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Discussione: Chi è Antonio di Pietro

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    Predefinito Re: Chi è Antonio di Pietro

    "IL 'COLPO' ALLO STATO", BIOGRAFIA NON AUTORIZZATA DI DI PIETRO.

    Tutto quello
    che Tonino
    non voleva leggere

    di Ubaldo Casotto
    “Il ’colpo’ allo Stato”. Le 416 pagine di j’accuse dell’avvocato Mario Di Domenico, co-fondatore dell’Idv, ad Antonio Di Pietro. Una lunga teoria di “amici” (da Rea a Pacini Battaglia, alla cena con Contrada) che tracciano una biografia non proprio apologetica del fustigatore della politica italiana.

    «Dagli amici mi guardi Iddio che...». Potrebbe diventare questo il sottotitolo di una definitiva Autobiografia di Antonio Di Pietro scritta di suo pugno. Per ora ci si deve accontentare di quelle, non autorizzate, dei suoi amici, ex amici forse, come quella di Mario Di Domenico, avvocato civilista di Capistrello in provincia dell’Aquila, co-fondatore del partito di cui l’ex pm è leader, l’Italia dei valori.
    Diciamolo subito Il “colpo” allo Stato - La legge è uguale per tutti... salvo alcuni (EdizioniSI, 416 pp. 15 euro) non è un apologia della vita, da magistrato prima e da politico poi, dell’eroe di Mani pulite. Tutt’altro. E tira aria di querele. «Il giudice Tonino», così lo chiama l’autore ogni volta che lo cita, le ha già annunciate. Peraltro Di Domenico le chiede: «Ho sfidato Di Pietro a denunciarmi per calunnia» ha detto recentemente.
    Il libro ha andamento cronologico. Parte dal 1992, l’anno che consègnò «il giudice Tonino» agli onori della cronaca. Con il racconto della prima conoscenza tra Di Pietro e Di Domenico: un reciproco “vaffa” davanti all’ospedale di Pescara dove erano ricoverati il padre dell’avvocato e la madre del pm. «Mentre uscivo dal cancello dell’ospedale un’auto blu mi evitò per un soffio al centro della strada. Lanciai un esplicito invito sollevando il braccio verso una direzione inequivocabile. Era l’auto del giudice Tonino e lui era seduto sul sedile posteriore. Si girò e rispose anch’egli col braccio verso di me, in maniera altrettanto chiara...». Destinati a incontrarsi e a mandarsi a quel paese, come a distanza di anni è risuccesso.
    Il fil rouge del nuovo maleducato invito ad andare a... è il lungo elenco degli “amici” del «giudice Tonino», una sequela di nomi, cognomi e volti che forse Di Piero non gradirà gli venga ricordata. Si parte da Stefano Euleterio Rea, ex comandante dei vigili urbani di Milano, che lo rievoca così: «Quando Tonino viene a sapere che ho dovuto rivolgermi a D’Adamo per un prestito, lu mi fa: sei un fetente. Hai chiesto i soldi perché hai perso alla corse con Gorrini... Si mette in mezzo e come finisce? Che chiede, lui, altri 100 milioni a Gorrini (...) Io gli avevo detto: sei un magistrato, non metterti in mezzo... L’obiettivo di Tonino, con il suo intervento, era quello di ottenere soldi per se stesso, punto e basta...». Si prosegue con il citato Gorrini, il quale gli dice: «Mi fai schifo, e te lo dico di persona, da amico mi fai schifo» sostanzialmente accusandolo di aver arrestato persone delle quali sapeva tutto da anni e che aveva anche favorito (il riferimento è al concorso per i Vigili Ubani).
