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    Predefinito La Dittatura dei Colonnelli in Italia

    Siamo in un universo parallelo, il Sacro Romano Impero è sopravvissuto alle guerre napoleoniche ed è divenuto un tutt'uno con l'Impero Tedesco di Bismarck sconfiggendo le pretese degli Asburgo che sono stati messi in secondo piano, l'Italia si è unificata completamente già dopo le tre guerre d'indipendenza acquisendo il Trentino, il Veneto, il Venezia Giulia, Fiume, la Dalmazia fino a Cattaro rinunciando a Bolzano e all'Alto Adige. Il Sacro Romano Impero della Nazione Germanica diventa la potenza industriale e militare dominante in Europa e nel mondo al fianco del Regno Unito e degli Stati Uniti d'America. La Francia di Napoleone III sconfitta dal S.R.I. è divenuta una Terza Repubblica effimera perché poi è di nuovo tornata monarchia sotto Enrico V dei Borboni e per rivalsa contro la Germania Imperiale creerà la Triplice Alleanza con il Regno d'Ungheria (staccatosi dopo la federazione dell'Austria e della Boemia al S.R.I.) e l'Impero Russo contrapposta alla Triplice Intesa formata da S.R.I., Regno Unito e Regno d'Italia. La Francia viene sconfitta nella Prima guerra mondiale e diventa Quarta Repubblica, instabile e dilaniata da conflitti interni, qui avviene l'ascesa del nazismo grazie a Henri-Philippe Pétain che conquista il potere concentrando nelle sue mani tutti i poteri fino alla restaurazione del Terzo Impero autoproclamandosi "Quinto Napoleone" e conquistando quasi tutta l'Europa nella Seconda guerra mondiale alleandosi con Hitler che ha conquistato il potere in Austria e accantonato il re asburgico di turno e l'Italia occupata e smembrata diventa uno Stato collaborazionista chiamato Repubblica Sociale Italiana retta da Roberto Farinacci, marionetta filo-nazista. Dopo la Liberazione, l'Italia è tra i vincitori della guerra (aveva già ottenuto il Dahomey, Gibuti, Nizza e la Corsica) ed occupa insieme al Belgio, al Regno Unito, al S.R.I. e all'U.R.S.S. il territorio francese e Parigi, che poi saranno sgomberati e nascerà la Quinta Repubblica Francese (la Grecia dopo la guerra civile tra monarchici e comunisti rimane un regno sotto l'influenza americana).
    Nel 1947 muore Re Vittorio Emanuele III e gli succede il figlio Umberto II insieme alla moglie Maria Josè del Belgio, il Regno d'Italia incomincia una timida forma di decolonizzazione e Tunisia, Libia, Eritrea, Somalia, Gibuti e il Dahomey sono elevati a Regni Associati con un parlamento e governi autonomi mentre Re Umberto II è incoronato Capo di Stato di ognuna di queste nazioni. Il Dodecaneso con un plebiscito si mantiene italiano. Alle elezioni generali del 1948 alle quali partecipano per la prima volta le donne a cui è concesso il diritto di voto vince il Partito Popolare di De Gasperi con il 48,51% dei voti, davanti al Fronte Popolare (socialisti e comunisti) di Togliatti con il 30,98% dei consensi. De Gasperi eletto Primo Ministro forma un governo di coalizione con i Liberali e i Socialdemocratici.

