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    Predefinito Eco cattivo maestro dai testi di piombo

    Eco, cattivo maestro dai testi di piombo

    di Marcello Veneziani


    L'Eco di quarant'anni fa torna a bussare in libreria. Lo ristampa Bompiani e viene riproposto col suo titolo anodino, Il costume di casa, e un sottotitolo allusivo: «Evidenze e misteri dell'ideologia italiana negli anni Sessanta» (pagg. 484, euro 10,90). Il libro è assai istruttivo, coincide con un'epoca cruciale che culmina nel '68 e poi si intristisce nei cupi anni seguenti. È un libro coevo, per capire il clima, alla firma di Umberto Eco apposta al manifesto di Lotta Continua contro il commissario Calabresi, poco dopo ucciso su mandato dei medesimi lottacontinuai.Pagine interessanti, non c'è dubbio, a tratti acute, da cui traggo quattro o cinque spunti utili per capire il presente. Parto da quel tempo. Negli anni Sessanta c'era in Italia una vera borghesia, dignitosa e ipocrita, come è poi la borghesia, che aveva senso del decoro e della morale, un discreto amor patrio, un reverenziale rispetto per le tradizioni culturali e religiose, anche se talvolta fariseo o filisteo. Le sue basi erano i costumi di vita ereditati, la buona educazione e le lezioni impartite dalla scuola del tempo.

    Eco demolisce quei santuari a uno a uno: il senso della tradizione e dei buoni costumi, il senso religioso e il legame con la morale comune, la meritocrazia e «l'illusione della verità». Auspica una «guerriglia semiologica» (in quegli anni erano parole di piombo), nega il rispetto del latino - «L'ossessione del latino è una manifestazione di pigrizia culturale, o forse di forsennata invidia: voglio che anche i miei figli abbiano gli orizzonti ristretti che ho avuto io, altrimenti non potranno ubbidirmi quando comando» - distrugge i buoni sentimenti e il suo alone retorico che promanavano dal libro Cuore, libro di formazione di più generazioni che servì a edificare un sentire comune dell'Italia postunitaria e che per Eco è invece «turpe esempio di pedagogia piccolo borghese, paternalistica e sadicamente umbertina»; elogia Franti il cattivo e vede in lui il modello positivo dei contestatori, anzi di più, lo vede come ispiratore di Gaetano Bresci, l'anarchico che uccise all'alba del '900 Re Umberto a Monza.

    Capite che benzina Umberto Eco abbia gettato sul fuoco di quegli anni feroci. Il cattivo maestro Eco poi contesta il filosofo Abbagnano che elogia la selezione e il merito, sostenendo che la selezione sia solo una legge di natura da correggere con la cultura e la solidarietà e auspica «che non ci sia più una società dove predomina la competitività». Declassa la religione a fiaba e suggerisce non di avversarla come facevano gli atei dichiarati ma più subdolamente di relativizzarla presentandola come fiaba tra le fiabe. Giudica impossibile un Picasso che dipinga l'Alcazar fascista come dipinse Guernica antifascista; dimenticando il filone futurista e fior d'artisti fascisti (a proposito dell'uso politicamente ambiguo della pittura, cito l'esempio di Renato Guttuso che riprodusse un suo manifesto fascista antiamericano degli anni Quaranta in un manifesto comunista antiamericano degli anni Sessanta in tema di Vietnam. Riciclaggio ideologico).Umberto Eco poi si allarma, come Pasolini e altri, perché cresceva agli inizi degli anni Settanta la cultura di destra in Italia, con nuovi autori ed editori (Il Borghese, Volpe, la Rusconi diretta da Cattabiani). E le dedica uno sprezzante articolo, confondendo volutamente pensatori e picchiatori, «magistrati retrivi» (allora le toghe erano considerate protofasciste) e riviste culturali.

