Perché Marco Travaglio mi fa vomitare
C'è chi usa Borsellino per guadagnare qualche voto o qualche copia venduta. E' il caso del vicedirettore del Fatto, che descrive Berlusconi e Dell'Utri come mandanti dell'assassinio del magistrato
Questo fanno. Sono loro, gli sciacalli del «dico/non dico», i divoratori di cadaveri che usano la morte di Borsellino per ricavarne mezzo voto o mezza copia in più.
Di Pietro almeno fa politica: fa schifo, ma è politica.
Ma che dovremmo dire di Travaglio, l’Ugo Intini di Bettino Ingroia?
Fino a che punto questa marionetta di procura deve essere considerata solo un ventriloquo pagato a verbale?
Ieri - prima di passare in via D’Amelio a ingentilire gli animi - ha scritto che Berlusconi e Dell’Utri sono i mandanti del delitto Borsellino: è «la verità»;
dopodiché ha definito Napolitano come «il capo di quello Stato che trattò, e forse ancora tratta, con la mafia»: perché trattano ancora, capite?
Forse interverrà anche Galliani per gli ingaggi.
Avviene a margine di una trattativa che ogni volta è «certa, provata e assodata» anche se viene riposizionata di continuo, al punto che sono diventate (l’ha scritto lui, Marco Intini Travaglio) addirittura tre.
Cioè: un paio di ufficiali, dopo la strage di Capaci, cercò di capire che cosa stesse accadendo e cercò contatti con un Vito Ciancimino ormai sfigato: non è che sappiamo moltissimo di più.
E secondo la marionetta dovremmo tradurlo così, parole sue:
«Sì, abbiamo trattato con la mafia, eravamo tutti d’accordo tranne Borsellino».
Allora Berlusconi e Dell’Utri l’hanno ucciso. E chi eccepisce è un servo.
di Filippo Facci
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