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Discussione: Il "miracolo" tedesco: nascondere i "senza lavoro" e trasformarli in "senza diritti"

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    Predefinito Il "miracolo" tedesco: nascondere i "senza lavoro" e trasformarli in "senza diritti"

    nocensura.com: Il "miracolo" tedesco: nascondere i "senza lavoro" e trasformarli in "senza diritti"
    domenica 12 agosto 2012
    Il "miracolo" tedesco: nascondere i "senza lavoro" e trasformarli in "senza diritti"
    di Maurizio Blondet
    La Cancelleria suona le trombe: ecco il miracolo economico tedesco! I disoccupati sono scesi dai 5,1 milioni nel 2005 ai 2,8 oggi. Sono solo il 6,9% della popolazione attiva, un record storico e un sogno in confronto al 9,9% di disoccupati in Francia e al 9,1% negli Usa. Sembra ripetersi il miracolo del Terzo Reich, che in tre anni mise la popolazione al pieno impiego. Merito, dicono le trombe, della “moderazione salariale” dei lavoratori tedeschi, della “disciplina” accettata dai sindacati.

    Ma ora, uno studio francese rivela i trucchi e il prezzo sociale occulto di questo miracolo.
    Nel 2001, il governo Schroeder comincia ad applicare le idee di Peter Hartz, il capo del personale (pardon, “risorse umane”) di Volkswagen: convinto, non a torto, che i grassi sussidi (di disoccupazione e sociali in genere) vigenti allora in Germania tendano a creare uno strato di fannulloni cronici, concepisce un marchingegno legale che “costringe” i disoccupati a trovar lavoro.
    Prima della riforma Hartz, i disoccupati che durante il lavoro avevano versato i contributi, avevano il diritto ad una “allocazione” (Arbeitsengeld o AG1) che durava due, e in certi casi 3 anni. Dopo Hartz, il sussidio AG1 dura un anno soltanto.
    Prima, i disoccupati di lunga durata che avevano esaurito il diritto al primo sussidio AG1, prendevano un AG2, molto più modesto. Esisteva anche un “aiuto sociale” (Sozialhilfe) per le persone ancora più lontane dal mondo del lavoro. Oggi, AI2 e Sozialhilfe sono fusi in uno, e distribuiti attraverso centri di lavoro speciali: presso questi centri di lavoro ogni disoccupato deve fare “passi positivi” presentandosi bi-mensilmente e accettare un impiego qualunque, anche meno pagato del precedente, sotto pena di perdere i sussidi.
    Il sistema ha fatto cancellare milioni di persone dalle liste di disoccupazione…solo per farle riapparire nelle liste di “lavoratori poveri”, che hanno lavoretti di meno di 15 ore settimanali, e pagati di conseguenza: anche meno di 400 euro mensili. Il buono del sistema Hartz è che per questi “mini-jobs” e mini-salari, lo stato non esige il versamento dei contributi previdenziali e sanitari. Ciò ha incoraggiato molti datori di lavoro ad assumere mini-salariati sotto i 400 euro. Il lato sgradevole è che questi lavoratori, non contribuendo alla previdenza, non hanno pensione nè assicurazione sanitaria.


    Secondo lo studio francese, i fruitori del sistema (Hartz IV) sono 6,6 milioni. Di cui 1,7 sono bambini, figli di ragazze madri o famiglie marginali. Il che fa che gli altri – 4,9 milioni di adulti, sono “mini-impiegati” da meno di 15 ore settimanali o precari d’altro tipo. Ci sono anche percettori di “lavori da un euro” – pagati un euro l’ora - per lo più per lavori d’interesse pubblico (“Socialmente utili”, diciamo noi).
    Perchè qualcuno dovrebbe accettare “lavori” da un’euro l’ora? Perchè altrimenti perde i sussidi. I “mini-jobs” sono la forma di lavoro che è più straordinariamente cresciuta (+47% tra il 2006 e il 2009), superata solo dal lavoro interinale (+134%). I mini-job sono molto diffusi tra i pensionati: 660 mila di loro integrano la pensione in questo modo. Dietro le cifre, c’è la tragedia sociale degli anziani licenziati: in base all’ultima riforma previdenziale tedesca, l’età pensionabile è stata alzata dai 65 ai 67 anni, il che ha aumentato il numero di quelli che non vengono più assunti, causa l’età, se non in mini-jobs. Non a caso, se il numero dei beneficiari del sistema Hartz IV è ufficialmente calato del 9,5% tra il 2006 e il 2009, tra i tedeschi di più di 55 anni il numero dei beneficiari è cresciuto del 17,7%.
    Nel maggio 2011, gli occupati con mini-jobs erano 5 milioni: si può parlare, senza offesa, di un esercito di sotto-occupati e precari? Ci sono stati anche scandali: aziende che preferiscono assumere due o tre mini-jobs (su cui non pagano i contributi previdenziali) invece di un lavoratore a tempo pieno. La Scheckler, una catena di drogherie, è stata accusata dai verdi di fare questo genere di “dumping salariale”.
    Nell’agosto 2010, un rapporto dell’Istitutio del Lavoro dell’Università di Duisberg-Essen ha calcolato che più di 6,55 milioni di tedeschi ricevono meno di 10 euro lordi l’ora – sono aumentati di 2,3 milioni rispetto a dieci anni prima. Due milioni di lavoratori in oltre-Reno campano con meno di 6 euro l’ora, e molti nell’ex Germania comunista si contentano di 4 euro l’ora, ossia 720 euro mensili per un lavoro a tempo pieno.
    http://www.iaq.uni-due.de/iaq-report...ort2010-06.pdf
    I salariati con mini-job non sono i soli mal pagati. In Germania non esiste un salario minimo stabilito per legge (situazione unica in Europa). I “lavoratori poveri” (che restano in miseria pur lavorando) sono il 20% degli occupati germanici.
    Quelli che lavorano per meno di 15 ore settimanali, con paghe in proporzione, sono chiamati Aufstocker: sono un milione, ed integrano il magrissimo salario con i magrissimi sussidi sociali. Il loro numero è in continua crescita. Quanto ai sussidi sociali, rende noto lo studio francese, non sono completamente cumulabili: “Per 100 euro di salario, il lavoratore perde il 20% del sussidio, per un impiego da 800 euro ne perde l’80%.”
    Il caso è stato portato da tre famiglie alla Corte costituzionale di Karlsruhe nel febbraio 2010: i loro sussidi non consentivano “un minimo vitale degno”, era la lagnanza. La Corte ha sancito la costituzionalità della Hartz IV, ma ha chiesto al legislatore di rivalutare l’allocazione di base. E’ stata infatti aumentata: da 359 euro a persona, a 374 euro. Adesso è “un degno minimo vitale”.
    Se si toglie il milione di Austocker ai 4,9 milioni di attivi beneficiari di sussidi, si hanno 3,9 milioni di disoccupati di lunga durata, che vivono eslusivamente delle suddette allocazioni: essenzialmente famiglie con un solo genitore e anziani.
    Un dirigente del centro-impiego (Arbeitsagentur) di Amburgo, sotto anonimato, dichiara: “Ma quale miracolo economico. Oggi, il governo ripete che siamo sotto i 3 milioni di disocupati, e se fosse vero sarebbe un fatto storico. Ma la verità è diversa, sono 6 milioni di persone beneficiarie di Hartz IV (che prendono i sussidi, ndr.), e sono tutti disoccupati o ultra-precari. La vera cifra non è 3 milioni di senza-lavoro, ma 9 milioni di precari”.
    Si aggiunga che la percentuale trionfale di 6,9% di senza-lavoro nasconde forti disparità regionale. I disoccupati sono il 3,4% nella ricca e prospera Baviera, ma il 12,7 a Berlino. E ogni minimo accenno di rallentamento dell’economia colpisce più duramente, com’è ovvio, i milioni di precari o mini-jobs: i primi ad essere licenziati, come si vede nella tabella seguente (le riduzioni del 2009 rispetto al 2008, riguardano soprattutto gli “atipici”).

    Che dire? La competitività tedesca ha il suo segreto in quel 20 per cento di sotto-salariati; il miracolo germanico si regge su un gigantesco dumping sociale. E’ questo il modello che ci viene proposto ad esempio: la cinesizzazione della forza-lavoro a basso livello di qualificazione.
    Bisogna constatare che, nella nuova economia globalizzata, i popoli diventano superflui – o almeno, grandi porzioni dei popoli. Il che forse spiega la “crisi” della democrazia, ossia la devoluzione della sovranità popolare ai tecnocrati, operata dai politici di professione: maggioranze di cui non si ha bisogno per produrre o consumare, sono inutili anche politicamente. Hanno perso la dignità di cittadini.
    Naturalmente, la medaglia ha anche un’altra faccia: in Germania, il costo della vita è inferiore a quello di Francia e Italia (perchè esiste, come abbiamo visto, un “mercato del consumo pauperistico”, per i sottoccupati), e i salari delle classi medie qualificate sono alti. Un professore di liceo ha uno stipendio iniziale di 3 mila euro netti. Il boom esportativo produce persino una mancanza di lavoratori qualificati, tanto che attualmente si arruolano giovani diplomati spagnoli. E’, fra l’altro, un effetto della crescita-zero demografica tedesca. “La riserva di persone disponibili al lavoro sta calando”, ha avvertito la ministra del lavoro, Ursula Van der Leyen. Attualmente, il numero di entranti nel mercato del lavoro è inferiore al numero di quelli che ne escono per anzianità, ed ecco un’altra causa che fa’ calare meccanicamente la disoccupazione…


    Maurizio Blondet

    Fonte: Rischio Calcolato | Finanza e Politica tratto da ariannaeditrice.it
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  2. #2
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    Predefinito Re: Il "miracolo" tedesco: nascondere i "senza lavoro" e trasformarli in "senza dirit

    quindi siamo a 7.000.000 di disoccupati reali , più del doppio delle statistiche ufficiali
    il tutto x giustificare l'immigrazione turca magreba e dal 3° mondo

  3. #3
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    Predefinito Re: Il "miracolo" tedesco: nascondere i "senza lavoro" e trasformarli in "senza dirit

    Voi avreste preferito che fossero tutti disoccupati e mantenuti dallo stato, vero?
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  4. #4
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    Predefinito Re: Il "miracolo" tedesco: nascondere i "senza lavoro" e trasformarli in "senza dirit

    Citazione Originariamente Scritto da Sloni Visualizza Messaggio
    Voi avreste preferito che fossero tutti disoccupati e mantenuti dallo stato, vero?
    No, semplicemente si scopre che la Germania trucca i suoi dati sull'occupazione per apparire (ai mercati) ciò che non è.
    Rendere la popolazione sempre più povera non è il modo migliore per rendere uno stato competitivo. Spero che questo putrido bubbone scoppi in faccia alla Merkel.
    VOTO AL 100% SALVINI! VIVA LA LEGA! PRESENTE SU SOLO TWITTER @LisadaCa

  5. #5
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    Predefinito Re: Il "miracolo" tedesco: nascondere i "senza lavoro" e trasformarli in "senza dirit

    Citazione Originariamente Scritto da LisaCa Visualizza Messaggio
    No, semplicemente si scopre che la Germania trucca i suoi dati sull'occupazione per apparire (ai mercati) ciò che non è.
    Rendere la popolazione sempre più povera non è il modo migliore per rendere uno stato competitivo. Spero che questo putrido bubbone scoppi in faccia alla Merkel.
    Mi pare giusto che, al posto di mantenere persone che possono lavorare, lo stato tedesco chieda loro di trovarsi un lavoro prima di poter usufruire dei sussidi.

  6. #6
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    Predefinito Re: Il "miracolo" tedesco: nascondere i "senza lavoro" e trasformarli in "senza dirit

    Ma secondo te i "mercati" non li conoscono anche loro questi dati?
    Si farebbero ingannare da un trucchetto come questo?

  7. #7
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    Predefinito Re: Il "miracolo" tedesco: nascondere i "senza lavoro" e trasformarli in "senza dirit

