LA MORTE DI DRESDA
Le celeberrime bellezze di Dresda le ho apprese dalla storia dell’arte. I sopravvissuti mi hanno raccontato lo sfacelo della città.
Ho visto con i miei occhi la sua ricostruzione e ho ammirato i suoi abitanti che, nella città della morte, hanno lavorato più alacramente di quanto fecero i loro antenati nei selvaggi Monti Metalliferi.
L’incanto di Dresda è tutto suo. La città medioevale era una fortezza naturale. Attorno al 1500 fu la capitale della Sassonia. Augusto Il Forte, principe sassone e re di Polonia, trasformò Dresda in una delle città più belle d’Europa.
I più famosi costruttori edili del tempo lavoravano in città.
Essi crearono la meravigliosa costruzione dello Zwinger,che rappresenta un incantevole salone all’aperto e le famose terrazze di Bruehl sull’Elba, denominate balcone d’Europa.
La ricchezza del principe riempì le sale del tesoro della Volta Verde e rese la galleria dei dipinti della città una delle prime raccolte d’arte del mondo. Tutto questo splendore fu distrutto in un sol giorno.
La guerra volgeva al termine. Fiumi di persone, animali ed automezzi fuggivano dai territori tedeschi orientali. Dresda riceveva i rifugiati dalla Slesia e dai Sudeti.
Ogni spazio libero della città era stracolmo di persone.
I mezzi di trasporto intasavano strade e piazze. Tutti gli spazi verdi ed i parchi erano diventati giganteschi accampamenti. Il numero degli abitanti era raddoppiato,1.130.000 persone si accalcavano in città mentre ne arrivava il tramonto.
Dresda era senza difese ed i suoi abitanti senza protezione.
La morte ebbe gioco facile. Per ben tre volte essa colpì nel mezzo della gente indifesa.
Il primo attacco trasformò la città in un mare di fuoco.
In venti milioni di metri quadrati bruciava un fuoco infernale.
L’asfalto delle strade si sciolse. Le persone, trasformate in torce umane, correvano attraverso la tempesta di fiamme,urlavano, cadevano e morivano.
Decine di migliaia si salvarono negli spazi verdi che fungevano da grosse isole nel mare di fiamme.
Queste isole furono raggiunte dal secondo attacco.
Ogni bomba era un preciso centro su gente ed animali inermi. Il terzo attacco venne indirizzato sui fuggitivi sulle strade di campagna. Fu il più sanguinoso. Quel giorno costò più di 250.000 morti, molti di più della bomba atomica sul Giappone.
Per settimane si raccolsero i morti nella città e quando questi rappresentarono una minaccia di malattie per i sopravvissuti, si dovette bruciarli a migliaia sulla piazza del mercato. Una collinetta ricopre le ceneri di 10.000 persone.
“Chi ha dimenticato il pianto, lo impara nella Morte di Dresda “, disse il poeta Gerhart Hauptmann.
Uno dei sopravvissuti, Axel Rodenberger, scrisse un libro scioccante dal titolo “ la Morte di Dresda “.
Lo scrisse senza odio e senza incolpare nessuno.
Egli dipinse un quadro di questo sanguinosissimo giorno di guerra per ammonire l’umanità e tutti i capi di Stato da nuove guerre e da nuove sofferenze nel futuro.

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