L'inflazione non è una peculiarità delle valute fiat, le valute di carta senza retrostante. Ecco come svalutavano i Romani e come questa sia stata probabilmente una causa, se non una delle più importanti, del crollo dell'Impero, avvenuto a mio avviso non "per colpa delle orde barbariche che premevano sui confini dell'Impero", come ce l'ha raccontata la maestra alle elementari e purtroppo anche alle medie e alle superiori (!), ma per cause endogene, come un vecchio albero marcito dall'interno che ad un bel momento non può fare altro che crollare.
DollarVigilante – Roman Inflation
Ci sono poche civiltà collassate che sono state studiate così approfonditamente come quella della Roma imperiale. Sono state formulate molte teorie, alcune più interessanti di altre. Ludwig von Mises ebbe a dire che Roma fu corrosa da dentro e che le questioni economiche ebbero sicuramente un peso molto più determinante dei famosi barbari alle porte. Chiaramente questo è un topic su cui ci sarebbe da scrivere libri interi e quindi qui ci concentreremo velocemente solo su una questione: la valuta (qui avrebbe senso anche dire la moneta, nell’accezione che ne fa Mike Maloney).
Per centinaja di anni i Romani vissero in uno standard bimetallico, non diversamente dal sistema monetario dei primi Stati Uniti d’America. C’era una moneta d’oro, l’aureus, che fu reso popolare da Julius Caesar (curioso, solo dopo secoli e secoli di repubblica in cui l’oro non aveva troppa diffusione è stato con l’Impero che l’oro prese piede … NdEr), e c’era ovviamente una moneta d’argento, il denarius, che era poi la moneta più usata dai Romani per le transazioni di tutti i giorni. Fu su solido Oro e solido Argento che Roma ascese alla gloria immortale.
Piccola digressione. In realtà la moneta più famosa dell’impero Romano sono i famosi sesterzi. Da Wiki:
Durante la Repubblica Romana il sesterzio era una moneta d'argento, e veniva coniata sporadicamente.
Con la riforma monetaria di Augusto il sesterzio divenne una moneta di grandi dimensioni e d'oricalco (una lega simile all'ottone, di rame e zinco, di color giallo oro, specie appena dopo il conio). Il sesterzio rappresenta meglio di ogni altra tipologia monetale romana la grande capacità artistica e interpretativa degli incisori, livelli che non vennero mai più raggiunti, fino all'avvento del conio industriale. I sesterzi hanno anche rappresentato un formidabile mezzo di propaganda e informazione, questo in virtù della qualità del conio, delle generose dimensioni e della sua grande diffusione.
Il sesterzio era anche usato normalmente come unità di conto. Somme particolarmente rilevanti erano registrate come sestertia milia, migliaia di sesterzi.
Il sesterzio fu introdotto assieme al denario ed al quinario intorno al 211 a.C. come piccola moneta d'argento del valore di 2 assi e mezzo e quindi di 1/4 di denario.
Il denario d'argento pesava 4,5 g circa, e quindi il peso di un sesterzio sarebbe dovuto essere di poco superiore a 1,1 g. In genere le monete che ci sono arrivate non arrivano comunque al grammo.
Quando il valore del denario fu portato a 16 assi, il sesterzio prese il valore di quattro assi, cioè sempre un quarto di denario. Fu coniato sporadicamente, molto meno del denario, fino al 44 a.C.
Verso il 23 a.C., con la riforma monetaria di Augusto il sesterzio fu reintrodotto come una moneta di ampio modulo. La maggior parte dei sesterzi furono coniati nella zecca di Roma, ma dal 64, sotto Nerone (54-68 d.C.) e Vespasiano (69-79 d.C.), la zecca di Lugdunum (Lione) integrò la coniazione. I sesterzi di Lione possono essere riconosciuti per la presenza di un piccolo globo sotto il busto.
Il sesterzio di oricalco di solito pesa 25-28 g, ha un diametro di 32–34 mm e 4 mm circa di spessore.
La distinzione tra bronzo (lega generalmente formata principalmente da rame e stagno) ed ottone (lega di rame e zinco) era importante per i Romani. Il nome per l'ottone era oricalco (orichalcum o aurichalcum), che derivava dalla parole latine aureus (oro) e chalcunm (rame): l'oricalco ha questo nome perché assomiglia all'oro, in particolare per le monete appena coniate.
L'oricalco era considerato di valore doppio rispetto al bronzo. Per questo motivo il mezzo-sesterzio (dupondio), aveva circa le stesse dimensioni e peso dell'asse di bronzo pur valendo due assi.
I sesterzi furono coniati finché nel tardo III secolo ci fu un netto peggioramento della qualità del metallo e della battitura anche se i ritratti rimasero comunque rilevanti.
Gli imperatori rifondevano i sesterzi dei loro predecessori per coniare le nuove monete; in questo processo lo zinco nella lega tende a diminuire a causa dell'alta temperatura necessaria per fondere il rame (lo zinco fonde a 419 °C, il rame a 1085 °C). Il metallo perso veniva sostituito con rame o addirittura con piombo. Di conseguenza i sesterzi più tardi tendono ad essere più scuri e sono anche battuti su tondelli preparati con minor attenzione (cfr. il sesterzio di Ostiliano).
Il graduale impatto dell'inflazione causata dal deprezzamento delle monete d'argento fece sì che il potere d'acquisto del sesterzio e delle monete minori come il dupondio e l'asse fosse in costante diminuzione.
Nel I secolo d.C. le monete minute dominanti erano il dupondio e l'asse, ma nel II secolo, con la crescita dell'inflazione, il sesterzio divenne la moneta minuta più diffusa. Nel III secolo la monetazione d'argento conteneva sempre meno argento e sempre più rame o bronzo. Negli anni 260 e 270 la moneta principale era il doppio denario, o antoniniano, ma queste piccole monete contenevano quasi esclusivamente rame. Nonostante che queste monete valessero teoricamente otto sesterzi, il sesterzio medio valeva quasi più del metallo che conteneva.