    Particolare l'acredine verso il suo concittadino alessandrino Armando Plebe, all'epoca approdato a destra ma di cui Eco nega perfino la provenienza marxista (Plebe fu invece l'unico filosofo italiano vivente a essere citato come marxista nell'Enciclopedia sovietica). Eco disprezza autori come Guareschi e Prezzolini, Evola e Zolla, Panfilo Gentile e «il risibile pensiero reazionario». E fa una notazione volgare: «la nuova destra rinasce soltanto perché un certo capitale editoriale sta offrendo occasioni contrattuali convenienti a studiosi e scrittori, alcuni dei quali rimanevano isolati per vocazione, e altri non sono che arrampicatori frustrati». Un'analisi così rozza e faziosa non l'abbiamo letta neanche nei volantini delle Brigate rosse. Fa torto al suo acume. È come se spiegassimo la cultura di sinistra con i soldi venuti dall'Urss o le firme de l'Espresso-La Repubblica con i soldi di Carlo De Benedetti... Sarebbe volgare, falso o almeno riduttivo.Eco avverte i suoi lettori che «il capitalismo come entità metafisica e metastorica non esiste». Al fascismo, invece, Eco attribuisce entità metafisica e metastorica elevandolo a Urfascismo: il fascismo come eterna dannazione.

    Sul rapporto tra cultura e capitalismo la considerazione becera fatta sugli autori di destra si inverte quando invece si tratta di un autore «di sinistra»: anche se «ha un rapporto economico con i mezzi di produzione» lui non ne dipende, perché conta «il rapporto critico dialettico in cui egli si pone con il sistema». Traduco: se la cultura di destra trova investitori è asservita al Capitale e lo fa mossa solo dai soldi; se la cultura di sinistra è finanziata dal Capitale, invece usa gli investitori ma non si fa usare e ha scopi nobili... Può vivere «di prebende largite da chi detiene i mezzi di produzione» perché quel che conta è «la presa di coscienza» (io direi ben altra presa...). Loro prezzolati, noi illuminati.Il testo è utile perché rivela la matrice di Eco: prima che semiologo è ideologo. Mascherato. Traspare quell'ideologia illuminista radical che traghetta la sinistra dal comunismo al neocapitalismo, spostando il Nemico dai padroni ai fascisti, dal Capitale ai reazionari, in cui Eco include cristiano-borghesi e maggioranze silenziose. L'antifascismo assurge a religione civile, a priori assoluto nella lotta tra Liberazione e Tradizione, che sostituisce la lotta di classe.

    Questo testo mostra le origini colte della barbarie odierna e della relativa intolleranza. Se viviamo in un'epoca che rigetta la cultura classica, l'amor patrio, le buone maniere, le buone letture, la meritocrazia, la scuola selettiva, forse non è frutto semplicemente del berlusconismo... Infine il testo di Eco dimostra che la destra è demonizzata anche quando non si riduce al rozzo cliché dei picchiatori o dei prepotenti o, mutatis mutandis, dei leghisti o dei berluscones. Ma si accanisce sprezzante anche sulla destra colta, i suoi libri, i suoi editori, scrittori e filosofi, oggi da cancellare ieri da eliminare; come accadde a Giovanni Gentile, prototipo dell'intellettuale out. Un assassinio pensato in seno alla cultura e nutrito col fiele dell'ideologia. Il passato, a volte, echeggia.


    Eco, cattivo maestro dai testi di piombo - IlGiornale.it
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  2. #2
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    Predefinito Re: Eco, cattivo maestro dai testi di piombo

    C'è da dire che Eco in quel saggio ha fatto sfoggio di un nutrito arsenale di argomenti che -si ci si sforzasse di superare la ripugnanza che un pò destano nei gentiluomini- potrebbero perfettamente essere utilizzati contro l'ideologia di sinistra con il suo indimostrabile patrimonio metafisico (diritti umani), i magistrati progressisti, l'esaltazione della deculturalizzazione (che già Veneziani gli ritorce abilmente contro).
    Potremmo negare il rispetto della negazione del latino.

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    Predefinito Re: Eco, cattivo maestro dai testi di piombo

    Comunque non si puo negare che a un certo momento una frazione della borghesia ha aperto le sue riviste e giornali ai pensatori della nuova destra.
    All'epoca de Benoist scriveva nel figaro magazine che la società di classe era giusta secondo le leggi della natura, secondo un quoziente d'intelligenza che era determinato geneticamente (e il discorso sulle razze dietro...) e che chi voleva più uguaglianza era schiavo del risentimento... etc.
    Veneziani se la prende con Eco, ma Eco non era altro che l'interprete di una critica diffusa contro la società del tempo. Invece di criticare Eco si deve criticare il capitalismo che ha saputo recuperare queste critiche, ma questo Veneziani non lo fa, e si capisce perché.
    Tutti gli impiegati del mondo hanno immaginato queste cose e le hanno sconfessate e adesso sono gli impiegati.
    Pavese

