Se non ho capito male la distanza tra taluni libertari (mi riferisco agli anarchici "paleo") e i vari teorici del liberalismo (in particolar modo di quel liberalismo sceso a patti con la democrazia, così come la intendiamo oggi in Occidente) è più marcata di quanto si pensi: vi è quasi una rottura radicale. In tal senso, come si deve valutare la riscoperta dei pensatori controrivoluzionari ottocenteschi, dei quali anche tu ti stai occupando?
Sono giunto alla convinzione, leggendo le opere degli autori controrivoluzionari e soprattutto di Carl Ludwig von Haller, che la distanza tra il pensiero libertario e quello liberaldemocratico è forse più ampia di quanto si pensi. Infatti, mentre gli anarco-capitalisti ammirano il pluralismo competitivo medievale e concordano con il realismo della filosofia controrivoluzionaria, i liberaldemocratici sono gli eredi di quel “liberalismo” illuminista e rivoluzionario che, dopo aver contribuito a demolire i retaggi medievali e ad edificare il monopolio legislativo del Leviatano, si sono poi cullati nell’illusione che fosse possibile limitarne il potere mediante artifizi e congegni interni (lo “Stato di diritto”, il costituzionalismo, la divisione dei poteri, le elezioni, la generalità e astrattezza della legge e così via) rivelatisi poi in buona misura inefficaci. Al pari di un grande anarco-individualista come Lysander Spooner, il reazionario von Haller giudicava del tutto assurda l’idea di contratto sociale che tanto piace ai liberaldemocratici: in realtà nessuno l’ha mai firmato, per la semplice ragione che nessuno sarebbe mai così pazzo da firmare, a favore di un gruppo ristretto di uomini, una procura che contempli un “mandato non imperativo” a disporre della propria vita, libertà e proprietà. Le società non sono sorte in un colpo solo con un contratto sociale unico e uguale per tutti, ma gradualmente grazie ad una miriade di contratti tra persona e persona: così si è sviluppata l’Europa durante l’età feudale e comunale, fino ad assumere le fattezze che aveva nell’ancien régime, malgrado il nefasto processo di centralizzazione assolutistica iniziato in età moderna. Anche coloro che non accettano questa visione della storia non possono negare che, secondo ogni standard libertario, le società prerivoluzionarie fossero infinitamente meno statalizzate di quelle venute dopo