L'Edda (Snorra Edda) di Snorri Sturluson
- Genere: Manuale per aspiranti scaldi
- Lingua: Norreno
- Epoca Composizione: Tra il 1222 e il 1225
Manoscritti :
- [Rs] Stofnun Árna Magnússonar (Reykjavík): Codex Regius [GKS 2367 4°]
- [W] Det Arna-Magnæanske Institut (Copenhagen): Codex Wormianus [AMS 242 fol]
- [T] Biblioteca di Utrecht: Codex Trajectinus [Ms. 1374]
- [U] Biblioteca dell'Università di Uppsala: Codex Uppsaliensis [DG 11]
SNORRI STURLUSON
Uomo d'affari, politico, diplomatico, nonché studioso, storico e poeta, Snorri Sturluson fu una delle figure di maggior spicco nella cultura islandese medievale. Conosciamo molti dettagli della sua biografia grazie alla Saga degli Sturlungar, redatta alla fine del XIII secolo.
Snorri nacque a Hvammr, nell'Islanda occidentale, nel 1179. Suo padre Sturla Þórðarson apparteneva alla famiglia degli Sturlungar, una delle più influenti dell'isola; sua madre era Guðný Böðvarsdóttir. Aveva un fratello maggiore, Sighvatr, e un minore, Þórðr. Ma mentre i suoi fratelli rimasero a Hvammr, Snorri venne allevato, a partire dall'età di tre anni, da Jón Loftsson, secondo una pratica all'epoca molto comune, con la quale si sigillavano accordi o alleanze. Jón aveva antenati nella famiglia reale norvegese; era uno dei capi più potenti d'Islanda, ma anche un uomo di grande erudizione. Snorri trascorse la sua gioventù a Oddi, che era allora era uno dei principali centri intellettuali dell'isola, e qui scoprì tanto la cultura classico-cristiana quanto la letteratura tradizionale norrena, con i suoi canti mitologici, la poesia scaldica e la narrativa epico-storica delle saghe.
Snorri non tornò mai a Hvammr. Il padre morì nel 1183 e la madre sperperò la sua porzione di eredità. Quando Jón Loftsson morì, nel 1197, il ventenne Snorri prese in moglie Hjörðís Bersisdóttir, figlia di un ricco sacerdote di Borg (in Islanda non esisteva il celibato ecclesiastico). Dal suocero, Snorri ricevette una proprietà e il titolo di goði (sorta di capo-distretto). Egli rimase quattro anni a Borg, e Hjörðís gli diede due figli: Hallbera e Jón murtur. Ma Snorri ebbe anche delle avventure con altre donne, di cui se ne ricordano tre: Guðrún, Oddný e Þuríður. Guðrún gli diede diversi figli, ma unica a raggiungere l'età adulta fu Ingibjörg. Oddný gli diede una femmina, Þórdís. Þuríður gli diede un maschio, Órækja. Il matrimonio con Hjörðís si raffreddò assai presto e, nel 1206, Snorri lasciò la moglie a Borg e si trasferì a Reykholt, dove il sacerdote Magnús Pálsson gli diede incarico di amministrare una proprietà appartenente alla Chiesa. Snorri vi mise in piedi una fattoria e v'installò una vasca circolare in pietra lavorata, alimentata da acque termali, che si conserva ancora oggi.
Snorri si rivelò abile in tutte le cose a cui pose mano. Si fece una fama di poeta e di avvocato, ma anche di abile uomo d'affari e, dal 1215 al 1219, fu il titolare della più alta carica islandese, quella di lögsögumaðr, l'«enunciatore delle leggi» presso l'alþing, la suprema assemblea politica e giuridica degli uomini liberi.