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    Predefinito Re: Eco, cattivo maestro dai testi di piombo

    Ur-fascismo

    Lezione di Umberto Eco tenuta alla Columbia University, nell’ambito delle manifestazioni per la celebrazione della liberazione dell’Europa dal nazifascismo.
    New York - 24-04-1995


    di Umberto Eco


    Ci fu un solo nazismo e non possiamo chiamare Nazismo il Falangismo ipercattolico, di Franco, dal momento che il Nazismo è fondamentalmente pagano, politeistico e anticristiano, o non è Nazismo. Al contrario si può giocare al Fascismo in molti modi, e il nome del gioco non cambia. Succede alla nozione di Fascismo quello che secondo Wittgenstein, accade alla nozione di gioco. Un gioco può essere o non essere competitivo, può interessare una o più persone, può richiedere qualche particolare abilità o nessuna, può mettere in palio del denaro, o no. I giochi sono una serie di attività diverse che mostrano solo una qualche somiglianza di famiglia (…).
    Il Fascismo è diventato un termine che si adatta a tutto, perché è possibile eliminare da un regime fascista, uno o più aspetti e lo si potrà sempre riconoscere per fascista. Togliete al fascismo l’imperialismo e avrete Franco o Salazar, togliete il colonialismo e avrete il fascismo balcanico. Aggiungete al fascismo italiano un anticapitalismo radicale /che non affascinò mai Mussolini) e avrete Ezra Pound. Aggiungete il culto della mitologia celtica e il misticismo del Graal /completamente estraneo al fascismo ufficiale) e avrete uno dei più rispettati guru fascisti, Julius Evola.

    A dispetto di questa confusione, ritengo sia possibile indicare una lista di caratteristiche tipiche di quello che vorrei chiamare Ur-Fascismo, o il Fascismo Eterno. Tali caratteristiche non possono venire irreggimentate in un sistema; molte si contraddicono reciprocamente, e sono tipiche di altre forme di dispotismo o di fanatismo. Ma è sufficiente che una di loro sia presente per far coaugulare una nebulosa fascista.

    1 - La prima caratteristica di un Ur-fascismo, è il culto della Tradizione. Il tradizionalismo è più vecchio del Fascismo. Non fu solo tipico del pensiero controrivoluzionario cattolico dopo la Rivoluzione Francese, ma nacque nella tarda età ellenistica, come una reazione al razionalismo greco classico. Nel bacino del Mediterraneo, i popoli di religione diversa, (tutte accettate con indulgenza dal Pantheon romano) cominciarono a sognare una rivelazione ricevuta all’alba della storia umana. Questa rivelazione era stata a lungo nascosta sotto il velo di lingue ormai dimenticate. Era affidata ai geroglifici egiziani, alle rune dei Celti, ai testi sacri ancora sconosciuti delle religioni asiatiche. Questa nuova cultura doveva essere sincretistica. Sincretismo non è solo, come indicano i dizionari, la combinazione di forme diverse di credenza. Una simile combinazione deve tollerare le contraddizioni. Tutti i messaggi originali contengono un germe di saggezza e quando sembrano dire cose diverse e incompatibili, è solo perché tutti alludono allegoricamente, a qualche verità primitiva. Come conseguenza, non ci può essere avanzamento del sapere. La verità è stata già annunciata una volta per tutte, e noi possiamo solo continuare ad interpretare il suo oscuro messaggio. E’ sufficiente guardare la sillabo di ogni movimento fascista per trovare i principali pensatori tradizionalisti. La gnosi nazista si nutriva di elementi tradizionalisti, sincretistici, occulti. La più importante fonte teoretica della Nuova Destra italiana, Julius Evola, mescolava il Graal con i Protocolli dei Savi Anziani di Sion, l’alchimia con il Sacro Romano Impero. Il fatto stesso che per mostrare la sua apertura mentale, una parte della destra italiana, abbia recentemente ampliato il suo sillabo, mettendo insieme De Maistre, Guenon e Gramsci, è una prova lampante di sincretismo. Se curiosate negli scaffali che nelle librerie americane, portano l’indicazione “New Age”, troverete perfino Sant’Agostino e Stonhenge, questo è un sintomo di ur-fascismo.

