I mercati hanno ragione
Ma per battere lo spread ora serve il «triplo scudo»
Gli speculatori premiano sempre gli sforzi di risanamento dei Paesi
Il Prof pretenda però che istituzioni Ue e Bce facciano la loro parte
di Renato Brunetta
I mercati hanno sempre ragione.
Non è affatto vero che non colgono gli importanti sforzi di
risanamento delle finanze pubbliche compiuti dagli Stati.
A ben guardare dentro lo spread, viene fuori che i mercati da un lato apprezzano gli sforzi, ma nel contempo scontano in negativo, l’assenza delle istituzioni europee. I mercati non sono ingiusti: bisogna solo leggere bene quello che ci dicono.
È ormai ampiamente acquisito che lo spread si può dividere in due parti: la prima dipende direttamente dal merito di credito di ogni Stato, la seconda è relativa al cosiddetto premio di reversibilità della moneta che opera nell’area presa in considerazione. Il rischio di breakup, cioè di fallimento dell’euro, legato all’architettura imperfetta della moneta unica e/o alla mancata capacità delle istituzioni europee di rispondere agli attacchi speculativi.
Sempre nel caso dell’euro, questa seconda componente incorpora una terza variabile: l’effetto fuga degli investitori dai titoli del debito sovrano dei paesi sotto attacco verso il Bund tedesco, considerato sicuro. Se andiamo ad analizzare i valori storici dall’introduzione dell’euro vediamo come il livello medio dello spread tra i titoli decennali italiani e i corrispondenti titoli tedeschi abbia fatto registrare, prima della crisi, un valore medio tra 100 e 150punti base.
Se guardiamo poi i rendimenti dei titoli sul mercato primario, vediamo che il rendimento medio ponderato per le quantità emesse dei Btp decennali italiani si è attestato tra il 4% e il 4,5%,mentre il rendimento dei corrispondenti titoli tedeschi in quello stesso periodo era stabile intorno al 3%.
Quando un anno fa è scoppiata la tempesta, ai valori base propri del merito di credito di ciascun paese ha cominciato a sommarsi quello che in ambito Bce è definito «premio di reversibilità dell’euro», vale a dire il maggiore rendimento che i sottoscrittori chiedono proprio in ragione del rischio ormai crescente di dissoluzione della moneta unica. Questo maggiore rendimento costo impatta in maniera più o meno uguale in ciascun paese sotto attacco speculativo e può quantificarsi intorno ai 150-200 punti base. Se il rischio breakup aumenta, questo valore è destinato a schizzare verso l’alto.
Il premio di reversibilità porta con sé un ulteriore effetto secondario: quello dell’inevitabile fuga dei risparmiatori, che non si accontentano del più alto rendimento per investire sulle obbligazioni sovrane dei paesi a rischio,ma che preferiscono dirigersi verso il Bund tedesco, meno redditizio,ma più sicuro. Questo fenomeno provoca un ulteriore innalzamento dello spread, ad oggi quantificato in altri 100-150 punti base. In altri termini, lo spread totale aumenta non solo perché i rendimenti dei titoli dei paesi a rischio salgono, ma anche perché quelli dei Bund tedeschi scendono.
Riassumendo, lo spread complessivo è composto di almeno tre componenti: la prima di totale responsabilità dei paesi, le seconde due legate al rischio dell’euro e alla conseguente fuga verso i titoli del paese considerato più sicuro (la Germania).
Ai singoli Stati, dunque,compete quella parte dello spread riferibile ai loro fondamentali di merito di credito come paesi debitori; mentre alle istituzioni europee e alla banca centrale dovrebbe competere il resto, in termini di capacità di reazione agli attacchi speculativi e di credibilità di lungo periodo della moneta unica, altrimenti detta «irreversibilità dell’euro», ivi compreso l’annullamento del patologico effetto fuga verso il Bund tedesco.
Tre responsabilità che dovrebbero comportare tre scudi anti-spread, con altrettanti bazooka,ad aumentare esponenzialmente la potenza di fuoco e i costi e i rischi per la speculazione.
Esattamente il contrario di quanto successo fino ad oggi, in cui ciascuno ha sparato le proprie cartucce in maniera scoordinata. Basti pensare ai mille miliardi di finanziamento agevolato della Bce alle banche e ai 240 miliardi di acquisto, sempre da parte della Bce, di titoli dei paesi sotto attacco speculativo sul mercato secondario, che son finiti nel nulla. Ai governi dovrebbe spettare la riduzione del differenziale derivante dal loro merito/demerito di credito; alle istituzioni europee e alla Bce dovrebbe toccare l’eliminazione del cosiddetto premio di reversibilità dell’euro.
