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Discussione: L'altare del Passato

  1. #1
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    Predefinito L'altare del Passato

    L’altare del passato
    Considerazioni intorno alla “ricchezza”

    di Florian


    Mi capita sempre più spesso di fare questione con persone che a vario titolo si definiscono “di destra”. Berlusconiani, liberisti, fascisti… A tal punto da indurmi a pensare che se questa è la destra - e questa è indubbiamente la destra che si incontra, almeno sui fora – il sottoscritto con questa destra ha chiuso. Troppe differenze di cultura, mentalità, stile. Ma non abbastanza da causarmi una crisi d’identità. La destra sono io, mi dico dopo il momento di sconforto, chi si fa passare per tale… non so.

    E' inutile girarci intorno, ma fintanto che la destra qualificherà la ricchezza e lo status sociale nei termini materiali secondo una logica liberale anziché conservatrice, ebbene io avrò da ridire con questa destra. Finché si baderà alla costruzione di un semplice fronte “antiprogressista”, andando dietro qualunque campione dell’"antistatalismo" liberista e capitalista, io avrò difficoltà ad identificarmi con questa destra. Ma pollice verso anche per quei nicciani che in onore di una pretesa identità nazionale si nascondono dietro un biologismo razzista che dietro di sé ha molto di illuminista e pagano, e nulla, al fondo, di cristiano. D’altronde, è necessario fare i conti con la realtà. E' inutile citare contro visioni tanto contraffatte, quali numi tutelari di una Vera Destra, gli esempi di un Metternich, un Disraeli, un Bismarck, o magari di un Prezzolini. Immagini di un passato remoto, sono divenute ormai insignificanti, figure di una tradizione interrottasi, che ha perduto vitalità e forse ragion d'essere. Al tempo stesso, proclamarsi di destra perché si reputa la condanna a morte di Maria Antonietta un crimine, come di recente ha ricordato da par suo un intellettuale rigoroso come Franco Cardini, è politicamente un non-senso. Proporre invece una supertassa agli straricchi, che agli ultras post '89 sarebbe andato, non bene, benissimo, acquista sì un senso, però “di sinistra”.

    Già, la sinistra. Chi scrive si è “scoperto” conservatore solo una volta messo di fronte alla promiscuità fricchettona, ad un lassismo morale che ha caratterizzato e caratterizza ancora la parte più militante della base radical-comunista. Tuttavia poco importa sottolineare oggi il tuo “no” ai matrimoni gay, così di moda nel dibattito politico odierno. In fondo certe esagerazioni coinvolgono solo una minima parte dell'elettorato progressista, con buona pace di quegli integralisti cattolici che, pur di non venir meno a “principi non negoziabili”, si adattano alle frequentazioni più indecenti dei politici più impresentabili. Il relativismo morale dei progressisti su vita, famiglia ed educazione è indigeribile per qualunque conservatore, tuttavia non è soltanto la sinistra a “lasciar fare” all’istinto individualista. C’è infatti un lassismo di destra non meno pericoloso, che personalmente non riuscirò mai ad accettare, che riguarda i darwinisti sociali, abituati a guardare il mondo dall'alto della loro insignificanza, ma col portafoglio sufficientemente pieno da convincersi pur sempre di essere qualcuno. Questi superficiali arroganti, annoiati e cazzari, che si godono la “bellavita” ridendo apertamente delle disgrazie altrui, li disprezzo profondamente. Il loro nichilismo superficiale mi indigna. E il pensiero di aver investito tempo, fatica, ideali in qualcosa di totalmente diverso dalle migliori aspettative mi assale. Mentre si materializza l'immagine di una modernità che come una frana travolge tutto e tutti e dalla quale non è più possibile sottrarsi.


    * * *

    Tu dici trent'anni e anche il mio orologio segna suppergiù la stessa data. C'è stato un momento in cui i parametri, giusti o sbagliati che fossero, si sono ribaltati. A quel punto non bastava più essere considerati dei "signori" per essere riveriti e/o rispettati, ma bisognava essere innanzitutto “ricchi”. Chi è ricco è chi non lo è? Un tempo ormai remoto la ricchezza arrideva ai “signori”. Ed era una ricchezza che si valutava in terreni, in educazione, in tradizione. Chi aveva un passato era ricco, poveri erano, in senso lato, i “figli di nessuno”. Il "signore" è stato colui che possedeva qualcosa di immateriale che lo poneva di fatto al di sopra di altri, magari anche maggiormente provvisti di moneta sonante. Ma non tutte le monete avevano egual valore. Quelle che si accompagnavano ad una tradizione ereditaria erano più autorevoli o sembravano essere tali. Per essere considerati dei “signori”, anche se non si apparteneva alla nobiltà, bisognava avere un certo ruolo sociale, un'educazione che si imparava prima che a scuola in famiglia, e che per questo ti segnava per tutta la vita.

