
Originariamente Scritto da
Kobra
Liberamente tratto da un'intervista di Maurizio Molinari pubblicato oggi su La Stampa a Reginald Bartholomew, ambasciatore USA in Italia ai tempi di Mani Insanguinate scomparso domenica scorsa.
"L'Italia politica era in fase di disfacimento, il sistema stava implodendo a causa di Tangentopoli iniziato l'anno precedente e io mi trovai catapultato dentro tutto questo quasi per caso".
Siamo all'inizio del 1993, Clinton sta cominciando la presidenza, l'Italia appare in decomposizione e uno dei consiglieri "fece il mio mìo nome al presidente" osservando che in una fase di tale delicatezza sarebbe servito un veterano del Foreign Office.
Clinton assentì e Bartholomew venne catapultato nell'Italia del precario governo di Giuliano Amato sostenuto dagli esangui DC,PSI, PSDI e PLI con Oscar Luigi Scalfaro arrivato al Quirinale sulla scia della strage di Capaci, il PDS di Achille Occhetto in ascesa e Silvio Berlusconi impegnato a progettare la discesa in campo.
"Ma, soprttutto, quella era la stagione di Mani Pulite, un pool di magistrati di Milano che, nell'intento di combattere la corruzione politica dilagante, era andato ben oltre, vilando sistematicamente i diritti di difesa degli imputati in maniera inaccettabile in una democrazia come l'Italia, a cui ogni americano si sente legato".
Indagini giudiziarie, arresti di politici "presero subito il sopravvento sul resto del lavoro... ponendo rischi per la stabilità di un alleato strategico nel bel mezzo del Mediterraneo", ed è in questa cornice che Bartholomew si accorge che qualcosa nel Consolato di Milano "non quadrava".
Il predecessore, Peter Secchia, aveva stabilito un legame diretto tra il Consolato e il poll Mani Pulite ma "d'ora in avanti tutto ciò con me cessò", riportando le decisioni in Via Veneto (Sede del Consolato, ndr).
Fra le iniziative che Bartholomew prese ci fu "quella di far venire a Villa Taverna (a Roma, ndr) il giudice della corte suprema Antonio Scalia... per fargli incontrare SETTE IMPORTANTI GIUDICI ITALIANI e spingerli a confrontarsi con la violazione dei diritti di difesa da parte di Mani Pulite".
Bartholomew non fa i nomi dei giudici italiani ma ricorda bene che "nessuno obiettò quando Scalia disse che il comportamento di Mani Pulite con la detenzione preventiva violava i diritti basilari degli imputati", andando contro "i principi cardine del diritto anglosassone".
Pochi mesi dopo, luglio 1994, Clinton viene in visita in Italia al summit G7 di Napoli e il pool di Milano recapitava al presidente del consiglio Silvio Berlusconi il famoso avviso di garanzia (preceduto dalla pubblicazione sul Corriere, ndr).
La reazione di Bartholomew è molto aspra: "Si trattò di un'offesa al presidente degli Stati Uniti, perché era al vertice, e il pool aveva deciso di sfruttarlo per aumentare l'impatto della sua iniziativa giudiziaria contro Berlusconi", aggiungendo:"gliela feci pagare a Mani Pulite".
L'ambasciatore non ebbe incontri con i giudici del pool "neanche con Antonio Di Pietro" dedicandosi invece a tessere i rapporti politici con le forze politiche emergenti. "I leaders della DC mi vennero a trovare, fu un incontro molto triste, sembrava quasi un funerale, era la conferma che bisognava guardare avanti".
Con il PDS, attraverso Massimo D'Alema si sviluppò "un rapporto che sarebbe durato nel tempo".
"Quando lo vidi gli dissi con franchezza che il muro di Berlino era crollato, quanto avevano fatto i comunisti in passato non mi interessava, mentre ciò che contava era la futura direzione di marcia, se cioè volevano essere nostri alleati così come noi volevamo continuare ad esserlo con l'Italia".
Ne nacque "un rapporto solido, continuato in futuro" con il PDS, "mentre con Romano Prodi fu tutto complicato dal fatto che, quando diventò premier... voleva a tutti i costi andare al più presto da Clinton, ma la Casa Bianca in quel momento aveva un altro calendario, e Prodi se la prese con me".
Per tentare di riconquistare il rapporto personale "dovetti andare una domenica a Bologna, farmi trovare nel suo ristorante preferito e allora finalmente mi parlò, ci spiegammo".
Segue...