    Ci sono poi gli amici millantati (a dire di Di Domenico, almeno), come quello con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il «giudice Tonino» sostenne che le attività dei pool di Mani pulite a Milano e del maxi processo a Palermo fossero strettamente coordinate fra loro e che lui era in contatto operativo e personale con i due pm siciliani. Fu smentito da Francesco Saverio Borrelli con queste parole: «Non vi è mai stato alcun incontro tra Di Pietro e Giovanni Falcone (...) Non è vero che in questo procedimento né in alcun altro i prestigiosi colleghi Borsellino o Falcone si siano mai avvalsi della collaborazione del dottor Di Pietro né è vero che il dottor di Pietro si sia mai occupato di riciclaggio di denaro sporco in Italia o all’estero». Ma forse Borrelli non è ascrivibile alla lista degli “amici”, secondo il senso usuale di questa parola, dell’ex pm.
    Sicuramente amica, fin dall’infanzia, gli era invece Anita Zinni, insegnante di Sulmona, alla quale «il giudice Tonino» raccomanda il figlio Cristiano, bisognoso di recuperare gli anni scolastici persi. Lei provvede, con cura amorevole, sfidando la lettera della legge che vuole che la prova orale della maturità vada sostenuta in seduta pubblica pena la nullità. Ma ricorda lei: «A Cristiano andava solo scongiurato il rischio che magari qualche giornalista potesse assistere a una sua figuraccia, al suo balbettare di fronte alle domande della commissione». Esame blindato, quindi. Porte chiuse e diploma di ragioniere.
    Porte chiuse anche il 15 dicembre 1992, ma qualche fotografo di troppo. È la sera della famosa cena di Antonio Di Pietro alla Caserma del Reparto Operativo, Nucleo investigativo in via Selci 88, Roma. Presenti il numero tre del Sisde Bruno Contrada, arrestato nove giorni dopo con accuse di contiguità alla mafia, alti ufficiali dei Carabinieri, della Polizia, dei servizi segreti e un misterioso americano che gli consegna una “onorificenza” o una “patacca” a seconda delle versioni. Quando di quell’incontro “ingombrante” per l’immagine di un magistrato che vantata rapporti con Falcone e Borsellino spuntarono le fotografie, ad alcuni finanzieri che le avevano scattate fu chiesto di restituirle con la singolare motivazione - così racconta Di Domenico - che le avrebbero riavute “autografate” da vip presenti alla cena.
    Nell’elenco degli amici c’è ovviamente il maggiore D’Agostino, quello che nell’agenda del banchiere Chicchi Pacini Battaglia compariva più volte con a fianco la dicitura “pagato”; c’è l’avvocato Agostino Ruju, «l’uomo di Hong Kong», esperto di circuiti finanziari che «il giudice Tonino» salutò con un confidenziale «Ciao Agostì, come va?» quando andò a interrogarlo a San Vittore, suscitando la sorpresa del suo difensore. Hong Kong è poi la meta, secondo la testimonianza di Pio Deiana, di un viaggio del «giudice Tonino» in veste non ufficiale nella primavera/estate del 1993... Ma di questo, e di altre amicizie, domani.

    "IL 'COLPO' ALLO STATO", BIOGRAFIA NON AUTORIZZATA DI DI PIETRO. - Il Tribuno
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    Predefinito Re: Chi è Antonio di Pietro

    Colpo allo Stato? Chiedete a Di Pietro

    IL "COLPO ALLO STATO"? CHIEDETE A DI PIETRO - L'AVVOCATO DI DOMENICO, NEMICO GIURATO DI TONINO, HA PRONTO UN LIBRO-CHOC (DICE LUI) SUGLI ANNI CALDI DI TANGENTOLI '92-'93 - MANI PULITE, UN PO' DI CIA E UN PEZZO DI FBI. TUTTI INSIEME APPASSIONATAMENTE DENTRO UNA TESI: ALTRO CHE CASINO CASE, L'ITALIA DEI VALORI PARE UNA SPECTRE - E I GIUDICI CHE GLI DANNO SEMPRE TORTO? "QUANDO C'È QUEL SIGNORE DI MEZZO, MISTERIOSAMENTE SI ARRIVA SEMPRE ALL'ARCHIVIAZIONE"...


    «Il colpo allo Stato, questo sarà il titolo. Siamo in fase di editing».

    È il famoso libro "contro Di Pietro", no? Sicuramente sarà una bomba.

    «Non voglio parlare di bomba. Diciamo che è il mio contributo alla storia di questo Paese, scritto anche in nome della difesa della libertà di pensiero garantita dalla Costituzione».

    Addirittura.

    «Voglio fare luce su quello che successe tra il '92 e il '93».

    La voce che risponde alle domande del Riformista è quella dell'avvocato Mario Di Domenico. Massì, proprio lui, il nemico giurato di Tonino Di Pietro, che tra poco sarà in libreria con il suo "Colpo allo Stato". Di Domenico è stato per anni uno strettissimo collaboratore dell'ex pm. «Fino a che un giorno non gli scrivo una lettera e lui, per tutta risposta, mi caccia dal partito».

    Sintesi della lettera?

    Gli scrissi, era il 2004: "Adesso basta toccare i fondi del partito. Applica lo statuto".

    Risposta?

    L'espulsione immediata dall'Idv.

    Da qui l'idea di scrivere il libro?

    L'idea del libro nasce nel corso degli anni. Io e i miei collaboratori ci siamo accorti che nel biennio 1992-93 ci furono due eventi giudiziari devastanti.

    Beh, non sembra proprio un inedito.

    Sì, ma mentre a Palermo Falcone e Borsellino davano seguito ai dettami del maxiprocesso cercando di arginare le malversazioni mafiose nei confronti dello Stato, a Milano Di Pietro e il pool di Mani Pulite lo massacravano, lo Stato.

    Si spieghi meglio.

    Ci sono delle stranezze. Oggi Di Pietro va da Fabio Fazio e dice che lui collaborava con Falcone e Borsellino mentre all'epoca, al contrario, diceva di non riconoscersi nei metodi d'indagine dei magistrati siciliani.

    Sta dicendo che Di Pietro ha rifilato una bugia ai telespettatori di "Che tempo che fa"?

    Sì. Lo dice anche Borrelli che le indagini di Milano non riguardavano la mafia.

    E quindi?

    Mi spiego. Dopo il Maxiprocesso Borsellino voleva che nascesse il movimento civico di una nuova legalità. Fondando l'Italia dei valori, invece, Di Pietro crea un partito personale.

    E l'ipotesi del «colpo allo Stato», quando arriva?

    Basti pensare che la Cia si avvicinò all'inchiesta di Mani Pulite nel luglio '92. Borrelli e Davigo andarono a parlarne da Scalfaro ma il capo dello Stato non voleva sentire parlare di quelle cose.

    Ne è proprio sicuro, avvocato?

    E poi basta prendere i danni provocati, anni dopo, dalla decisione di Di Pietro di fondare il suo partito, che non ha nulla a che vedere con il movimento per una nuova legalità. Vuol sapere come la penso? Io credo che l'Idv faccia più danni alla magistratura che alla politica. Perché alimenta la politicizzazione dei giudici e quindi...

    '92, '93, Stato, Milano, Palermo, mafia, Tangentopoli. Tutto in un sol libro.

    Sa, io e i miei collaboratori ci siamo pure chiesti chi fosse il "puparo", il grande burattinaio. Però non l'abbiamo scritto. Le risposte le abbiamo trovate nell'ultimo libro di Cossiga, Fotti il potere.

    Chi è il puparo?

    Cossiga sostiene che Mani Pulite era spinta dall'Fbi. Per cui, tra Mani Pulite ed Fbi, si faccia due conti...

    Fbi? Ma non era la Cia?

    La Cia c'entrava e forse, stando alla lettura di Cossiga, anche l'Fbi.

    Ma la storia delle famose case di Di Pietro? Non ci dica che nel libro non c'è...

    Alla storia degli «affari» di Di Pietro è dedicata una piccola parte del libro. Quel signore si è attribuito i fondi del partito destinandoli alla sua associazione.

    Ma i magistrati gli hanno sempre dato ragione, finora.

    No, hanno sempre archiviato tutto. Sa, io faccio l'avvocato e ho visto tante indagini "strane". Può capitare. Ma quando c'è quel signore di mezzo, misteriosamente si arriva sempre all'archiviazione.

    Anche l'ufficio di presidenza della Camera dei deputati ha dato ragione a Di Pietro.

    Sa com'è, la Camera non è che indaga sempre così a fondo...

    Ma è sicuro di quello che dice?

    Le racconto un episodio. In una causa ho presentato un documento che testimoniava di euro 36.000 annui che Di Pietro elargiva alla Mura. Di Pietro ne ha presentato uno in cui, invece, mancava uno zero. Da 36.000 a 3.600 euro.

    Ma lei che ci azzeccava con Di Pietro? Come l'aveva conosciuto?

    Quando lui era ancora pm e io un giovane avvocato. Poi ci siamo rivisti quando è nata l'Idv. Vede io volevo a tutti i costi un partito che si occupasse del mantenimento dei fondi agli invalidi da lavoro.

    Invece?

    Sono finito in un partito personale, peggio di quello di Berlusconi. E non dimentichiamo che Di Pietro ha tradito, più di chiunque altro rappresentante del popolo, la lezione di Berlinguer sulla questione morale...

    Tommaso Labate per il Riformista
    IL “COLPO ALLO STATO”? CHIEDETE A DI PIETRO - L’AVVOCATO DI DOMENICO, NEMICO GIURATO



    Da sempre Mata Hari sostiene che Tangentopoli fu manovrata dagli Stati Uniti (CIA o FBI non importa) approfittando della "Questione Morale" berlingueriana progettata dal PCI e messa in atto da una parte della Magistratura addestrata alla bisogna.

    Di Pietro, essendo di formazione mentale fascista, non poteva far parte della Magistratura su menzionata e ciò è avallato dalle diverse fonti che lo indicavano come agente Cia.

    Ciò che l'Avvocato Di Domenico, ex amico di Di Pietro, riporterà sul suo libro non fa altro che confermare l'ipotesi riportata più volte nelle news Matahariane.


    Colpo allo Stato? Chiedetelo a Di Pietro
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  7. #7
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    Predefinito Re: Chi è Antonio di Pietro

    Mai fidato di un personaggio come lui.
    E tantomeno di manipulite che in realta' erano le mani della CIA..

  8. #8
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    Predefinito Re: Chi è Antonio di Pietro

    ho letto un intervista stamani di rino formica che parlava di gherardo colombo come un uomo della Cia...

  10. #10
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    Predefinito Re: Chi è Antonio di Pietro

    Citazione Originariamente Scritto da Etrvsco Visualizza Messaggio
    ho letto un intervista stamani di rino formica che parlava di gherardo colombo come un uomo della Cia...
    Io non mi stanco di ripeterlo,
    la vecchia classe politica era troppo statalista,assistenzialista
    ,e a modo suo filoaraba(il famoso lodo Moro,i fatti di Sigonella,
    Pertini e Craxi con Arafat).
    Urgeva quindi un repulisti e riassestamento (che c'è stato,eccome)
    dell'Italia più " a destra" e sopratutto verso usrael.
    Dopo il colpo di stato chiamato tangentopoli tanto esaltato dai merdoni
    di MSI e Lecca la nostra politica ha avuto 3 parole d'ordine: federalismo,liberismo
    e..usraelismo.
    Ovviamente la verità viene sempre a galla..

    p.s=per i folli che credono alla favoletta del pool che mette dentro i ladroni:
    fino al 93 non rubava nessuno?
    oggi non ruba nessuno?
    mani pulite=mani della CIA..

 

 
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