    Ad un certo punto scopri che questo universo non esiste più, che persino chi ti è prossimo se ne allontana, si scrolla di dosso questi orpelli barocchi, forse perché si accorge prima di te che non gli servono più. Gli sono anzi d’impiccio. Diventa come gli altri, bada ad arricchirsi, preferisce la compagnia di chi ha rispetto a quella di chi è. Penso a delle persone con le quali sono cresciuto insieme e che pur venendo su dallo stesso ceppo familiare hanno acquisito una forma mentis del tutto diversa dalla mia, forse perché diversamente da me non hanno ereditato una casa, non hanno avuto un passato a cui sentirsi intimamente legati, né delle tradizioni da difendere. Tutto ciò può apparire pretestuoso o sciocco, eppure io lo sento naturale e vero. Quando viene meno l'ereditarietà finisce tutto: questa è la vera, unica, ragione del conservatorismo, che non è mai venuta meno. Noi siamo quello che ereditiamo, non quello che diventiamo, anche se è per quest'ultimo aspetto che veniamo adesso giudicati. La decadenza è un mondo senza radici, di case senza tradizione e di tradizioni senza case. La casa è infatti quanto di più importante abbiamo, anche se di questi tempi fanno di tutto per separarci da essa, con la tassazione, il lavoro, o un confuso ideale di libertà. Perché la logica del denaro su cui si basa questo mondo moderno è l'antitesi della tradizione. Predilige gli sradicati, i nomadi, chi è capace di reinventarsi continuamente. Gli ultimi saranno alla fine premiati.


    * * *

    Tuttavia, com’è vero che non si può più ripulire una casa quando si è al di fuori di essa, è altrettanto vero che se si resta all’interno di una casa si è di fatto separati dalla strada, che è il mondo. Il conservatore non è uomo di mondo. Pochi viaggi, rare vacanze, è abituato a godere dei frutti del proprio giardino. Ma esiste ancora un conservatore siffatto? Io dico di no. I “nuovi conservatori”, gli unici di cui è lecito riconoscere le sembianze, sono soltanto i vecchi liberali con un vestito diverso. Più “nazionale” e, talvolta, “populista”. Ma gratta la superficie e trovi l’antica sostanza: elogio di un sistema che si fonda sulla libera intrapresa dell'individuo, che protegge i diritti sacri dell'individuo, che rubrica ogni tradizione a superstizione, la religione a fantasia, i legami a qualcosa da sciogliere immediatamente per acquisire una sana, autentica, libertà. E questo sarebbe “conservatorismo”? Giammai, dicono loro stessi quando vengono punti sul vivo. I più audaci del gruppo azzardano: il nostro è solo un liberal-conservatorismo, ovvero un neo-conservatorismo, ovviamente anni luce distante dal vecchio. E a tutto ciò di cadaverico che sopravvive dell’Antico Regime. Tant'è vero che se affronti con loro la questione di petto, imbastendo “da destra” una critica puntuale della modernità capitalista, si viene facilmente denunciati come "assolutisti", difensori della "servitù della gleba", apologeti di un mondo in cui si viveva alfine poco e male. O additati, perfino, a “comunisti”. Quel comunismo, che per anni si è inteso realizzare la modernità, avanguardia di un processo storico anti-tradizionalista e anti-feudale, oltre che anti-borghese, e che oggi attraverso le lenti dei suoi rivali liberali assume i tratti di un sistema arretrato, quasi premoderno. Tant’è che in ultima analisi lo stesso Marx, in bocca ad alcuni suoi più recenti detrattori, ci fa persino la figura del reazionario.

    Eppure le cose stanno messe in modo alquanto diverso. Senza scomodare Marx, ma solo i suoi più recenti discepoli, notiamo invece che un “certo” comunismo si è nei fatti realizzato e gode di ottima salute, non solo in Cina, ma soprattutto in Occidente. Dove la cultura che ha preso piede è quella sedimentata nelle aule della “new left” sessantottina. Da Hillary Clinton, giovane "radical" per i diritti civili ed oggi Segretario di Stato USA, allo stesso Presidente americano Barack Obama, erede di Martin Luther King e di Malcom X, fino ai vari Joschka Fischer, Daniel Cohn-Bendit, e le Emma Bonino di casa nostra, tutti con un passato extraparlamentare alle spalle, ci si rende conto che a detenere il potere di oggi sono quelli che protestavano contro il potere di ieri. Che il comunismo occidentale, fondamentalmente libertario, ha finito con l’imporsi come un "liberalismo nuovo", che con quello "vecchio" condivide praticamente solo il nome. Il politically correct, l'antiautoritarismo, il femminismo, l'omosessualismo, il buddismo e la new age, sono tutti figli realizzati di questo comunismo anarchico, nato per combattere la borghesia nella sua duplice veste liberale e socialista. “Meno Stato e più mercato” era infatti un motto che gli hippies non disdegnavano gridare quando un tempo pure i conservatori “a la Nixon” si vantavano di essere keynesiani. Cosicché uno Steve Jobs è riuscito nella mirabile impresa di affratellare una destra e una sinistra completamente ridisegnate da risultare complementari. E ai libertari, in questo mondo "culturally left and economically right" che hanno forgiato a propria immagine e somiglianza, spetta il ruolo di perdenti di successo. Lavorano per anni sotto traccia, ma le loro idee si affermano alla distanza sbocciando laddove meno te l'aspetti.


