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Discussione: Chi combatte in Siria?

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    Predefinito Chi combatte in Siria?


    Chi combatte in Siria?


    Da Voltairenet.org 24 luglio 2012.

    Da 18 mesi, la Siria è preda di torbidi, che sono aumentati costantemente fino a diventare un ampio conflitto armato che ha già ucciso circa 20.000 persone. Se c’è consenso su questa osservazione, le narrazioni e le interpretazioni su esso variano.

    Per gli stati occidentali e la loro stampa, i siriani aspirerebbero a vivere all’occidentale in democrazie di mercato. Seguendo il modello tunisino, egiziano e libico della “primavera araba“, si sarebbero sollevati per rovesciare il loro dittatore Bashar al-Assad. Questi avrebbe represso nel sangue le proteste. Mentre gli occidentali avrebbero voluto intervenire per fermare il massacro, i russi e cinesi, per interesse o per disprezzo della vita umana, si sarebbero opposte.

    Invece, tutti gli Stati che non sono vassalli degli Stati Uniti e per la loro stampa, gli Stati Uniti hanno lanciato un’operazione contro la Siria che hanno progettato da lungo tempo. In primo luogo, attraverso i loro alleati regionali, e poi direttamente, hanno infiltrato le bande armate che hanno destabilizzato il paese, sul modello dei Contras in Nicaragua. Tuttavia avrebbero trovato un supporto molto scarso all’interno e sono state sconfitte mentre Russia e Cina avrebbero impedito alla NATO di distruggere l’esercito siriano e di rovesciare l’equilibrio regionale.

    Chi ha ragione? Chi ha torto?
    I gruppi armati in Siria non difendono la democrazia,
    la combattono

    In primo luogo, l’interpretazione degli eventi siriani come un episodio della “primavera araba” è un’illusione, perché questa “primavera” non esiste. Si tratta di uno slogan pubblicitario per presentare positivamente fatti diversi. Sebbene ci siano state rivolte popolari in Tunisia, Yemen e Bahrain, non se ne sono avute né in Egitto, né in Libia. In Egitto, le manifestazioni di piazza sono state limitate alla capitale e a una certa classe media; mai, assolutamente mai, il popolo egiziano si è sentito preoccupato per lo spettacolo telegenico di Tahrir Square [1]. In Libia, non c’era una rivolta politica, ma un movimento separatista in Cirenaica contro il potere di Tripoli, e l’intervento militare della NATO, che ha ucciso circa 160.000 persone.

    La rete TV libanese NourTV ha avuto molto successo trasmettendo una serie di trasmissioni di Hassan Hamade e George Rahme dal titolo “La primavera araba, da Lawrence d’Arabia a Bernard-Henri Levy“. Gli autori sviluppano l’idea che la “primavera araba” sia un remake della “rivolta araba” del 1916-1918 organizzata dagli inglesi contro gli ottomani. Questa volta, gli occidentali hanno manipolato le situazioni per rovesciare una generazione di leader e imporre i Fratelli Musulmani. In effetti, la “Primavera araba” è una pubblicità ingannevole. Ora, Marocco, Tunisia, Libia, Egitto e Gaza sono governate da una confraternita che da un lato impone una morale, e dall’altra supporta il sionismo e il capitalismo pseudo-liberale, vale a dire gli interessi di Israele e degli anglosassoni. L’illusione s’è dissolta. Alcuni autori, come il siriano Said Hilal al-Sharifi deride oramai la “primavera della NATO“.

