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Discussione: Letture consigliate

  1. #51
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    Predefinito Re: Letture consigliate




    È opinione comune che la seconda guerra mondiale scoppiò per diretta responsabilità della Germania Nazionalsocialista e dei suoi alleati. Eppure numerose ricerche storiche sembrano dimostrare, con scarso margine di dubbio, che il conflitto raggiunse una dimensione planetaria per la precisa volontà di parte dell'amministrazione statunitense, nelle persone del presidente Roosevelt e dei suoi più diretti collaboratori.
    Il testo -incardinato su due discorsi tenuti al Reichstag da Adolf Hitler e da una corrispondenza di Roosevelt allo stesso- intende offrire una panoramica di quegli studi nel tentativo di ridisegnare le conoscenze comunemente acquisite sulle cause e le dinamiche che trascinarono il mondo verso il conflitto.
    È da rilevare come Hitler nell'esaminare e indicare i responsabili del conflitto faccia sì riferimento alla lobby ebraica ma ponga al centro dell'ordito guerrafondaio gli ambienti politici americani e londinesi.


    la NOTA di Maurizio Barozzi
    CONSIGLIO A TUTTI il libro "Para Bellum", richiedibile presso le Ed. Orion (www.orionlibri.net), che raccoglie discorsi e documenti mettendo a confronto Hitler e Roosevelt nell'imminenza e agli inizi del periodo bellico.
    Ho ricevuto stamane il libro e nonostante che per mie ricerche storiche conoscessi il materiale pubblicato, devo dire che è ben assemblato e costituisce una importante testimonianza storica propedeutica a quel processo di "revisione", già in atto da tempo, tale da ribaltare le menzogne storiche "ufficiali" e ristabilire la verità dei fatti.
    Non mancano pezzi da "antologia storica", come per esempio lo scambio di messaggi tra Roosevelt e relativa risposta di Hitler, nell'aprile 1939. In questo scambio è racchiusa tutta la perfidia, la mistificazione e attitudine provocatoria di Roosevelt, intento a passare all'esterno come alfiere della pace, e al contempo a preparare le condizioni della guerra. Ma trova nel Fuhrer pane per i suoi denti! Se non fosse per noi penoso e per l'umanità tragico, la risposta di Hitler, che smaschera questo impostore, presenta passaggi esilaranti.


    Le furbate di Roosevelt per preparare la guerra in Europa.

    [...] 2 settembre 1940: gli Stati Uniti stipulano il "Destroyers for bases agreement" (noto anche come "Destroyers for bases deal"), letteralmente "cacciatorpediniere in cambio di basi": l'accordo aggira il "Neutrality Act" del 1935, col quale si era posto l'embargo sull'esportazione di materiali bellici di ogni genere ai paesi belligeranti, così da precludere ai fabbricanti di armi la possibilità di trascinare il paese in una nuova guerra (la disposizione era stata poi rinforzata nel 1936, con l'aggiunta della proibizione di concedere prestiti ai belligeranti: ma anche questa clausola verrà aggirata col "Lend-Lease Act", come si vedrà più avanti). In sostanza, un disposto del Presidente dichiara l'obsolescenza di un massiccio quantitativo di munizioni e armi leggere in dotazione alle forze armate statunitensi, autorizzandone la spedizione in Gran Bretagna in cambio del noleggio per 99 anni di alcune basi britanniche (Trinidad, Bermuda e Terranova fra le altre) [....]

    [da un appendice di *Para Bellum*]

    Para Bellum
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    Gli umori corrodono il marmo

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  2. #52
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    Predefinito Re: Letture consigliate

    Sull’inutilità della destra. Brevi note a margine di un testo esplicito

    Sull?inutilità della destra. Brevi note a margine di un testo esplicito | Giovanni Sessa

