A seguito dell'intervento di C.A.Ciampi sul ricambio della classe dirigenziale del '40 entro il PD, mi viene da formulare una riflessione veloce, che nasconde in sè molta sostanza.
Si deve ricambiare una generazione oppure si deve ricambiare la forma mentale?
Un esempio su tutti: ai Premi Nobel Montalcini e Fo io concederei tutti i giorni della settimana, weekend compresi, le cariche di Ministro (Sanità e Cultura rispettivamente).
Ad ottanta o cento anni si può essere attitudinalmente ed intellettualmente molto più giovani ed attivi che a quaranta o trenta.
Il ricambio, dunque, per me risiede nel genotipo non nel fenotipo.
Quale il vostro parere?




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Ciò che tu apprezzi nella professorea Levi Montalicini è proprio il fenotipo, ovvero la risultante dell' interazione fra il caratteri ereditati (non tutti quelli potenzialmente ereditari ma quelli effettivamente ereditati) e l' interazione di essi con gli stimoli provenienti dall'ambiente circostante e alle iverse circostanze della vita. Quello che tu apprezzi non sono le potenzialità tout court della profesoressa (sia pur grandissime) ma il risultato (fenotipo, appunto) dell'esposizione di dette potenzialità (ragguardevolissime) ad una serie innumerevole di fattori. Detto questo, sono d'accordo con te: l'età non c'entra molto: ci sono dei giovani vecchi e dei vecchi giovani. Quello che non va è la selezione dei gruppi dirigenti a tutti i livelli, che avviene per mille ragioni: fedeltà al capo o capetto, resistenza a migliaia di riunioni inutili e lunghissime, che sfibrerebbero anche la pazienza di Giobbe e perfino quella di Gesù, capacità adulatorie, "eredità" politica (fglio di) eccetera eccetera eccetera)...e quasi mai per delle reali capacità politico/organizzative.