    2- Il tradizionalismo implica il rifiuto del modernismo. Sia i fascisti che i nazisti adoravano la tecnologia, mentre i pensatori tradizionali, di solito, rifiutano la tecnologia, come negazione dei valori spirituali tradizionali. Tuttavia, sebbene il nazismo fosse fiero dei suoi successi industriali, la sua lode della modernità era solo l’aspetto superficiale di una ideologia basata sul Sangue e la Terra (Blut und Boden). Il rifiuto del mondo moderno era camuffato come condanna del modo di vita capitalistico, ma riguardava principalmente il rigetto dell Spirito del 1789 ( o del 1776, ovviamente). L’Illuminismo, l’Età della Ragione, vengono visti come l’inizio della depravazione moderna. In questo senso, l’Ur-Fascismo può venire definito, come irrazionalismo.

    3 – L’irrazionalismo dipende anche dal culto dell’azione per l’azione. L’azione è bella di per sé , e quindi deve essere attuata prima di, e senza qualunque riflessione. Pensare è una forma di evirazione. Perciò la cultura è sospetta, nella misura in cui viene identificata con atteggiamenti critici. Dalla dichiarazione attribuita a Goebbels (“quando sento parlare di cultura estraggo la mia pistola”), all’uso frequente di espressioni quali; porci intellettuali, snob radicali, teste d’uovo, le università sono un covo di comunisti, il sospetto verso il mondo intellettuale è sempre stato un sintomo di Ur-Fascismo. Gli intellettuali fascisti ufficiali erano principalmente impegnati, nell’accusare l’intellighenzia liberale, di avere abbandonato i valori tradizionali.

    4- Nessuna forma di sincretismo può accettare la critica. Lo spirito critico, opera distinzioni e distinguere è un segno di modernità. Nella cultura moderna la comunità scientifica intende il disaccordo come strumento di avanzamento delle conoscenze. Per l’Ur-Fascismo, il disaccordo è tradimento.

    5- Il disaccordo inoltre è un segno di diversità. L’Ur-Fascismo, cresce e cerca il consenso sfruttando ed esacerbando la naturale paura della differenza. Il primo appello di un movimento fascista o prematuramente fascista, è contro gli intrusi. L’Ur-Fascismo, è quindi razzista per definizione.

    6 - L’Ur-Fascismo scaturisce dalla frustrazione individuale e sociale. Il che spiega perché una delle caratteristiche tipiche dei fascismi storici è stata l’appello alle classi medie frustrate, a disagio per qualche crisi economica o umiliazione politica, spaventate dalla pressione dei gruppi sociali subalterni. Nel nostro tempo, in cui i vecchi “proletari” stanno diventando piccola borghesia ( e i Lumpen si autoescludono dalla scena politica), il Fascismo troverà in questa nuova maggioranza il suo uditorio.

    7 – A coloro che sono privi di una qualunque identità sociale, L’Ur-Fascismo, dice che il loro unico privilegio è il più comune di tutti, quello di essere nati nello stesso paese. E’ questa l’origine del nazionalismo. Inoltre gli unici che possono fornire un’identità alla nazione sono i nemici. Così alla radice della psicologia ur-fascista, vi è l’ossessione del complotto, possibilmente internazionale. I seguaci devono sentirsi assediati. Il modo più facile per fare emergere un complotto è quello di fare appello alla xenofobia. Ma il complotto deve venire anche dall’interno: gli ebrei sono di solito l’obiettivo migliore in quanto presentano il vantaggio di essere al tempo stesso dentro e fuori. (….)

    8 – I seguaci devono sentirsi umiliati dalla ricchezza ostentata e dalla forza dei nemici. Quando ero bambino mi insegnavano che gli inglesi erano il “popolo dei cinque pasti”: mangiavano più spesso del povero ma sobrio italiano. Gli ebrei sono ricchi e si aiutano l’un l’altro grazie ad una rete segreta di mutua assistenza. I seguaci devono tuttavia essere convinti di poter sconfiggere i nemici. Così, grazie ad un continuo spostamento di registro retorico, i nemici sono al tempo stesso troppo forti e troppo deboli, I fascisti sono condannati a perdere le loro guerre, perché sono costituzionalmente incapaci di valutare obiettivamente la forza del nemico.