    In secondo luogo, i leader del Consiglio nazionale siriano (CNS) come i comandanti dell’esercito libero siriano (ELS) non sono democratici, nel senso che vorrebbero “sostenere un governo del popolo, dal popolo, per il popolo“, seguendo la formula di Abraham Lincoln, ripresa nella Costituzione francese.
    Così, il primo presidente del CNS fu il docente universitario parigino Burhan Ghalioun. Non era certo “un oppositore siriano perseguitato dal regime” poiché viaggiava e circolava liberamente nel suo paese. Non era un “intellettuale laico“, come si afferma, poiché era il consigliere politico dell’algerino Abbassi Madani, presidente del Fronte islamico di salvezza (FIS), ora rifugiatosi in Qatar.
    Il suo successore, Abdel Basset Syda [2], è entrato in politica solo nel mese scorso, e subito si è affermato come un mero esecutore della volontà statunitense. Dopo la sua elezione a capo del CNS, ha promesso non di difendere la volontà del suo popolo, ma di attuare la “road map” che Washington ha scritto per la Siria: The Day after.
    I combattenti dell’esercito libero siriano non sono attivisti per la democrazia. Riconoscono l’autorità spirituale dello sceicco Adnan al-Arour, un predicatore takfirista che invoca il rovesciamento e l’assassinio di Assad, non per motivi politici, ma semplicemente perché è di confessione alawita, cioè, un eretico ai suoi occhi. Tutti i dirigenti identificati dell’ELS sono sunniti e tutte le brigate dell’ELS sono intitolate a personaggi storici sunniti. “I tribunali rivoluzionari” dell’ELS condannano a morte i loro avversari politici (e non solo i sostenitori di Bashar al-Assad) e i miscredenti, che sgozzano in pubblico. Il programma dell’ELS è volto a porre fine al regime laico installato da Baath, SSNP e comunisti, in favore di un regime puramente confessionale sunnita.

    Il conflitto siriano è stato premeditato dall’Occidente

    La volontà occidentale di finirla con la Siria è nota ed è più che sufficiente a spiegare gli eventi attuali. Ricordiamo alcuni fatti che non lasciano dubbi sulla premeditazione degli eventi [3].

    La decisione di entrare in guerra con la Siria è stata presa dal presidente George W. Bush durante un incontro a Camp David, il 15 settembre 2001, subito dopo gli attentati spettacolari di New York e Washington. Fu previsto di intervenire simultaneamente in Libia per dimostrare la capacità di agire su un doppio teatro di operazioni. Questa decisione è stata confermata dalla testimonianza del generale Wesley Clark, ex comandante supremo della NATO, che vi si era opposto.

    Sulla scia della caduta di Baghdad, nel 2003, il Congresso aveva approvato due leggi che istruivano il Presidente degli Stati Uniti a preparare una guerra contro la Libia e un’altra contro la Siria (la Syria Accountability Act). Nel 2004, Washington ha accusato la Siria di nascondere sul suo suolo le armi di distruzione di massa che non aveva potuto trovare in Iraq. Questa accusa svanì quando venne ammesso che le armi non esistevano ed erano un pretesto per invadere l’Iraq.

    Nel 2005, dopo l’assassinio di Rafik Hariri, Washington ha cercato di entrare in guerra contro la Siria, senza riuscirci, poiché aveva ritirato il suo esercito dal Libano. Gli Stati Uniti hanno poi creato false prove per accusare il presidente al-Assad di aver ordinato l’attentato e hanno creato un tribunale internazionale speciale per giudicarlo. Ma alla fine sono stati costretti a ritirare le loro false accuse, dopo che le loro manipolazioni sono state scoperte.

    Nel 2006, gli Stati Uniti hanno iniziato a preparare la “rivoluzione siriana” con la creazione del Syria Democracy Program. Si trattava di creare e finanziare gruppi di opposizione filo-occidentali (come il Movimento per la Giustizia e lo Sviluppo). Al finanziamento ufficiale del Dipartimento di Stato si era aggiunto un finanziamento segreto della CIA attraverso un’associazione della California, la Democracy Council.

    Sempre nel 2006, gli Stati Uniti avevano affidato a Israele la guerra contro il Libano, nella speranza di coinvolgere la Siria e d’intervenire. Ma la rapida vittoria di Hezbollah sventò tale piano.

    Nel 2007, Israele ha attaccato la Siria, bombardando un’installazione militare (Operazione Orchard). Ma ancora una volta, Damasco ha mantenuto la calma e non si è lasciata coinvolgere nella guerra. I successivi controlli dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica hanno dimostrato che non era un sito nucleare, contrariamente a quanto era stato detto dagli israeliani.