    Della destra, della sua crisi, del suo fallimento politico nell’ultimo ventennio nel nostro paese è stato scritto molto, forse troppo. Da tale mole di lavoro storico-analitico non pare, per ora, essere sortito nulla di proficuo, a parte qualche proclama di buone intenzioni. Nella realtà intellettuale e politica di questa area, vigono ancora l’atomismo, la dispersione, gli odii e le invidie personali, sostenuti dal vuoto intellettuale. Segni tangibili di un disagio e di un malessere che richiederebbero interventi, per sbloccare la situazione, davvero drastici. Il recente voto europeo, del resto, non ha fatto che confermare l’attuale insignificanza politica della destra italiana. Sul tema ci ha indotto a riflettere un recente libro di Luigi Iannone, il cui titolo è davvero indicativo, Sull’inutilità della destra, nelle librerie per Solfanelli editore (per ordini: 08717561806; edizionisolfanelli@yahoo.it; euro 10,00). L’autore muove dalla constatazione che, nella realtà contemporanea, sia la cosiddetta destra che la sinistra, hanno rimodulato i propri paradigmi ideali ed esistenziali, collocandosi all’interno dei confini segnati dal politicamente corretto, rendendo definitivamente evidente che la loro dicotomia, è venuta meno ed è meramente strumentale alla pratica elettoralistica. La sinistra di sistema è paladina dei diritti umani e civili. Per dirla con Diego Fusaro, ha rinunciato del tutto, dagli eventi del sessantotto, alla “rivoluzione”, al più si è proposta quale latrice di dissidenza, in quanto: “…il diritto allo spinello, al sesso libero e al matrimonio omosessuale viene concepito come maggiormente emancipativo rispetto a ogni presa di posizione contro i crimini che il mercato non smette di perpetuare impunemente” (p. 30). Non è casuale che molti ex leader “rivoluzionari” abbiano tangibilmente mostrato, con le loro carriere, quanta verità contenesse il monito di Ionesco: “Diventerete tutti notai”. I ribelli di ieri si sono trasformati nelle “guardie bianche” del pensiero unico e bacchettano, dall’alto dei ruoli di potere che esercitano, accademico, editoriale, giornalistico, chiunque tenti, inopinatamente, di varcare i limiti del pensiero Unico mondialista.

    A destra, invece, nell’ultimo ventennio, abbiamo assistito all’affermarsi di un’inarrestabile tendenza al vuoto a perdere, il cupio dissolvi, cui, anima e corpo, come ricorda Iannone, si sono date le sue classi dirigenti, ha dissolto un intero patrimonio ideale. Dallo sterile nostalgismo si è così passati, senza alcuna effettiva elaborazione ideale e storiografica, alla definizione del fascismo come “male assoluto”! In nome del perseguimento della “memoria condivisa” nazionale, della quale, lo si dica per inciso, nessuno degli ex “nemici”, voleva far partecipi gli eredi di Salò, si è rinunciato alla perpetuazione e trasmissione della propria. Le radici intellettuali e politiche che legavano questo ambiente al passato, alla propria identità ideale, sono state recise, almeno per la generazione degli attuali trentenni/quarantenni, allevata nel falso mito narcisista dell’effimero consumo. Peraltro, una volta giunta nella “stanza dei bottoni”, la destra si è fatta rappresentare da “nani e ballerine”, da politici catapultati sulla scena nazionale in ruoli di responsabilità, senza avere lo spessore culturale e spirituale necessario per l’esercizio di una leadership seria. E così, come i loro sodali di “sinistra”, hanno supinamente accettato il primato mercatista, la subordinazione della politica ai poteri forti, il dominio dell’economia. Alle loro scelte impopolari, anzi anti-popolari, si è accompagnato il consueto refrain: “…lo chiede l’Europa, ma sarebbe più corretto dire “lo chiedono i mercati” (p. 26). Senza memoria non c’è possibilità di elaborare grandi progetti, non c’è possibilità di pensare il futuro, se non negli schemi di un presente appiattito sul binomio produzione-consumo e amministrato da coloro che vogliono l’eliminazione di ogni struttura catecontica, di ogni argine alla loro azione dissolutiva.

