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Discussione: L’italiano rischia di trasformarsi in “italenglish”

  1. #1
    Christianita
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    Predefinito L’italiano rischia di trasformarsi in “italenglish”

    El Universal.mx

    La lingua di Dante corre il pericolo di trasformarsi in “italenglish” nel cuore stesso dell’Italia, dove persino il premier Mario Monti dichiara in un’intervista di avere un sense of humor molto anglosassone, per non parlare delle sue frequenti lezioni di economia comprensibili solo agli anglofoni.

    Non parliamo poi se un italiano cerca di capire le nuove misure economiche imposte dal governo leggendo un qualunque articolo dai quotidiani italiani. Sono tutti conditi di parole come spread (differenziale), spending review (revisione delle spese), bond (buoni), soft skills (competenze sociali) o fiscal compact (patto fiscale).

    “L’inglese ha il monopolio linguistico nel mondo, è una lingua mondiale e, mentre la Spagna e la Francia mantengono forti politiche di protezionismo linguistico, l’Italia ha preferito adeguarsi a questi nuovi termini dei mercati, cosa che continua ad essere servile” ha dichiarato a EFE Sergio Lubello, linguista all’Università di Salerno.

    Tra la mitologia della lingua inglese e il provincialismo di molti italiani che pensano che dire quattro parole in quella lingua significhi parlarla, “la lingua anglosassone si radicata perfettamente in Italia, paese che non ha una politica culturale linguistica”, dice Lubello.

    I giovani italiani comunicano attraverso il computer e si vedono nel weekend per prendere un drink. Gli stranieri si stupiscono del fatto che gli italiani usino nella lingua di Shakespeare termini di origine latina come escalation, database o lo stesso sense of humor con cui si fa bello Monti, parole che vengono dal latino, essenziale nella formazione dell’identità europea occidentale e per la nascita delle grandi lingue nazionali, tra cui l’italiano.

    Più sorprendente ancora è che in un paese nazionalista come l’Italia, dove la bandiera viene cucita addirittura sulle calze e la sua presenza su un prodotto alimentare o tessile è garanzia di qualità, ci sia un Ministero del Welfare (Benessere), per non parlare dell’Election Day (giorno delle elezioni) con i successivi exit poll (sondaggi).

    Benché alcuni linguisti siano convinti che questi anglicismi, così come sono entrati nella lingua, scompariranno, la malconcia Accademia della Crusca (nome dell’Accademia della Lingua Italiana), con sede a Firenze, rischia di chiudere “per mancanza di fondi” e fa sentire la sua voce. La decisione del prestigioso Politecnico di Milano di istituire corsi postlaurea e dottorati di ricerca in ambito tecnico-scientifico esclusivamente in lingua inglese a partire dal 2014 ha contrapposto il Governo ai linguisti italiani.

    Per il vicepresidente della Accademia della Crusca, Luca Serianni, la cui “Grammatica” è la pietra miliare dello studio delle regole dell’italiano, se il Politecnico attua il suo progetto la lingua italiana perderà una parte importante di se stessa, e quindi la possibilità di esprimersi in ambito tecnico. Anche filosofo Tullio Gregory ha recentemente criticato il progetto dalle pagine del Corriere della Sera: “Imporre l’inglese non ci rende più moderni né più produttivi. Danneggia la cultura umanistica e scientifica”.

    Questa posizione non è condivisa dal Governo tecnico, proveniente per la maggior parte dall’Università privata Bocconi di Milano, tra le più prestigiose d’Italia, dove da anni diverse discipline vengono insegnate in inglese. Si tratta di internazionalizzare e rendere più competitivo il Politecnico, assicura il ministro dell’Istruzione, l’ingegner Francesco Profumo, che sostiene che impartire le lezioni esclusivamente in inglese “aumenterà le capacità dei laureati italiani, oltre ad attrarre studenti stranieri”.

    Emanuele Banfi, presidente della Società di Linguistica Italiana si schiera a favore di un “bilinguismo virtuoso, che favorisca i contenuti, la loro divulgazione e la formazione completa degli studenti, italiani e stranieri”, come ha dichiarato lo scorso 27 aprile in un discorso all’Accademia della Crusca.

    E mentre linguisti, filosofi e politici si perdono in chiacchere, dall’altoparlante della palestra di un qualsiasi quartiere di Roma si può sentire:”Prenotate il check-up (controllo) medico alla reception (all’accoglienza)!”

