Per comprendere quale sia oggi la posta in gioco sui mercati finanziari internazionali, basta leggere gli articoli che abitualmente compaiono sulle gazzette organo dell’Alta Finanza anglo-americana. Nel caso specifico, il Wall Street Journal e il Financial Times.
Con una tempestività e una simultaneità che appaiono quanto mai significative ed inquietanti, entrambi i quotidiani hanno rilanciato l’ipotesi, considerata come un approdo inevitabile, di una divisione dell’Italia in due o tre parti.
La prima area che dovrebbe comprendere la cosiddetta Padania e l’Italia centrale, la seconda area con il solo Sud (più le Isole) abbandonato al suo sottosviluppo e alla sua deriva levantina. In alternativa, si tratterebbe di una Italia divisa in tre, con i classici Nord, Centro e Sud.
Con l’accentuarsi degli effetti della crisi in corso, con un euro sottoposto agli attacchi di quanti intendono mantenere il predominio del dollaro e della sterlina, le tendenze autonomiste ed indipendentiste tornano a farsi sentire con forza in una Lega che, nonostante i cali di consenso elettorali frutto delle vicende del suo gruppo dirigente, continua a vagheggiare il via da Roma da parte di tutto il Nord, pur non disponendo dei numeri necessari e a fronte del venire meno del suo tradizionale blocco sociale.
Il disegno originario coltivato dai primi leghisti radunati intorno a Bossi 25 anni fa era quello di staccare il Nord e di legarlo a quella Europa di mezzo, come l’Austria e soprattutto la Baviera, con le quali c’era e c’è tuttora una comunanza di cultura, di religione e di valori basati sull’etica del lavoro. Realtà fatte di tante piccole aziende rivolte al mercato internazionale e guidate da imprenditori che sono sempre riusciti ad andare avanti con le proprie gambe senza particolari aiuti da parte dello Stato. Non è un caso del resto che in quel periodo non pochi sostegni vennero alla Lega da parte di ambienti bavaresi legati alla Csu, la Democrazia Cristiana locale, e più in generale all’imprenditoria tedesca. Come non è un caso che, in funzione di creare una frattura insanabile tra Nord e Sud, quelli stessi ambienti presero a finanziare taluni movimenti indipendentisti o autonomisti meridionali o quelli che, in simultanea, al Sud sostenevano una totale rigenerazione della politica ed in particolare quella della DC, l’allora partito egemone di governo.
Oggi come allora, si stanno rifacendo sentire con tutto il loro peso, anche quegli ambienti finanziari anglofoni che già avevano messo una manona nell’avvio di Mani Pulite e che con la Crociera del Britannia (2 giugno 1992) e con la speculazione contro la lira (nell’autunno successivo) imposero l’avvio del processo di privatizzazione delle nostre aziende pubbliche. Lo stesso processo che, con l’anglofono Monti, minaccia ora di essere completato.
In particolare a muoversi contro l’Italia è la Gran Bretagna che non ha mai apprezzato quello che con fastidio considerava l’eccessivo attivismo italiano nel Mediterraneo. In particolare i rapporti stretti con la Libia, dal sostegno del Sid al golpe di Gheddafi nel 1969 al sostegno continuo al regime del Rais in cambio delle forniture di petrolio, fino all’accordo triangolare tra Tripoli, Roma, Mosca che ha costituito il vero motivo dell’aggressione della Nato alla Libia, in conseguenza dell’affacciarsi della Russia in un area che Londra non ha mai rinunciato a considerare una propria esclusiva riserva di caccia.
In tale ottica, gli attacchi degli organi ufficiali della City londinese e di Wall Street devono essere letti come l’annuncio di iniziative mirate a favorire una separazione tra Nord e Sud in funzione della quale lavora anche la possibilità di una bancarotta della Sicilia, le cui casse sono state prosciugate da una gestione che definire allegra è un eufemismo.
Così il Wall Street Journal può permettersi di scrivere che l’Italia come la Grecia non ha mai funzionato come Stato centralista. E il Financial Times precisa che sta nascendo un’Europa di serie A il cui nucleo centrale “carolingio” verrà composto da Germania, Francia, Belgio, Olanda e Lussemburgo, più l’Italia del Nord, la Padania. Londra, che non ha mai amato l’Europa e che non per niente ha conservato la sua sterlina, ovviamente si tirerà fuori pure da quella che dovrebbe essere un Europa seria ed austera, poco propensa a spendere e spandere.
Gli anglofoni lavorano per una separazione tra Nord e Sud | Economia | Rinascita.eu - Quotidiano di Sinistra Nazionale




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ostridicolo:
