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    Exclamation L'Europa non è più un destino. Lo dice Jaap de Hoop Scheffer

    da http://www.rinascita.info/cc/Prima_M...AlFlWOjz.shtml

    L’Europa non è più un destino

    di Andrea Perrone

    Le polemiche sulla riapertura dei negoziati per l’ingresso della Turchia in Europa non sembrano placarsi e intanto la Nato, per bocca del segretario generale uscente, Jaap de Hoop Scheffer, ribadisce che il Vecchio Continente ha mutato i suoi confini modificando così anche il suo destino.
    Nel corso di una cerimonia per l’ingresso di Albania e Croazia nell’Alleanza Atlantica, che si è svolta ieri mattina, alla presenza del primo ministro albanese, Sali Berisha, e del suo omologo croato, Ivo Sanader, Scheffer ha sottolineato mentre le bandiere dei due nuovi Paesi aderenti venivano issate sui pennoni, accanto alle altre 26 nel cortile del quartier generale della Nato, che “l’ingresso di Albania e Croazia è la chiara dimostrazione che ora l’Europa geografica non è più un destino”.
    Una dichiarazione che la dice lunga sui veri propositi dell’allargamento Nato ai Balcani ma che presagisce l’ingresso nei prossimi anni della Turchia e successivamente dell’entità sionista. Il progetto è chiaro la creazione di un grande mercato politico-militare euro-atlantico con annesse Ankara e Tel Aviv per soddisfare le strategie dell’impero a stelle e strisce che questo chiede per inglobare definitivamente l’Europa, mantenere il suo controllo planetario, ormai in crisi, impedendo così le spinte policentriche di Stati in grado di competere con Washington.
    Da parte loro i nuovi sudditi della Nato hanno espresso, come era prevedibile, tutta la loro soddisfazione. “Questo è il giorno più importante dopo la dichiarazione d’indipendenza dell’Albania”, ha dichiarato Berisha. Sanader ha sottolineato la necessità che anche gli altri Paesi dei Balcani occidentali, in particolare la Bosnia-Erzegovina e il Kosovo possano entrare a far parte dell’Alleanza Atlantica.
    Albania e Croazia sono entrati a fare parte della famiglia Nato mercoledì scorso. La loro adesione era stata decisa al vertice dell’Alleanza, tenutosi a Bucarest, nel mese di aprile del 2008. In quella occasione, l’invito alla FYROM era stato invece congelato a causa del veto opposto dalla Grecia per una disputa bilaterale sul nome “Macedonia” con Skopje.
    Dal fronte europeo invece il capo della diplomazia francese, Bernard Kouchner, ha dichiarato di non essere più favorevole all’ingresso della Turchia nell’Unione europea dopo le pressioni esercitate nel corso del summit della Nato da parte di Ankara sulla nomina del nuovo segretario generale dell’Alleanza Atlantica, Ander Fogh Rasmussen.
    “Io sono stato favorevole all’ingresso della Turchia nell’Ue”, ha dichiarato Kouchner a radio Rtl aggiungendo di parlare al passato “perché sono rimasto molto colpito dalle pressioni esercitate su di noi” nel vertice Nato della scorsa settimana.
    Il ministro degli Esteri francese ha sottolineato che la decisione di Ankara di rimarcare la decisione di Rasmussen di non condannare la pubblicazione delle vignette su Maometto nel 2005 “mi è sembrata quanto meno maldestra” e l’evoluzione della Turchia verso “una religiosità rafforzata e di una laicità meno dichiarata mi inquieta”. Al vertice Nato “la procedura mi ha scioccato. E non sta agli americani decidere chi entra in Europa e chi no. Noi ne abbiamo il diritto”, ha rimarcato il ministro facendo riferimento alle dichiarazioni del presidente Usa, Barack Obama, che ha parlato in favore della Turchia nell’Ue. Il capo della diplomazia di Parigi sembra voler fare sul serio questa volta. Strano, visto che in passato è sempre stato uno dei migliori alleati di Washington nelle strategie per la democrazia export, dai Balcani all’Iraq. Analoghe affermazioni sono venute dal ministro degli Esteri austriaco, Michael Spindelegger, in merito al sostegno dato dal presidente degli Stati Uniti all’ingresso di Ankara nell’Unione.
    Per Spindelegger saranno gli Stati membri dell’Ue a “decidere da soli” per l’adesione della Turchia. “Non è una novità, anche l’amministrazione Bush aveva cercato di convincerci. Ma è chiaro che l’Unione europea e i suoi stati membri decideranno da soli”, ha chiosato Spindelegger alla radio pubblica austriaca O1.
    I negoziati di adesione ufficialmente partiti nel 2005 dopo decenni di attesa segnano il passo; solo 10 capitoli negoziali su 35 sono stati aperti e diversi Paesi Ue sono ostili a una piena adesione di Ankara. Otto capitoli negoziali sono congelati dal dicembre 2006 perché la Turchia non intende aprire porti ed aeroporti a navi ed aerei della Repubblica di Cipro. Vedremo ora se gli eurocrati sapranno passare dalle parole ai fatti, cosa di cui bisogna sempre dubitare vista la tendenza a sottostare agli ordini di Washington da parte dei soloni dell’Ue.

  2. #2
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    Predefinito Riferimento: L'Europa non è più un destino. Lo dice Jaap de Hoop Scheffer

    Islamisme-Etats-Unis, une alliance contre l'Europe

    "Il vero volto del fondamentalismo islamico"

    (o la strana alleanza tra l'islamismo e i servizi segreti americani)

    da Alexandre del Valle

    Riassunto del saggio e presentazione dell'autore
    Fin dagli anni 30, gli Stati-Uniti appoggiano il regime fondamentalista wahabita d'Arabia saudita, « epicentro del terremoto islamico nel mondo », riprendendo e seguendo la diplomazia della « leva confessionnale » dell'impero britannico. Nell'ambito della Guerra Fredda e della lotta contro « l'impero del Male » sovieto-comunista, e sopratutto a partire dalla guerra in Afghanistan, i servizi segreti americani hanno armato ed addestrato la maggior parte dei movimenti islamisti (o cosiddetti « integralisti » musulmani) nel mondo, dai fondamentalisti siriani e egiziani (Fratelli musulmani, Gamaà, etc), al FIS e al GIA algerini, ed anche, fino al 1995, il Hamas palestinese. Più paradossalmente ancora, Washington ha indirettamente favorito l'ascesa al potere di Khomeyni in Iran, provocando la caduta dello Scià, e poi venduto armi ai Mullah durante la guerra Iran-Irak (Iran Gate). In un passato molto più recente, gli Stati Uniti hanno incoraggiato, fino al 1997, gli ultra-anti-occidentali Talibani di Kabul, in collaborazione con i servizi pakistani e sauditi. Appoggiati negli anni 80 dalla CIA, i cosiddetti « Afghani » (ex-volontari della Jihad anti-sovietica) hanno esteso dappertutto la nuova rivoluzione islamica internazionale. Ora, la base mondiale più violenta e sovversiva del terrorismo islamico non è più l'Iran dei Mollah, ma il « polo » sunnita Pakistan-Afghanistan finanziato e sostenuto dall'Arabia Saudita e messo in piedi da Washington, la cui responsabilità nella crescita della piaga islamico-terrorista nel mondo e in Occidente (sopratutto in Europa) è schiacciante.

    Questa strana strategia americana pro-islamista, anche detta della « cintura verde », oggi appare particolarmente paradossale, soprattutto dopo gli attentati antiamericani del World Trade Center nel 1993, di Nairobi e dar Es-Salam in agosto 1998, o ancora quello contro l'incrociatore americano ad Aden nell'ottobre 2000.

    Oggi, l'America considera l'organizzazione internazionale terrorista di Bin Laden, e i fondamentalisti islamisti in generale, come il Nuovo Nemico. Ma in verità, la cinica alleanza tra lo Zio Sam e la scimitarra islamica non è stata ancora realmente rotta da Washington. In verità, proprio la guerra del Golfo - ed il conseguente terribile embargo di dieci anni contro il popolo iracheno - e la presenza di soldati americani « infedeli » in terra santa islamica « vietata » (haram) d'Arabia Saudita, hanno provocato l'ira degli ex-alleati fondamentalisti degli Americani contro Washington e l'Occidente in generale. Nei fatti, la guerra del Golfo consacrò la morte del nazionalismo arabo più laico e diede il via all'Islamismo radicale, come si osserva ora in Cecenia, Daghestan, Kashmir, Pakistan, Sudan, Algeria, Balcani, e nella maggior parte dei paesi musulmani, prime vittime dell'integralismo islamico. L'ex-alleato incontrollabile degli Americani sembra essere scappato di mano al suo antico-prottetore per diventare il Nemico assoluto. Ma le cose sono in realtà molto più complesse e la responsabilità americana nell'ascesa del pericolo fondamentalista sunnita continua a produrre effetti pericolosi nel mondo intero. Non per caso fu Bin Laden stesso (miliardario saudita ex-comandante della « Legione islamica » anti-russa in Afghanistan, sotto controllo della CIA), attuale capo del « Fronte Internazionale Islamico », ad appiccare il fuoco terrorista islamo-separatista in Cina (Xin Jang), in India (Kashmir), in Bosnia ed anche in Kosovo, dove il Pentagono accettò la presenza, nella direzione dell'UCK (addestrata ed armata dai servizi tedeschi, turchi, croati e sopratutto americani, nonchè da agenzie « private » americane di « consiglio militare » vicine al Pentagono come la MPRI o Duncop) e di stretti collaboratori del terrorista Bin Laden, come Ahmad Zawahiri.

    Nei fatti, la strategia americana pro-fondamentalista, parzialmente ancora valida nel Golfo, nel Caucaso e nei Balcani, anche se molto criticata da alcuni strateghi americani come Henri Kissinger o Samuel Huntington, è fondata su quattro principali obiettivi a medio e lungo termine :

    - impedire la rinascita dell'ex nemico russo-sovietico tramite la « cintura verde » turco-islamista, favorendo l'indipendenza dei paesi musulmani dell'ex Unione sovietica per fare perdere a Mosca il controllo delle riserve e delle vie del petrolio e del gas ;

    - conservare a qualsiasi prezzo buoni rapporti con l'Islam, che possiede 75% delle risorse di petrolio nel mondo, e che rappresenta più di un miliardo di fedeli sempre più anti-occidentali, ma, allo stesso tempo, consumatori di prodotti e tecnologie americane senza essere concorrenti...

    - creare Stati musulmani e pro-turchi nei Balcani, focolai di tensione e d'instabilità, per esasperare gli « scontri di civiltà », non solamente tra Islam e Ortodossia ma sopratutto tra Europa occidentale ed Europa post-Bizantino-ortodossa. In tal modo, a causa dello stesso problema islamico, si puo' giustificare l'allargamento della Nato, buttare (« roll back ») la Russia fuori dall'Europa (« Nuovo Containment »), e tagliare l'Europa in due, grazie ad una « Nuova Cortina di Ferro e di Sangue », ed al risveglio dello scontro di civiltà tra Ortodossi e « Occidentali ».

    - controbilanciare (e farsi « perdonare »), con questa strategia islamica, la politica pro-israeliana di Washington, dando all'Islam nuove basi in Europa, e lasciando perdere poco a poco i nazionalisti israeliani (accordi di Oslo),

    - impedire la costruzione di un'Europa forte ed indipendente favorendo l'entrata della Turchia in Europa, l'infeudazione di quest'ultima alla Nato, e trasformandola (escludendone Russi e Serbi) in un protettorato americano, una « testa di ponte geostrategica dell'America » (Z. Brzezinski), una « zona morbida » (Gallois), ma prima di tutto un luogo di consumo dei prodotti americani.

    Nell' ex-yougoslavia, la strategia pro-islamica e pro-albanese dei servizi americani, inaugurata in Bosnia e accentuata durante la « guerra del Kosovo », in funzione anti-serba e anti-ortodossa, porto' al sorprendente appoggio americano e occidentale ai Mujahidin bosniaci venuti dall'Afghanistan o da tutto il mondo arabo, e agli ultra-nazionalisti dell'UCK che realizzarono, nel « Kosovo indipendente » una purificazione etnica contro i non-Albanesi.