    9 - Per l’Ur-fascismo non c’è lotta per la vita ma piuttosto vita per la lotta, Il pacifismo è allora collusione col nemico; il pacifismo è cattivo perché la vita è una guerra permanente. Questo tuttavia porta con sé un complesso di Armageddon; dal momento che i nemici possono essere sconfitti, ci dovrà essere una battaglia finale, a seguito della quale il movimento avrà il controllo del mondo. Una simile soluzione finale implica una successiva era di pace. Un’Età dell’oro cge contraddice il principio della guerra permanente. Nessun leader fascista è mai riuscito a risolvere questa contraddizione.

    10 – L’elitismo è un aspetto tipico di ogni ideologia reazionaria in quanto fondamentalmente aristocratico. Nel corso della storia tutti gli elitismi aristocratici hanno comportato disprezzo per i deboli. L’Ur-fascismo non può fare a meno di predicare una specie di elitismo popolare. Ogni cittadino appartiene al popolo migliore del mondo, i membri del partito sono i cittadini migliori. Ogni cittadino può (o dovrebbe) diventare un membro del partito. Ma non possono esserci patrizi senza plebei. Il leadre che sa bene come il suo potere non sia stato ottenuto per delega, ma conquistato con la forza, sa anche che la sua forza si basa sulla debolezza delle masse, così deboli da aver bisogno e di meritare un Dominatore. Dal momento che il gruppo è organizzato gerarchicamente (secondo un modello militare) ogni leader subordinato, disprezza i suoi subalterni e ognuno di loro disprezza i suoi sottoposti. Tutto ciò rinforza il senso di un elitismo di massa.

    11- In questa prospettiva ognuno è educato per diventare un eroe. In ogni mitologia l’eroe è un essere eccezionale ma nell’ideologia Ur-fascista , l’eroismo è la norma. Questo culto dell’eroismo è strettamente legato al culto della morte: non a caso il motto dei falangisti era: “viva la muerte” (…) L’eroe Ur-fascista è impaziente di morire. Nella sua impazienza, va detto in nota, gli riesce più frequente far morire gli altri.

    12- Dal momento che sia la guerra permanente, sia l’eroismo, sono giochi difficili da giocare, l’Ur-fascista trasferisce la sua volontà di potenza su questioni sessuali. E in questo l’origine del machismo che implica disdegno per le donne e una condanna intollerante per abitudini sessuali non conformiste, dalla castità all’omosessualità. Dal momento che anche il sesso è un gioco difficile da giocare, l’eroe Ur-fascista gioca con le armi, che sono il suo Ersaltz fallico: i suoi giochi di guerra sono dovuti alla sua invidia penis permanente.

    13- L’Ur-fascista si basa su di un populismo qualitativo. In una democrazia i cittadini godono di diritti individuali, ma l’insieme dei cittadini è dotato di un impatto politico solo dal punto di vista quantitativo (si seguono le decisioni della maggioranza). Per l’Ur-fascismo, gli individui in quanto individui non hanno diritti, e il Popolo è concepito come una qualità , un’entità monolitica che esprime la volontà comune. Dal momento che nessuna quantità di esseri umani può possedere una Volontà Comune, il leader pretende di essere il loro interprete. Avendo perduto il loro potere di delega, i cittadini, non agiscono, sono solo chiamati pars pro toto, a giocare il ruolo del Popolo. Il popolo è così solo una finzione teatrale. Per avere un buon esempio di populismo qualitativo, non abbiamo più bisogno di piazza Venezia o dello stadio di Norimberga. Nel nostro futuro si profila un populismo Tv o Internet, in cui la risposta emotiva di un gruppo selezionato di cittadini può venire presentato ed accettato come la Voce del Popolo. A ragione del suo populismo qualitativo, l’Ur-fascismo deve opporsi ai putridi governi parlamentari . Una delle prime frasi pronunciate da Mussolini nel Parlamento italiano fu:” Avrei potuto trasformare quest’aula sorda e grigia in un bivacco per i miei manipoli”. Di fatto trovò subito un alloggio migliore per i suoi manipoli,ma poco dopo liquidò il Parlamento. Ogni qualvolta un politico getta dubbi sulla legittimità del Parlamento perché non rappresenta la Voce del Popolo, possiamo sentire l’odore di l’Ur-fascismo.