    Nel 2008, durante l’incontro che la NATO organizza come Gruppo Bilderberg, la direttrice della Arab Reform Initiative, Bassma Kodmani, e il direttore della Stiftung Wissenschaft und Politik, Volker Perthes, esposero brevemente al Gotha americano-europeo i vantaggi economici politici e militari di un possibile intervento dell’Alleanza in Siria.

    Nel 2009, la CIA ha istituito gli strumenti della propaganda in Siria come le reti BaradaTV, con sede a Londra, e OrientTV, a Dubai.

    A questi elementi storici, si aggiunga che un incontro si era tenuto a Cairo, la seconda settimana di febbraio 2011, intorno a John McCain, Joe Lieberman e Bernard-Henry Levy, di figure come il libico Mahmoud Jibril (allora numero due del governo libico) e di siriani come Malik al-Abdeh e Ammar Qurabi. Fu questo incontro che diede il segnale delle operazioni segrete, che iniziarono sia in Libia che in Siria (15 febbraio a Bengasi, e il 17 febbraio a Damasco).

    Nel gennaio 2012, il Dipartimento di Stato e della Difesa statunitensi costituivano la Task Force The Day After. Supporting a democratic transition in Syria, che ha scritto sia una nuova costituzione che un programma di governo per la Siria [4].

    Nel maggio del 2012, la NATO e il GCC hanno istituito ilGruppo di lavoro sulla ripresa economica e lo sviluppo degli Amici del popolo siriano, sotto la co-presidenza tedesca e degli emirati. L’economista siro-britannico Ossam el-Kadi vi ha elaborato una ripartizione delle ricchezze siriane tra gli stati membri della coalizione, da applicare il “giorno dopo” (vale a dire, dopo il rovesciamento del regime per mano della NATO e del GCC) [5].

    Rivoluzionari o controrivoluzionari?

    I gruppi armati non sono nati dalle proteste pacifiche del febbraio 2011. Queste manifestazioni, infatti, denunciavano la corruzione e chiedevano più libertà, mentre i gruppi armati, come abbiamo visto sopra, provengono dall’islamismo.

    Negli ultimi anni, una terribile crisi economica ha colpito il paese. Ciò fu causato dagli scarsi raccolti, che furono erroneamente considerati disgrazie passeggere, mentre erano la conseguenza del cambiamento climatico permanente. A questo si aggiunsero gli errori nell’attuazione delle riforme economiche, che hanno disturbato il settore primario. Fece seguito un massiccio esodo rurale che il governo dovette affrontare, e una deriva settaria di alcuni agricoltori, che il potere aveva trascurato. In molte zone, le abitazioni rurali non si concentrano nei villaggi, ma sono disperse sotto forma di fattorie isolate, nessuno ha misurato la portata del fenomeno fino a quando i suoi seguaci si riunirono.

    In definitiva, mentre la società siriana incarna il paradigma della tolleranza religiosa, si sviluppava una corrente takfirista all’interno di essa. Ha fornito la base dei gruppi armati. Questi sono stati riccamente finanziati dalle monarchie wahabite (Arabia Saudita, Qatar, Sharjjah).
    Questo colpo di fortuna ha portato al raggruppamento di nuovi combattenti, che comprendevano i parenti delle vittime della repressione di massa del sanguinoso colpo di stato fallito dei Fratelli Musulmani, nel 1982. Le loro motivazioni sono spesso meno ideologiche che personali. Nascono dalla vendetta.
    Molti delinquenti e detenuti attratti dai guadagni facili vi si sono uniti: un “rivoluzionario” è pagato sette volte un salariato medio.
    Infine, i professionisti che hanno combattuto in Afghanistan, Bosnia, Cecenia o in Iraq cominciarono ad arrivare. Al cui primo posto vi erano gli uomini di al-Qaida in Libia, guidati da Abdelhakim Belhaj in persona [6]. I media li presentano come jihadisti, cosa non appropriata, l’Islam non concepisce la guerra santa contro dei fratelli musulmani. Si tratta soprattutto di mercenari.