    Nell'Europa a 15, sono i Paesi meridionali, insieme al Regno Unito, quelli dove più forte è la disuguaglianza nella distribuzione del reddito. Lo attesta l'Istat nel suo Rapporto sulla coesione sociale 2011, elaborato insieme all'Inps e al ministero del Lavoro con l'obiettivo di fornire, in modo particolare ai policy maker, le indicazioni basilari per poter prendere decisioni.
    In base al rapporto fra la quota di reddito del 20% più ricco e quella del 20% più povero della popolazione, nel 2010 Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e Regno Unito sono i Paesi caratterizzati dal maggior grado di diseguaglianza nella distribuzione dei redditi, mentre i Paesi con la minore differenza nell'Europa a 15 sono i Paesi Bassi, l'Austria, la Finlandia e la Svezia.
    I dati relativi al rischio di povertà monetario, avverte l'Istat, non necessariamente si riflettono in situazioni di estremo disagio economico. Nel 2010, i paesi dell'Ue a 15 che mostrano i tassi più preoccupanti di grave deprivazione materiale sono la Grecia (11,6%), il Portogallo (9,0%) e l'Italia (6,9%); invece in Finlandia, Danimarca, Svezia, Paesi Bassi e Lussemburgo la percentuale di persone coinvolte in situazioni di disagio economico grave è inferiore al 3%. L'indicatore sintetico «Europa 2020», che considera le persone che sono a rischio di povertà oppure di esclusione sociale (perché vivono in famiglie materialmente deprivate o a bassa intensità lavorativa), nel 2010 è superiore al 22% in sei paesi dell'Europa a 15 (Grecia, Portogallo, Italia, Spagna e Regno Unito). Risulta più contenuto nei paesi scandinavi, in Austria e nei Paesi Bassi.
    In Italia, il rischio di povertà o di esclusione sociale è relativamente maggiore per le famiglie con tre o più figli, soprattutto se minori, e per quelle con un solo genitore. La situazione delle coppie con figli non tutti minori appare invece più o meno critica in relazione alla partecipazione al mercato del lavoro di almeno due percettori di reddito.
    Se invece si guarda alla povertà relativa, le famiglie povere in Italia sono 2 milioni 734mila (11 per cento delle famiglie residenti) che corrispondono a 8 milioni 272mila individui poveri, il 13,8% dell'intera popolazione, in pratica un italiano su sette. Il 10,2% delle persone povere, precisa l'Istat, vive in famiglie a bassa intensità di lavoro, dove cioè meno del 20% del tempo disponibile è impiegato in attività lavorative. Questo dato, osservano i ricercatori dell'Istituto di statistica, si spiega anche con la prolungata convivenza con i genitori dei giovani tra i 18 e i 34 anni in cerca di occupazione. Dal rapporto si desumono inoltre molti altri aspetti di disagio vissuti durante il percorso di vita dagli italiani. Per esempio, nel 2010 la quota di giovani 18-24enni che hanno abbandonano prematuramente gli studi o qualsiasi altro tipo di formazione è stata pari al 18,8%. È un valore nettamente superiore a quello dell'Unione europea a 25 paesi (13,9%) e ancora lontano dall'obiettivo stabilito dalla Strategia Europa 2020 della Commissione europea, che intende portare gli abbandoni sotto la soglia del 10%. Inoltre, nel mercato del lavoro italiano il divario di genere è ancora piuttosto accentuato e nel 2010, in media, gli uomini hanno percepito una retribuzione più elevata (1.407 euro) rispetto alle donne (1.131 euro):si tratta del 24,4% in più.

    Sotto la soglia di povertà un italiano su sette - Il Sole 24 ORE

    La Germania non ha le stesse protezioni di altri paesi nordeuropei ne gli stessi risultati in termini di persone a rischio povertà, ma è comunque messa meglio dell'Europa del sud e molto meglio dell'Europa dell'est.
    Tra l'altro il metodo descritto nell'OP è estremamente simile a quello messo in pratica nei Paesi Bassi.
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  8. #8
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    Predefinito Re: Il "miracolo" tedesco: nascondere i "senza lavoro" e trasformarli in "senza dirit

    Leggo subito che è firmato Blondet.
    Non credo perderò tempo a leggerlo.
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  9. #9
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    Predefinito Re: Il "miracolo" tedesco: nascondere i "senza lavoro" e trasformarli in "senza dirit

    Citazione Originariamente Scritto da Sloni Visualizza Messaggio
    Ma secondo te i "mercati" non li conoscono anche loro questi dati?
    Si farebbero ingannare da un trucchetto come questo?
    A quanto pare...si
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  10. #10
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    Predefinito Re: Il "miracolo" tedesco: nascondere i "senza lavoro" e trasformarli in "senza dirit

    I mercati non agiscono secondo logica. Si muovono un po' a caso e tutti vanno dove vanno tutti. Un po' come le pecore, che seguono il gregge.
    Inizialmente avevano un senso perché chi acquistava le azioni lo faceva per avere i dividendi e magari diritto di voto, ora si pensa solo al bravissimo termine e i dati economici non hanno alcuna rilevanza ai fini delle quotazioni.

    Mi viene spesso da ridere quando vedo titoli che perdono il 10% e poi il giorno dopo guadagnano l'8. Mi chiedo quali parametri economici sono stati finemente analizzati dagli investitori per acquistare/vendere a quei prezzi. La risposta è una sola: nessuno.
    Solo il sentiment. Il che riduce la borsa ad un enorme gioco d'azzardo, né più ne meno delle macchinette dei bar. Fanno ridere quelli che cercano di spiegare le ragioni dei movimenti con motivazioni astruse, un po' come quelli che cercano di descrivere un vino. L'avete mai notato? Un sacco di aggettivi, aria fritta, tutte cazzate che dopo due bicchieri non si prova neppure più a dire. Lo stesso avviene in borsa.
    Ultima modifica di Oli; 13-08-12 alle 20:48
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