    Intanto, il processo di unificazione del continente europeo prosegue con la fondazione della Comunità Economica Europea (CEE) e dell'EURATOM, istituite con il Trattato di Roma del 25 marzo 1957. Ad esse aderiscono i sei paesi già membri della CECA: Belgio, Francia, Italia, Paesi Bassi, Sacro Romano Impero e Svizzera. In questa Timeline, mancando l'opposizione francese, riesce anche l'istituzione della Comunità Europea di Difesa (CED), formata sempre dagli stessi sei paesi, che permette l'istituzione di un vero e proprio Esercito Europeo. L'ossatura di quest'esercito è ovviamente formata dalle truppe d'elite prussiane. Il ricostituito esercito francese all'interno della CED opera unicamente in situazioni di peacekeeping ed è sotto il completo controllo della CED, onde esorcizzare i fantasmi delle passate aggressioni francesi. Stati Uniti, Regno Unito e Italia mantengono truppe all'interno del territorio della Quinta Repubblica Francese, ma si tratta ormai di contingenti puramente simbolici. Intanto esplode il "Miracolo Economico": la ricostruzione postbellica porta ad una crescita esponenziale delle economie di Francia, Italia e S.R.I., e ad un diffuso benessere dei loro cittadini, che ora possono permettersi automobile, elettrodomestici, radio e televisori. Nasce così in Europa Occidentale quella che noi chiamiamo la "Civiltà dei Consumi", dominata dalla pubblicità e dai suoi slogan. Il marco imperiale diventa la valuta più forte del mondo dopo il dollaro americano.
    Intanto, le fughe dei cittadini dei paesi del blocco comunista verso la Prussia Orientale (territorio del S.R.I., quindi della CEE e della NATO) si trasforma in una vera e propria emorragia: 2 milioni e mezzo di profughi tra il 1949 e il 1961. E così, nel corso di una sola notte, il 13 agosto 1961 le autorità comuniste costruiscono una muraglia che isola Danzica dal S.R.I., lunga più di 90 Km e alto quattro metri, che passerà alla storia come "il muro di Danzica". Dalle torrette di sorveglianza i poliziotti comunisti hanno l'ordine di sparare a vista su chiunque tenti di scalcare il muro. Dal punto di vista propagandistico, la costruzione del muro si rivela un disastro per l'URSS, divenendo un simbolo della tirannia comunista; esso inoltre non si rivela efficace, poiché i profughi continuano a fuggire nel S.R.I., usando metodi talora ingegnosi.

    Dopo le ultime dimissioni del governo De Gasperi e la morte di quest'ultimo nel 1953 l'Italia degli anni Cinquanta è governata dall'economista liberale Luigi Einaudi in cui si afferma ancora una volta come potenza industriale ed in espansione in pieno Miracolo Economico e lo spostamento di milioni di persone dalle campagne alle città. Successivamente però i governi diventano deboli ed instabili e spesso di minoranza con Giuseppe Pella, Mario Scelba e Adone Zolli. Il popolare Amintore Fanfani propone una coalizione con i socialisti di Nenni, ma Papa Pio XII boccia il progetto, in questa Timeline il Partito Socialista Italiano si è mantenuto fedele al Fronte Popolare cui aderisce insieme ai comunisti e a parte dei repubblicani. Il Partito Popolare cerca l'appoggio del Movimento Sociale Italiano formato da neofascisti dell'ex Repubblica Sociale Italiana: il 21 marzo 1960 Fernando Tambroni forma un governo costituito da popolari, liberali e missini, che suscita grandi proteste sia in Parlamento che nelle piazze, soprattutto dalle forze di sinistra. Il 7 luglio una manifestazione sindacale a Reggio Emilia finisce in tragedia: la polizia e i carabinieri sparano sulla folla in rivolta, che si era impossessata di una camionetta con morti e feriti. Il successivo 14 luglio 1960, prendendo spunto dalla visita di Togliatti a Mosca, Tambroni ne approfitta per varare leggi speciali contro le manifestazioni non autorizzate considerate piani sovversivi per rovesciare lo Stato. Gli anni Sessanta per il mondo politico italiano iniziano con continue crisi di governo, manifestazioni di piazza contro la partecipazione del M.S.I. al governo e la continua ascesa elettorale delle sinistre anche dopo la morte di Togliatti nel 1964, gli succede Luigi Longo come capo del P.C.I. meno carismatico, perciò la guida delle sinistre italiane è assunta dal capo del P.S.I. Sandro Pertini, un ex partigiano.