    La stampa occidentale e del Golfo sottolinea la presenza di disertori nell’ELS. Certo, ma è per contro falso che abbiano disertato dopo essersi rifiutati di reprimere le proteste politiche. I disertori in questione rientrano quasi sempre nei casi che abbiamo citato sopra. Inoltre, un esercito di 300.000 uomini ha necessariamente tra le sue file fanatici religiosi e teppisti.

    I gruppi armati utilizzano la bandiera siriana a banda verde (al posto della fascia rossa) e tre stelle (invece di due). La stampa occidentale la chiama “bandiera dell’indipendenza“, poiché era in vigore al momento dell’indipendenza nel 1946. In realtà, questa è la bandiera del mandato francese che rimase in vigore durante l’indipendenza formale del paese (1932-1958). Le tre stelle rappresentano i tre distretti religiosi del colonialismo (alawiti, drusi e cristiani). Utilizzare questa bandiera, certamente non significa brandire un simbolo rivoluzionario. Al contrario, significa affermare di voler prolungare il progetto coloniale, quello di Sykes-Picot del 1916 e la ristrutturazione del “Medio Oriente allargato“.

    Nel corso dei 18 mesi di azioni armate, questi gruppi armati si sono strutturati, e sono più o meno coordinati. Così oggi, la stragrande maggioranza è posta sotto il comando turco, sotto l’etichetta di esercito libero siriano. In realtà, sono diventati gli ausiliari della NATO; il quartier generale dell’ELS è anch’esso installato nella base aerea NATO di Incirlik. Gli islamisti più estremi hanno formato le proprie organizzazioni o hanno aderito ad al-Qaida. Sono sotto il controllo del Qatar o del ramo Sudeiri della famiglia reale saudita [7]. Difatti, sono collegati alla CIA.

    Questa formazione progressiva, che parte dai contadini poveri e termina con l’afflusso di mercenari, è identica a quello che si è visto in Nicaragua, quando la CIA ha organizzato i Contras per rovesciare i sandinisti, o che si è visto a Cuba quando la CIA ha organizzato lo sbarco della Baia dei Porci per rovesciare i castristi. In particolare, è questo il modello che i gruppi armati siriani rivendicano: nel maggio 2012, i Contras in cubani di Miami hanno organizzato seminari di addestramento alla guerra di guerriglia per i loro omologhi contro-rivoluzionari siriani [8].

    I metodi della CIA sono gli stessi ovunque. E così i Contras siriani hanno concentrato la loro azione militare, in parte sulla creazione di basi fisse (ma nessuna ha tenuto, nemmeno l’Emirato Islamico di Bab Amr), poi sul sabotaggio economico (distruzione di infrastrutture e incendi di grandi fabbriche), e infine sul terrorismo (deragliamento di treni passeggeri, attacchi con autobomba presso siti frequentati, uccisione di leader religiosi, politici e militari).

    Pertanto, la parte della popolazione siriana che avrebbe potuto avere simpatia per i gruppi armati, all’inizio degli eventi, credendo che rappresentassero un’alternativa al regime attuale, si è a poco a poco dissociata.

    Non sorprende che la battaglia di Damasco sia consistita nel far convergere sulla capitale 7.000 combattenti sparsi per il paese, in attesa degli eserciti mercenari nei paesi vicini. Decine di migliaia di Contras hanno cercato di penetrare il paese. Si muovevano simultaneamente su numerose colonne di pick-up, preferendo attraversare deserti che prendere le autostrade. Una parte di loro è stata fermata dai bombardamenti aerei e ha dovuto ritirarsi. Altri, dopo aver preso i valichi di frontiera, hanno raggiunto la capitale. Non hanno trovato il sostegno popolare previsto. Piuttosto, il popolo ha guidato i soldati dell’Esercito Nazionale per identificarli ed eliminarli. Alla fine furono costretti a ritirarsi e hanno annunciato che, data la mancata presa di Damasco, avrebbero preso Aleppo. Quindi, tutto ciò dimostra che non ci sono né Damasceni, né Aleppini in rivolta, ma solo dei combattenti vaganti.

