La scena che abbiamo visto tutti del minatore esasperato che si taglia il braccio con un coltello è stata impressionante e pure i problemi occupazionali di quei 4-500 minatori impensieriscono e non si può non essere solidali con loro.
A questo punto il governo, così come nel caso di Taranto o dell'ALCOA, DEVE INTERVENIRE e quindi massima solidarietà a questi nostri concittadini.
Però c'è un però...
Sentiamo stamattina dalla solita rassegna stampa che le miniere del SULCIS furono aperte a metà del 1800 principalmente per dare occupazione e anche perché. all'epoca, il carbone poteva essere utilizzato quale combustibile dal momento che i problemi dell'inquinamento non venivano considerati.
L'evoluzione industriale, poi, preferì l'uso di altri tipi di combustibili e quindi il carbone sardo entrò in crisi e con lui tutto il comparto minerario. Da allora la proprietà delle miniere passò di mano in mano arrivando all'IRI e quindi alla Regione Sardegna sempre con lo scopo dichiarato di mantenere il livello occupazionale.
La situazione si intreccia con la visenda dell'ALCOA che è una multinazionale americana che accettò di produrre in Italia l'alluminio a condizione di acquistare l'energia elettrica ad un prezzo che le consentisse di essere competitiva e così, in bolletta, una parte del costo che paghiamo tutti serve ad abbattere i costi per l'ALCOA e quindi, ancora, mantenere il livello occupaziopnale dei dipendenti.
Il carbone del SULCIS, ricco di zolfo, veniva usato anche per la produzione di energia elettrica proprio per l'ALCOA ma i problemi di inquinamento e i relativi costi, ne impediscono oggi l'uso.
Quindi siamo alla paralisi. Il gatto che si morde la coda.
Non posso continuare ad estrarre carbone perché inquina, costa troppo smaltire, quindi non lo posso vendere, non posso più produrre l'energia necessaria all'ALCOA la quale a costi di energia aumentata minaccia di chiudere. Di conseguenza nascono problemi occupazionali per l'ALCOA e per le miniere del SULCIS.
Ora, pensiamo che ormai sia abbastanza chiaro dove si vuole arrivare e cioè che tutto questo "sistema" produttivo in enorme difficoltà, origina da un errore di fondo iniziale che potremmo definire la incosciente buona volontà di amministratori che hanno drogato il mercato per procurare dei vantaggi a certe popolazioni (oltre che a loro stessi in termini di consenso) senza considerare che tutto questo, nel tempo, avrebbe prodotto delle storture impreviste, ma prevedibili se solo si fosse agito con saggezza o non si fosse lasciata degenerare la situazione, cui oggi tocca nuovamente porre rimedio nel solito, abituale, comodo e scontato metodo di trasferire i costi degli errori altrui sulla collettività.
Ed è ciò che accadrà a Taranto e in Sardegna con tutto il rispetto per i lavoratori vittime incolpevoli della "buona volontà".




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