    Ha ragioni da vendere Iannone: viviamo sospesi, in una fase di transizione storico politica. Ciò potrebbe far sperare in una stagione di nuove originali elaborazioni intellettuali, sul modello che l’ Italia conobbe all’inizio del secolo XX con le riviste fiorentine, e che la Germania e l’Europa vissero con la Rivoluzione Conservatrice ma, al momento, del pensiero di Nuovo Inizio, le tracce sono labili. L’autore, pertanto, ritiene che la ri-partenza politica debba essere pensata in termini realistici. Oggi, a suo dire, è necessario svolgere una funzione di resistenza, correggere gli aspetti negativi della globalizzazione per valorizzarne quelli positivi. Innanzitutto, sarebbe necessario arginare il dominio incontrastato del mercato, riproponendo un modello di economia sociale, capace di sintetizzare la libertà di intrapresa con le necessarie compensazioni sociali. In questo contesto la prospettiva bio-regionalista: “…potrebbe rappresentare un sostenibile livello intermedio di sovranità…si ricostruirebbe in piena sintonia storica, una sinergia tra cittadini e ambiente, tra cura dei luoghi e reti civiche solidali” (p. 11). La ricostruzione dei legami comunitari è, infatti, essenziale e prioritaria. Essi sono stati dissolti, ricorda l’autore, non da forze che operano dietro le quinte della storia, da complotti di poteri più o meno forti, ma in modo palese, alla luce del sole, dall’essenza stessa del capitalismo che : “…proprio perché massificante e omologante, non ha bisogno di nascondersi. E’ totalità organica. Cultura e spirito del nostro tempo” (p. 83). Di tale situazione deve aver preliminare contezza chi voglia porsi in opposizione alla società contemporanea, al di là di ogni semplicistica e riduttiva ipotesi complottista. Non siamo del tutto convinti però che la cultura di riferimento del pensiero del Nuovo Inizio possa essere individuata in un nuovo umanesismo, come con organicità argomentativa sostiene Iannone. Preferiamo pensarla quale cultura di Nuova Oggettività (allo scopo rinviamo a, Aa. Vv., Per una Nuova Oggettività. Popolo, partecipazione, destino, Heliopolis, Pesaro 2011), cultura capace di riscoprire il reale oltre le fantasmagorie stregoniche messe in campo dal capitalismo, che non è riducibile alla sola produzione di merci, ma è una modalità di esperire la vita, prodotto indiscutibile del soggettivismo moderno. La prospettiva neo-umanista, quindi, ci pare condividere radici comuni con il nemico che dovrebbe combattere. L’argomento richiederebbe ben più ampia trattazione che non quella meramente rapsodica, concessa allo spazio di una recensione.

    Riteniamo, con de Benoist (allo scopo si veda, A. de Benoist, La fine della sovranità, Arianna editrice, Bologna 2014) che il processo di globalizzazione non possa essere corretto, in quanto la sua natura, come quella del modo di produrre capitalistico, è irrefrenabile e non consente rettifiche di sorta. Nonostante ciò, è certamente importante rispondere ai bisogni di radicamento dell’uomo contemporaneo, “animale deterritorializzato” (Deleuze), e, allo scopo, bisogna recuperare l’Europa al suo ruolo tradizionale di laboratorio di pensiero sempre in fieri, a luogo in cui storia e utopia, in senso classico-platonico, hanno convissuto nella costruzione di un mondo di senso, le cui radici sono greco-romane. Per questo auspichiamo che il valore simbolico della scultura del Bernini che ritrae assieme Anchise-Enea-Ascanio (Passato-Presente-Futuro), di cui Iannone dice nell’incipit del libro, possa tornare a parlarci dell’Origine come sempre possibile. L’importante è, in ogni caso, che ognuno faccia ciò che può fare corrispondendo alla propria natura. Il libro di Iannone è, certamente, viatico prezioso lungo tale percorso.

    Centro Studi La Runa
    ...vivono tutte ancora le isole madri di Eroi
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  3. #53
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    Predefinito Re: Letture consigliate




    “Ma, proprio perché Kubizek ha il candore di scrivere come qualcuno che ama l’uomo Hitler, il suo racconto ha un valore documentario” (Der Spiegel, in occasione della prima edizione).

    “Parla a favore dell’Autore il fatto che, sebbene gli sarebbe stato possibile, egli non ha mai tratto alcun vantaggio da quell’amicizia di gioventù” (Süddeutsche Zeitung).

