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    Thumbs up Bagnasco contro Strasburgo: "Rifondare la politica e lo Stato"

    Bagnasco: "Rifondare la politica e lo Stato"


    In vista delle elezioni politiche il presidente dei vescovi lancia un appello ai partiti: "Rifondare lo Stato con solidarietà lungimirante". Poi la dura reprimenda sulla sentenza della Cortedi Strasburgo che ieri ha bocciato la legge 40 sulla fecondazione assistita: "Singolare superamento della giustizia italiana"

    Dalla crisi economica che morde i risparmi degli italiani e che mette in ginocchio l'Eurozona alla politica italiana che si appresta asd andare incontro all'appuntamento elettorale.


    Il cardinale Angelo Bagnasco


    Dalla difesa della famiglia affinché "non sia umiliata e non deperisca" alla dura reprimenda nei confronti della Corte di Strasburgo che ieri ha bocciato la legge 40 sulla procreazione.

    L'appello del presidente Cei Angelo Bagnasco è una richiesta di unità per riuscire ad affrontare i problemi, che affliggono il Paese, insieme.

    "È l’ora di una solidarietà lungimirante, dell’assoluta concentrazione sui problemi prioritari dell’economia e del lavoro, della rifondazione della politica e della partecipazione, della riforma dello Stato - ha spiegato - problemi che hanno al centro la persona e ne sono il necessario sviluppo".

    Rifondare politica e Stato

    Bagnasco guarda con apprensione alle prossime elezioni che porranno la parola "fine" al governo tecnico guidato da Mario Monti. Un appuntamento che il numero uno della Cei possa diventare occasione di confronto per aiutare a crescere l'Italia. "Quando per interessi economici, sull’uomo prevale il profitto, oppure, per ricerca di consenso, prevalgono visioni particolaristiche e distorte, le conseguenze sono devastanti e la società si sfalda - ha aggiunto Bagnasco durante la festa della Madonna della Guardia, a Genova - perché superando prospettive ideologiche, è necessario tenere ben saldo il legame con quei valori che fanno parte della nostra storia e ne costituiscono il tessuto profondo".

    Tessuto che, ha spiegato Bagnasco, "a qualcuno sembra talmente acquisito da non aver bisogno di attenzione e di presidio alcuno, e da altri è guardato con sospetto o insofferenza come se fosse un intralcio al progresso".

    La crisi economica

    Sottovalutare il contesto "europeo e mondiale" della crisi "sarebbe illusorio e suicida". Nell’omelia pronunciata per le celebrazioni della Madonna della Guardia a Genova, Bagnasco ha spiegato che "nel cuore abbiamo il peso della crisi". "Il pensiero corre a chi ha lavoro e spera di tenerlo, a chi lo cerca e non lo trova, a chi l’ha perso - ha continuato - la grave congiuntura economica, con ricadute preoccupanti su occupazione e vita sociale del Paese, dell’ Europa e del mondo, non è una crisi congiunturale ma di sistema".

    Per il porporato, "la durata nel tempo e gli scenari internazionali hanno ormai dimostrato che la crisi riveste una complessità e profondità tali che non può essere affrontata con ’formule rapide e parziali" e che "neppure è possibile un affronto puramente nazionale che prescinda da quel contesto europeo e mondiale il quale, pur presentando vischiosità e particolarismi, sarebbe illusorio e suicida sottovalutare. E nel quale bisogna poter stare con competenza ed autorevolezza".

    Strada in salita

    Per il presidente della Cei, dalla crisi economica si esce "solamente uniti perchè la strada intrapresa, in Italia come altrove nel mondo, è fortemente in salita".

    "Uscire dalla strettoia, che ha costi alti per famiglie, giovani, adulti e pensionati - ha continuato Bagnasco - è possibile ma solo insieme perche insieme si affrontano le prove più dure" dal momento che "se le persone si sentono sole davanti alle difficoltà, si deprimono e arrendono, finiscono ai margini, preda del peggio: senza lavoro, il male ha buon gioco".