    La crisi politica in Italia comincia a farsi drammatica: si susseguono le manifestazioni di protesta contro il governo di coalizione tra Popolari, Liberali e Neofascisti. Nel 1963 gli italiani devono tornare alle urne ben tre volte nel giro di sette mesi perchè nessuna coalizione nelle elezioni di aprile e di giugno ha i numeri per governare. Alla fine il leader dei Popolari Aldo Moro, primo ministro ad interim, riesce a far passare in Parlamento una legge che concede un premio di maggioranza alla coalizione che ottiene la maggioranza relativa, nonostante la dura opposizione di socialisti, comunisti e repubblicani. Nelle elezioni dell'ottobre 1963 finalmente, grazie a quella che le sinistre hanno battezzato "Legge Truffa", Aldo Moro ottiene il 60% dei seggi in Parlamento e un'ampia maggioranza per governare, ma la coalizione di centrodestra ha prevalso su quella di sinistra solo per lo 0,8% dei consensi, rischiando un clamoroso autogol. Ormai è chiaro che nelle successive elezioni l'esito sarà opposto, anche perchè la maggioranza di governo democristiana, liberale e neofascista si mostra subito fortemente litigiosa e conflittuale. A ciò si aggiunge l'azione di Re Umberto II, il quale è sobillato dal figlio Vittorio Emanuele e dalle alte gerarchie dell'esercito, e si scontra con il Presidente del Consiglio Aldo Moro: con il pretesto della scoperta, all'interno dell'esercito, di un gruppo di cospiratori di sinistra, rifiuta le dimissioni del ministro della Difesa, carica che Aldo Moro voleva assumere egli stesso, costringendo quest'ultimo alle dimissioni. Inizia così una stagione turbolenta, fatta di governi incapaci di ottenere la fiducia in Parlamento e di proteste popolari. Giovanni Leone, Mariano Rumor, Emilio Colombo e Paolo Emilio Taviani falliscono l'uno dopo l'altro nel tentativo di formare un nuovo governo. Sempre sobillato dai Capi di Stato Maggiore, e contro il parere della Regina Maria Josè che è amica personale di Aldo Moro, Re Umberto II incarica il Presidente della Camera dei Deputati Brunetto Bucciarelli-Ducci di formare un "Governo del Re" costituito da tecnici, avversato dai sostenitori di Aldo Moro e minato da una crescente ondata di scioperi e proteste. Tale governo resiste fino al 22 dicembre 1966, poi è costretto alle dimissioni. Re Umberto II allora affida il compito di formare un governo ad interim al Presidente del Senato Cesare Merzagora, con la promessa di convocare nuove elezioni per il maggio 1967, poi rimandate al 27 maggio. Tutto ormai lascia pensare che in tali elezioni il ricostituito Fronte Popolare (socialisti, comunisti, repubblicani) otterrà la maggioranza in parlamento, e che il suo leader Sandro Pertini sarà il nuovo Presidente del Consiglio.

    Il Re comincia a sentire il suo trono che traballa e già dal 1966 all’interno delle forze armate si formano gruppi di ufficiali che puntano ad evitare con ogni mezzo la presa del potere da parte del Fronte Popolare e le probabili epurazioni che ne seguiranno. In particolare l'iniziativa è presa da Junio Valerio Borghese, già condannato per la sua partecipazione alla Repubblica Sociale Italiana, che dopo essere stato scarcerato ha fondato il Fronte Nazionale, un movimento politico di estrema destra in stretti rapporti con Avanguardia Nazionale e con Ordine Nuovo, altri movimenti neofascisti. Borghese prende contatti con Vito Miceli, direttore del SID (Servizio Informazioni Difesa, il servizio segreto militare) per mettere in atto il cosiddetto Piano Prometheus, predisposto fin dai primi anni cinquanta per contrastare una ipotetica sollevazione comunista. L'idea è quella di arrestare i principali esponenti dei partiti rappresentati in Parlamento e nominare Presidente del Consiglio Dino Grandi, esponente di spicco della Repubblica Sociale Italiana riparato in America Latina nel dopoguerra, dalla quale è rientrato nel 1963: convertitosi alla causa democratica, è però ultraconservatore e fedelissimo al sovrano, e Borghese lo ritiene il candidato ideale a dar vita a un governo forte ed autoritario. Grandi però si tira indietro.