    14- l’Ur-fascismo parla la neo-lingua. La Neo-Lingua venne inventata da Orwell in “1984” come la lingua ufficiale dell’ingsoc, il Socialismo inglese, ma elementi di Ur-fascismo sono comuni a forme diverse di dittatura. Tutti i testi scolastici fascisti o nazisti si basavano su di un lessico povero ed una sintassi elementare ai fini di limitare gli strumenti per il ragionamento complesso e critico. Ma dobbiamo essere pronti ad identificare altre forme di Neolingua, anche quando prendono la forma innocente di un popolare talk-show.

    Dopo aver indicato i possibili archetipi dell’Ur-fascismo, mi sia consentito di concludere. Il mattino del 27 luglio 1943, mi fu detto che: secondo informazioni lette alla radio, il Fascismo era crollato e che Mussolini era stato arrestato. Mia madre mi mandò a comprare il giornale. Andai al chiosco più vicino e vidi che i giornali c’erano, ma i nomi erano diversi. Inoltre dopo una breve occhiata ai titoli mi resi conto che ogni giornale diceva cose diverse. Ne comprai uno a caso e lessi un messaggio stampato in prima pagina, firmato da cinque o sei partiti politici, come Democrazia Cristiana, Partito Comunista, Partito Socialista, Partito d’Azione, Partito Liberale. Fino a quel momento avevo creduto che vi fosse un solo partito in ogni paese, e che in Italia ci fosse solo il Partito Nazionale Fascista. Stavo scoprendo che nel mio paese ci potevano essere diversi partiti allo stesso tempo. Non solo: dal momento che ero u ragazzo vispo, mi resi subito conto che era impossibile che tanti partiti fossero sorti da un giorno all’altro. Capii così che ne esistevano già come organizzazioni clandestine. Il messaggio celebrava la fine della dittatura e il ritorno della libertà, libertà di parola, di stampa, di associazione politica, Queste parole, libertà, dittatura – Dio mio – era la prima volta in vita mia che le leggevo. In virtù di queste parole, ero rinato uomo libero occidentale.
    Dobbiamo ora stare attenti che il senso di queste parole non si dimentichi ancora. l’Ur-fascismo, è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. Sarebbe così confortevole per noi se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo e dicesse: “Voglio riaprire Auschwitz, voglio che le camicie nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane. Ahimè, la vita non è così facile! L’Ur-fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme – ogni giorno- in ogni parte del mondo. Do ancora la parola a Roosevelt: “Oso dire che se la democrazia americana cessasse d progredire come una forza viva, cercando giorno e notte, con mezzi pacifici, di migliorare le condizioni dei nostri cittadini, la forza del Fascismo crescerà nel nostro paese” 4 novembre 1938. Libertà e liberazione sono un compito che non finisce mai. Che sia questo il nostro motto: non dimenticate.



    Da “La Repubblica” del 02-07-1995
    Il testo completo è pubblicato su: Umberto Eco – Cinque scritti morali , Passaggi, Bompiani, 1997

  5. #5
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    Predefinito Re: Eco, cattivo maestro dai testi di piombo

    Facciamo nel nostro piccolo una veloce disamina dei 14 punti "Ur-fascisti" di Eco (che ad occhio e croce non ci convincono molto):


    1 - La prima caratteristica di un Ur-fascismo, è il culto della Tradizione.
    2- Il tradizionalismo implica il rifiuto del modernismo.
    E qui per iniziare a ragionare sulla Destra ci possiamo stare.

    3 – L’irrazionalismo dipende anche dal culto dell’azione per l’azione.
    Prima inesattezza: Eco, dal suo punto di vista illuminista, confonde il "sovra-razionalismo" della destra con l'"irrazionalismo" che caratterizza tanta parte dell'occultismo di sinistra, la tradizione (esoterica e non) con quel "teosofismo" che Guenon designo sprezzantemente come "pseudo-religione". D'altronde, sarebbe arduo ascrivere tutto l'armamentario gnostico moderno, diretta emanazione di questo sincretismo occultista fattosi new age, all'Ur-fascismo... Sarebbe come chiamare Ur-fascisti anche gli hippies e i seguaci di Sai Baba. Forse Eco arriverebbe a condividere questo pensiero, chissà...
    C'è poi anche la questione dell'"azione per l'azione". Per la destra, come per ogni tradizionalismo, l'essere è più importante del divenire, dunque Parmenide ha la meglio su Eraclito, sebbene a quest'ultimo guardassero i fascisti. Forse che il fascismo non è stato solo un movimento di destra? Eco non lo dice, storici più qualificati di lui invece sì.