    La difesa della famiglia

    Per Bagnasco la famiglia "merita di essere molto di più considerata sul piano culturale, e sostenuta sul piano politico ed economico" affinché "non sia umiliata e non deperisca".

    "La gente - ha affermato il numero uno della Cei - non perdonerà a nessuno la poca considerazione verso la famiglia così come la conosciamo".

    Per il cardinale, [U]oltre ad essere [/U]"il grembo naturale della vita nella sua inviolabilità", la famiglia è "il fondamento affidabile della coesione sociale, baluardo educativo dei giovani, vincolo di solidarietà tra generazioni. Anche per questo merita più considerazione".

    E ha aggiunto: "Se la famiglia fonda la società, la presidia e le garantisce futuro, com’è evidente da sempre, la società a sua volta deve presidiare la famiglia riconoscendone pubblicamente il valore unico, e ponendo in essere tutte quelle misure necessarie e urgenti affinchè non sia umiliata e non deperisca".


    ...


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  2. #2
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    Predefinito Re: Bagnasco contro Strasburgo: "Rifondare la politica e lo Stato"

    ottimo intervento.

  3. #3
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    Thumbs up Re: Bagnasco contro Strasburgo: "Rifondare la politica e lo Stato"

    LEGGE 40/ Roccella: la sentenza di Strasburgo? Se confermata, imporrebbe l’eugenetica




    La figlia di Rosetta Costa e Walter Pavan, nel 2006, nacque affetta da fibrosi cistica. I due scoprirono di esserne entrambi portatori sani. Quando, nel 2010, la Costa rimase nuovamente incinta, scoprì che il figlio che portava in grembo sarebbe nato anch’egli affetto dalla malattia. Abortì. I due decisero che volevano un altro bambino. Ma sano. L’unico modo per averne la certezza era la fecondazione assistita, previa selezione embrionale. Pratica, quest’ultima, vietata dalla legge italiana. Che, al contempo, impedisce alla coppie fertili di accedere alla fecondazione in vitro. I due decisero, quindi, di presentare ricorso presso la Corte europea dei diritti dell’uomo. Che, adesso, si è pronunciata, stabilendo che la legge italiana viola il diritto alla vita privata e familiare della coppia. Se entro tre mesi lo Stato italiano non farà ricorso al secondo e ultimo grado di giudizio della Corte, la sentenza diventerà definitiva. Abbiamo fatto il punto sulla situazione con Eugenia Roccella.

    Qual è, anzitutto, la ratio della norma italiana che vieta l’accesso alla fiv per le coppie fertili?

    La legge è stata emanata non di certo per selezionare i bambini quanto per mettere le coppie che non hanno la possibilità di fare figli nelle stesse condizioni di quelle fertili, grazie alle nuove tecnologie. Ma l’accesso alla tecnica non può considerarsi indiscriminato; non è un caso, del resto, che si parli di procreazione “assistita”. Per questo, non vi possono accedere le coppie fertili. E quelle portatrici di malattie genetiche possono avere figli.

    Eppure, la sentenza ricorda che la legge consente l’accesso alla coppie affette da malattie sessualmente trasmissibili come l’Aids.

    Anzitutto, non è la legge ad affermarlo, bensì le linee guida stilate dall’allora ministro Turco. Secondo le quali talune coppie, in ragione della loro malattia, si trovano in una situazione assimilabile ad una sorta di infertilità indotta. Chi è affetto da queste patologie, infatti, è obbligato, per la protezione del partner, a utilizzare il preservativo rendendo, di fatto, impossibile il concepimento.

    E’ stato detto, inoltre, che la legge 40 sarebbe in contraddizione con la legge italiana che consente di accedere all’aborto se il feto è malato di fibrosi cistica.


    Neanche questo è vero. Se lo fosse, la legge 194 conterebbe principi di eugenetica. Essa, infatti, quanto meno in linea teorica e al netto degli abusi, prevede di ricorrere all’interruzione di gravidanza tardiva esclusivamente nel caso in cui l’eventuale patologia riscontrata nel feto possa nuocere alla salute della madre.

    Quali conseguenze produrrebbe la sentenza, se confermata?

