo probabilmente incontro a una ulteriore perdita di 400-500 mila posti di lavoro. E purtroppo non si tratterà soltanto di lavoratori precari, quelli con il contratto scaduto che non viene rinnovato, ma anche di lavoratori con contratti di lavoro dipendente a tempo indeterminato, il più delle volte padri di famiglie nelle quali spesso rappresentano l’unica fonte di reddito. Con questo ciclo economico negativo e con le prospettive di una lentissima ripresa (se ci sarà e quando ci sarà la ripresa) il nostro paese tornerà ad avere il livello di reddito del 2007 non prima del 2017-2018.
Questo quadro prospettico deve richiamare tutti noi al dovere di rispondere politicamente alla situazione con scelte di politica economica. La politica deve assumere con coraggio le proprie responsabilità, se c’è la possibilità di sostenere il ciclo economico ed evitare altre centinaia di migliaia di disoccupati in più. Di fronte a questa situazione appare sempre più opportuna, necessaria, urgente, la “madre” di tutte le riforme. È urgente dare un sostegno alle famiglie e alle imprese, e nel contempo ricavare le risorse nel pieno rispetto del rigore finanziario attraverso tagli mirati e puntuali di quelle voci di spesa pubblica che, come sappiamo, da anni contengono ampie aree di sprechi e malversazioni. La Corte dei conti poco tempo fa ha parlato in proposito di 60 miliardi di euro di sprechi e malversazioni dovuti alla corruzione. È urgente un più efficace contrasto all’evasione fiscale, che affianchi ai necessari accertamenti e incroci dell’Agenzia delle entrate elementi di conflitto di interessi in modo da creare le opportune sinergie e quindi risultati migliori. Le famiglie debbono avere l’interesse a ottenere la documentazione delle spese, perché in questo modo si spinge all’emersione quell’ampia area di nero che come ben sappiamo si colloca sui 120 miliardi di euro. La politica deve fare scelte coraggiose, e può farle come propone questo disegno di legge mettendo in campo due scambi politici.
Il primo scambio politico è: meno sprechi, malversazioni, ruberie tagliando la spesa per acquisti di beni e servizi a fronte di meno tasse alle famiglie per mezzo di una deduzione dal reddito imponibile per i membri della famiglia (es. figli e nonni a carico). La voce acquisti di beni e servizi della pubblica amministrazione è esplosa negli ultimi cinque anni. Lo dicono chiaramente i dati ufficiali. Si potrebbe applicare a questa voce lo “zero base budgeting” evitando di pagare a piè di lista come si è fatto fino a oggi.
Si propone inoltre di rendere obbligatoria la prescrizione medica “per dosi” e non “per confezioni”. La distribuzione dei farmaci dovrà pertanto essere organizzata (come avviene negli Usa, in Inghilterra ed tanti altri paesi) attraverso confezioni monodose oppure maxiconfezioni per farmacia dalle quali il farmacista preleva di volta in volta le esatte dosi prescritte dal medico. Attualmente, invece, la distribuzione avviene attraverso le scatole preconfezionate e si traduce nella stragrande maggioranza dei casi in un enorme spreco di medicinali da parte dei cittadini e delle famiglie. Infatti, le dosi preconfezionate difficilmente corrispondono esattamente a quelle necessarie per la cura. È anzi molto più frequente il caso in cui le dosi preconfezionate risultano sovrabbondanti rispetto alle effettive necessità di somministrazione. Le quantità di farmaco avanzate vengono gettate via anche prima dell’avvenuta scadenza. In Italia ci sono circa 21 milioni di nuclei familiari e se ogni famiglia tiene in casa ed elimina una volta l’anno soltanto 200 euro di medicinali, questo determina uno spreco di circa 4,2 miliardi di euro all’anno per medicine. I risparmi che se ne conseguirebbero non hanno niente a che vedere con la salute dei cittadini visto che le medicine vengono buttate e non utilizzate per le cure. Per fare cessare questo ulteriore spreco di risorse pubbliche (basta pensare ai farmaci di fascia A finanziati dal servizio sanitario nazionale) e quindi conseguire risparmi di spesa farmaceutica pubblica, la proposta di legge attribuisce al ministro della salute una delega a riorganizzare la distribuzione dei farmaci con l’obiettivo di rendere le dosi distribuite e vendite più aderenti con quelle effettivamente prescritte dal medico e quindi evitare la formazione di eccedenze che finiscono poi sprecate. Anche questi risparmi derivanti dalla riorganizzazione della distribuzione dei farmaci sono destinati al Fondo per la riduzione dell’Irpef alle famiglie.