Alcuni degli ultimi sesterzi furono coniati da Aureliano (270-275).
Negli ultimi anni della sua coniazione, quando era stato ridotto nelle dimensioni e nella qualità, fu coniato per la prima volta il doppio sesterzio da Decio (249-251) e poi in grande quantità da Postumo che fu imperatore dell'Impero delle Gallie (260-268). Postumo usò battere spesso la propria immagine ed i propri titoli su vecchi sesterzi deteriorati. Il doppio sesterzio si riconosce dalla corona radiata indossata dall'imperatore, una caratteristica che già in precedenza distingueva il dupondio dall'asse e l'antoniniano dal denario.
Col tempo molti sesterzi furono ritirati dallo stato, ed anche dai falsari, per rifonderli e coniare gli antoniniani: ciò fece peggiorare ulteriormente il processo inflattivo.
Con le riforme monetarie del IV secolo il sesterzio cessò di essere prodotto.
Il sesterzio era anche usato come unità di conto standard, rappresentato nelle iscrizioni con il monogramma HS. Somme elevate erano registrate come sestertia milia, migliaia di sesterzi, con la parola milia spesso omessa e sottintesa. Il ricchissimo generale e uomo politico della Repubblica romana, Crasso, che aveva guidato la guerra per sconfiggere Spartaco e che fece parte del primo triumvirato, secondo Plinio il vecchio aveva proprietà del valore di 200 milioni di sesterzi.
Le scritte di Pompei mostrano uno schiavo che era stato venduto in un'asta per 6252 sesterzi. Una tavoletta per scrivere proviente da Londinium (Londra), databile 75-125 d.C., registra una vendita di una giovane schiava gallica chiamata Fortunata per 600 denari, pari a 2400 sesterzi, ad un uomo chiamato Vegetus. È difficile fare comparazioni con le valute o i prezzi attuali, ma per la maggior parte del I secolo un legionario ordinario era pagato 900 sesterzi per anno, che salirono a 1200 sotto Domiziano (81-96), equivalenti a 3,3 sesterzi al giorno.
Uno dei grandi nemici dell’umanità è la tracotanza e l’Impero Romano non ne era certo immune. La frase “panem et circenses” si riferisce al massiccio ricorso degli imperatori romani al welfare per garantirsi il potere e la pace sociale nella capitale durante secoli di gloria imperiale. Col tesoro di Roma pieno di Oro politici spendaccioni non si fecero certo problemi ad usare queste ricchezze per comprare influenza, voti (ricorda nulla?) e anche la benevolenza degli stati confinanti (? ‘sti americani. NdEr)
Quando Julius Caesar cominciò a coniare grandi quantità di aurei, il loro peso si aggirava sugli 8 grammi di oro puro (di nuovo, ricorda nulla? i 7,988 grammi di cui 7,31 grammi di oro puro delle sovereign/sterline oro inglesi? NdEr).
Per il secondo secolo l’oro puro era già calato a 6,5 grammi e per l’inizio del quarto secolo l’aureus fu proprio sostituito da una nuova moneta, il solidus, di 4,5 grammi d’oro. La purezza delle monete fu sempre man mano diminuita, e questo secondo l’autore è prova provata che la spesa statale fu sempre superiore alle entrate, per secoli.
Ma tutto ciò impallidisce in confronto a quello che subì il denarius, che era la vera spina dorsale dell’economia Romana. I cittadini che ricevevano una paga in Oro erano un ristretta fortunata minoranza, mentre si è calcolato che il comune lavoratore vedeva classicamente la sua paga giornaliera concretizzarsi in un solo denarius. Ed ecco come anche allora la classe lavoratrice, la middle class, veniva abusata dalle autorità.
Il denarius cominciò ad essere coniato come moneta d’argento di 4,5 grammi, restò stabilmente in questa forma per secoli durante la Repubblica. Dopo che Roma divenne un impero (Alea Jacta Est!) le cose cominciarono man mano a peggiorare per il denarius e, per estensione, per l’economia romana e per la sua classe media.
La quantità di rame mescolato all’argento pian piano aumentò, pur lasciando sempre la moneta al peso di 4,5 grammi, imperatore dopo imperatore. Per tutto il primo secolo il denarius contenne più del 90% di argento (again, ricorda nulla? lo sterling silver britannico? NdEr), ma per la fine del secondo secolo la quantità di puro contenuta era già scesa a meno del 70%. Un secolo dopo si era arrivati di gran carriera a meno del 5% di argento puro contenuto e per i 350 D.C. il denarius non valeva praticamente nulla, avendo raggiunto un tasso di cambio col solidus d’oro di 4.600.000 denari per un solidus (e quindi circa 9 milioni di “neo-denarius” per comprare uno degli aurei originali di Caesar).
Il caos economico che questa iperinflazione (se così si può chiamare ... in cent'anni! NdEr) del denarius creò nella società romana fu certamente molto pesante. Si stima che la popolazione di Roma raggiunse un picco di un milione di abitanti durante il primo secolo e mantenne questo livello sino alla fine del secondo secolo. A questo punto, anno dopo anno la popolazione della Città Eterna prese a calare pian piano per tutto il terzo secolo e precipitosamente durante il quarto (chissà che deprezzamento per gli immobili della capitale! NdEr). Per il 5° secolo, con la deposizione finale di Romolo Augustolo ormai alle porte, la popolazione di Roma si era ridotta a quello di un paese, 50.000 abitanti.
Argento Fisico





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