    Si sancirebbe il principio eugenetico in base al quale la vita di una persona disabile vale meno di quella di una persona sana. Nel caso in questione si parla di fibrosi cistica. Ma, ovunque viga la diagnosi preimpianto, la lista della patologie che la legittimano è stata, nel tempo, ampliata a dismisura. Si è stabilito addirittura che possa essere scartato quell’embrione in cui si riscontri una probabilità – perché sempre e solo di probabilità si tratta – alta di essere affetto da un tumore una volta raggiunti i cinquant’anni.

    L’Italia farà ricorso?


    E’ del tutto inverosimile che decida di non farlo. A prescindere dal proprio orientamento, qualunque governo, per prassi, ricorre in appello per difendere le proprie leggi nazionali votate dal Parlamento. In ogni caso, la sentenza è decisamente sommaria, fondata su informazioni approssimative. D’altro canto, le stesse procedure che disciplinano la Corte di Strasburgo fanno sì che, spesso e volentieri, i pronunciamenti di primo grado siano inficiati da un grado elevato di incertezza. Per intenderci: è noto che non di rado i testi provenienti dai singoli Paesi non vengano tradotti completamente.

    Quale sarà la nostra linea difensiva?

    Anzitutto, procedurale. Non si è mai visto che un ricorso venisse accettato senza che, nel Paese di provenienza, si fosse giunti fino all’ultimo grado di giudizio. E la coppia in questione non ha mai presentato ricorso in alcun tribunale italiano. Nel merito, la disciplina relativa alle categorie cui si possa concedere la facoltà di accedere alla Fiv rientra nel margine di discrezionalità che svariate sentenze precedenti hanno attribuito alla legislatura dei singoli Paesi in ordine a simili decisioni. Non è un caso che, per esempio, numerosi Paesi non permettano la prassi dell’utero in affitto.



    ...


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  4. #4
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    Angry Re: Bagnasco contro Strasburgo: "Rifondare la politica e lo Stato"

    Procreazione: Mpv, fiduciosi che Grande Chambre ribalti sentenza



    ''Siamo fiduciosi che la Grande Chambre di Strasburgo ribalti la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo come e' gia' successo nel caso dell'Austria sugli stessi temi. Si tratta di una sentenza superficiale che per altro non obbliga lo stato a cambiare la legge ma solo a risarcire i ricorrenti''. E' l'auspicio espresso dal presidente del Movimento per la Vita, Carlo Casini, a margine della presentazione del ''IV Rapporto sull'attuazione della legge 40'', dopo l'annuncio del ministro della Salute, Renato Balduzzi, in merito all'orientamento del governo italiano a fare ricorso contro la sentenza della Cedu sulla stessa Legge 40 per promuovere un ''chiarimento giurisprudenziale''.

    Il 3 novembre del 2011, infatti, la Grande Chambre di Strasburgo emise la sentenza finale per il caso ''S.H. e altri contro Austria'' ribaltando la decisione presa in primo grado dalla Corte definendo la legittimita' del divieto di fecondazione eterologa in vitro, la non violazione della Convenzione dei diritti dell'uomo e l'autonomia legislativa dei singoli Stati. Il ricorso alla Cedu era stato presentato da due coppie austriache che denunciavano l'impossibilita' di accedere alle pratiche di fecondazione eterologa in vitro.


    ....


    ORA E SEMPRE: NO ALL'EUGENETICA!!!

    ncav:
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  5. #5
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    Predefinito Re: Bagnasco contro Strasburgo: "Rifondare la politica e lo Stato"

    Io sono Cristiano...
    E credo in Gesù....
    E cerco di comportarmi da Cristiano......
    Ma questa storia non mi convince.
    Ma quale "eugenetica" : qui si tratta di far nascere o no una persona con una terribile malattia , altro che "occhi azzurri".....
    "Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te...." , e non aggiungo altro....
    Ultima modifica di Watson; 30-08-12 alle 00:25

  6. #6
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    Thumbs up Re: Bagnasco contro Strasburgo: "Rifondare la politica e lo Stato"

    Eusebi: «Programmare vite di riserva, la disumanità che abbiamo fermato»

    C’è un problema di fondo, nella sentenza di Strasburgo. Un’incoerenza – questa sì – con i principi cardine dell’ordinamento costituzionale che non sfugge a Luciano Eusebi, ordinario di diritto penale nell’Università Cattolica del Sacro Cuore e membro della Commissione chiamata a preparare le Linee guida della legge 40 emanate nel 2004 dall’allora ministro Sirchia.