    Dall’interrogatorio di un ufficiale del Counter Intelligence Corps (CIC) ad August Kubizek, durante i sedici mesi trascorsi nel campo di prigionia di Glasenbach:

    Dal LIBRO:

    “Così eri un amico di Adolf Hitler. Che cosa ne hai ottenuto?”.

    “Nulla”.

    “Eppure hai ammesso di essere suo amico. Ti ha dato denaro?”.

    “No”.

    “Cibo?”.

    “Nemmeno”.

    “Una macchina, una casa?”.

    “Nemmeno questo”.

    “Ti ha presentato delle belle donne?”.

    “No”.

    “Vi siete mai incontrati, più tardi?”.

    “Sì”.

    “Lo vedevi spesso?”.

    “A volte”.

    “Come facevi a incontrarlo?”.

    “Semplicemente mi recavo da lui”.

    “Così eri con lui? Davvero? Molto vicino?”.

    “Sì, abbastanza vicino”.

    “Da solo?”.

    “Da solo”.

    “Senza alcuna guardia?”.

    “Senza alcuna guardia”.

    “Quindi avresti potuto ucciderlo”.

    “Sì, avrei potuto”.

    “E perché non lo hai ucciso?”

    “Perché era mio amico”.

    (anno di uscita: 2015)
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  4. #54
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    Predefinito Re: Letture consigliate


    Pierre Drieu La Rochelle - La commedia di Charleroi
    Fazi editore
    uno spietato dipinto della grande guerra, dell'uomo travolto nel vortice del conflitto e sprofondato nell'abisso della società che ne emerse, in cui era impossibile trovare una collocazione. gli orrori delle trincee, il sangue, la stupidità degli uomini, l'eroismo e la vanagloria, la retorica impotente innanzi alla caduta del romanticismo, l'indignazione.. c'è molta carne al fuoco, come si suol dire. lo stile è limpido, follemente cristallino, e mi è piaciuto molto. tuttavia rimane impressa la sostanza (il che non è un male, ovviamente) e dopo averlo letto ho riflettuto a lungo su ciò che queste pagine mi hanno trasmesso..ma le storie, narrativamente parlando, i personaggi, le trame ecc.. sono poca cosa. probabilmente era interesse dell'autore far si che la lettura si focalizzasse su ciò che non è scritto piuttosto che su ciò che è palese.
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  5. #55
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    Predefinito Re: Letture consigliate

    Riscoprire il Corporativismo significa sollevare dall'oblio il tentativo tutto italiano di superare Marx e Smith ponendo l'Uomo al centro del processo economico. Il libro di Francesco Carlesi offre un valido aiuto a rompere il silenzio sul tema.

    La damnatio memoriae che ha colpito il Fascismo fin dal 1945 ha comportato la progressiva scomparsa dei documenti principali su cui studiare il Ventennio e le sue gesta. Specie per quanto riguarda la cultura e l’ideologia, ci si è per lungo tempo affidati alla facile riduzione illogica secondo cui il movimento mussoliniano non poteva, per definizione, aver avuto una classe intellettuale capace di lasciare una visione originale e critica della società e dell’economia.
    Non possiamo dunque non salutare con favore l’ultimo lavoro editoriale di Francesco Carlesi, Rivoluzione Sociale. Critica Fascista e il Corporativismo, uscito per i tipi di AGA Editrice. L’opera (composta di 368 pagine) squarcia il velo dell’oblio recuperando, con grande attenzione storiografica ed energico rigore scientifico, uno dei più interessanti laboratori culturali del Regime, Critica Fascista, rivista fondata e diretta da Giuseppe Bottai, la “mente migliore del Fascismo” nel 1923.

    continua...
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    "L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
    "Solo i ricchi possono permettersi il lusso di non avere Patria."- Ledesma Ramos
    "O siamo un Popolo rivoluzionario o cesseremo di essere un popolo libero" - Niekisch

  6. #56
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    Predefinito Re: Letture consigliate


    Fascismo rivoluzionario. Il fascismo di sinistra dal sansepolcrismo alla Repubblica Sociale.
    Luca Leonello Rimbotti
    Edizioni Passaggio al Bosco
    20 euro