    4- Nessuna forma di sincretismo può accettare la critica.
    5- Il disaccordo inoltre è un segno di diversità.
    L'origine del libero pensiero è certamente antitradizionalista, dunque di sinistra. Ma è vero anche che l'aristocrazia, con cui la destra si identifica, ama avere le briglie sciolte e non essere troppo irregimentata. E' la sinistra, al contrario, che attraverso il mito della "volontà generale" fa nascere il totalitarismo. E' impossibile disconoscere l'origine del fascismo nel giacobinismo e dunque in Rousseau. Ancora una volta l'Ur-fascismo di Eco mostra un volto di destra e uno di sinistra.

    6 - L’Ur-Fascismo scaturisce dalla frustrazione individuale e sociale.
    7 – A coloro che sono privi di una qualunque identità sociale, L’Ur-Fascismo, dice che il loro unico privilegio è il più comune di tutti, quello di essere nati nello stesso paese.
    Il nazionalismo nasce a sinistra, con la Rivoluzione francese, e viene esportato in tutta Europa, contro i troni, da Napoleone. In seguito al parziale ricollocamento politico del Bonaparte, da sinistra a destra, il nazionalismo si fece conservatore in lotta con l'internazionalismo socialista.

    8 – I seguaci devono sentirsi umiliati dalla ricchezza ostentata e dalla forza dei nemici.
    Questo punto è particolarmente bizzarro. Eco critica i fascisti perchè imponevano uno stile di vita sobrio. Ohibò!

    9 - Per l’Ur-fascismo non c’è lotta per la vita ma piuttosto vita per la lotta.
    Meglio, no? Lottare per vivere significa vivere come animali, mentre vivere per lottare significa consegnarsi ad un ideale. Non la materia, ma lo spirito. Questa è sicuramente una posizione di destra.

    10 – L’elitismo è un aspetto tipico di ogni ideologia reazionaria in quanto fondamentalmente aristocratico.
    Ecco che l'aristocrazia torna a destra. Per un egualitario come Eco l'elite significa reazione e ci può stare. Ma cosa ha a che fare l'elite con il fuehrerprinzip? Il fascismo si trovò costretto a spostare la diseguaglianza dalla classe al popolo eletto (herrenvolk). Ma siamo oltre e contro l'aristocrazia in quanto classe sociale.

    11- In questa prospettiva ognuno è educato per diventare un eroe.
    12- Dal momento che sia la guerra permanente, sia l’eroismo, sono giochi difficili da giocare, l’Ur-fascista trasferisce la sua volontà di potenza su questioni sessuali
    Ah ah, qui Eco diventa freudiano e si mette a giocare col fascismo come fecero in ambito cinematografico Visconti e Pasolini.

    13- L’Ur-fascista si basa su di un populismo qualitativo.
    Torniamo un'altra volta a Rousseau, che per Eco evidentemente non è di sinistra.

    14- l’Ur-fascismo parla la neo-lingua.
    Come tutte le dittature, compresa quella comunista. Dunque, da Lenin a Stalin a Mao, anche la sinistra autoritaria parlando la "neo-lingua" si ritrova accomunata all'Ur-fascismo.

    Che, ormai è evidente, consiste in tutto ciò che semplicemente non piace ad Umberto Eco.
    Ultima modifica di Florian; 08-08-12 alle 18:30

  6. #6
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    Predefinito Re: Eco, cattivo maestro dai testi di piombo

    Citazione Originariamente Scritto da Tommaso Visualizza Messaggio
    Comunque non si puo negare che a un certo momento una frazione della borghesia ha aperto le sue riviste e giornali ai pensatori della nuova destra.
    All'epoca de Benoist scriveva nel figaro magazine che la società di classe era giusta secondo le leggi della natura, secondo un quoziente d'intelligenza che era determinato geneticamente (e il discorso sulle razze dietro...) e che chi voleva più uguaglianza era schiavo del risentimento... etc.
    Veneziani se la prende con Eco, ma Eco non era altro che l'interprete di una critica diffusa contro la società del tempo. Invece di criticare Eco si deve criticare il capitalismo che ha saputo recuperare queste critiche, ma questo Veneziani non lo fa, e si capisce perché.
    Veneziani non ha negato che una parte della stampa mainstream abbia cooptato autori di destra, semplicemente non si capisce dove stia il problema a farsi pagare per scrivere articoli, come insegna la vicenda di Eco stesso. Quanto a de Benoist non dovrebbe essere in cima alle tue preoccupazioni, considerato che ha dismesso la sociobiologia e oggi gridacchia contro il capitalismo più o meno nei tuoi stessi termini "comunitari".
    Ultima modifica di Troll; 08-08-12 alle 19:42

