"Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engels

L’eterna guerra dell’imperialismo americano contro il diritto di autodeterminazione dei popoli

di Stefano Zecchinelli


1.I fatti dell’11 settembre 2001 non sono altro che il punto di arrivo della politica interna ed estera Usa, per come è stata intesa almeno dalla fine della seconda guerra (imperialistica) mondiale.
Henry Kissinger il 13 febbraio 2002 pubblica un articolo sul Washington Post in cui avanza una triplice ipotesi sulla strategia Usa: (1) considerare la missione punitiva contro i talebani terminata; (2) fare pressione su paesi come la Somalia e lo Yemen; (3) rovesciare il regime di Saddam Hussein che si trovava da diversi decenni nella lista nera degli Stati Uniti.

Gli Stati imperialistici europei si accodano alla strategia americana impegnandosi non solo sul fronte afghano ma anche su altri fronti di guerra.

Insomma, come disse il politologo del Pentagono Brzezinsky “tutti condividono il presupposto che l’Eurasia sia il centro del mondo e che chi controlla l’Eurasia controlli il mondo’’, e gli Usa, dal dopoguerra fino ad ora, gestiscono la politica ed il fucile.

Davanti questa schizofrenia è importante rilevare due cose: (1) la teoria dei complotti è sempre appartenuta ai dominanti, ed a loro è servita per giustificare le loro folli politiche espansionistiche (Hitler riteneva che ci fosse un complotto giudaico massonico mondiale, e i neo-conservatori americani ritengono che ci sia un complotto islamico contro l’occidente); (2) di contro tutti coloro che dimostrano, fatti alla mano, le contraddizioni proprie delle versioni ufficiali vengono silenziati dai monopoli mass-mediatici.

Nei paragrafi successivi metterò a fuoco le principali strategie Usa finalizzate alla militarizzazione del mondo.

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