    L’italiano rischia di trasformarsi in
    «Feared neither death nor pain,
    for this beauty;
    if harm, harm to ourselves.»
    (Ezra Pound - Canto XX, The Lotus Eaters)

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  2. #2
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    Predefinito Re: L’italiano rischia di trasformarsi in “italenglish”

    E' probabile, ma chiaramente con un accento napuletano..

    napule english direi
    Possiamo concludere che tutto il peggio che succede in Italia e' dovuto alle elites PD ed al vaticano?
    Stupri, attentati, invasione, fallimenti, disoccupazione, emergenza sociale, denatalita',violenza verbale , suicidi, omicidi....

  3. #3
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    Predefinito Re: L’italiano rischia di trasformarsi in “italenglish”

    infatti io mi rifiuto di usare termini inglesi senza motivo reale

  4. #4
    nazicom
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    Predefinito Re: L’italiano rischia di trasformarsi in “italenglish”



    Estiqaatsi!

    Comunque seriamente.E allora?Le lingue cambiano,e se non cambiano muoiono.
    Non è un caso che noi parliamo italiano e non latino.
    I miss the part where that's my problem.

  5. #5
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    Predefinito Re: L’italiano rischia di trasformarsi in “italenglish”

    Il rischio c'è, ma appunto perché in Italia aleggia lo spirito di Nando Meniconi...
    Ho un mio amico che per lavorare usa praticamente solo l'inglese, ma non per questo non sa parlare l'italiano, anzi, ma non è certo ilsolo che deve fare così (si può dire che il fenomeno sia cominciato dal rampantismo anni '80, che ha coinciuso con l'ingresso per le masse del concetto di "villaggio globale")
    Secondo me uno se è ignorante lo resta anche se riesce a snocciolare tre parole in inglese (ed anch'io evito anglicismi se c'è un termine italiano corrispondente).
    Controllori di volo pronti per il decollo,
    telescopi giganti per seguire le stelle
    (F. Battiato, No time no space)

  6. #6
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    Predefinito Re: L’italiano rischia di trasformarsi in “italenglish”

    Citazione Originariamente Scritto da Hermes Visualizza Messaggio


    Estiqaatsi!

    Comunque seriamente.E allora?Le lingue cambiano,e se non cambiano muoiono.
    Non è un caso che noi parliamo italiano e non latino.
    Per l'appunto... proprio perche' i latini sono scomparsi, cosi' come stanno scomparendo gli italiani, o meglio i popoli tristemente uniti sotto l'unica bandiera.

  7. #7
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    Predefinito Re: L’italiano rischia di trasformarsi in “italenglish”

    Il sommo Dante,nel suo avello a Ravenna,si stara' forsennatamente rivoltando!!!
    John Orr likes this.
    Ahi serva Italia di dolore ostello,
    nave sanza nocchiero in gran tempesta
    non donna di provincia ma bordello!
    Dante Alighieri Divina Commedia Purgatorio canto VI° anno 1304!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  8. #8
    Moderatori anghe noi...
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    Predefinito Re: L’italiano rischia di trasformarsi in “italenglish”

    Mah...! Chi lavora in ambito informatico purtroppo è costretto ad usare teminologie inglesi: mica possiamo continuare a chiamare ottetto il byte...

    Però, alle sette e mezzo di mattina, nel bel mezzo della colazione con fette, burro e marmellata, ascoltare le rassegne stampa e sentire parlare di "spending riviù" e della "misscion" che il ministro Clini deve compiere a Taranto, ci disturba un pochetto.

    E se dopo qualche minuto il cronista con la faccia da babbeo di RAI UNO ci dice che la tal cosa è uno "step" significativo da compiere per bla, bla, bla... Oppure se il pastore sardo, che ha avviato la produzione di formaggi di capra, viene a dirci che lo "startap" aziendale deriva comunque da un "bechgraund" in cui tradizione e genuinità non disgiunte, ecc...

    Beh, forse, è meglio ridere per non piangere e continuare a preferire i nostri vocaboli e modi di dire che sono molto più ricchi e fantasiosi di quelli inglesi.

    Basti pensare all'automobile: noi c'abbiamo l'autovettura, la macchina, l'automezzo, la carretta, il catorcio e il macinioìno.
    Loro c'hanno il CAR, il carro.

    Da lì si capisce...
    Ultima modifica di Kobra; 18-08-12 alle 11:36
    Quando lo Stato non fa l'interesse del Cittadino,
    è il Cittadino che diventa Stato.

  9. #9
    nazicom
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    Predefinito Re: L’italiano rischia di trasformarsi in “italenglish”

    Citazione Originariamente Scritto da verdi Visualizza Messaggio
    Per l'appunto... proprio perche' i latini sono scomparsi, cosi' come stanno scomparendo gli italiani, o meglio i popoli tristemente uniti sotto l'unica bandiera.
    I latini non sono scomparsi.Roma è scomparsa.Ma il popolo non è lo stato o la nazione.
    Se l'Italia di dividesse domani,noi mica scompariremmo.