    Infiltrazione dei Contras attraverso il deserto di Dara

    L’impopolarità dei gruppi armati deve essere paragonata con la popolarità dell’esercito regolare e delle milizie di autodifesa. L’esercito nazionale siriano è un esercito di leva, quindi è un esercito popolare, ed è impensabile che possa essere utilizzato per la repressione politica. Recentemente, il governo ha autorizzato la creazione delle milizie di quartiere. Ha distribuito armi ai cittadini che si sono impegnati a dedicare 2 ore al giorno del loro tempo per difendere il loro quartiere, sotto la supervisione militare.

    Lucciole per lanterne

    A suo tempo, il presidente Reagan incontrò alcune difficoltà a presentare i Contras come “rivoluzionari”. Creò per questo una struttura di propaganda, il Bureau of Public Diplomacy, affidato alla gestione di Otto Reich [9]. Questi corruppe dei giornalisti, soprattutto dai principali media statunitensi e dell’Europa occidentale, per avvelenare l’opinione pubblica. Lanciò anche la voce che i sandinisti avessero armi chimiche e che avrebbero potuto usarle contro il loro popolo. Oggi la propaganda è diretta dalla Casa Bianca dal vice consigliere per la sicurezza nazionale responsabile delle comunicazioni strategiche, Ben Rhodes. Applica i buoni e vecchi metodi e ha suscitato contro il Presidente al-Assad le voci sulle armi chimiche.

    In collaborazione con l’MI6 britannico, Rhodes riuscì ad imporre come principale fonte di informazione per le agenzie di stampa occidentali una struttura fantasma: l’Osservatorio siriano per i diritti umani (OSDH). I media non hanno mai messo in dubbio la credibilità di questa firma, anche se le sue affermazioni sono state negate dagli osservatori della Lega Araba e da quelli delle Nazioni Unite. Meglio, questa struttura fantasma, che non ha né una sede, né personale, né esperienza, è diventata anche la fonte di informazione delle cancellerie europee dal quando la Casa Bianca le ha convinte a ritirare il loro personale diplomatico dalla Siria.

    In attesa della diretta, il corrispondente di al-Jazeera Khaled Abou Saleh telefona alla sua redazione. Pretende che Bab Amr sia bombardata e organizza gli effetti sonori. Il signor Abu Saleh è stato ospite d’onore di Francois Hollande alla 3° Conferenza degli Amici della Siria.

    Ben Rhodes ha organizzato anche degli spettacoli per i giornalisti in cerca di emozioni. Due operatori turistici furono istituiti, uno nell’ufficio del primo ministro turco Erdogan e il secondo presso l’ex primo ministro libanese Fouad Siniora. I giornalisti che lo volevano, venivano invitati a entrare illegalmente in Siria con i contrabbandieri. Si offriva un viaggio di mesi dal confine con la Turchia a un villaggio fasullo posto in montagna. Si poteva fare un servizio fotografico con dei “rivoluzionari” e “condividere la vita dei combattenti”. Poi, per i più sportivi, era possibile dal confine con il Libano, visitare l’Emirato Islamico di Bab Amr.

    Assai stranamente, molti giornalisti hanno osservato loro stessi le enormi falsificazioni, ma non arrivarono ad alcuna conclusione. Così, un famoso fotoreporter aveva ripreso i “rivoluzionari” di Bab Amr bruciare pneumatici per rilasciare fumo nero e far credere a un bombardamento del quartiere. Immagini che fece mandare in onda su Channel4 [10], ma continuò a sostenere di esser stato testimone del bombardamento di Bab Amr narrato dall’Osservatorio siriano dei diritti dell’uomo.

    O ancora, il New York Times ha osservato che le foto e i video inviati dal servizio stampa dell’esercito libero siriano, e che mostrano valorosi combattenti, erano delle messe in scena [11]. Le armi erano in realtà delle riproduzioni, dei giocattoli per bambini. Il giornale ha comunque continuato a credere nell’esistenza di un esercito di disertori di quasi 100.000 uomini.