    * * *

    Il conservatorismo un tempo si chiamava anche "paternalismo". Nonostante sia questa una tradizione estinta ormai da decenni, confermo di guardare nostalgicamente ad essa come riferimento ideale. Il paternalismo è un sistema che arrogava ad alcuni il diritto/dovere di prendersi cura dei più svantaggiati in virtù di uno status sociale superiore. Noblesse oblige. A chi è parso tanto scandaloso che dovesse esistere una noblesse è importato poco che alla fine scomparisse anche l' oblige. Ed ecco fatto, in questo mondo di eguali non c'è più motivo di essere compassionevoli con chi non ce la fa.

    La memoria corre all’infanzia, immagini di una casa con tante stanze, abitata da uomini, donne e antenati in forma di statua, in cui l’anziana cameriera, da tempo parte integrante della famiglia, godeva dello status di persona più amata e rispettata. Chi confonde il paternalismo con propositi di superiorità o arroganza non ha capito nulla. O forse è in malafede. Una volta, quando si era alle scuole medie, e la maestra chiese chi di noi volesse occuparsi di seguire nello studio due ragazzi che rischiavano la bocciatura, nessuno si offrì volontario, tranne il sottoscritto. Dopo la scuola sarebbero venuti a casa e mia madre li avrebbe aiutati come faceva con tutti senza distinzione alcuna. Ciò che sembrò a me naturale e doveroso, parve ad altri una "stupidaggine"... perché aiutare quei due ragazzacci? perché mettersi in mezzo? Così ragionavano i miei coetanei del "ceto medio", non c'era ragione di fare una "buona azione", così come di lì a poco per molti non ci sarebbe stata ragione di credere ad una morale che non fosse quella del denaro. Arricchitevi e tutto verrà di conseguenza, fu il motto degli anni Ottanta e le conseguenze sono ogni giorno dinanzi ai nostri occhi. Un sistema che promette a tutti ma avvantaggia di fatto pochissimi. Quei pochissimi che non di rado sono anche i peggiori.

    In casa mia non si parlava mai di denaro perché non lo si riteneva fondamentale e anche perché se ne è sempre maneggiato poco. La nostra ricchezza stava in cose che ci differenziavano dalla massa, come potevano essere un quadro, una statua, una fotografia di qualità. Sono cresciuto con queste cose, l’Iliade e i fratelli Grimm. La “plastica” è venuta dopo, quando rifiutarla per partito preso sarebbe risultato snob. La mia infanzia è stata segnata da un'educazione umanistica piuttosto che tecnica, dalla familiarietà con l'arte, dalla religione cattolica, dal valore della famiglia e della parentela. Quelle parentele che legano generazione e generazione e ci si ritrova tutti insieme intorno ad un immenso tavolo, come si vede ormai solo in quei film indiani moderni che ironizzano sull’ostinata persistenza dell’antica tradizione. Tutte queste cose si legavano indissolubilmente e al tempo stesso ponevano una distanza verso chi ne era privo, anche se poteva contare su un conto in banca che quelli come noi si sognavano.

    La proprietà dei “signori” è una proprietà vissuta, legata a tradizioni, e sulla quale mai si sarebbe pensato di speculare. Ma è soprattutto un passato da conservare gelosamente e che conferisce senso al nostro essere. Il disprezzo di classe, l'arroganza e la durezza d'animo, sono patrimonio dei nuovi arrivati, dei "nuovi ricchi", della mediocritas di un ceto medio “radicale” che nel mondo nuovo ha preso il sopravvento su quanto restava ancora intatto di “conservatore”.
    Ultima modifica di Florian; 23-07-12 alle 19:18
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  2. #2
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    Predefinito Re: L'altare del Passato

    ci sono cose che condivido e cose che non condivido affatto ma tanto di cappello a Florian...
    un vero scrittore, ti vedrei benissimo a scrivere degli editoriali per qualche giornale importante
    Spero che raccoglierai questo materiale perchè è scritto e presentato in modo notevole e si sente che c'è del vissuto, che hai dentro una rabbia

    la parte che mi è piaciuta moltissimo èche noi siamo cio' che ereditiamo e che questa è la vera tradizione, anche se dimentichi che chi la casa non l'ha erdeitata (come me) deve tirarsi il collo per comprarne una, ma il principio' dell'ereditarietà è giusto, io mi dico sempre fiero di lasciare la mia casa a mio figlio