    Del progetto sono informati anche i capi di stato maggiore dell'Aeronautica e della Marina, e alcuni politici del PPI e dell'MSI. Il Re, messo al corrente del piano, dà il suo assenso; è informato anche Papa Paolo VI, che invece sconsiglia la sospensione della democrazia in Italia (ma non c'è da stupirsene, visto che suo padre è stato Presidente del Consiglio). Anche l'ambasciatore USA a Roma George Frederick Reinhardt disapprova il complotto militare, affermando che esso rappresenta « uno stupro alla democrazia », ma la CIA è invece d'accordo. Al golpe partecipa attivamente pure la Massoneria Italiana, attraverso il Gran Maestro della Loggia P2 Licio Gelli. Di fronte ai temporeggiamenti dei Capi di Stato Maggiore, all’avvicinarsi delle elezioni Borghese decide di agire. Nella notte fra il 20 ed il 21 aprile 1967 scatta l'Operazione Tora Tora (con riferimento all'attacco giapponese a Pearl Harbor del 7 dicembre 1941). Alle due di notte Borghese e due colonnelli golpisti del Regio Esercito entra nella sede dello Stato Maggiore e annunciano al comandante in capo il colpo di stato. Questi non si oppone, anzi facilita i piani dei colonnelli. Alle due e trenta un reggimento di paracadutisti occupa il Ministero della Difesa, mentre le truppe al comando di Giovanni Ghinazzi prendono il controllo dei centri di comunicazione, del Parlamento e del Palazzo Reale. Le unità mobili della Polizia Militare arrestano in poche ore più di 10.000 persone: uomini politici in vista, incluso il primo ministro ad interim Cesare Merzagora, figure di rilievo ed anche semplici cittadini che avevano semplicemente mostrato simpatie per la sinistre, sono arrestati o rinchiusi sotto scorta nei loro domicili. Al mattino la Rai (TV di stato italiana), subito passata sotto il controllo dei golpisti, annuncia che alcuni militari hanno assunto il controllo del paese ed imposto la Legge Marziale e il coprifuoco per « salvare la nazione », visto che « cospiratori comunisti si sono infiltrati nella burocrazia, nelle università, nei centri di comunicazione ed anche nell'esercito, rendendo necessaria un'azione drastica per proteggere l'Italia da una rivoluzione bolscevica ».

    Alle cinque e trenta della mattina del 21 aprile Borghese con altri golpisti rende visita al Re Umberto II, nella sua residenza estiva di Castelporziano, che è stata circondata dai carri armati agli ordini dei rivoltosi. In un primo tempo il sovrano cerca di opporre resistenza e congeda i militari, chiedendo loro di ritornare in compagnia di Merzagora. In seguito, nella stessa giornata, raggiunge il Ministero della Difesa in via XX Settembre a Roma, diventato il quartier generale della rivolta. Il Re ha un colloquio con Merzagora, che vi è trattenuto in stato di arresto; questi cerca di convincerlo a interrompere qualsiasi collaborazione con i golpisti e di denunciarli pubblicamente. Invece Umberto II decide di collaborare con loro; in seguito il monarca cercherà di giustificare il suo atteggiamento affermando di aver cercato di prendere tempo per poter organizzare un contro-colpo di stato nei confronti della costituenda Giunta Militare. Per molti italiani l'atteggiamento di Umberto II lo lega indissolubilmente ai colonnelli.

