"Scusate se sono napoletano", verrebbe da dire, parafrasando il noto cabarettista Enrico Brignano, di natali romani eppure anche lui di questi tempi colpevole di vivere nella parte sud della nostra nazione. Purtroppo noi napoletani subiamo un razzismo nel razzismo, perchè non siamo considerati solo "terro.ni", al pari di tutti i meridionali, l'essere "napoletani" assume quasi una vergogna particolare, come se non fosse colpa di arretratezza sociale e malapolitica, ma questione antropologica. I "napoletani"...
Ma chi sono i napoletani? Sono davvero una razza a parte, che dovunque li ritrovi glielo leggi in fronte: napoletano!? Per me, che sono napoletano, la mia gente non è una razza a parte e non ha particolari motivi per essere esaltata o disprezzata. Napoletani non sono quelli che hanno un DNA particolare, ma i cittadini di una città, Napoli appunto. Messi in un contesto diverso reagirebbero in un modo diverso. Napoli non è un "paradiso abitato da diavoli", e nemmeno un "inferno abitato da angeli", come qualcuno tartufescamente vorrebbe. In realtà i primi a non essere soddisfatti di come vanno le cose nella loro città sono i napoletani. Ma questo non perchè pensino davvero che la città sia invivibile e che tutto vada storto. Solo, non gli va che siano altri, col ditino alzato, a generalizzare. E a giudicare. I panni sporchi si lavano in famiglia, ecco perchè negli ultimi anni ha preso corpo quel particolare fenomeno sociale-storiografico che passa come "orgoglio napoletano". E' una reazione comprensibile alle tante cattiverie rivolte non alla cità e ai suoi amministratori, quanto al popolo minuto.
Quando si dice "i napoletani" non è mai con intento elogiativo. I napoletani sono sporchi, disordinati, individualisti senza senso civico, rubano agli stranieri, camorristi, e via con la sfilza di luoghi comuni. In un'epoca come la nostra di globalizzazione sembra che il pregiudizio macchiettistico valga ancora e solo per i napoletani. Ma ci sono tanti napoletani e la maggioranza di essi fuoriesce dalla tipicizzazione criminalizzante che è rimasta appiccicata loro. Per i più ogni napoletano prega San Gennaro, impazzisce per Totò e Troisi, ascolta musica neomelodica, fa il presepe, ruba i Rolex e si interessa solamente di calcio. Posso assicurarvi che non è affatto così. Ci sono napoletani atei, che non sono necessariamente sportivi, che guardano films americani ed hanno la "cattiva" abitudine di tenere le mani nelle loro tasche. Sono anche loro "napoletani".
Poi si pensa che a Napoli è tutto un casino, che non funziona mai niente, che siamo immersi nella spazzatura, che la camorra ci strozza... non che questi problemi non ci riguardino, ma se fa un uso strumentale, esagerato, spesso dagli stessi napoletani che quando vanno fuori parlano di "Gomorra" o cantano della "carta sporca". Gli americani di New York hanno avuto Al Capone e il Bronx e sono riusciti a vendere, bene, pure quello. Sarà che a Napoli non siamo portati tanto per gli affari, questo sì, e abbiamo lasciato ad altri il copyright della nostra città. Cosicchè a definire Napoli e i napoletani sono sempre gli altri. Ma questa se è la nostra disgrazia è anche la nostra fortuna. Perchè Napoli non sapendo "vendersi" è anche una città che non si è fatta mai comprare. Perchè qui anche il cafone ha i suoi quarti di nobiltà.
Io che a Napoli ci sono nato che ci vivo posso dire che è una città particolare, piena di difetti e di cose belle, talmente compenetrate ormai che per cancellare le une significherebbe rinunciare forse anche alle altre. Va acquistata o rifiutata in blocco, come ogni altra città. Il popolo che vi abita non è angelico nè canagliesco, si è solo adattato al panorama circostante. A Napoli non è obbligatorio venirci a villeggiare, ma è anche vero che chi vi nasce tuttora è restio a fuggire altrove. Perchè nonostante i guai (e questa è una notizia) a Napoli si vive bene. Conoscendone vizi e virtù la si apprezza. I napoletani passano il tempo a parlarne male e a rivendicare come fosse bella la Napoli di una volta, ma al tempo stesso comprano libri sulla napoletanità, sono sempre più orgogliosi della loro storia e difficilmente vorrebbero vivere in un luogo diverso dal loro. Perchè Napoli resta sempre una grande Capitale, ha il non disprezzabile aiuto di offrire il sole e il mare, e poi è una città accogliente, nella quale con poco chiunque si può accasare. A Napoli non c'è razzismo e al contrario molta tolleranza. Forse fin troppa, visto che a furia di tenere le briglie sciolte il cavallo si inselvatichisce e non riconosce più alcuna guida, fa' come gli pare a lui. Ma entro certi limiti anche questo costituisce un pregio della vita napoletana: la non irregimentazione. Napoli in fondo è ancora uno dei pochi posti in cui si è abbastanza liberi. Con quanto di buono e di cattivo ne consegue.
Napoli è una città che dorme e che ricorda. Borbonica e rivoluzionaria, è potenzialmente uno dei maggiori centri del pianeta, una delle poche metropoli ad avere un respiro veramente internazionale, una lingua e una cultura conosciute in tutto il mondo. Ciò che rendere obiettivamente difficile per un napoletano barattare la sua patria per un'altra, magari più pulita e beneducata, città.