Snorri aveva dedicato alcuni poemi al re di Norvegia, Hákon IV Hákonarson (1217-1263), il quale gli inviò dei doni e lo invitò a corte. False voci sulla presunta morte del re ritardarono il viaggio, ma poi, finalmente, nell'estate del 1218, Snorri lasciò l'Islanda e si recò in Norvegia. Re Hákon accolse Snorri con tutti gli onori e gli conferì il titolo di skutilsvein, un onore che però lo rendeva giuridicamente suo suddito. Nonostante il suo ruolo nell'alþing islandese, Snorri non si fece alcuno scrupolo a prestare giuramento di fedeltà al re norvegese e, come suo vassallo, gli rimise tutte le sue proprietà, che però gli furono immediatamente restituite sotto forma di regalo. Nel corso dell'inverno, Snorri si recò presso il duca Skúli Bárðarson, del quale divenne amico, e nell'estate dell'anno successivo si recò a Skara, in Svezia, dove conobbe il suo «collega» lögsögumaðr Eskil Magnússon e la moglie di questi, Kristina Nilsdotter, vedova del conte Hákon inn Galinn. Entrambi erano intimi con la famiglia reale e fornirono a Snorri molte notizie sulla storia di Svezia e Norvegia.
Re Hákon mirava a estendere il suo potere sull'Islanda. Snorri lo persuase a non invadere l'isola e s'impegnò affinché gli islandesi riconoscessero la sovranità del re di Norvegia. Questo progetto sarebbe valso a Snorri fama di traditore in patria e, poiché in seguito non cercò di mantenere gli impegni contratti con Hákon, la sua disgrazia presso il re. Tornato in Islanda nel 1220, a bordo della nave che Hákon gli aveva generosamente donato, Snorri provvide ad agevolare gli interessi dei mercanti norvegesi e inviò il figlio Jón murtur in ostaggio al re di Norvegia, in garanzia della sua fedeltà.
Nel 1222 Snorri riuscì a farsi designare di nuovo come lögsögumaðr, titolo che avrebbe tenuto fino al 1231. Intanto, invece di favorire la causa norvegese, lo scrittore cominciò a occuparsi dei suoi affari personali. Uomo arrogante e assetato di ricchezze, Snorri era però riluttante a usare la forza, preferendo avvalersi del potere inerente alla propria carica per raggiungere i suoi scopi. Confiscando proprietà e mercanzie, mise insieme una vera e propria fortuna, e ottenne il controllo di diversi distretti. Riuscì a eludere i nemici sempre più numerosi, alcuni dei quali vennero da lui dichiarati fuorilegge e privati dei propri beni.
Nel 1224, Snorri si sposò con Hallveig Órmsdóttir, una ricca vedova assai più giovane di lui, la quale già aveva due figli dalla sua unione precedente. Il matrimonio con Hallveig non fu però strettamente legale, in quanto lo scrittore risultava ancora sposato con Hjörðís. Grazie ad Hallveig, Snorri divenne l'uomo più ricco d'Islanda. Il più ricco, ma anche il più avido e avaro. Snorri si alienò le simpatie dei suoi stessi parenti, con i quali era assai poco disposto a dividere i suoi beni. Nel frattempo Jón murtur era tornato dalla Norvegia ed essendo l'unico figlio legittimo di Snorri, si associò al padre nel suo incarico presso l'alþing. Avendo deciso di sposarsi, il giovane chiese a Snorri, quale parte della sua eredità, la fattoria di Stafholt. Snorri rifiutò e lo spedì da sua madre a Borg. Jón rinunciò al matrimonio e ritornò infelice in Norvegia.
Assai più disponibile Snorri si rivelò riguardo ai matrimoni delle sue tre figlie, che cercò di sistemare per ottenere vantaggi politici ed economici. Non furono, purtroppo, unioni fortunate.
La figlia di Guðrún, Ingibjörg, fu data in sposa a Gizurr Þórvaldsson, goði della famiglia degli Haukdælir. Presto disaffezionatosi dalla moglie, Gizurr si spostò in Norvegia, dove tra l'altro uccise Jón murtur, il figlio di Snorri. Quando tornò in Islanda, il suo matrimonio con Ingibjörg naufragò del tutto. Dopo la morte in tenera età dell'unico figlioletto Jón, l'unione si concluse con un divorzio.