    La parte dei neoconservatori ormai liberali rifatti e poplisti non è del tuto sbagliata, la società cambia in peggio e anche i conservatori purtroppo si adattano e in peggio

    Si direbbe che Florian stia cambiando pelle, si stia dando una conspevolezza nuova, non so da dove gli viene questo astio verso chi i soldini ce li ha, ma è vero che vedere gente che ha accumulato i soldi in modo disonesto fa incavolare

    In ogni caso trovo forza e molta consapevolezza in cio' che dice e questo merita rispetto
    Ultima modifica di FrancoAntonio; 23-07-12 alle 19:56

  3. #3
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    Predefinito Re: L'altare del Passato

    Citazione Originariamente Scritto da Candido Visualizza Messaggio
    ci sono cose che condivido e cose che non condivido affatto ma tanto di cappello a Florian...
    un vero scrittore, ti vedrei benissimo a scrivere degli editoriali per qualche giornale importante
    Spero che raccoglierai questo materiale perchè è scritto e presentato in modo notevole e si sente che c'è del vissuto, che hai dentro una rabbia

    la parte che mi è piaciuta moltissimo èche noi siamo cio' che ereditiamo e che questa è la vera tradizione, anche se dimentichi che chi la casa non l'ha erdeitata (come me) deve tirarsi il collo per comprarne una, ma il principio' dell'ereditarietà è giusto, io mi dico sempre fiero di lasciare la mia casa a mio figlio

    La parte dei neoconservatori ormai liberali rifatti e poplisti non è del tuto sbagliata, la società cambia in peggio e anche i conservatori purtroppo si adattano e in peggio

    Si direbbe che Florian stia cambiando pelle, si stia dando una conspevolezza nuova, non so da dove gli viene questo astio verso chi i soldini ce li ha, ma è vero che vedere gente che ha accumulato i soldi in modo disonesto fa incavolare

    In ogni caso trovo forza e molta consapevolezza in cio' che dice e questo merita rispetto
    Grazie Candido. Non sono contro la ricchezza materiale, per quanto la consideri di un rango ben diverso da una ricchezza che ti deriva dal conservare un passato. Io sono essenzialmente contro l'ostentazione della ricchezza, contro un sistema che ti giudica per il tuo conto in banca. Io che ho avuto la fortuna di vivere uno scampolo di un'età diversa ricordo come l'approccio fra le persone fosse molto diverso. C'era una diversa consapevolezza di cosa fosse valido e cosa no.
    SADNESS IS REBELLION

  4. #4
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    Predefinito Re: L'altare del Passato

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Grazie Candido. Non sono contro la ricchezza materiale, per quanto la consideri di un rango ben diverso da una ricchezza che ti deriva dal conservare un passato. Io sono essenzialmente contro l'ostentazione della ricchezza, contro un sistema che ti giudica per il tuo conto in banca. Io che ho avuto la fortuna di vivere uno scampolo di un'età diversa ricordo come l'approccio fra le persone fosse molto diverso. C'era una diversa consapevolezza di cosa fosse valido e cosa no.
    sai una cosa, due anni fa, dopo una settimana nell'Olanda profonda a girare in bici per le cittadine, a visitare le chiese calviniste, a vedere come tutti non usano le tende alle finestre perchè per tradizione la casa non deve nascondere nulla e tutti devono potervici guardare dentro, a sentire gli olandesi dire che il denaro era una grazia del Cielo ma che non doveva essere ostentato con arroganza perchè appunto dono di Dio e che quindi andava usato per fare del bene, per creare sviluppo, lavoro per la comunità, migliorare la vita propria e altrui, ebbi una specie di crisi filocalvinista, ora ho un po' accantonato questi aspetti ma in effetti non hai torto

    Il difetto dell'Italia è l'individualismo sfrenato che contrasta con il gusto di appartenere a una tribu' e rispettarne le regole, anche quelle non scritte, di comprtarsi in modo corretto e lasciare sempre la porta aperta a chi sta dietro di te, di non approfittare perchè ognuno ha diritto alla sua parte, ricco o povero, cosa che si ritrova ancora nei popoli nordici
    Ultima modifica di FrancoAntonio; 23-07-12 alle 20:16

