Le parole del segretario dei Democratici non lasciano spazio a equivoci: Di Pietro è stato scaricato. Il motivo lo conosciamo tutti, è l'apertura dell'UDC. Per la base, in tempi normali, le parole di Casini, indurrebbero a un rigetto e veementi proteste, ma ciò non accade. Di Pietro, nelle ultime settimane, con l'ascesa nei sondaggi, del suo gemello Beppe Grillo, ha intensificato gli attacchi in maniera veemente al governo, al capo dello stato e al p.Democratico. Lo stesso partito che poi vorrebbe alleato in una coalizione per la quale non si capisce quali siano i punti di contatto. IDV ha votato contro il pareggio di bilancio in costituzione, contro il decreto salva-italia, ha votato persino contro le liberalizzazioni. Ultima ma non ultima, annuncia in conferenza stampa la sua contrarietà alla riforma del lavoro proponendo un referendum abrogativo nel mese di settembre. Ben sapendo che l'anno prossimo ci saranno le elezioni e le firme raccolte saranno nulle. Un obiettivo irrealizzabile per mancanza di tempo, come quello leghista del senato federale. Per fare campagna elettorale CONTRO. Contro chi ha votato tutte quelle riforme impopolari con l'Italia a un passo dal baratro. Di Pietro è inaffidabile per 3 motivi. Il primo, nel 2008 quando il giorno dopo l'insediamento in parlamento prese i suoi uomini e formò un gruppo a sé, decretando una scissione di fatto dal gruppo. Il secondo motivo, perché attacca le istituzioni, abbandonandosi a facili populismi. Il terzo perché non sono chiari i suoi rapporti incestuosi con Beppe Grillo. Si fa curare il sito personale dai Casaleggio anche dopo la scomunica di Grillo a De Magistris. Converge spesso sulle campagne del blog parlando di patti fiscali con la svizzera, di Napolitano e attacchi diretti al suo bramato alleato. Insomma ci sono 3 validissimi motivi per ritenere che l'IDV sarà solo un cavallo di troia, una serpe in seno, testa di ponte del grillismo d'assalto. Su queste basi, meglio rischiare di perdere che vincere per crollare come il Prodi II e perdere definitivamente quel briciolo di credibilità che si tenta faticosamente di riconquistare.




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