    Comunque, de facto il nuovo governo viene legittimato dal Capo dello Stato; la sola concessione che il re ottiene è quella che sia un civile ad essere nominato primo ministro. Viene scelto Giorgio Almirante, altro reduce della R.S.I. e monarchico convinto. Naturalmente Almirante è un mero paravento: il potere effettivo rimane nelle mani dei militari ed in particolare di Borghese che si autonomina Generale del Regio Esercito e Maresciallo d'Italia, e assume in breve tempo il ruolo di uomo forte della Giunta militare. Formalmente la legalità è rispettata, in quanto la Costituzione prevede che il Re abbia il potere di nominare il Primo Ministro a prescindere dal voto di fiducia del Parlamento, in situazioni di emergenza. Il Governo Almirante, costituito in poche ore nella giornata del 21 aprile, formalizza il colpo di stato adottando l'Atto Costituente, che cancella le elezioni, sospende di fatto la Costituzione stessa e permette al governo di gestire il paese governando per decreti. Uno dei primi atti del nuovo governo è la conferma della Legge Marziale, seguita dallo scioglimento di tutti i partiti (incluso l'MSI), dalla soppressione delle normali libertà civili e dall'istituzione di tribunali militari speciali. Il nuovo corso italiano invece assicura alla NATO e alla CEE che l'Italia non intende affatto uscire da queste organizzazioni, poiché il suo unico nemico è il comunismo sovietico. Gli USA di Lindon Johnson riconoscono immediatamente il nuovo corso italiano, seguiti poco dopo dalla Spagna franchista, dal Portogallo di Salazar e dalla Francia di de Gaulle. Solamente dieci giorni dopo il Cancelliere del S.R.I. Kurt Georg Kiesinger e il Primo Ministro laburista del Regno Unito Harold Wilson riconoscono il Governo Almirante. Durante il periodo della dittatura il governo italiano ha stretti rapporti di collaborazione e sostegno con diverse formazioni della destra europea, tra cui i neonazisti francesi e austriaci.

    In breve tempo però i rapporti tra il Re Umberto II e la giunta militare si deteriorano: infatti Junio Valerio Borghese non ha nessuna intenzione di spartire il potere con nessuno, mentre il Re, come il padre Vittorio Emanuele III prima di lui, vorrebbe avere un ruolo di primo piano nella politica, senza diventare il fantoccio dell'amministrazione militare. Durante una sua visita a Berlino nell'autunno 1967, il Cancelliere Imperiale Kiesinger consiglia a Umberto II di rompere con i colonnelli, e così il Re decide di organizzare un contro-colpo di stato, che scatta il 13 dicembre 1967. Essendo la capitale Roma saldamente in mano al governo militare, il Re pensa di trasferirsi a Palermo, dove conta numerosissimi sostenitori monarchici, prendere il controllo dell'intera isola e formare lì un governo alternativo a quello militare che, grazie al riconoscimento internazionale ed alle pressioni interne, costringerà i militari a liberare il campo, permettendo al Re un ritorno trionfale nella capitale. L'ex Presidente del Consiglio Cesare Merzagora, tuttora agli arresti domiciliari, ritiene il piano troppo vago e scarsamente studiato per riuscire, ma Umberto II si fa forte dell'appoggio del S.R.I., convinto che il Cancelliere Kiesinger e il Kaiser Ludovico V convinceranno Borghese a farsi da parte.