Hallbera, figlia di Hjörðís, venne data in moglie, ancora giovanissima, ad Árni óreiða di Brautarholt, ma divorziò dopo tre anni. La chiese allora in sposa Kolbeinn ungi Arnórsson, il «giovane», capo di Skagafjörðr. Ammalatasi nel giro di un anno, la ragazza venne presto trascurata dal marito e, dopo un nuovo divorzio, tornò dalla madre a Borg. Morì due anni dopo. Per risolvere la contesa sorta con Kolbeinn, Snorri combinò il matrimonio tra l'altro suo figlio, Órækja, ed Arnbjörg, sorella di Kolbeinn. A dispetto della situazione, tuttavia, Arnbjörg fu per Órækja una buona moglie e gli stette vicino nei momenti più difficili della sua vita.
La figlia di Oddný, Þorðís, venne invece data in moglie a Þórvald Vatnsfirding, un possidente dell'Islanda nord-occidentale. Uomo piuttosto turbolento, Þórvald morì bruciato vivo nella sua casa nel 1228. La brutale uccisione di Þórvald causò una sanguinosa faida in cui risultò coinvolto il nipote di Snorri, Sturla Sighvatsson. Per sfuggire alla vendetta dello scrittore, Sturla lasciò l'Islanda e si recò in pellegrinaggio a Roma, chiedendo perdono per i suoi peccati. Nel frattempo, Þorðís ereditò le proprietà del marito, a Vatnsfjörðr, e Snorri le diede in gestione a Órækja, il quale riuscì però soltanto a terrorizzare il distretto con le sue violenze ed efferatezze.
Intanto, re Hákon, non fidandosi delle promesse di Snorri e stanco dei suoi indugi, si rivolse a Sturla Sighvatsson, tornato di recente da Roma, affinché si occupasse lui di concludere l'annessione dell'Islanda alla Norvegia. Giunto in patria, Sturla s'impadronì della dimora di Snorri, a Reykholt, e si vendicò crudelmente su Órækja. Lo scrittore, dopo aver tentato inutilmente di parlamentare col nipote, si arrese alla necessità di una battaglia. Ma all'alba dello scontro, scoprendo di non saper combattere, si diede alla fuga e si rifugiò sulla costa orientale dell'isola. Da qui, alzò ancora una volta le vele per la Norvegia.
Iniziava per l'Islanda un lungo periodo di declino, conosciuto sotto il nome di Sturlung e destinato a trascinarsi fino al 1262, caratterizzato dall'esacerbazione delle rivalità tra le principali famiglie dell'isola. Rifugiatosi in Norvegia, Snorri rimase per due anni presso il duca Skúli, il quale stava preparando una rivolta contro re Hákon e mirava a impossessarsi del trono. Durante il soggiorno, dall'Islanda giunse la notizia che, nella battaglia di Örlygsstaðr (21 agosto 1238), Gizurr Þórvaldsson e Kolbeinn ungi avevano sconfitto e ucciso Sturla Sighvatsson e Sighvatr Sturluson. Snorri pianse in un'elegia la morte del nipote e del fratello, benché fossero stati suoi nemici.
Il bagno termale di Snorri Sturluson [Snorralaug] è il meglio conservato del Medioevo. Snorri fu ucciso nel tunnel che portava dal bagno alla sua casa, il cui ingresso è visibile nello sfondo.
L'immediata risposta di re Hákon fu di vietare agli islandesi di lasciare la Norvegia, compreso Snorri, fino a nuova disposizione. Ma Snorri disobbedì e tornò in Islanda nella primavera del 1239. Lo scrittore riteneva che non fosse necessario obbedire al re dal momento che in breve sarebbe stato detronizzato da Skúli. L'anno seguente, però, la rivolta non ebbe successo e nel 1240 Skúli venne ucciso dagli uomini del re. Snorri fu accusato di cospirazione e re Hákon ordinò a Gizurr Þórvaldsson di catturare Snorri e riportarlo in Norvegia. Lo scrittore si presentò all'incontro accompagnato da una scorta di cento uomini, ma di fronte ai novecento schierati da Kolbeinn, riuscì a scappare.