A questo punto diventa semplice definire gli obiettivi: colpire, cioè, con tre bazooka diversi lo spread. Partendo da una prima inversione:
prendere come valori obiettivo in riduzione i rendimenti delle aste, cioè i valori che si vogliono realizzare sul mercato primario dei singoli paesi, per poi tenere sotto controllo gli spread e renderli coerenti sul mercato secondario e reintrodurre il percorso virtuoso: dai rendimenti delle aste in riduzione a spread coerenti e non viceversa. Nel nostro paese, il governo dovrebbe concordare e annunciare con l’Unione europea e con la Banca Centrale Europea, in maniera credibile, una curva decrescente dei rendimenti dei propri titoli di Stato, che vada dall’attuale 6% a valori attorno al 4%, considerati sostenibili e giustificabili nel lungo periodo. Questo potrebbe voler dire un décalage di circa 2 punti nell’arco, sempre come esempio, di 6-12 mesi.
Una strategia d’anticipo di questo tipo implicherebbe il dichiarare fin da subito che i rendimenti d’asta dei Btp decennali, e conseguentemente, in proporzione, delle altre categorie di titoli, saranno del 5,5%, 5%, 4,8%, 4,5%, 4,2% e 4% rispettivamente a settembre, ottobre, novembre, dicembre 2012 e a gennaio e febbraio 2013. Lo Stato italiano, dunque, si impegnerebbe
a fare di tutto per mantenere questi valori. Con la Bce operante con acquisti sul mercato secondario dei titoli italiani a breve termine per far sì che i rendimenti che lì si formano siano coerenti con quelli predefiniti dalle aste del nostro paese in ciascun mese; e con gli scudi europei (Efsf, futuro Esm) a perseguire la stessa strategia di acquisto, raffreddamento e assorbimento sui titoli a medio-lungo.
I nostri 100-150 punti di spread non sarebbero, quindi, un obiettivo impossibile. A questo punto la speculazione avrebbe di fronte tre batterie di bazooka, all’interno di un gioco basato su chiari obiettivi di predeterminazione di discesa degli spread.
A tutto ciò sarebbe auspicabile che si aggiungesse, da parte della Germania, la volontà di reflazionare la propria economia, di utilizzare, cioè, finalmente il surplus derivante dalla bilancia commerciale e dal dividendo di un anno, l’ultimo, di servizio del debito gratis per aumentare la sua domanda interna, e
quindi dell’eurozona. Il tutto porterebbe più crescita nei paesi dell’euro e un impulso complessivo alla ripresa.
Più crescita vorrebbe dire ulteriore rafforzamento della strategia della predeterminazione dei tassi di rendimento, quindi una maggiore sostenibilità dei target che i paesi, in maniera concordata e coordinata con le autorità europee, via via riescono a darsi, proprio in virtù, anche, dell’aumento dei tassi di crescita.
Un’ultima annotazione: la predeterminazione dei target di rendimento qui proposta all’interno di una strategia cooperativa, ci ricorda tanto quello che avvenne il 14 febbraio 1984, quando il governo Craxi coraggiosamente decise di non subire più la spirale salari-prezzi e predeterminò, con un decreto, gli scatti di scalamobile. A teorizzare il tutto fu un grande economista, EzioTarantelli, poi vilmente assassinato dalle Brigate rosse.
Allora la battaglia venne vinta con un grande atto politico e di trasparenza, che mise tutti i soggetti interessati di fronte alle proprie responsabilità: le imprese,i sindacati e il governo. Oggi la stessa strategia di obiettivi predeterminati di rendimento dei titoli del debito sovrano andrebbe posta sul tavolo dell’Unione europea, mettendo tutti i soggetti del gioco di fronte alle proprie responsabilità: Banca Centrale Europea, istituzioni europee e governi nazionali. Ciascuno per la propria parte. Perché, presidente Monti, non propone questo metodo al prossimo Consiglio europeo? Trasparenza e predeterminazione. Trasparenza prendendo atto che gli spread hanno triplice natura; predeterminazione per responsabilizzare strategicamente ciascun attore su quanto di propria competenza per vincere la battaglia.
È la battaglia per la sopravvivenza, o meno, dell’Unione europea. Nel 1984 il gioco riuscì. Ci sono tutte le condizioni perché possa riuscire anche oggi.
Basta solo volerlo. I mercati hanno sempre ragione.
Il Giornale, 20 agosto 2012




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