che scuola/tradizione seguite? e perchè?


che scuola/tradizione seguite? e perchè?


io mi sto interessando da poco al buddhismo.
mi sto appoggiando al theravada e in specifico agli scritti reperibili su santacittarama.
questi monaci mi piacciono molto per rigore e con loro condivido una lettura "essenziale" del buddhismo.
sono però poco incline a ritenere la vita monastica come forma di eccellenza.
e sono molto affascinato dai koan e dallo zen, i cui centri però mi hanno fatto (da lontano) un'impressione meno rigorosa.... ma sarà sicuramente solo impressione e mia ignoranza.
Ultima modifica di MaIn; 20-12-12 alle 16:56


Le quattro nobili verita' dell'insegamento theravada.
La Prima Verità (il "sintomo") è che c’è dukkha, l’esperienza di incompletezza, insoddisfazione o frustrazione, il fatto che non sempre siamo proprio beatamente felici. C’è qualcuno che non è d’accordo su ciò? [risate]. Certe volte siamo perfettamente felici, tutto va bene, ma ci sono anche momenti in cui ci sentiamo vacillare, vero? Se abbiamo l’intuizione di una Realtà Ultima, di una perfezione ultima, allora perché c’è questo dukkha? Eppure c’è.
Certe volte la gente legge questa prima Verità e la fraintende prendendola per un’affermazione assoluta: "La realtà, a qualsiasi livello, è dukkha" – come a dire che l’universo, la vita e ogni cosa sono insoddisfacenti. Questa affermazione viene interpretata come un giudizio di valore assoluto riguardante tutto e tutti, ma non è questo il suo vero significato. Queste sono nobili verità, non verità assolute. Sono ‘nobili’ nel senso che sono verità relative che, una volta comprese, ci conducono alla realizzazione dell’Assoluta o Ultima Realtà. E’ come se dicessimo: "C’è l’esperienza di dukkha c’è l’esperienza dell’insoddisfazione".
La Seconda Nobile Verità è che la causa di questo dukkha è la bramosia egoica, tanha in pali (trshna in sanscrito), che letteralmente significa ‘sete’. Questa bramosia, questo attaccamento è la causa di dukkha. Può essere bramosia per i piaceri sensuali, bramosia di diventare qualcuno, bramosia di essere, di essere identificato con qualcosa. Oppure può esserci la bramosia di non essere, il desiderio di scomparire, di essere annichilirsi, di farla finita. Ci sono molte, moltissime dimensioni di esso.
La terza Verità è dukkha-nirodha. Nirodha significa ‘cessazione’. Ciò significa che questa esperienza di dukkha, di incompletezza può dissolversi, può essere trascesa. Può finire. In altre parole dukkha non è una realtà assoluta. E’ solo un’esperienza temporanea da cui il cuore si può liberare.
La Quarta Nobile Verità riguarda la Via, cioè come passare dalla Seconda Verità alla Terza, dall’esperienza di dukkha alla sua cessazione. La cura è l’Ottuplice Sentiero composto essenzialmente da virtù, concentrazione e saggezza.
Santacittarama Home Page
Ultima modifica di Ucci Do; 30-12-12 alle 02:05


Mi sa che mi son impantanato nella seconda nobile verita'.
![]()


Ma non è bramosia anche la volontà di raggiungere il dukkha-nirhoda?


La conoscenza di Dio non si può ottenere cercandola; tuttavia solo coloro che la cercano la trovano.
(Bayazid al-Bistami)
Vi e' sicuramente un elemento volitivo, una necessita', un'urgenza...una molla che spinge i ricercatori a fari i conti con il proprio ego, a sollevare il velo delle illusioni per essere consapevoli.
La vacuita', richiamata dalla tradizione buddista e' anche liberazione dalla bramosia.
La bramosia genera appagamenti fittizi.
Ma cio' non cambia di una virgola alcunche': coloro che nella loro vita mai si son sognati di intraprendere un percorso spirituale non modificano od eliminano, per questo, la (loro) Verita'.
Ultima modifica di Ucci Do; 19-01-13 alle 13:30




Alcune scuole risolvono questa (apparente?) contraddizione tramite pratiche yogiche devozionali (bakti yoga).
L'idea e' quella di non creare ritorni carmici e residui (propri delle azioni e dei pensieri desideranti e bramosi) di togliere cibo materiale alla bramosia...tramite azioni e pensieri disinteressati (fare tutto per la divinita' e pensare solo in funzione di essa).
La vita monastica in generale e certe discipline di radicale privazione tendono proprio a questo.
Francamente non assumo questa contraddizione come bloccante dal momento che credo vi sia un'abissale differenza tra l'essere bramosi rispetto a cio' in cui ci identifichiamo e l'esserlo per cercare di scoprire cosa c'e' oltre questa identificazione.
Fosse anche per semplice curiosita'
Ultima modifica di Ucci Do; 19-01-13 alle 14:07




C'era la famosa storia zen del monaco che si tagliò un braccio pur di ricevere insegnamento dal maestro. All'inizio ci deve essere per forza il desiderio di conoscenza, altrimenti non si intraprende alcun cammino e ci si limita a cercare una bella donna, una bella casa, un lavoro soddisfacente...
C'est le temps que tu as perdu pour ta rose qui fait ta rose si importante