  7. #7
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    Predefinito Re: Eco, cattivo maestro dai testi di piombo

    Tra l'altro non si è ancora capito se Tommaso tollera le società gerarchiche qualora siano improntate a simbologie rituali estranee alla fredda logica del denaro oppure se la "società di classe" sia una brutta cosa di per sé stessa (non è affatto detto che le società non improntate allo scambio di mercato debbano trattare l'uguaglianza come un valore, come insegna l'esempio per eccellenza della città-Stato dove il lavoro era riservato agli iloti e circolava un'inutile moneta di ferro).
    Ultima modifica di Troll; 08-08-12 alle 19:41

  8. #8
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    Predefinito Re: Eco, cattivo maestro dai testi di piombo

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    Veneziani non ha negato che una parte della stampa mainstream abbia cooptato autori di destra, semplicemente non si capisce dove stia il problema a farsi pagare per scrivere articoli, come insegna la vicenda di Eco stesso. Quanto a de Benoist non dovrebbe essere in cima alle tue preoccupazioni, considerato che ha dismesso la sociobiologia e oggi gridacchia contro il capitalismo più o meno nei tuoi stessi termini "comunitari".
    Eco scriveva: «la nuova destra rinasce soltanto perché un certo capitale editoriale sta offrendo occasioni contrattuali convenienti a studiosi e scrittori, alcuni dei quali rimanevano isolati per vocazione, e altri non sono che arrampicatori frustrati». E io dico che questo è vero.
    Se non c'era questo capitale non c'era questo fenomeno mediatico chiamato "nuova destra". Tutto qui.

    Poi infatti de Benoist non è in cima alle mie preoccupazioni. Non per questo mi rifiuto di parlare ogni tanto di de Benoist.
    Tutti gli impiegati del mondo hanno immaginato queste cose e le hanno sconfessate e adesso sono gli impiegati.
    Pavese

  9. #9
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    Predefinito Re: Eco, cattivo maestro dai testi di piombo

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    Tra l'altro non si è ancora capito se Tommaso tollera le società gerarchiche qualora siano improntate a simbologie rituali estranee alla fredda logica del denaro oppure se la "società di classe" sia una brutta cosa di per sé stessa (non è affatto detto che le società non improntate allo scambio di mercato debbano trattare l'uguaglianza come un valore, come insegna l'esempio per eccellenza della città-Stato dove il lavoro era riservato agli iloti e circolava un'inutile moneta di ferro).
    Se non avevi tanto disprezzo per la mia persona, e maggiore attenzione per quel che scrivo, potevi capire subito che il mio problema principale è costituito dallo scambio, in quanto finché c'è lo scambio ogni libertà, anche nella società la più egualitaria, è vuota di contenuto.
    Se poi la società comunista ricompone una gerarchia, questo veramente è una questione troppo speculativa al momento.
    Tutti gli impiegati del mondo hanno immaginato queste cose e le hanno sconfessate e adesso sono gli impiegati.
    Pavese

  10. #10
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    Predefinito Re: Eco, cattivo maestro dai testi di piombo

    Citazione Originariamente Scritto da Tommaso Visualizza Messaggio
    Eco scriveva: «la nuova destra rinasce soltanto perché un certo capitale editoriale sta offrendo occasioni contrattuali convenienti a studiosi e scrittori, alcuni dei quali rimanevano isolati per vocazione, e altri non sono che arrampicatori frustrati». E io dico che questo è vero.
    Se non c'era questo capitale non c'era questo fenomeno mediatico chiamato "nuova destra". Tutto qui.
    A dare la massima visibilità alla Nouvelle Droite è stato l'allarmismo della vigilanza antifascista. Tant'è che la conosce assai meglio il comunista che schiuma di rabbia di fronte alle tesi della sociobiologia rispetto al lettore medio conservatore del Figaro.

 

 
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