    Il testo narra la storia del fascismo rivoluzionario o di sinistra, palesando alcuni fatti davvero poco noti.
    Il Rimbotti apre con una bella introduzione che tratta di importanti atti del fascismo regime, come la politica agraria-rurale che distribuisce la terra ai proletari culminando con l' assalto al latifondo, il forte statalismo dirigista in economia negli anni '30. Poi i capitoli dedicati alle origini ideologiche del fascismo, scoprendo la storia degli Arditi o Fiamme Nere, un gruppo di reduci con una connotazione fortemente ribellistica al punto da rifiutare ogni cooptazione dall' Esercito Regio che ne voleva fare un elemento d' ordine, specificando il moto "Arditi non gendarmi". Ecco arrivare i capitoli più belli, quello sullo squadrismo e quello che parla dei sindacalisti e dei corporativisti. L' autore vede nello squadrismo il maggiore elemento del fascismo di sinistra, scopriamo che la lotta ai "rossi" marxisti non era il fine del loro operato ma una tappa per la rivoluzione, infatti man mano che sconfiggevano gli avversari, essi iniziavano a imporre la loro visione del mondo, creando problemi a quei ceti possidenti capitalisti che all' inizio vedevano positivamente lo squadrismo: infatti spesso gli squadristi pretendono condizioni di lavoro migliori per i lavoratori, spingono per la riforma agrario che trasformi i braccianti in piccoli proprietari, infine tra il 1924 e il 1925 danno vita ad una campagna di duri scioperi contro gli industriali talvolta superando per determinazione i marxisti; questo degli scioperi è un argomento che viene ripreso ampiamente nel capitolo su sindacalismo e corporativismo. Per completare il quadro dell' antagonismo della presa del potere, ecco gli scontri armati che lasciano parecchi morti e feriti tra forze dell' ordine e fascisti in corrispondenza della Marcia su Roma. L' autore espone il corporativismo, tutto il lavoro teorico dietro, mirante a creare un mondo interclassista con capitale e lavoro messi decisionalmente alla pari sotto la guida dello stato, che vuole rendere l' imprenditore non totalmente libero ma dipendente statale, la terza via però non ingrana bene, anche per le resistenze dei sindacalisti, legati ancora alla lotta di classe e comunque reclamanti il dominio del sindacato sulla vita nazionale, cosa che si accentua negli ultima anni trenta caratterizzati da un più spinto riformismo rivoluzionario che nel 1939 introduce il fiduciario di fabbrica incaricato di controllare che i padroni rispettino le leggi, i contratti e pronto a raccogliere le denunce dei lavoratori. Il capitolo sugli intellettuali e vari nuovi nuclei della sinistra fascista espone come spesso i fascisti si sentissero per la democrazia, non quella parlamentare partitica, semmai il corporativismo, che culminerà con la sostituzione della Camera dei Deputati con la Camera dei Fasci e della Corporazioni, dove al posto dei parlamentari avremo gli esponenti dei sindacati, delle associazioni padronali, del mondo del volontariato e dell' assistenza sociale, più membri del partito. Bello lo spazio dedicato alla Scuola di mistica fascista, fucina dell' uomo nuovo che lotta per amore dell' idea e fino per un civiltà fascista universale che trasformi in mondo intero, parimenti al circolo ruotante a Berto Ricci. Un capitolo sul programma originario dei Fasci di Combattimento del 1919, davvero molto di sinistra, e il potente capitolo sulla RSI, dove finalmente il fascismo sarà privo di quei legaci che lo imbrigliarono durante la fase di regime impedendoli di esprimersi a pieno, cosa che invece avverrà in quegli anni travagliati ma intensi, con la legge della socializzazione delle imprese, la collettivizzazione delle aziende alimentari e ristoratrici, infine con quella partecipazione alla lotta di centinaia di migliaia di cittadini spesso sapendo che avrebbero perso, qualcosa di immensamente poetico. Poi ci sono le conclusioni, dove l' autore alla fine vede nel fascismo una reazione alla decadenza europea e ai suoi principali fautori: il capitalismo liberale e il marxismo collettivista. Filo comune dei capitoli è la storia dei compromessi del fascismo regime, compromessi obbligati dal fatto che per prendere il potere, neppure il movimento fascista era in grado di vincere il nemico se non a prezzo di una logorante guerra civile; malgrado talvolta il compromesso col vecchio ordine liberale borghese rischiasse in particolare nella fine degli anni '20 di ridurre il regime a macchietta, anche negli anni bui il Duce perseguirà sempre dei punti fermi conducendo a fare sempre delle buone cose entro un riformismo gradualista che comunque trasformerà via via la società tant'è che nel 1939 vi era molta differenza rispetta al 1922. Ad un certo punto le centrali della reazione inizieranno a tramare, ad allearsi con l' antifascismo militante giungendo a finanziare i partigiani comunisti che in cambio appena conclusa la guerra, assieme agli altri partiti più conservatori, cancelleranno quanto di immensamente positivo fu fatto dal fascismo.