    Professore, a cosa si riferisce?

    Si sente spesso dire che il ricorso alla diagnosi pre-impianto sia finalizzato a non trasmettere ai figli malattie, e in sé questo fine è più che comprensibile. Il problema, però, è che con questa tecnica il fattore genetico da cui la malattia dipende viene pur sempre trasmesso e gli embrioni a cui viene trasmesso vengono selezionati.

    Questo cosa significa?

    Che nel ricorso alla diagnosi pre-impianto si prevede a priori la generazione di vite umane (e tra queste di vite umane malate) cui verrà negato il diritto all’esistenza. La logica della selezione prevale su quella della cura: secondo una ben nota espressione di Jürgen Habermas, si generano embrioni “con riserva”, cioè embrioni dei quali si sa che in gran parte verranno selezionati in quanto portatori di un fattore genetico negativo. Ora, tutti vorremmo non trasferire fattori di questo tipo ai nostri figli, ma dobbiamo chiederci: davvero la strada giusta è quella di agire, mediante la selezione, su vite già iniziate?

    Questo partendo dal presupposto che gli embrioni sono vite...

    Una certezza, non un presupposto. La vita sussiste da quando è in atto una sequenza esistenziale che procede senza bisogno di ulteriori impulsi esterni, come per esempio ha nitidamente rimarcato, riconducendo il sussistere dell’embrione al momento fecondativo, la sentenza 18-10-2011 della Corte di Giustizia dell’Unione europea.

    Non solo la sentenza di Strasburgo avvalla la pratica della diagnosi pre-impianto, ma critica la legislazione italiana rilevando una «incongruenza» tra la legge 194 sull’aborto e la 40 sulla fecondazione assistita. Che idea si è fatto di questi rilievo?

    In realtà il passaggio argomentativo fondamentale della sentenza la quale motiva in rapporto all’asserita praticabilità dell’aborto su feti portatori di gravi anomalie trascura il fatto che la legge n. 194/1978 non consente in alcun modo l’interruzione volontaria della gravidanza per il solo sussistere di una patologia del concepito, ma richiede a quel fine il sussistere di un pericolo, serio o grave, per la salute fisica o psichica della donna.
    La pura discrezionalità dell’aborto o il venir meno della tutela della vita umana (ancorché prima della nascita) per considerazioni relative allo stato di salute di quest’ultima sono state sempre ritenuti inaccettabili dalla giurisprudenza costituzionale italiana.

    Secondo la nostra legislazione, insomma, la malattia in se stessa non fa decadere il diritto fondamentale alla vita del concepito.

    Esatto. Con la diagnosi pre-impianto, d’altra parte, non ci si ritrova – malauguratamente – in presenza di una malattia, ma si mette in conto la generazione di vite umane portatrici di patologie. E la programmata selezione di vite umane sulla base di riscontri genetici resta pur sempre, quale sia la loro natura, “eugenetica”.

    La legge 40 è di nuovo sotto attacco. È una norma “scomoda” per molti, anche fuori dall’Italia. Perché?

    Con questa legge il nostro Paese ha fatto una scelta importante: quella di privilegiare il livello qualitativo della fecondazione assistita. Si è cercato, cioè, di ottenere un’alta qualità nelle tecniche evitando una produzione incontrollata di embrioni: così da permettere a tutti gli embrioni in gioco di avere una chance di sviluppo e così da escludere, inoltre, forme pericolose per la donna di iperstimolazione ovarica.

    La legge ha favorito altresì la consapevolezza relativa al problema concernente i criteri umanamente accettabili della generazione umana: riflessione che non dipende affatto da considerazioni di carattere confessionale.