    E così, la mattina del 13 dicembre, il Re Umberto II insieme con la regina Maria Josè, con le due figlie Maria Pia (che ha sposato Alessandro Karagjorgjević, pretendente al trono jugoslavo) e Maria Beatrice (ancora nubile), e con la sorella Maria Francesca di Savoia, usando il proprio aereo personale raggiunge Palermo. Inizialmente il piano sembra avere successo: il Re viene ben accolto nell'isola, che dal punto di vista militare si trova sotto il controllo di un generale fedele alla corona. Marina ed aeronautica, entrambe fortemente monarchiche, e che non hanno preso parte al colpo di stato di aprile, si dichiarano immediatamente favorevoli al sovrano e si mobilitano, mentre altri generali fedeli alla corona tagliano tutte le comunicazioni tra l'isola e la capitale. Malgrado questo, il piano fallisce a causa dell'eccessiva fiducia di Umberto II nel fatto che gli ordini emessi dai suo generali vengano immediatamente eseguiti, e per il fatto che il Re non ha cercato la collaborazione con le forze politiche contrarie al regime. Nell'arco di poche ore la situazione si ribalta, i quadri intermedi dell'esercito arrestano i generali monarchici ed avanzano verso la Sicilia con lo scopo di arrestare il sovrano. Avendo compreso che il suo piano è fallito, Umberto II lascia l'Italia insieme alla sua famiglia, a bordo del suo aeroplano personale, che atterra a Vienna nelle prime ore del 14 dicembre, ponendosi sotto la protezione del S.R.I., dove resterà fino alla morte, che lo coglierà il 18 marzo 1983, senza rientrare mai più in patria. Per decisione di Junio Valerio Borghese, Umberto II è dichiarato decaduto dal trono, e nuovo Re d'Italia è proclamato suo figlio Vittorio Emanuele IV, 30 anni, da sempre fiancheggiatore del golpe, che però deve rassegnarsi ad essere un mero paravento dei colonnelli. Ai giornali è fatto divieto di pubblicare fotografie o interviste a Umberto II, che invece tutti gli altri stati europei (tranne la Spagna franchista) continuano a ritenere il legittimo Re d'Italia. Inoltre i colonnelli obbligano Almirante alle dimissioni, e Junio Valerio Borghese è nominato Primo Ministro dal nuovo sovrano. Borghese forma un governo composto da soli militari, solo alcuni sottosegretari (tra cui Almirante) sono civili.

    Inutile dire che la Giunta Militare gode di ben scarso appoggio nel paese, eccezion fatta per l'estrema destra, dal momento che anche la maggior parte dei monarchici preme per il ritorno di Umberto II. Per guadagnare consensi al suo governo, Borghese è abile nel proiettare un'immagine positiva ad alcuni settori della società italiana, ancora in larghissima parte conservatrice. Pur essendo di origini nobiliari. Borghese si presenta vicino al popolo, dal momento che la sua famiglia nobile lo ha ripudiato dopo l'adesione al fascismo; i figli delle famiglie povere delle aree rurali del Sud vedono nelle accademie militari una possibilità di educazione e di riscatto sociale, e vengono posti in contrapposizione con gli abitanti delle ricche città del nord, a maggioranza di sinistra. Il regime inoltre avvia una politica economica di sviluppo delle aree rurali del Sud, spesso trascurate dai precedenti governi, che avevano favorito invece lo sviluppo sulle aree industriali urbane. Inoltre l'instabilità politica che ha caratterizzato gli anni precedenti porta molti cittadini a simpatizzare per il regime militare, che garantisce sicuramente un governo più stabile. Anche la situazione economica migliora perché gli USA, in base alla dottrina Truman, forniscono milioni di dollari per sostenere l'economia italiana, essendo la Penisola un'importante pedina in mezzo al Mediterraneo nel confronto con l'URSS. L'atteggiamento degli USA verso la Giunta sarà poi una delle cause del diffuso sentimento antiamericano che caratterizzerà gli anni seguenti alla caduta del regime militare. L'atteggiamento degli altri stati europei è meno accomodante e, se restano alleati dell'Italia per motivi economici e militari, non mancano però di fornire asilo a profughi politici italiani. Il Popolare Giulio Andreotti va in esilio a Parigi; il comunista Enrico Berlinguer si reca a Mosca, Francesco de Martino fugge a Berlino.