  5. #5
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    Predefinito Re: L'altare del Passato

    Citazione Originariamente Scritto da Candido Visualizza Messaggio
    sai una cosa, due anni fa, dopo una settimana nell'Olanda profonda a girare in bici per le cittadine, a visitare le chiese calviniste, a vedere come tutti non usano le tende alle finestre perchè per tradizione la casa non deve nascondere nulla e tutti devono potervici guardare dentro, a sentire gli olandesi dire che il denaro era una grazia del Cielo ma che non doveva essere ostentato con arroganza perchè appunto dono di Dio e che quindi andava usato per fare del bene, per creare sviluppo, lavoro per la comunità, migliorare la vita propria e altrui, ebbi una specie di crisi filocalvinista, ora ho un po' accantonato questi aspetti ma in effetti non hai torto

    Il difetto dell'Italia è l'individualismo sfrenato che contrasta con il gusto di appartenere a una tribu' e rispettarne le regole, anche quelle non scritte, di comprtarsi in modo corretto e lasciare sempre la porta aperta a chi sta dietro di te, di non approfittare perchè ognuno ha diritto alla sua parte, ricco o povero, cosa che si ritrova ancora nei popoli nordici

    Sai Candido, noi abbiamo avuto da ridire in passato un'infinità di volte, soprattutto su Berlusconi. Ma io ho sempre pensato, ed oggi ne ho avuto la conferma, che sulle questioni fondamentali tu fossi conservatore come me. Del resto anche tu sei stato per me prezioso in quanto mi hai fatto scoprire la monarchia ed avvicinato ad un conservatorismo italiano del dopoguerra che tre-quattro anni fa io conoscevo molto poco, ma che poi ho scoperto essere molto più importante per il mio passato che altre figure d'importazione.

    Sai, adesso penso con nostalgia a quando questo posto era frequentato da tanti altri cari ragazzi che come noi potevano difendere in quanto erano in grado di ricordare... Penso al caro Gilbert, a Sollus, a Codino, anche a Carlo Martello che era un po' estremo ma non a tal punto da non intendersi sulle cose fondamentali.

    Conservatori sono coloro che ricordano, che sanno che è esistito un mondo migliore di questo. Il fatto che tu abbia apprezzato quanto io ho scritto sull'ereditarietà è la dimostrazione che apparteniamo alla stessa "razza spirituale" che ci fa godere alla vista di uno stemma araldico o di una magione principesca senza essere per questo nobili. Ma solo persone capaci di apprezzare ciò che è bello in quanto elevato, perchè siamo stati educati in tal senso. Tu esalti la buona educazione come me, l'importanza della famiglia, il sentimento religioso... io aggiungerei l'operato sociale, di chi si sente in dovere di non trattenere unicamente per sè i frutti del proprio lavoro e il ritratto del buon conservatore è completo!

    Ciao
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  6. #6
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    Predefinito Re: L'altare del Passato

    Quello che cerchiamo di fare, Florian, è estendere la possibilità a tutti di un innalzamento "interiore". Perché devi riconoscere che se sei nato in una famiglia attenta alla qualità fotografica con tante stanze non hai avuto in questo un tuo merito, ma si è trattato solamente di "fortuna". Immagina se, con il tuo carattere e le tue aspirazioni, fossi nato in una famiglia diversa. Dobbiamo metterci in questa situazione, mi sembra tra l'altro anche la conclusione logica obbligata della tua contestazione al rampantismo economico.
    Per questo non possiamo essere paternalisti né liberisti, ma progressisti. E per questo i progressisti non possono essere né paternalisti né liberisti.
    Perché l'unico tipo di rapporto che riusciva a concepire era di tipo feudale. Non aveva la minima idea di cosa fosse il cameratismo al quale anelava l'anima. (E. M. Forster)



  7. #7
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    Predefinito Re: L'altare del Passato

    Citazione Originariamente Scritto da Monsieur Visualizza Messaggio
    Quello che cerchiamo di fare, Florian, è estendere la possibilità a tutti di un innalzamento "interiore". Perché devi riconoscere che se sei nato in una famiglia attenta alla qualità fotografica con tante stanze non hai avuto in questo un tuo merito, ma si è trattato solamente di "fortuna". Immagina se, con il tuo carattere e le tue aspirazioni, fossi nato in una famiglia diversa. Dobbiamo metterci in questa situazione, mi sembra tra l'altro anche la conclusione logica obbligata della tua contestazione al rampantismo economico.
    Per questo non possiamo essere paternalisti né liberisti, ma progressisti. E per questo i progressisti non possono essere né paternalisti né liberisti.