    Sarebbe accettabile, per esempio, una totale sostituzione tecnica della gravidanza, e dunque del ruolo, in essa, della donna?
    O una generazione senza l’apporto genetico di due individui di sesso diverso?
    O il coinvolgimento di gameti al di fuori di qualsiasi relazionalità tra i soggetti generanti.
    O, per l’appunto, l’apertura alla logica selettiva?

    Sono temi di grande spessore, sui quali è necessario che la nostra società torni a discutere con pacatezza.


    ....


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  7. #7
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    Thumbs down Re: Bagnasco contro Strasburgo: "Rifondare la politica e lo Stato"

    FECONDAZIONE ASSISTITA

    Le derive della provetta

    ​IL BUSINESS DEGLI OVULI E I SEMI DEI DEFUNTI

    È stato e resta il divieto più discusso e criticato della nostra legge, eppure la fecondazione eterologa ha portato a pratiche selvagge su cui diversi Paesi sono dovuti intervenire in senso più restrittivo. Trattasi della possibilità che il seme (oppure l’ovulo) provengano da un soggetto esterno alla coppia. La pratica – invocata in particolare dalle coppie omosessuali e da quelle in cui uno dei due sia portatore di una malattia genetica – è alla base del “business” degli ovociti, che ha stravolto la vita di migliaia di donne nei paesi del Terzo mondo, pronte (complici massacranti cicli di iperstimolazione) a farne merce di scambio per poche manciate di dollari.

    Ma il mercato degli ovuli è prolifico anche in Paesi ricchi come Inghilterra e Stati Uniti, dove studentesse e adolescenti si improvvisano donatrici per pagarsi studi o vacanze. La fecondazione eterologa è anche all’origine di casi limite che hanno scatenato controversie giudiziarie:

    dalle donne che hanno impiegato il seme di defunti (è accaduto, per esempio, in Inghilterra) al fenomeno dei genitori-nonni (caso clamoroso quello italiano di Torino, con mamma di 58 anni e papà di 70) per arrivare a quella dei padri che disconoscono i figli in quanto non informati del ricorso all’eterologa da parte della madre (la Cassazione ha dato l’ok se la scoperta viene fatta entro un anno).

    BIMBI “SALVATORI” PER CURARE I FRATELLI MALATI

    Nello spirito originario della legge 40, il divieto di diagnosi pre-impianto è conseguente a quello di «ogni forma di selezione a scopo eugenetico degli embrioni e dei gameti». La norma si riferisce «agli interventi che, attraverso tecniche di selezione, di manipolazione o comunque tramite procedimenti artificiali, siano diretti ad alterare il patrimonio genetico dell’embrione e a predeterminarne caratteristiche genetiche» (art.13).

    La pratica di selezionare embrioni, invece, ha portato a effetti choc soprattutto in Gran Bretagna, dove l’Autorità sulla fecondazione assistita ha individuato una lunga lista di malattie (e rischi di malattie) per cui si può facilmente scartare un embrione.

    Fece discutere, per esempio, nel 2008 il caso di una coppia di sordi che volevano ricorrere a tecniche di fecondazione assistita e che si scontrarono con quanto previsto dalla legge sulla selezione degli embrioni, che scarta automaticamente quelli con problemi di sordità.

    Una pratica che ha inorridito i coniugi, assolutamente contrari a rifiutare un bimbo sordo.

    Ma l’Inghilterra ha fatto di più, avallando la selezione di “bambini medicina” (o “salvatori”), ovvero selezionati sani in provetta e fatti nascere al solo scopo di garantire materiale biologico di ricambio al fratellino affetto da una malattia genetica.

    E il primo “bimbo medicina” è nato in Francia, nel 2011, con un corredo genetico selezionato ad hoc, ovvero completamente compatibile con i due fratellini malati di beta talassemia.