    Lettura di una dichiarazione dell’esercito libero siriano. Gli orgogliosi “disertori” sono comparse che imbracciano armi finte.

    Secondo uno schema classico, i giornalisti preferiscono mentire che ammettere di esser stati manipolati. Una volta ingannati, partecipano così consapevolmente alla diffusione delle menzogne che hanno scoperto. La questione è se anche voi, lettori di questo articolo, preferite chiudere gli occhi o se decidete di sostenere il popolo siriano contro l’aggressione dei Contras.
    Thierry Meyssan

    Fonte
    El-Akhbar (Algérie)



    Chi combatte in Siria? | Infopal

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  2. #2
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    Predefinito Re: Chi combatte in Siria?

    ECCO CHI COMBATTE IN SIRIA






    Una fatwa salafita per poter uccidere donne e bambini Alawiti



    Intervistatore:
    È lecito uccidere gli Alawiti,
    le loro donne e i loro bambini, in ritorsione alle loro azioni?

    Muhammad Badi’ Moussa:
    Sì, fratello mio. Abbiamo emesso un comunicato per gli Alawiti, in cui
    abbiamo dato loro un avvertimento forte, che può essere l’ultimo.

    I nostri fratelli dell’Esercito Libero Siriano hanno interrogato gli studiosi in esilio chiedendo il permesso di poter assaltare i villaggi Alawiti come Zahra, Eqrima e Nuzha che si trovano nella periferia di Homs. [...]

    I nostri fratelli dell’Esercito Libero Siriano hanno chiesto a diversi sceicchi e studiosi per una fatwa se fossero autorizzati a uccidere [Alawiti] donne e bambini, così come loro stanno uccidendo le nostre donne e i nostri bambini.

    I cecchini stanno arrivando dalle periferie Alawite dove sono detenute
    le donne musulmane che sono state violentate e rapite.

    Tutti gli studiosi, hanno detto: abbiate un pò di pazienza. Essi devono essere avvertiti prima. Noi non vogliamo far esplodere una guerra civile-settaria in Siria [...]…

    “[Gli Alawiti] sanno di essere una minoranza nel nostro paese,
    e che tutte le sette li odiano e vogliono sbarazzarsi di loro.
    Non è nei loro (delle sette) migliori interessi seguire il regime.” [...]

    *

    Interviewer: “Is it permissible to kill ‘Alawites — their women and their children — in retaliation for their actions?”
    Muhammad Badi’ Moussa: “Yes, my brother. We have issued a communiqué to the ‘Alawites, in which we gave them a strong warning, which may be the last.

    “Our brothers in the Free Syrian Army sent queries to scholars in exile, asking whether they were allowed to raid ‘Alawite villages, like the Zahra, Eqrima, and Nuzha suburbs of Homs. [...]

    “Our brothers in the Free Syrian Army asked several sheikhs and scholars for a fatwa on whether they are allowed to kill ['Alawite] women and children, just as they are killing our women and children.

    “The snipers are coming from the ‘Alawite suburbs, and the free Muslim women who were raped and kidnapped are being held in ‘Alawite suburbs.

    “All the scholars said: Have a little patience. They must be warned first. We don’t want a civil, sectarian war to rage in Syria. [...]

    “[The 'Alawites] know that they are a minority in our country, and that all the sects hate them and want to get rid of them. It is not in their best interest to follow the regime.” [...]

    *

    Fonte originale:
    MEMRI: Syrian Cleric Sheik Muhammad Badi' Moussa: We Ruled It Is Permissible to Kill 'Alawite Women and Children, but Advised the Free Syrian Army to Warn 'Alawites before Raiding Their Villages

    Video con sottotitoli italiani a cura di Ryuzakero
    Ratti FSA chiedono permesso di uccidere donne e bambini Alawiti + minaccia genocidio - YouTube




    Una fatwa salafita per poter uccidere donne e bambini Alawiti (Video sottotitoli italiano) « Syrian Free Press
    "Non discutere mai con un idiota: ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienza" (firma valida per tutte le stagioni)

  3. #3
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    Predefinito Re: Chi combatte in Siria?