    Caro Monsier, far sì che tutte le persone possano elevarsi sul piano materiale come spirituale è cosa buona e giusta. Però ci sono aspetti della natura umana che restano immutati e questi si ereditano. Alla fine, nonostante gli sforzi che uno fa nella vita scopre che la radice del proprio essere è rimasta la stessa, immutata. Da questo punto di vista non c'è differenza tra liberali di destra o di sinistra, sono entrambi "progressisti", ovvero credono in un "progresso" non solo economico ma della natura umana in sè. A questa visione si oppone quella conservatrice che ritiene nessun progresso sia possibile e che l'uomo rimanga fondamentalmente identico a se stesso dalla culla alla tomba.

    Prezzolini sottolineava come l'istinto di conservazione avesse a che fare con la biologia e citava Monod:

    "Tutto il sistema (riproduttivo) è interamente e profondamente conservatore, chiuso su se stesso, e assolutamente incapace di ricevere un'istruzione qualsiasi dal mondo esterno... Grazie alla perfezione conservatrice dell'apparato replicativo, ogni mutazione, individualmente, costituisce un avvenimento molto raro... Soltanto il caso è all'origine di ogni novità, di ogni creazione nella biosfera. Il caso puro, il solo caso, libertà assoluta ma cieca, alla radice del prodigioso edificio dell'evoluzione..."

    E, citato Monod, Prezzolini concludeva:

    Appena una mutazione appare e riesce ad affermarsi, come specie, continua a perpetuarsi sempreidentica. La regola universale della vita non è dunque la evoluzione; è la conservazione. La conservazione è la regola; il cambiamento è l'eccezione: anzi è considerato dai biologi un "errore".

    (G. Prezzolini, Manifesto dei conservatori)
    Ultima modifica di Florian; 24-07-12 alle 07:50
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  8. #8
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    Predefinito Re: L'altare del Passato

    Citazione Originariamente Scritto da Candido Visualizza Messaggio
    ci sono cose che condivido e cose che non condivido affatto ma tanto di cappello a Florian...
    un vero scrittore, ti vedrei benissimo a scrivere degli editoriali per qualche giornale importante
    Spero che raccoglierai questo materiale perchè è scritto e presentato in modo notevole e si sente che c'è del vissuto, che hai dentro una rabbia

    la parte che mi è piaciuta moltissimo èche noi siamo cio' che ereditiamo e che questa è la vera tradizione, anche se dimentichi che chi la casa non l'ha erdeitata (come me) deve tirarsi il collo per comprarne una, ma il principio' dell'ereditarietà è giusto, io mi dico sempre fiero di lasciare la mia casa a mio figlio

    La parte dei neoconservatori ormai liberali rifatti e poplisti non è del tuto sbagliata, la società cambia in peggio e anche i conservatori purtroppo si adattano e in peggio

    Si direbbe che Florian stia cambiando pelle, si stia dando una conspevolezza nuova, non so da dove gli viene questo astio verso chi i soldini ce li ha, ma è vero che vedere gente che ha accumulato i soldi in modo disonesto fa incavolare

    In ogni caso trovo forza e molta consapevolezza in cio' che dice e questo merita rispetto
    Sono d'accordo con Candido, specie sulla qualità del materiale, forma e contenuto.
    Detto questo se riconosco la qualità non è che sono per forza d'accordo.

    La parte più debole è questa:
    Da Hillary Clinton, giovane "radical" per i diritti civili ed oggi Segretario di Stato USA, allo stesso Presidente americano Barack Obama, erede di Martin Luther King e di Malcom X, fino ai vari Joschka Fischer, Daniel Cohn-Bendit, e le Emma Bonino di casa nostra, tutti con un passato extraparlamentare alle spalle, ci si rende conto che a detenere il potere di oggi sono quelli che protestavano contro il potere di ieri. Che il comunismo occidentale, fondamentalmente libertario, ha finito con l’imporsi come un "liberalismo nuovo", che con quello "vecchio" condivide praticamente solo il nome. Il politically correct, l'antiautoritarismo, il femminismo, l'omosessualismo, il buddismo e la new age, sono tutti figli realizzati di questo comunismo anarchico, nato per combattere la borghesia nella sua duplice veste liberale e socialista.
    Io sono comunista e ritengo che tutta questa roba sopra elencata non c'entra un cazzo con il comunismo, e c'entra invece con il capitalismo. È il capitalismo che vuole quest'uomo nomade, senza casa, senza memoria, senza tradizione. E lo vuole perché per funzionare il capitalismo abbisogna della massima mobilità, sia fisica e che spirituale.

