In memoria dell'anti-antifascismo
di Florian
E' risaputo e storicamente provato che in Italia l'antifascismo non fu particolarmente rilevante nell'abbattimento del regime. E anche dopo che gli Alleati costrinsero alla resa le potenze dell'Asse, nel nostro paese, liberato e consegnato alla liberal-democrazia, continuò ad essere predominante numericamente quell'"area grigia", che, pur non essendo stata ideologicamente fascista al tempo di Mussolini, durante la Repubblica fu risolutamente anti-antifascista. Non neofascista, anti-antifascista.
Penso ai miei nonni materni vissuti al tempo della guerra. Avevano rispetto per Mussolini e vissero bene durante il regime, pur non abbracciando consapevolmente l'ideologia fascista. Per loro il duce fu un sicuro punto di riferimento, ma prima di lui, e lo rimasero anche dopo di lui, c'erano la Monarchia e la Chiesa. In casa non ho mai visto cimeli fascisti, eccezion fatta per qualche numero della rivista tedesca "Signal" e la biografia di Mussolini ad opera della Sarfatti, "Dux". In compenso c'era l'opera omnia di D'Annunzio, di cui mio nonno era particolare estimatore, e vario materiale riguardante l'Arma dei Carabinieri, dei quali il nonno era Tenente Colonnello. So che nel dopoguerra votarono per l'Uomo qualunque e i monarchici, che leggevano il Candido e il Borghese. Penso che ritenessero il fascismo un'esperienza chiusa e per questo mai fecero il saluto romano, mai parteciparono a ritrovi per nostalgici, ma al tempo stesso mai rinnegarono ciò che erano stati, mai svoltarono dall'altra parte per acquisire vantaggi di qualche tipo.
Pensando ai miei nonni, mi viene così da pensare a quell'area di destra anti-antifascista che in Italia fu maggioranza fin quando non passò a miglior vita. Capitò allora e solo allora, quando vi fu un completo ricambio generazionale, che l'"opinione pubblicata" (per mano solitamente di intellettuali marxisti) si impose al livello di "opinione pubblica". Non essendo più viva la memoria di chi era vissuto durante il fascismo, restò in vita solo la parola di chi, al passo coi tempi, la maggioranza schiacciante, si professava risolutamente antifascista.
Cosicchè quello che in origine fu pensiero militante di pochi, ideologizzati e al seguito di un partito, si affermò poi conformisticamente nel vuoto di un vissuto alternativo. Dell'"area grigia" sopravvissuta al fascismo, e che oscillava tra la destra conservatrice e il centro moderato, nulla è rimasto nella memoria contemporanea. Dai libri sche si scrivono, i film che si proiettano, i discorsi che si fanno al bar, sembra che dal dopoguerra in poi furono tutti comunisti, tutti repubblicani, tutti liberaldemocratici, e non è così. Fu piuttosto il contrario, ma di quel mondo silenzioso e silenziato nulla è dato più sapere. E' come se fosse sparito in un limbo. Non c'è oggi un partito, una cultura, un libro, che rende ad esso giustizia. Sembra che in Italia dopo il fascismo, essendo sempre stato esiguo il numero dei "neofascisti", abbia dominato l'antifascismo, che il disprezzo per il duce e la camicia nera fosse maggioritario, che i Savoia costretti all'esilio non avessero alcun seguito e così via. Il nostro recente passato è stato completamente riscritto a uso e consumo di chi è oggi al potere. Solo ai partigiani è concesso di ricordare i loro morti, li ritrovi dappertutto i partigiani, tutti a cantare "Bella ciao" ora che è diventata una canzone rock ed è per questo più conforme al gusto e alla sensibilità giovanile.
Eppure, in tutto ciò, il passato non è stato vinto, è solo sparito dalla scena. Il processo a suo carico è stato tenuto in contumacia. E l'imputato, condannato, era già morto da tempo.





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