    Il latino si è semplicemente evoluto.In italiano,francese,spagnolo...
    John Orr likes this.
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  10. #10
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    Predefinito Re: L’italiano rischia di trasformarsi in “italenglish”

    Citazione Originariamente Scritto da dedelind Visualizza Messaggio
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    La lingua di Dante corre il pericolo di trasformarsi in “italenglish” nel cuore stesso dell’Italia, dove persino il premier Mario Monti dichiara in un’intervista di avere un sense of humor molto anglosassone, per non parlare delle sue frequenti lezioni di economia comprensibili solo agli anglofoni.

    Non parliamo poi se un italiano cerca di capire le nuove misure economiche imposte dal governo leggendo un qualunque articolo dai quotidiani italiani. Sono tutti conditi di parole come spread (differenziale), spending review (revisione delle spese), bond (buoni), soft skills (competenze sociali) o fiscal compact (patto fiscale).

    “L’inglese ha il monopolio linguistico nel mondo, è una lingua mondiale e, mentre la Spagna e la Francia mantengono forti politiche di protezionismo linguistico, l’Italia ha preferito adeguarsi a questi nuovi termini dei mercati, cosa che continua ad essere servile” ha dichiarato a EFE Sergio Lubello, linguista all’Università di Salerno.

    Tra la mitologia della lingua inglese e il provincialismo di molti italiani che pensano che dire quattro parole in quella lingua significhi parlarla, “la lingua anglosassone si radicata perfettamente in Italia, paese che non ha una politica culturale linguistica”, dice Lubello.

    I giovani italiani comunicano attraverso il computer e si vedono nel weekend per prendere un drink. Gli stranieri si stupiscono del fatto che gli italiani usino nella lingua di Shakespeare termini di origine latina come escalation, database o lo stesso sense of humor con cui si fa bello Monti, parole che vengono dal latino, essenziale nella formazione dell’identità europea occidentale e per la nascita delle grandi lingue nazionali, tra cui l’italiano.

    Più sorprendente ancora è che in un paese nazionalista come l’Italia, dove la bandiera viene cucita addirittura sulle calze e la sua presenza su un prodotto alimentare o tessile è garanzia di qualità, ci sia un Ministero del Welfare (Benessere), per non parlare dell’Election Day (giorno delle elezioni) con i successivi exit poll (sondaggi).

    Benché alcuni linguisti siano convinti che questi anglicismi, così come sono entrati nella lingua, scompariranno, la malconcia Accademia della Crusca (nome dell’Accademia della Lingua Italiana), con sede a Firenze, rischia di chiudere “per mancanza di fondi” e fa sentire la sua voce. La decisione del prestigioso Politecnico di Milano di istituire corsi postlaurea e dottorati di ricerca in ambito tecnico-scientifico esclusivamente in lingua inglese a partire dal 2014 ha contrapposto il Governo ai linguisti italiani.

    Per il vicepresidente della Accademia della Crusca, Luca Serianni, la cui “Grammatica” è la pietra miliare dello studio delle regole dell’italiano, se il Politecnico attua il suo progetto la lingua italiana perderà una parte importante di se stessa, e quindi la possibilità di esprimersi in ambito tecnico. Anche filosofo Tullio Gregory ha recentemente criticato il progetto dalle pagine del Corriere della Sera: “Imporre l’inglese non ci rende più moderni né più produttivi. Danneggia la cultura umanistica e scientifica”.

    Questa posizione non è condivisa dal Governo tecnico, proveniente per la maggior parte dall’Università privata Bocconi di Milano, tra le più prestigiose d’Italia, dove da anni diverse discipline vengono insegnate in inglese. Si tratta di internazionalizzare e rendere più competitivo il Politecnico, assicura il ministro dell’Istruzione, l’ingegner Francesco Profumo, che sostiene che impartire le lezioni esclusivamente in inglese “aumenterà le capacità dei laureati italiani, oltre ad attrarre studenti stranieri”.

    Emanuele Banfi, presidente della Società di Linguistica Italiana si schiera a favore di un “bilinguismo virtuoso, che favorisca i contenuti, la loro divulgazione e la formazione completa degli studenti, italiani e stranieri”, come ha dichiarato lo scorso 27 aprile in un discorso all’Accademia della Crusca.

    E mentre linguisti, filosofi e politici si perdono in chiacchere, dall’altoparlante della palestra di un qualsiasi quartiere di Roma si può sentire:”Prenotate il check-up (controllo) medico alla reception (all’accoglienza)!”

    L’italiano rischia di trasformarsi in
    È la fine che merita la lingua di uno stato che non riconosce del lingue native dei popoli padani.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 
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