    EMBRIONI CHIMERA E FIGLI CON TRE GENITORI

    La legge 40 infine vieta «qualsiasi sperimentazione su ciascun embrione umano», «la produzione di embrioni umani a fini di ricerca o di sperimentazione», «interventi di clonazione» e «la fecondazione di un gamete umano con un gamete di specie diversa e la produzione di ibridi o di chimere».

    Limiti che fino all’apparenza invarcabili e che invece la genetica spregiudicata degli ultimi anni ha percorso in lungo e in largo, per fortuna al di fuori dei nostri confini.

    È sempre il caso della vicina Inghilterra, che s’è spinta fino a concedere l’ibridazione di embrioni umani con quelli animali al fine di creare cellule staminali utili nella ricerca. Dopo una lunga battaglia parlamentare, la creazione di “chimere” mescolando materiale genetico umano a quello bovino è stata avallata, ma senza alcun esito: gli embrioni sono morti dopo 72 ore di vita in laboratorio, risultando inutili.

    Da allora di ibridazione e chimere non s’è più parlato. E in un binario morto è finita anche l’autorizzazione a clonare, sia in Inghilterra che nei Paesi asiatici: la cosiddetta “clonazione terapeutica” (che avrebbe dovuto fornire una miniera illimitata di organi e cellule da usare anche per l’uomo) si è dimostrata fallimentare.

    E nel 2010 un gruppo di ricercatori britannici dell’Università di Newcastle ha annunciato di aver messo a punto una nuova tecnica di manipolazione genetica: una tecnica riproduttiva che prevede tre genitori, cioè due corredi genetici impiantati nell’ovulo della madre.

    Obiettivo? “Terapeutico”, pare:il bimbo dovrebbe essere più sano...



    ....


    ncav:rotesto:
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  8. #8
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    Predefinito Re: Bagnasco contro Strasburgo: "Rifondare la politica e lo Stato"

    a bagnasco piacerebbe vivere in un paese come l iran dove gentaglia come lui decide le leggi e nessuno dice niente....

    in italia si e'in una situazione simile, ma dato che si e'in un europa e si e'in un contesto europeo ci sono organi di controllo che cercano di fare in modo che cio'non avvenga ma se fosse solo per l italia e per il suo popolo, sarebbe la stessa cosa

  9. #9
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    Predefinito Re: Bagnasco contro Strasburgo: "Rifondare la politica e lo Stato"

    Citazione Originariamente Scritto da Airbus Visualizza Messaggio
    a bagnasco piacerebbe vivere in un paese come l iran dove gentaglia come lui decide le leggi e nessuno dice niente....

    in italia si e'in una situazione simile, ma dato che si e'in un europa e si e'in un contesto europeo ci sono organi di controllo che cercano di fare in modo che cio'non avvenga ma se fosse solo per l italia e per il suo popolo, sarebbe la stessa cosa
    a me piacerebbe vivere in un paese in cui gli Airbus fossero solamente dei grossi aeroplani...NON DELLE ENORMI MASSE FECALI MALEODORANTI..."gentaglia" sarebbe oltremodo riduttivo...

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    Predefinito Re: Bagnasco contro Strasburgo: "Rifondare la politica e lo Stato"

    Citazione Originariamente Scritto da salvo.gerli Visualizza Messaggio
    Bagnasco: "Rifondare la politica e lo Stato"


    In vista delle elezioni politiche il presidente dei vescovi lancia un appello ai partiti: "Rifondare lo Stato con solidarietà lungimirante". Poi la dura reprimenda sulla sentenza della Cortedi Strasburgo che ieri ha bocciato la legge 40 sulla fecondazione assistita: "Singolare superamento della giustizia italiana"

    Dalla crisi economica che morde i risparmi degli italiani e che mette in ginocchio l'Eurozona alla politica italiana che si appresta asd andare incontro all'appuntamento elettorale.


    Il cardinale Angelo Bagnasco




    Dalla difesa della famiglia affinché "non sia umiliata e non deperisca" alla dura reprimenda nei confronti della Corte di Strasburgo che ieri ha bocciato la legge 40 sulla procreazione.

    L'appello del presidente Cei Angelo Bagnasco è una richiesta di unità per riuscire ad affrontare i problemi, che affliggono il Paese, insieme.