    Da "Avanguardia".
    FASCISMO MESSIANICO E DISTRUTTORE. PER UN MONDIALISMO FASCISTA.

    "NELLA MIA TOMBA NON OCCORRE SCRIVERE ALCUN NOME! SE DOVRO' MORIRE, LO FARO' NEL DESERTO, IN MEZZO ALLE BATTAGLIE." Ken il Guerriero, cap. 27. fumetto.

  7. #57
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    Predefinito Re: Letture consigliate


    Obiettivo uccidere Franco. La Falange contro il Caudillo.
    Armando Cuesta Romero
    Società Editrice Barbarossa
    10,50 euro

    Si tratta di un saggio scritto da falangisti spagnoli dopo appena la fine del regime franchista, da falangisti giustamente oppositori di Francisco Franco.
    La vulgata storica antifascista reputa Francisco Franco fascista. Ma è scorretto: semmai, il Caudillo fu colui che come raccontato in questo testo, annientò la falange originaria fondata da José Antonio Primo de Rivera, il quale metteva in guardia dalle persone come Franco, il quale non era certo intenzionato a cambiare le cose in meglio ma a difendere il vecchio sistema delle caste dietro con una facciata di tradizional-conservatorismo. Lo stesso Primo De Rivera riteneva che il modo per sconfiggere il comunismo era sconfiggere il capitalismo. Il saggio racconta come divergessero gli obiettivi dei franchisti e quelli dei falangisti, con i dolori che iniziarono quando il Caudillo propose la fusione di tutte le forze politiche che combattevano contro il Fronte Repubblicano, senza tenere conto delle differenze tra tali forze. Logicamente tanti falangisti non potevano accettare tale fusione, così iniziò una feroce repressione dei falangisti, anche chi si adeguò tentando di cambiare le cose dall' interno non ebbe sbocchi dentro un regime che manteneva aspetti esteriori del falangismo solo per ipocrisia ma senza affatto dar vita alla visione falangista della società. I veri falangisti arrivarono ad orchestrare un colpo di stato contro il dittatore, piano poi abortito per varie considerazioni. Il saggio è corredato di documenti originali della Falange, dei Nazionalsindacalisti (fusosi con la Falange) e di José Antonio Primo de Rivera, onde comprenderne le idee.

    Da "Avanguardia"
    Ultima modifica di Avanguardia; 16-09-20 alle 23:55
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  8. #58
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    Predefinito Re: Letture consigliate


    Giuseppe Solaro. Fascismo o plutocrazia. Gli scritto economici di un fascista di sinistra.
    Giuseppe Solaro (a cura di Fabrizio Vincenti)
    Ciclostile Edizioni
    16 euro