Dopo la morte di Hallveig, Snorri risiedeva stabilmente a Reykholt, non volendo lasciare la propria dimora in mano ai figliastri. E lì giunse Gizurr Þórvaldsson, la notte del 23 settembre 1241, insieme ad altri settanta uomini. Il re aveva ordinato la sua morte. Qualcuno tentò di avvertire Snorri recapitandogli un messaggio scritto in rune, ma lo scrittore non riuscì a leggerlo. Quando la fattoria fu circondata, Snorri si rifugiò nel passaggio sotterraneo che andava dalla casa al bagno termale. Lì venne trovato da Markús Marðarson, Símon Knútr, Árni Beiskr, Þorsteinn Guðinason e Þórarinn Ásgrímsson.
La saga racconta che Símon Knútr chiese ad Árni di uccidere Snorri, il quale disse: «Non mi trafiggere!» [Eigi skal höggva]. «Trafiggilo tu!» [Högg þú] ordinò Símon ad Árni. «Non mi trafiggere» [Eigi skal höggva] chiese ancora Snorri, ma nello stesso tempo Árni gli inferiva il colpo fatale.
Árni morì dieci anni dopo, mentre tentava di sfuggire all'incendio di un'altra fattoria. Saltò da una finestra e cadde a terra. Qualcuno lo riconobbe e domandò: «Nessuno qui si ricorda di Snorri Sturluson?», e Árni venne ucciso. Poi venne massacrato anche Gizurr, che si trovava nella stessa casa.
Uomo arrogante, potente e avido, ma di profonda cultura, Snorri fu il maggiore scrittore islandese del suo tempo e uno dei più grandi letterati europei prima di Dante. Scrisse alcune poesie e saghe, tra le quali la Saga di Óláfr il Santo [Óláfssaga ins helga] e la Heimskringla, opera di cui fa parte la Saga degli Ynglingar [Ynglingasaga]. A Snorri è da alcuni attribuita la bellissima Saga di Egill Skallagrímsson [Egilssaga Skallagrímssonar], sulla vita del celebre avventuriero e scaldo vichingo. Ma l'opera più importante di Snorri, composta intorno al 1220, è senza dubbio l'Edda in prosa, che costituisce uno dei principali monumenti della letteratura medievale islandese e nel contempo una delle fonti più ricche sull'antica mitologia scandinava.
L'EDDA IN PROSA
L'Edda in prosa
L'Edda in prosa è un manuale di arte scaldica per aspiranti poeti e, solo in secondo luogo, un trattato di mitologia norrena. Se, nel corso dell'opera, Snorri fornisce molti racconti sulla creazione del mondo e sugli dèi, è semplicemente perché gli antichi miti pagani erano considerati parte dell'irrinunciabile bagaglio culturale di ogni poeta, materiale propedeutico alla comprensione della poesia scaldica e repertorio necessario per la composizione delle nuove opere. Tuttavia, nella prospettiva del lettore moderno, in parte influenzato dalla filologia ottocentesca, la parte mitologica dell'Edda di Snorri risulta più interessante delle pagine dove si spiegano specificatamente i vari tipi di metro della poesia scaldica; questa visione parziale dell'opera, unita al fatto che le moderne traduzioni privilegiano le parti mitologiche, ha portato al diffuso fraintendimento che l'Edda di Snorri sia essenzialmente un trattato di mitologia, cosa che non era probabilmente nell'intentio auctoris.
Ma detto questo, è certo che le informazioni mitologiche fornite da Snorri siano inestimabili per la nostra conoscenza degli antichi miti scandinavi. Snorri attinse le sue fonti ai carmi dell'Edda poetica, di cui fornì, nel suo libro, spiegazioni e interpretazioni approfondite: senza il suo contributo, buona parte dei miti a cui i poemi eddici accennano nel loro stile oscuro ed ermetico, sarebbero per noi del tutto incomprensibili
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