    Altra roba silenziata dai masss media, l'importante sono le olimpiadi, ma che andassero a pomodori.
    CON LA PALESTINA likes this.
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  4. #4
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    Predefinito Re: Chi combatte in Siria?

    La guerra per procura della CIA in Siria e la “sinistra” pro-imperialista



    di Alex Lantier - 06/08/2012

    Fonte: aurorasito





    I rapporti secondo cui l’intelligence statunitense fornisce assistenza segreta alle milizie “ribelli” in Siria, segnano l’ultima fase di una crescente campagna degli Stati Uniti per una vera e propria occupazione del paese.
    Ieri, mentre comparivano dei video che mostrano i “ribelli” siriani che effettuano esecuzioni di massa di soldati catturati ad Aleppo, veniva riferito che il presidente statunitense Barack Obama ha firmato un ordine, all’inizio di quest’anno, che autorizza l’intelligence degli Stati Uniti ad aiutare le forze anti-Assad. Washington sta anche aiutando a distribuire armi e denaro donati dai suoi alleati di destra del Medio Oriente, Turchia, Arabia Saudita e Qatar.
    Queste potenze non stanno conducendo una lotta per la democrazia, come parte della “primavera araba”, l’ondata di insurrezioni rivoluzionarie della classe operaia che ha rovesciato i dittatori filo-USA in Tunisia e in Egitto l’anno scorso, e terrorizzato Washington e i suoi alleati in Medio Oriente. Stanno combattendo una guerra reazionaria per cacciare il presidente siriano Bashar al-Assad e installare un regime fantoccio pro-USA a Damasco.
    Washington ha creato un “centro nevralgico” della rivolta siriana ad Adana, in Turchia, il sito della Incirlik Air Base, una grande installazione militare e di intelligence degli Stati Uniti, a soli 60 miglia a nord del confine siriano.Questa regione del sud della Turchia è, oggi, un punto di transito fondamentale per armi e combattenti stranieri filo-USA che vanno a combattere in Siria.
    I “ribelli” siriani in gran parte agiscono su istruzioni operative di Washington. Le forze statunitensi comunicano regolarmente attraverso i loro alleati con le forze “ribelli” all’interno della Siria, fornendogli relazioni sui movimenti delle truppe siriane, guidandoli sul terreno.
    Combattenti islamisti si stanno riversando da tutto il Medio Oriente per la battaglia in Siria, anche dall’Afghanistan e dall’Iraq occupati, islamisti del regime fantoccio degli USA in Libia, così come da Algeria, Cecenia e Pakistan. Ex ufficiali delle Operazioni Speciali statunitensi hanno dichiarato alla stampa che molti di costoro arrivano in Siria con l’aiuto di al-Qaida, che fa affidamento sui servizi di “trafficanti, alcuni ideologicamente allineati, altri motivati dal denaro.”
    Nel mondo orwelliano dei media statunitensi, nessun tentativo viene fatto per conciliare le pretese di Washington, che occupa l’Afghanistan semplicemente per condurre una “guerra al terrore” contro al-Qaida, con la sua alleanza de facto con al-Qaida in Siria.
    Le rassicurazioni di Obama, secondo cui gli Stati Uniti forniscono solo “assistenza non letale” alle forze anti-Assad, sono una cinica menzogna. Gli Stati Uniti stanno conducendo una brutale guerra civile per procura, che è già costata decine di migliaia di vite e centinaia di migliaia di sfollati.
    Il suo obiettivo è installare un regime fantoccio degli Stati Uniti a Damasco, per isolare e preparare la guerra contro l’Iran, rimuovendo un potenziale nemico di Israele, e far avanzare una più ampia agenda di dominio completo del Medio Oriente, da parte dell’imperialismo degli Stati Uniti. Questo programma, perseguito nel corso di un decennio di guerre degli Stati Uniti in Iraq e in Afghanistan, e che si è intensificato dopo le sollevazioni di massa dello scorso anno in Nord Africa, e con le guerre in Libia e Siria, è profondamente impopolare presso la classe operaia degli Stati Uniti e internazionale.
