Leggendo il pezzo su Buckley e la sua vita,mi domandavo le ragioni di un successo mediatico così duraturo nel tempo: non si va in onda per 33 anni consecutivi negli USA così a caso....:mmm:


Leggendo il pezzo su Buckley e la sua vita,mi domandavo le ragioni di un successo mediatico così duraturo nel tempo: non si va in onda per 33 anni consecutivi negli USA così a caso....:mmm:


Allora, se Kirk ha lanciato il conservatorismo negli USA come fenomeno intellettuale, Buckley è stato colui che più di ogni altro ha incarnato la figura del conservatore americano medio come si è andata formando dopo la seconda guerra mondiale.
Dandy, individualista, cattolico, amico della CIA ma anche di Jack Kerouac (!), con quel mix di libertarismo e di tradizione ha posto le basi in America per una politica alternativa a quella liberalprogressista attraverso la sua attività di prolifico commentatore sulla carta stampata e per la tv.
La sua National Review ha rappresentato per decenni il Conservative Movement, quel movimento politico ed intellettuale di destra che solo incidentalmente ha avuto connessioni col Partito Repubblicano fino all'avvento di Reagan.
Senza di Buckley non ci sarebbe stato Goldwater e il conservatorismo USA non sarebbe stato quello che è stato. Fu la NR a chiudere le porte alla John Birch Society e ai libertari atei come Ayn Rand, giudicati troppo estremisti.
Allo stesso tempo la NR non si indentificò mai nell'ambigua politica nixoniana, che fu anzi attaccata duramente. Poco prima di morire Buckley rivelò inoltre che ragionando a posteriori non avrebbe più avallato la guerra in Iraq, distanziandosi anche lui - come molti conservatori della "vecchia scuola" da George W. Bush.
Se dovessi fare un paragone con l'ambiente italiano, l'unica persona che mi viene in mente da associare a Buckley è Vittorio Feltri. Ma il parallelo si basa più che altro sull'immagine, anche perchè Buckley non ha mai tirato il carro a nessuno, figurarsi se si sarebbe mai appiattito su un Berlusconi come l'ultimo Feltri purtroppo fa. Inoltre, a differenza di Feltri (e di un altro "Vate" della destra italiana come Montanelli) Buckley è riuscito a conciliare il proprio individualismo con l'esigenza di creare un punto di riferimento stabile per tutti i conservatori americani.
Ancora oggi, pur in sua assenza, la NR è la rivista principale della destra USA, quell'autorevole riferimento culturale conservatore che in Italia manca.
Stava cercando di diventarlo, forse, Liberal di Ferdinando Adornato, ma Berlusconi l'ha mandato via. A lui, infatti, basta e avanza Panorama.


beh,'importanza tattica e culturale di Buckley m'è chiara,però la mia domanda era altra: evidentemente lui sapeva anche parlare alla gente,farsi capire e seguire (uno come Feltri invece,antipatico e rigido com'è,ogni volta che va in tv fa danni...).
ecco,la comunicatività. un pregio che non si trova in nessuno dei potenziali conservatori in Italia


Non credo che sia una questione di simpatia o antipatia. Buckley è stato ostracizzato per decenni ben più di Feltri. La questione è che Buckley parlava ad uno zoccolo duro di conservatori che aveva contribuito a creare, mentre Feltri è un liberale classico appiattitosi sul berlusconismo. Tutto qui.


Per rispondere più direttamente alla tua domanda: è stato il conservatorismo a cui egli stesso aveva dato forma a permettere a Buckley di diventarne negli anni una sorta di guru incontrastato. E' stata in tutti i sensi una vittoria delle idee (conservatrici) e della caparbietà nel difendere queste anche quando non c'era quasi nessuno a seguirle!


è stata anche una vittoria della capacità di esporle,propagandarle e difenderle senza appiattimenti o arrampicate sugli specchi.
sarebbe bello riuscire a rimediare un video della sua trasmissione per vedere come si muoveva e parlava...:mmm: