"Chi non fa inchieste, non ha diritto di parola" Mao
Il nucleare "sarà un affare! "
di Roberto Meregalli
Bisogna ammetterlo, il commento del ministro Scajola all’approvazione da parte del Senato del Ddl “Sviluppo”, contenente la parte relativa al nucleare, è il più azzeccato: “Sarà un affare” (Il Sole24Ore 10 luglio 2009). Per qualcuno lo sara’ certamente, per il paese nella sua globalità no.
In queste poche righe pero’ non vorrei ripetere le ragioni per cui giudichiamo economicamente e strategicamente errato tornare a investire miliardi di euro nello sviluppo della filiera nucleare in Italia, vorrei evidenziare molte inesattezze comparse sulla stampa a commento della notizia del ritorno del nucleare nel nostro paese perche’ mi sembra opportuno che perlomeno si citino cifre corrette e non deformate.
Innanzitutto è notevole il commento di Emma Marcegaglia sempre sul Sole 24Ore del 10 luglio, ovvero che il ritorno all’atomo elettrico sia un’opzione importante anche per raggiungere gli obiettivi di Kyoto. Ebbene il Protocollo di Kyoto, ratificato dall’Unione Europea il 4 marzo 2002, stabilisce che l’Italia nel periodo 2008-2012 riduca le proprie emissioni di CO2 in atmosfera nella misura del 6,5% rispetto ai livelli riscontrati nel 1990. La posa della prima pietra della prima centrale nucleare italiana si svolgera’, secondo gli obiettivi di Scajola, nel 2013, pertanto di quale Kyoto sta parlando la presidente degli industriali italiani?
Della produzione elettrica del nucleare nel mondo si citano sempre cifre non aggiornate, anche il Corsera afferma che e’ nucleare il 15% della corrente elettrica mondiale, in realta’ l’Agenzia atomica internazionale parla di 14% nel 2007 ed Observ’ER (con EDF) riporta un valore del 13,8%, a fronte del 15,9 idroelettrico e 67,8 fossile.
La Stampa sottolinea che l’85% dell’energia è importata e “spesso da centrali nucleari”, facendo sottintendere che tanto vale prodursela da soli. Bell’esempio di disinformazione attuata mischiando i dati. In effetti importiamo la maggior parte di ENERGIA PRIMARIA anche perche’ in Italia non abbiamo gran giacimenti di petrolio, carbone e metano! Ma stiamo parlando di energia primaria, ovvero tutta quella che entra nel sistema Italia per far muovere tutto. L’energia elettrica che importiamo e che contabilizziamo nell’energia primaria e’ il 5%. Dunque noi importiamo il 5% dell’energia primaria (non gran parte dell’85%), sottoforma di corrente elettrica (che per definizione in realta’ e’ di tipo secondario perche’ ricavata da fonti primarie).
Capitolo prezzo: ovunque si ripete che in Italia l’energia costa cara (il 30% in piu’) e si tenta di convincere il normale cittadino che la sua bolletta della luce costera’ meno col nucleare. Bene, va detto che l’energia elettrica per i consumi medio-bassi (fascia in cui rientra la maggior parte delle famiglie italiane) è sempre stata conveniente rispetto al resto d’Europa. Anche se negli ultimi anni questo vantaggio si sta assottigliando continuiamo a spendere meno della media europea (vedi Altro consumo luglio 2008). Va anche detto che del costo del Kwh, la produzione incide per poco piu’ del 60%, il resto è diviso su varie voci, fra cui la trasmissione, tasse, oneri vari tipo cip6 e oneri del vecchio nucleare. Per questi ultimi si sappia che continueremo per anni a pagare la dismissione delle vecchie centrali e il costo del futuro deposito per le scorie (stimato in 1,5 miliarid di euro) finira’ in bolletta. Pertanto proprio a causa del nucleare il costo della bolletta non calera’, questa e’ una delle poche certezze per il futuro.
Infine, per non tediare troppo, un cenno alla competenza italiana nel campo nucleare. La stampa sottolinea che “siamo pronti a partire”, l’Ad di Enel Fulvio Conti ovviamente non ha dubbi al riguardo. Si ripete che Enel ha centrali atomiche in Spagna e Slovacchia, ma va detto che sono tipologie di centrali diverse dagli EPR,che si dovrebbero costruire da noi (tecnologia statunitense in Spagna e sovietica in Slovacchia), e che il personale e’ di Slovenske Elektrarne e di Endesa che non si trasferira’ in Italia. In Francia a Flamaville, dove si sta costruendo uno dei due EPR oggi in costruzione, l’Enel (partner con una quota del 12,5%) parla di significativa presenza di personale italiano nel cantiere, in realta’ il contratto prevede la presenza di 65 persone in cantiere, ora siamo a 50 e di queste 50 solo 5 sono effettivamente attive (vedi anche intervista a Philippe Leigne’, ingegnere EDF su Handelsblatt, giornale tedesco, 8 luglio 2009). Non sono un po poche 5 persone in un cantiere di due mila? Soprattutto per pensare di poter tirare le file di quattro nuovi cantieri analoghi in Italia? Dibattiamo del nucleare, ma non in maniera ideologica, facciamolo con dati alla mano, per favore.
V.C.U.




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