    Il sostegno occulto di Washington ai “ribelli” siriani mette a nudo il ruolo pro-imperialista dei gruppi di pseudo-sinistra, come l’International Socialist Organization (ISO) negli Stati Uniti, il Socialist Workers Party (SWP) in Gran Bretagna e il Nuovo Partito Anti-capitalista (NPA) in Francia, che hanno promosso la guerra in Siria. I loro “sinistrismo” ammonta a niente altro che dare giustificazioni da “sinistra” ai crimini dell’imperialismo statunitense ed europeo.
    L’ISO dichiara apertamente il suo sostegno all’intervento. In un articolo nella loro pubblicazione Socialist Worker, Yusuf Khalil e Lee Sustar scrivono: “Il ruolo crescente della lotta armata solleva la questione se accettare o meno le armi e il sostegno dall’Occidente … Mentre molti nel movimento rivoluzionario siriano si oppongono agli USA e all’intervento occidentale, prenderanno ogni aiuto che possano ottenere.”
    Tali argomenti, senza analizzare le forze indicate come “rivoluzionarie”, sono incredibilmente cinici. Da quando la CIA, il fondamentalismo islamico e i vertici dell’esercito turco sono diventati forze di liberazione? Scrivendo in questo modo, l’ISO rende chiaro che parla da fazione pro-imperialista della “sinistra” piccolo-borghese. I suoi tentativi di porsi come organizzazione di sinistra scadono nell’assurdo. La principale preoccupazione che solleva, riguardo l’intervento statunitense in Siria, è che il “sostegno degli Stati Uniti sarà volto a promuovere la loro gente, e a marginalizzare gli altri, anche se questo significa frammentare le forze rivoluzionarie“.
    Di quali “forze rivoluzionarie” sta parlando Sustar? Si tratta di una accolita di milizie tra cui “gente” della CIA, come li chiama, vari operativi di al-Qaida e di quei derelitti della società siriana che queste forze hanno attirato. Nel tentativo di nascondere il carattere reazionario di queste forze sotto il manto della rivoluzione, Sustar semplicemente agisce come uno degli operatori dal linguaggio più di sinistra del Dipartimento di Stato. Sustar continua a lodare l’ISO “dai principi anti-imperialisti, che riesce a camminare e masticare una gomma allo stesso tempo, sostenendo le rivoluzioni in Libia e in Siria contro i regimi dittatoriali, mentre allo stesso tempo, si oppone all’intervento degli USA e dei loro alleati imperialisti“. Questo commento bacato va al cuore della politica dell’ISO e dell’intera pseudo-sinistra piccolo-borghese. Per Sustar, l’ISO è in grado di “camminare e masticare chewing-gum“, perché sostiene le guerre imperialiste mentre allo stesso tempo ha atteggiamenti di “sinistra”.
    L’orientamento di classe di un’organizzazione, trova sempre la sua massima espressione nella sua politica internazionale. In Siria, l’ISO e la sua internazionale di co-pensatori non sono niente meno che agenzie politiche dell’imperialismo.

    fonte: WSWS

    Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora



    http://www.ariannaeditrice.it/artico...articolo=43791

  5. #5
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    Predefinito Re: Chi combatte in Siria?

    "Non discutere mai con un idiota: ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienza" (firma valida per tutte le stagioni)

  6. #6
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    Predefinito Re: Chi combatte in Siria?

    Date un pò un'occhiata a questa cartina della Siria post-Assad, mi ricorda simili idee proposte nel recente passato anche per l'Iraq e la Libia


    "Non discutere mai con un idiota: ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienza" (firma valida per tutte le stagioni)

  7. #7
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    Predefinito Rif: Re: Chi combatte in Siria?


 

 

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