    Giuseppe Solaro fu uno degli esponenti di spicco del fascismo di sinistra della seconda generazione, quegli che, bambini od adolescenti ai tempi della nascita del fascismo, crebbero vedendo i miglioramenti apportati dal regime fascista alla vita dei ceti popolari e consapevoli nel contempo che ancora restava da fare. Diverrà Federale di Torino durante la RSI e fu molto impegnato per compiere quella rivoluzione socialista all' insegna del fascismo, che poté dopo il tradimento dei fiancheggiatori, tornare ad essere pienamente se stesso. Finirà impiccato dai partigiani.
    Il libro raccoglie una cinquantina di discorsi, articoli di Giuseppe Solaro, che trattano soprattutto di economia, contestando il capitalismo, le ingiustizie sociali, le disparità, le illusioni di una sistema che magari crea tanta ricchezza ma solo per pochi, e povertà brutta per tanti. Bella quanto mai attuale, la critica riportata più volte, di un sistema di mercato che per tenere su i prezzi, deliberatamente butta al macero tanta produzione, che potrebbe soddisfare le necessità di miliardi e miliardi di persone. Altrettanto significativa la denuncia di una sistema liberista che privilegiando i più forti e i più spregiudicati, taglia dalla libertà d' impresa tanti altri, rendendo il libero mercato un serpente che si morde la cosa. Seguono le denunce di una borghesia imprenditoriale italiana che se ne sbatte degli interessi nazionali e senza grandi orizzonti. La soluzione per lui diventa un sistema fortemente dirigista, con l' economia retta da un' autorità centrale in base agli interessi delle nazioni, della gente comune, privilegiando la produzione di beni utili contro la produzione di beni superflui per gli sfizi delle classi elevate, il mercato dei cui beni crea talvolta le famosi crisi di sovraproduzione. La soluzione si completa con la socializzazione delle imprese, che rende finalmente il lavoratore partecipe dei mezzi di produzione. Non mancano negli anni della RSI, approvazioni alla collettivizzazione dei negozi di generi di prima necessità. Si coglie tutta la violenza della volontà di porre fine ad una corrotto sistema capitalistico-borghese. Altro tema centrale nei suoi scritti è il desiderio dell' unione europea, dirigista ed autarchica, nell' idea che ogni nazione da sola non può farcela e allora deve collaborare con le altre. Significativa è la posizione favorevole all' immigrazione, al punto da criticare paesi severi a tal proposito come l' Australia, il che può stonare con alcuni scritti dell' estate del 1944 in cui incita alla lotta contro gli invasori Alleati che si portano tanti mercenari di razze scure, facendo leva su questo particolare per incitare le masse italiche al coraggioso combattimento (ma si può capire bene la situazione! Mica gli "scuri" andavano per il sottile con le femmine). Infine trasuda la consapevolezza di chi sono i veri ribelli, contro i vecchi sistemi, e chi sono invece i finti ribelli, che cercano di irretire le masse ma sono alleati (e stra-foraggiati) del capitale, dei plutocrati, che vogliono spazzare via il fascismo che avrebbe veramente sconfitto il capitalismo senza scadere nel comunismo burocratico oppressivo sovietico, indicato come male minore ma pur sempre un male, dal nostro Giuseppe Solaro.

    Da "Avanguardia"
    Ultima modifica di Avanguardia; 16-09-20 alle 23:55
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    FASCISMO MESSIANICO E DISTRUTTORE. PER UN MONDIALISMO FASCISTA.

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  9. #59
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    Predefinito Re: Letture consigliate


    Partiti e movimenti di massa a confronto. Fascismo e nazionalsocialismo.
    Roberto Mancini
    Il Borghese
    18 euro

    Il saggio del simpaticissimo prof. Roberto Mancini è una disanima delle differenze e della affinità tra il fascismo italiano e il nazionalsocialismo tedesco. Movimenti che espressero regimi duraturi, animati dalle stesse istanze, dagli stessi obiettivi, convergenti verso l' idea di una rivoluzione nazionale nel segno di una socialismo nazionale ed aristocratico, che risollevasse un paese allo sbando, migliorasse le condizioni delle masse popolari, educasse verso il bene comune e allontanasse la deleteria risposta marxista. Vengono analizzati i rapporti tra i due regimi, i rapporti tra i due capi, tra alti e bassi. Ma pur con le dovute ed importanti divergenze e diffidenze, entrambi si troveranno a combattere contro gli stessi nemici forse per una volontà del destino. La differenza più importante indicata dall' autore è il carattere più progressista e dinamico del fascismo, il fatto di poggiare le sue origini in vari filoni culturali dell' ottocento, tra cui il marxismo, mentre il nazionalsocialismo è un qualcosa di più statico, rigido, originante in un filone nazionale tedesco culturalmente peculiare, che guarda ad un remoto passato, quindi tradizionalista, mentre il fascismo guarda al futuro. La parte più importante del libro riguarda l' atteggiamento dei fascisti italiani verso gli ebrei, riassunta nella massima "discriminare non perseguitare", dove emerge un fascismo che coerentemente con la sua profonda anima, è contrario a procurare sofferenze agli ebrei ed a lasciare tante scappatoie, e vi saranno tanti fascisti che salveranno gli ebrei, tra cui lo stesso Giorgio Perlasca, o una altro personaggio che riceverà decenni fa, un premio dal rabbino Di Segni, non mancando di ricordare di credere ancora nel fascismo alla premiazione, espressione di onestà intellettuale che dal rabbino verrà non condannata ma al contrario onorata.