    "È l’ora di una solidarietà lungimirante, dell’assoluta concentrazione sui problemi prioritari dell’economia e del lavoro, della rifondazione della politica e della partecipazione, della riforma dello Stato - ha spiegato - problemi che hanno al centro la persona e ne sono il necessario sviluppo".

    Rifondare politica e Stato

    Bagnasco guarda con apprensione alle prossime elezioni che porranno la parola "fine" al governo tecnico guidato da Mario Monti. Un appuntamento che il numero uno della Cei possa diventare occasione di confronto per aiutare a crescere l'Italia. "Quando per interessi economici, sull’uomo prevale il profitto, oppure, per ricerca di consenso, prevalgono visioni particolaristiche e distorte, le conseguenze sono devastanti e la società si sfalda - ha aggiunto Bagnasco durante la festa della Madonna della Guardia, a Genova - perché superando prospettive ideologiche, è necessario tenere ben saldo il legame con quei valori che fanno parte della nostra storia e ne costituiscono il tessuto profondo".

    Tessuto che, ha spiegato Bagnasco, "a qualcuno sembra talmente acquisito da non aver bisogno di attenzione e di presidio alcuno, e da altri è guardato con sospetto o insofferenza come se fosse un intralcio al progresso".

    La crisi economica

    Sottovalutare il contesto "europeo e mondiale" della crisi "sarebbe illusorio e suicida". Nell’omelia pronunciata per le celebrazioni della Madonna della Guardia a Genova, Bagnasco ha spiegato che "nel cuore abbiamo il peso della crisi". "Il pensiero corre a chi ha lavoro e spera di tenerlo, a chi lo cerca e non lo trova, a chi l’ha perso - ha continuato - la grave congiuntura economica, con ricadute preoccupanti su occupazione e vita sociale del Paese, dell’ Europa e del mondo, non è una crisi congiunturale ma di sistema".

    Per il porporato, "la durata nel tempo e gli scenari internazionali hanno ormai dimostrato che la crisi riveste una complessità e profondità tali che non può essere affrontata con ’formule rapide e parziali" e che "neppure è possibile un affronto puramente nazionale che prescinda da quel contesto europeo e mondiale il quale, pur presentando vischiosità e particolarismi, sarebbe illusorio e suicida sottovalutare. E nel quale bisogna poter stare con competenza ed autorevolezza".

    Strada in salita

    Per il presidente della Cei, dalla crisi economica si esce "solamente uniti perchè la strada intrapresa, in Italia come altrove nel mondo, è fortemente in salita".

    "Uscire dalla strettoia, che ha costi alti per famiglie, giovani, adulti e pensionati - ha continuato Bagnasco - è possibile ma solo insieme perche insieme si affrontano le prove più dure" dal momento che "se le persone si sentono sole davanti alle difficoltà, si deprimono e arrendono, finiscono ai margini, preda del peggio: senza lavoro, il male ha buon gioco".

    La difesa della famiglia

    Per Bagnasco la famiglia "merita di essere molto di più considerata sul piano culturale, e sostenuta sul piano politico ed economico" affinché "non sia umiliata e non deperisca".

    "La gente - ha affermato il numero uno della Cei - non perdonerà a nessuno la poca considerazione verso la famiglia così come la conosciamo".

    Per il cardinale, [U]oltre ad essere [/U]"il grembo naturale della vita nella sua inviolabilità", la famiglia è "il fondamento affidabile della coesione sociale, baluardo educativo dei giovani, vincolo di solidarietà tra generazioni. Anche per questo merita più considerazione".

    E ha aggiunto: "Se la famiglia fonda la società, la presidia e le garantisce futuro, com’è evidente da sempre, la società a sua volta deve presidiare la famiglia riconoscendone pubblicamente il valore unico, e ponendo in essere tutte quelle misure necessarie e urgenti affinchè non sia umiliata e non deperisca".


    ...


    :giagia::giagia:


    Ultima modifica di EricCartman; 30-08-12 alle 15:16

 

 
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