Il secondo scambio politico riguarda le imprese, e consiste nella trasformazione di tutti i sussidi erogati ogni anno, e che hanno dimostrato la loro assoluta inefficacia da svariati decenni, in crediti di imposta. Da oltre trent’anni, ogni anno il bilancio pubblico distribuisce mediamente 40 miliardi di euro sotto forma di contributi alla produzione e trasferimenti in conto capitale: i cosiddetti “fondi perduti”. Anche qui a parlare sono i dati ufficiali del ministero dell’economia e delle finanze e quelli dell’ISTAT. In proposito, l’ultimo dato ufficiale del 2011 indica che il totale dei fondi perduti è di circa 42 miliardi di euro. Di questi 42 miliardi, 4 miliardi provengono da fondi europei (ma in fin dei conti sono sempre soldi dei contribuenti, perché vengono versati dall’Italia al bilancio dell’Unione e poi tornano indietro sotto forma di fondi europei) e 39 sono erogati dal bilancio pubblico italiano. Ammesso pure che alcune delle poste incluse in questi trasferimenti non sono comprimibili perché riguardano rate di mutui accesi in passato, investimenti di ANAS, ferrovie e trasporto pubblico locale, rimangono complessivamente ben 21 miliardi di euro su 38 sui quali si può fare leva per questo secondo scambio politico. Anche se questi sussidi sono competenza delle regioni, non si intacca affatto la loro potestà decisionale e la loro autonomia se si sceglie semplicemente di trasformare i sussidi in crediti di imposta. A deliberare saranno sempre le regioni, cambia soltanto la modalità: non più il denaro sonante ex-ante, bensì il credito d’imposta ex-post. Con questa operazione si liberano risorse e quindi si può procedere a ridurre il carico fiscale alle imprese, obiettivo che questo disegno di legge realizza attraverso l’esclusione del monte salari dalla base imponibile IRAP.
I due scambi politici proposti nei primi tre emendamenti vengono realizzati senza compromettere in alcun modo l’equilibrio finanziario del bilancio pubblico. In poche parole senza fare nemmeno un euro in più di deficit pubblico. Ma anzi creando le condizioni per contribuire al miglioramento della finanza pubblica. Al fine di assicurare, dunque, che gli sgravi fiscali previsti nelle due strategie di scambio politico siano completamente coperti sotto il profilo finanziario, vengono costituiti nel bilancio dello Stato due fondi (fondo per le famiglie e fondo per le imprese) nei quali confluiscono i risparmi di spesa realizzati attraversola razionalizzazione e il taglio della spesa per acquisti di beni e servizi, ivi inclusi i risparmi derivanti dall’introduzione dei farmaci monodose, e quelli realizzati tagliando i fondi perduti. Gli sgravi fiscali a favore delle famiglie e delle imprese saranno varati solo in corrispondenza di una equivalente copertura nell’ambito dei fondi, la cui consistenza viene annualmente accertata e certificata dal ministro dell’economia e delle finanze.
Il quarto emendamento propone poi l’introduzione di un “conflitto di interessi”, che consiste nella possibilità data alle famiglie di dedurre dal reddito imponibile ai fini IRPEF, fino a un tetto massimo di 3.000 euro l’anno, le spese per la casa, la famiglia e la cura degli anziani.
Inoltre, vi è un quinto emendamento che propone un aumento degli investimenti pubblici in infrastrutture e in ricerca e innovazione tecnologica.
Infine per quanto riguarda il problema del debito, si propone una operazione di valorizzazione di una quota importante dell’ingente patrimonio pubblico al fine di abbattere per un importo molto consistente e in tempi rapidi l’ingente debito pubblico italiano. In sostanza si tratta di mettere a disposizione una quota di circa 400 miliardi di euro di asset, beni e diritti, disponibili e non strategici oggi in capo allo Stato e che valorizzati potrebbero in tempi rapidi riportare il debito pubblico sotto la soglia psicologica del 100 per cento del PIL. È evidente che nelle attuali condizioni di incertezza e turbolenza del mercato la vendita immediata degli asset del patrimonio pubblico non incontrerebbe una corretta valorizzazione. L’operazione prevede, quindi, la costituzione di una società per azioni con capitale quasi completamente in mano ai privati per trasferirvi gli asset da valorizzare. La società acquisisce la liquidità necessaria prima attraverso la sottoscrizione della maggioranza del capitale sociale da parte di soggetti privati operanti nel settore bancario, finanziario e assicurativo e poi ricorrendo al mercato con l’emissione di titoli obbligazionari con allegato warrant che concede ai possessori dei titoli l’opzione di acquisto futuro dei beni.
L’emissione dei titoli obbligazionari avverrà in base ai valori effettivi degli asset ceduti, individuati a seguito di una due diligence svolta da primari istituti italiani ed esteri, affinché alle obbligazioni sia assegnata la tripla A dalle agenzie di rating. L’operazione si svolge come segue. Lo Stato trasferisce alla Cassa depositi e prestiti in via preliminare, con un contratto preliminare di vendita, un insieme di beni e diritti disponibili e non strategici per un valore di circa 400 miliardi di euro. Il contratto preliminare contiene l’elenco dei beni e diritti promessi in vendita con valori attribuiti in via provvisoria ma sottoposti a controllo da parte di istituzioni indipendenti specializzate nella valutazione di asset.
La Cassa depositi e prestiti conferisce il contratto preliminare nel capitale della società per azioni “fondo immobiliare Italia”, costituita dalla legge con capitale iniziale di un milione di euro conferiti dal ministero dell’economia e delle finanze. Il contratto medesimo riceve la valutazione in base alle regole ordinarie previste dall’articolo 2343 del codice civile. La Cassa diviene quindi azionista del fondo immobiliare Italia.
Il fondo immobiliare Italia delibera un ulteriore aumento di capitale sociale con l’obiettivo di portarlo a 100 miliardi di euro. La sottoscrizione è aperta agli operatori bancari e finanziari italiani ed esteri. Successivamente, il fondo immobiliare Italia emette obbligazioni a medio termine con annesso warrant negoziabile separatamente allo scopo di reperire l’ulteriore liquidità necessaria all’acquisto in tranche successive degli asset dello Stato a titolo definitivo. Le risorse finanziarie trasferite allo Stato a fronte della vendita definitiva degli asset vengono destinate esclusivamente all’abbattimento del debito pubblico.
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