    Da "Avanguardia"
    Ultima modifica di Avanguardia; 16-09-20 alle 23:56
    Blake likes this.
    FASCISMO MESSIANICO E DISTRUTTORE. PER UN MONDIALISMO FASCISTA.

    "NELLA MIA TOMBA NON OCCORRE SCRIVERE ALCUN NOME! SE DOVRO' MORIRE, LO FARO' NEL DESERTO, IN MEZZO ALLE BATTAGLIE." Ken il Guerriero, cap. 27. fumetto.

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    Predefinito Re: Letture consigliate


    Risorgere e combattere
    Benito Mussolini (prefazione di Luca Leonello Rimbotti)
    Passaggio al Bosco Edizioni
    euro 12

    Il libro contiene la raccolta di discorsi pubblici pronunciati da Benito Mussolini durante il breve ma intenso periodo della Repubblica Sociale Italiana, infine il suo Testamento Politico.
    Il libro si apre con la pregevole prefazione di Luca Leonello Rimbotti, autorevole studioso d' "area", il quale vede nel golpe del 25 luglio e infine nell' armistizio dell' 8 settembre, tutti del 1943, una causa fondante del male in cui versa la nazione Italia. Quei tradimenti, orditi dal "deep state" italiota di allora, per far fuori il fascismo colpevole di non mostrarsi più addomesticabile, abortiranno bruscamente il lavoro del Duce di formare il popolo Italiano, fermando così la formazione di una coscienza nazionale. Da questo stato profondo sabotatore traditore, discende la classe dirigente antinazionale odierna, formatasi nelle due principali correnti apolidi cosmopolite che più forse si scagliarono negli ultimi anni contro il fascismo: il cattolicesimo e il marxismo.
    Ma quali sono gli argomenti dei discorsi di Mussolini? In primis l' esortazione a combattere, a difendere la patria, infatti i discorsi sono per lo più rivolti ai corpi combattenti della RSI; ma c'è spazio per il tradimento ordito dalla monarchia e dai soliti reazionari, la volontà di riscattare il danno d' immagine dovuto all' armistizio vergognoso, l' obiettivo di un socialismo possibile e italiano, esprimentisi nella socializzazione, la volontà di rendere partecipi-protagonisti gli operai dell' amministrazione pubblica e dell' economia, la continuità con il fascismo delle origini conservando quanto di positivo fatto dal fascismo-regime, la difesa della civiltà europea dai barbari invasori: gli Alleati plutocrati e i marxisti, con i loro mercenari senza ideali da tutto il mondo.
    Infine c'è il Testamento intervista, per il Duce chi dovrà riprendere in mano l' eredità fascista dovrà riproporre le sue ricette applicandole in maniera diversa. Per il Duce gli ideali del fascismo sono prevalentemente la tutela dei deboli, degli bisognosi, l' autarchia, la protezione del lavoratore, il rifiuto del servilismo verso i potenti, l' educazione in profondità, nell' intimo dell' animo, e non nell' esteriorità, errore quest' ultimo fatto dal Fascismo-regime.

    Da "Avanguardia"
    Ultima modifica di Avanguardia; 16-09-20 alle 23:56
    FASCISMO MESSIANICO E DISTRUTTORE. PER UN MONDIALISMO FASCISTA.

    "NELLA MIA TOMBA NON OCCORRE SCRIVERE ALCUN NOME! SE DOVRO' MORIRE, LO FARO' NEL DESERTO, IN MEZZO ALLE BATTAGLIE." Ken il Guerriero, cap. 27. fumetto.

 

 
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