    Nel dopo-guerra fino al culmine del 68 il capitalismo ha dovuto affrontare una nuova ondata di critiche (l'ultima era quella degli anni 30, e si sa com'era andata a finire), e di seguito si è dovuto adeguare per non essere spazzato via. È da qui, dunque nella logica interna di adeguamento del capitalismo alla nuova contestazione, che è saltato tutto il vecchio complesso borghese-conservatore che specificava il capitalismo occidentale moderno.

    Allora si cominciò a parlare di sessualità, di spiritualità nuove e esotiche, di droghe, di nuove forme di vita, etc.

    Ma in tutto questo non c'entra il comunismo vero e proprio, perché il comunismo presuppone la distruzione non della vecchia forma di dominio borghese (che è un lato esteriore, contingente), ma il nucleo del capitalismo cioè il lavoro-astratto, la merce, il capitale, lo scambio, etc.

    Oggi è chiaro che con la distruzione del capitalismo si avrebbe una società paradossalmente più vicina a quella propiziata da Florian.
    Tutti gli impiegati del mondo hanno immaginato queste cose e le hanno sconfessate e adesso sono gli impiegati.
    Pavese

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    Predefinito Re: L'altare del Passato

    C’è infatti un lassismo di destra non meno pericoloso, che personalmente non riuscirò mai ad accettare, che riguarda i darwinisti sociali, abituati a guardare il mondo dall'alto della loro insignificanza, ma col portafoglio sufficientemente pieno da convincersi pur sempre di essere qualcuno. Questi superficiali arroganti, annoiati e cazzari, che si godono la “bellavita” ridendo apertamente delle disgrazie altrui, li disprezzo profondamente. Il loro nichilismo superficiale mi indigna.
    Su questo forum l'utente Troll è un buon esempio di questo.
    Tutti gli impiegati del mondo hanno immaginato queste cose e le hanno sconfessate e adesso sono gli impiegati.
    Pavese

  10. #10
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    Predefinito Re: L'altare del Passato

    Citazione Originariamente Scritto da Tommaso Visualizza Messaggio
    Sono d'accordo con Candido, specie sulla qualità del materiale, forma e contenuto.
    Ti ringrazio molto.

    Detto questo se riconosco la qualità non è che sono per forza d'accordo.

    La parte più debole è questa:


    Io sono comunista e ritengo che tutta questa roba sopra elencata non c'entra un cazzo con il comunismo, e c'entra invece con il capitalismo. È il capitalismo che vuole quest'uomo nomade, senza casa, senza memoria, senza tradizione. E lo vuole perché per funzionare il capitalismo abbisogna della massima mobilità, sia fisica e che spirituale.

    Nel dopo-guerra fino al culmine del 68 il capitalismo ha dovuto affrontare una nuova ondata di critiche (l'ultima era quella degli anni 30, e si sa com'era andata a finire), e di seguito si è dovuto adeguare per non essere spazzato via. È da qui, dunque nella logica interna di adeguamento del capitalismo alla nuova contestazione, che è saltato tutto il vecchio complesso borghese-conservatore che specificava il capitalismo occidentale moderno.

    Allora si cominciò a parlare di sessualità, di spiritualità nuove e esotiche, di droghe, di nuove forme di vita, etc.

    Ma in tutto questo non c'entra il comunismo vero e proprio, perché il comunismo presuppone la distruzione non della vecchia forma di dominio borghese (che è un lato esteriore, contingente), ma il nucleo del capitalismo cioè il lavoro-astratto, la merce, il capitale, lo scambio, etc.

    Oggi è chiaro che con la distruzione del capitalismo si avrebbe una società paradossalmente più vicina a quella propiziata da Florian.
    Infatti io ho scritto:

    Senza scomodare Marx, ma solo i suoi più recenti discepoli, notiamo invece che un “certo” comunismo si è nei fatti realizzato e gode di ottima salute, non solo in Cina, ma soprattutto in Occidente.

    Ho scritto: un "certo" comunismo, con tanto di virgolette, per intendere la New Left, che comunque era almeno in parte marxista.

    In tal senso mi sento di condividere la tua replica, a cui aggiungerò una piccola riflessione.

    Recentemente mi è capitato di vedere un film tedesco intitolato "Goodbye Lenin". Tale film ha dato il via alla famosa "Ostalgie", ovvero quell'affettuoso rimpianto, non privo di elementi critici, dei tedesco-orientali per il loro passato comunista. Ebbene, noi italiani siamo talmente abituati ad un certo tipo di "comunismo" (linea Rossanda-Negri-Bertinotti-Vendola, per capirci) che essere messi a contatto con spezzoni di vita della DDR di Honecker procura un certo imbarazzo. E' comunismo, quello, o piuttosto... "conservatorismo"? Ecco ciò che scrissi tempo fa al riguardo:


    L'utopia socialista dei cetrioli dello Spreewald


    di Florian


    Goodbye Lenin è la pellicola simbolo dell'Ostalgie, quel fenomeno tipico della Germania contemporanea che induce tanti ex-tedesco orientali ad interrogarsi sul processo di riunificazione con un velo di nostalgia. Nostalgia non tanto di ciò che è stato, la DDR realizzatasi nella storia, ma di ciò che poteva essere ed è stato tradito, ovvero il mito di un "socialismo umano" che la libertà occidentale ai loro occhi sembrava poter realizzare.