    Ma anche adesso che gli Stati Uniti e l'Unione europea sembrano avere deciso di abandonnare gli ex-alleati dell'UCK (chiamati ieri « combattenti della libertà » e oggi « terroristi »), per appoggiare i regimi democratici della nuova Serbia di Kustuniça e della fragile Macedonia, l'idra del separatismo e la « questione albanese » continuano a destabilizzare i Balcani.

    Come si è visto in Arabia Saudita, in Pakistan, in Afghanistan, in Cecenia, in Asia centrale, e adesso nei Balcani, la strategia americana di « neo-containment » fondata sulla promozione dei focolai di tensione islamo-nazionalisti anti-russi e anti-ortodossi, è stata una scelta geostrategica molto pericolosa, sempre più difficile da controllare, e, dobbiamo dirlo, suicida a lunga scadenza per l'Occidente. Adesso che il fuoco del fondamentalismo e del separatismo è acceso dappertutto, è quasi impossibile fermarlo. Finora, il rischio è stato sottostimato, ma rapprensenta di sicuro una gravissima minnaccia per la pace mondiale.

    Di fronte alle nuove minnacce rappresentate dal fanatismo religioso anti-occidentale e dalle guerriglie separatiste - e le terribili reazioni previdibili contro esse - che emergono in tutto il mondo (« sindrome del Kosovo »), dalla Cecenia all'Afghanistan, passando per i Balcani, i Filippini, l'Africa o l'Indonesia, gli Stati Uniti, l'Europa occidentale e la Russia dovrebbero capire che la Guerra Fredda è ormai finita e che l'interesse commune di queste diverse componenti della civiltà « euro-occidentale » è di collaborare assieme per promuovere la loro sicurezza e la democrazia.

    Inoltre, rinunciare a una Nuova Guerra fredda contro la Russia, che l'Amministrazione repubblicana Bush jr sembra di volere fare resuscitare, e promuovere i legami tra l'Occidente e l'ex-Blocco sovietico, sarebbero le vie più sicure per avvantaggiare la democratizzazione e l'occidentalizzazione del mondo « post-bizantino », invece di continuare ad utilizzare la « cintura verde » turco-islamica per ridurlo.

    Alexandre del Valle, ricercatore all' Istituto Internazionale di Studi Strategici (Parigi-Ginevra), specialista di politica internazionale e pboblemi strategici, scrive in parecchie riviste francesi di geopolitica (Hérodote ; Stratégique, Limes), o di attualità politica (Le Figaro, Figaro Magazine, Spectacle du Monde, Panoramiques, etc).

    E l'autore di un saggio prefato dal General Pierre Marie Gallois, iniziatore della « force de frappe » atomica francese e consigliere del Generale De Gaulle : « Islamisme-Etats-Unis, une alliance contre l'Europe » (L'Age d'Homme, 1997).

    Questo libro ha conosciuto un grande successo in Francia, ed è stato tradotto in paracchie lingue : inglese, russo (con la prefazione di Evgueni Primakov), serbo-croato, portoghese e, adesso, in italiano, sotto il titolo : « Il vero volto del fondamentalismo islamico, o la strana alleanza tra l'islamismo e i servizi secreti americani »).

    Nella prefazione del libro « I prigionieri del Jihad (Guerini, 1998), l'ambasciatore Sergio Romano parla di un « libro interessante e controverso (...). Alexandre del Valle sostiene che gli Stati Uniti si servono dell'islam per una politica sostanzialmente ostile all'Europa. (...). Cio' che è accaduto dall'inizio degli anni Novanta conferma queste impressioni. (...). E una tesi discutibile (...), ma dimostra a contrario che ‘ci sono più cose nel cielo e nella terra' di quante non ne sospetti il filisofo Samuel Huntington » (pp XXII-XXIII).

    In Italia, il libro di Del Valle é anche stato citato nella Stampa, nel Giornale eppure nella rivista di geopolitica Limes.

    http://blog.alexandredelvalle.com/ar...e-Italien.html


    carlomartello

 

 

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