Mercoledì 15 Luglio 2009 – 10:03 – Pietro Fiocchi
Uno fa, l’altro disfa. Putin e Medvedev, quello che dall’esterno sembrerebbe a tutti un duetto vincente ed inossidabile, potrebbe rivelarsi presto o tardi più fragile e male assortito di quanto non si pensi. Il quotidiano russo Vedomosti ha posto ieri la questione, analizzando punto per punto tutti quelli che potrebbero essere visti come dei segnali di crisi. Particolarmente sospetta sarebbe stata l’ultima sconfessione da parte del capo del Cremlino delle proposte del suo mentore e primo ministro Vladimir Putin. Il premier circa un mese fa aveva annunciato a gran voce che la Russia rinunciava alle trattative separate con l’Organizzazione mondiale del commercio, già in corso da oltre dieci anni, per aderire all’Organizzazione come Unione doganale, insieme al Kazakhstan e alla Bielorussia. Qualche giorno al G8 in compagnia di capi di Stato stranieri, funzionari internazionali e Medvedev, smentendo apertamente Putin, ha fatto sapere che la Russia entrerà a far parte dell’OMC come tale e non in qualità di membro della tanto discussa e attesa Unione doganale. Questa non sarebbe la prima volta che le due massime cariche istituzionali, maestro e discepolo, hanno dei contrasti, così evidenti, su questioni fondamentali. Quando nel novembre del 2008 Medvedev ha sottoscritto a Washington le decisioni del summit del G20 sulla rinuncia al protezionismo, Putin, già il giorno dopo, aveva espresso la sua contrarietà su questa scelta. E non finisce qui. Nel corso del G8 in Giappone, nel giugno 2008, il presidente russo aveva firmato una dichiarazione presa all’unanimità sulla necessità di imporre sanzioni allo Zimbabwe, per le contestatissime elezioni presidenziali e per il regime definito repressivo di Mugabe. Solo pochi giorni dopo, il governo russo al momento del voto ha posto il suo veto alla risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite che prevedeva le sanzioni allo Stato africano. Parlando però dell’ingresso della Russia nell’OMC, la differenza sostanziale sta nel fatto che questa volta sia Medvedev a rettificare le affermazioni di Putin e non il contrario, come invece avviene da quando il nuovo inquilino del Cremlino è stato eletto. Segno forse che nel frattempo Medvedev ha maturato una propria identità politica e si è staccato da colui che è stato una sorta di tutore da quando entrambi, molto tempo fa, lavoravano alle dipendenze del sindaco di San Pietroburgo Anatolij Sobchak. Ammesso che Putin lo lasci libero di fare. Probabilmente ha già pronto qualche vecchio trucco da agente segreto per ammansire o neutralizzare il giovane diventato un po’ troppo esuberante col caposcuola ed accomodante con gli interlocutori occidentali





4664:
,sperem ...