    E' questo un film che induce anche chi ha parteggiato per gli USA nello scontro epocale tra capitalismo e comunismo a riflettere sui risultati concreti d'una vittoria ottenuta a caro prezzo. Le immagini che ripercorrono gli eventi del '90 ci mostrano una Germania dell'Est alle prese con un balzo in avanti della civilizzazione. "Civilizzazione" agrodolce, coi colori e i loghi della globalizzazione - Coca Cola, Ikea, Burger King - che distruggono gli amati prodotti locali - come i "mitici" "cetrioli dello Spreewald" alla cui caccia muove per tutto il film il nostro protagonista. Dietro le bandiere nero-rosso-oro di Kohl e Beckenbauer ad incalzare dunque prepotente è l'internazionalismo senza patria del mercato. La Germania che vince sul campo di gioco è quella che politicamente scompare, mimetizzandosi in un McWorld anonimo e volgare.

    Godbye Lenin oltre che essere una metafora del socialismo impossibile è anche il rimpianto di una Germania perduta, che si sentiva tedesca anche dietro la soffocante propaganda sovietica. Una Germania che dietro alle storture intollerabili del muro "antifascista", del partito unico e delle menzogne grazie alle quali la burocrazia soggiogava il suo popolo, celava tuttavia il prezioso sogno di una società ancorata ai valori dell'umanesimo contro il carrierismo e la competizione assoluta. L'utopia socialista di Alex e di quei tanti comunisti dell'Est che guardarono favorevolmente alla libertà dell'Ovest sentendosene presto traditi. Forse perchè era una libertà che promuoveva un materialismo ed un isolamento sociale ignoti ad una nazione che pur si voleva ideologicamente atea e materialista. Forse perchè in quel contesto spartano vibrava più calore umano che non nello squallore nichilista dell'Occidente post-cristiano.

    Personalmente nel vedere questo film, commovente ed ironico al tempo stesso, ho provato una sensazione strana, ovvero quella di rivedere me bambino, con mia madre e i miei parenti, durante gli anni Settanta i cui colori ci riconsegna affettuosamente alla memoria questo film. Come se quell'epoca si fosse "conservata" all'Est durante il ventennio successivo, un arco di tempo in cui la marcia inarrestabile del progresso ha sembrato interessare unicamente l'Ovest, salvaguardando l'Est. Cosicchè alla mia vista, dagli interni modesti ma ben curati, alle pesanti tappezzerie, al vestiario pudico e ordinato, tutto aveva un che di familiare e di casa. Qualcosa di sano, preservatosi da un mondo esterno peccaminoso ed ostile. Anche i volti dei protagonisti risplendevano di un che di dignitoso e di onesto, qualità che non si possono comprare e che l'Occidente si era vendute per il famoso piatto di lenticchie.

    Per questi motivi non ho difficoltà a riconoscere nell'utopia socialista di Alex e di mamma Katrin anche la mia piccola utopia conservatrice, sempre più insofferente verso quanto si tende a far passar oggi sotto codesto nome. La sensazione è che dietro emblemi della propaganda comunista (il compagno, il collettivo, il partito, l'icona del Che) ci fosse una comune identità di fondo che negava al mercato, e dunque all'economia, la primazia sulle nostre vite. Comunisti e conservatori, fieri avversari durante l'epoca del Muro, condividevano tuttavia una visione che affidava alla politica la ricerca del Bene e in cui il Buono ed il Vero invece d'essere relativizzati rappresentavano le fondamenta di un sentire comunitaro.

    Sono sempre stato convinto che l'antico e nobile spirito europeo sia rimasto stritolato lungo la Guerra Fredda da due materialismi di segno diverso, l'uno agente sotto il segno del dollaro, l'altro sotto l'egida della scienza. Ma il cuore dell'Europa, che è la Germania segreta, sta altrove da questo modernismo senz'anima e sembra essere adesso compito degli sconfitti, i poveri e vituperati fratelli dell'Est, riportarlo alla luce dei più ricchi e civilizzati fratelli dell'Ovest, la cui perdita di sensibilità sociale ha finito purtroppo col rendere ciechi.


    Florian
    Ultima modifica di Florian; 24-07-12 alle 21:12
    SADNESS IS REBELLION

 

 
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