Dal sito dell'ANSA :
Ilaria Alpi, inviata del Tg3, muore il 20 marzo 1994, a Mogadiscio, assieme all'operatore Miran Hrovatin. Aveva 33 anni e stava indagando su traffici d'armi legati alla guerra civile in Somalia
Maria Grazia Cutuli, inviata del Corriere della Sera, viene uccisa a 39 anni in Afghanistan sulla strada fra Jalalabad e Kabul, il 19 novembre 2001
Antonio Russo, inviato di Radio Radicale, viene trovato morto il 16 ottobre 2000, in Georgia nei pressi di una base militare
Il 13 giugno 1999 a Dulje, in Kosovo, cecchini uccidono il giornalista italiano di lingua tedesca Gabriel Gruener (S), 36 anni, e il collega tedesco Volker Kraemer (D), 56 anni, che lavoravano per il settimanale tedesco Stern
Il fotoreporter italiano Raffaele Ciriello (nella foto accanto al presidente palestinese Yasser Arafat) muore a 42 anni a Ramallah, colpito da una raffica di mitra sparata da un carro armato israeliano
Marcello Palmisano, operatore del Tg2, muore nel 1995 a Mogadiscio in un agguato ad un convoglio dove viaggiava con la giornalista Carmen Lasorella
Il fotoreporter Fabio Polenghi muore a 48 anni, il 19 maggio 2010, a Bangkok
Enzo Baldoni viene rapito e ucciso nell'agosto del 2004 in Iraq, dove si trova come free lance
Ora, leggendo quà e là su "feisbucc", la mia attenzione cade su una riflessione del Camerata Cesare Ferri.
La riporto integralmente :
Ho incontrato Almerigo Grilz due volte a Milano. La prima, una presentazione veloce, la seconda abbiamo trascorso un pomeriggio insieme ad un amico. La mia conoscenza si ferma qui. Dunque perché scrivo quel che segue? Perché la malafede, l'ipocrisia e la faziosità mi hanno sempre disgustato. La faccio breve. Sul sito dell'Ansa sotto il titolo che riporta la notizia della giornalista giapponese uccisa in Siria, c'è un titolino che recita: "I giornalisti italiani uccisi nelle guerre". Otto fotografie con otto nomi. Chi manca, chi non è stato inserito in questo triste elenco? Sì, proprio lui, Almerigo Grilz inviato di guerra indipendente ucciso in Monzambico nel 1987. E la ragione? Presto detta.e Era del Fronte della Gioventù quindi impegnato politicamente nel MSI. Questa la sua colpa. Sono abituato a leggere sui giornali o a sentire in televisione reportage dai teatri di guerra molto spesso preparati negli alberghi da giornalisti che si trovano a chilometri di distanza dai fatti che raccontano, sono abituato a quei giornalisti che si schierano sempre con gli americani e i loro alleati intervistando solo quelli, ma ancora non mi sono abituato alla nausea, che ci volete fare? Spero che lo sfogo l'attenui, ma ne dubio.
Se i "lecchini" hanno ignorato Almerigo Grilz perchè Camerata, mi è sembrato doveroso ricordarlo NOI sul forum
E grazie a Cesare Ferri . L'infamità in Italia è a livelli vergognosi.
Almerigo Grilz (Trieste, 11 aprile 1953 – Caia, 19 maggio 1987) è stato un giornalista e politico italiano, inviato di guerra indipendente.
In gioventù è stato un dirigente del Fronte della Gioventù e del Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale, nonché consigliere comunale a Trieste.
Dal 1977 è stato il capo del FDG triestino, divenendo anche vicesegretario nazionale, per volontà dell'allora segretario Gianfranco Fini. Al tempo stesso, si iscrive all'Albo dei giornalisti come pubblicista e collabora per il quindicinale del FdG "Dissenso".
Il 19 maggio 1987, in Mozambico, mentre con una cinepresa sta documentando una cruenta battaglia fra i miliziani del RENAMO e i fedeli al governo in carica, cade colpito da un "proiettile vagante". I suoi resti riposano nei pressi del luogo dove ha trovato la morte.
Alterna, fin da giovanissimo, la passione per la politica e la militanza di destra con quella per il "mestiere" dell'inviato, sempre freelance, nelle zone "calde" del pianeta, fino a decidere, a metà degli anni ottanta, con le dimissioni dalla carica di consigliere comunale della sua città, di abbracciare definitivamente ed esclusivamente la professione giornalistica che lo portava, per almeno dieci mesi l'anno, lontano dall'Italia.
È testimone di tutti i fronti di guerra dalla fine degli anni settanta in poi: dall'Afghanistan in lotta contro l'Armata Rossa all'invasione israeliana del Libano e il conflitto tra Drusi e cristiano maroniti a Beirut, dalle guerriglie etiopiche contro Menghistu al conflitto in Mozambico.
Nel 1984 documenta il conflitto tra la guerriglia cambogiana e le truppe governative appoggiate dai vietnamiti. Racconta, al confine tra Myanmar e Thailandia, la guerra tra la minoranza etnica Karen e le truppe di Rangoon. Le sue immagini fanno il giro del mondo e vengono acquistate anche dalla CBS, da France 3 e dall'NBC. Successivamente questi grandi network gli commissionano servizi in altre parti del mondo.
Per la NBC Grilz segue la guerriglia comunista filippina e le elezioni del 1986 che porteranno alla caduta del presidente uscente Ferdinando Marcos e alla vittoria di Corazon Aquino.
La morte di Grilz, proprio a causa del citato "pregiudizio antimissino", non sarà seguita da una vasta eco nella stampa italiana (solo nella seconda metà degli anni novanta sarà riconosciuto come "giornalista italiano caduto in scenario di guerra").
Faranno eccezione, per la televisione, il Tg1 che, per bocca del conduttore Paolo Frajese, nonostante il parere contrario del comitato di redazione, dedicherà un ricordo al giornalista triestino, e, per la carta stampata, Renato Farina per il settimanale Il Sabato ed Ettore Mo, storico inviato nei "luoghi impossibili" per il Corriere della Sera.
Trieste, la città di Grilz, da sempre attraversata da ideali e, talvolta, tensioni di carattere ora politico ora etnico-politico vive, attualmente, un duplice paradosso. Grilz, che pure è stato il primo giornalista italiano a morire in un teatro di guerra mentre l'Italia era in pace, è l'unico inviato, fra i molti triestini caduti in "aree calde", al quale sia negata, dal locale ordine professionale dei giornalisti, una targa commemorativa all'ingresso della sede cittadina. Al tempo stesso, Grilz è l'unico di tali giornalisti ai quali l'amministrazione comunale abbia dedicato una via della città.




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