    Negli anni che vanno dal 1967 al 1972 però in Italia si va organizzando l'opposizione al regime dei colonnelli, proveniente non solo da Sinistra, ma anche dai partiti di Destra (Popolari, Liberali) rimasti fedeli a Umberto II. L'opposizione si salda al movimento del Sessantotto, nato in America come opposizione alla Guerra del Vietnam, che provoca proteste di piazza, soprattutto nelle università, anche in Francia e nel S.R.I. A tutto ciò si aggiunge lo scontento degli uomini d'affari danneggiati dall'isolamento internazionale in cui ben presto viene a trovarsi l'Italia che, se non è espulsa dalla CEE, viene però lasciata ai margini da esso; cresce il malcontento anche nella classe media, pesantemente danneggiata dalla crisi economica che i militari sono incapaci di affrontare, malgrado i consistenti aiuti provenienti dagli USA. Il dissenso interno si organizza fin da subito nel tentativo di ostacolare la politica della Giunta: già all'inizio del 1968 si formano numerosi gruppi che chiedono il ritorno della democrazia, tra cui il Movimento di Liberazione Italiano (MoLI), di ispirazione socialista e comunista, e Difesa Democratica (DD), di ispirazione cattolica. Particolarmente perseguitato è il Movimento dei Focolari, fondato da Chiara Lubich, che è arrestata ma poi rilasciata dopo che il Vaticano ha fatto la voce grossa. Anche il Premio Nobel per la Letteratura nel 1959 Salvatore Quasimodo prende posizione contro la Dittatura dei Colonnelli, e per questo è costretto all'esilio a Oxford, in Gran Bretagna. Purtroppo il grande poeta non vivrà abbastanza per vedere la fine della Giunta; il suo funerale nella natia Modica, il 14 giugno 1968, viene trasformato in una massiccia dimostrazione contro il governo militare: migliaia di italiani disobbediscono agli ordini della Giunta e seguono il feretro fino al cimitero. Il governo reagisce con l'arresto di 41 persone. Nel 1975 le spoglie di Quasimodo verranno trasportate a Milano e tumulate nel Cimitero Monumentale.

    Nel 1969 il regista Lucio Fulci, noto oppositore del Regime Militare, gira il film in costume "Beatrice Cenci", ispirato alla nota vicenda dell'omonimo personaggio della Roma del tardo Cinquecento. Siccome il protagonista, Francesco Cenci, è dipinto come un malvagio che vive di abusi e violenta la sua stessa figlia Beatrice (per questo mandante del suo omicidio), tutti leggono nella sua figura una rappresentazione di Junio Valerio Borghese, e nella sua fine violenta l'auspicio che il regime dei Colonnelli faccia la stessa fine. La colonna sonora del film è composta da Ennio Morricone, grande autore di colonne sonore che è stato imprigionato dalla Giunta, e che è stata introdotta illegalmente in Italia per essere utilizzata nel lungometraggio. "Beatrice Cenci" è naturalmente ritirato dalle sale italiane, ma la pellicola gira negli ambienti dell'opposizione per proiezioni segrete clandestine, e all'estero conosce un grande successo, ricevendo la Palma d'Argento al Festival del Cinema di Cannes, un altro schiaffo al regime militare. Anche il regista Federico Fellini, il cantante Domenico Modugno, l'attrice Monica Vitti e il conduttore televisivo Enzo Tortora abbandonano l'Italia, dichiarando di non poter vivere e lavorare sotto un regime dittatoriale. Altri personaggi famosi come Sofia Loren e Anna Magnani si dichiarano contrarie alla dittatura.

    Tra gli oppositori del regime non ci sono però solo pacifisti non violenti. Il 12 dicembre 1969 ha luogo il primo tentativo di assassinare l'uomo forte della Giunta durante una sua visita a Milano: al passaggio del corteo di auto a bordo del quale viaggia Junio Valerio Borghese, un'autobomba esplode in Piazza Fontana davanti alla Banca dell'Agricoltura, provocando ben 17 morti e 88 feriti. Borghese resta solo leggermente ferito e dà vita a una spietata repressione con arresti sommari e torture. L'anarchico Giuseppe Pinelli, del circolo Ponte della Ghisolfa, arrestato in una retata poco dopo la strage, è accusato di essere colui che ha premuto il pulsante del telecomando che ha azionato la bomba: portato nella sede della polizia militare, viene percosso e torturato. Secondo la versione ufficiale, il presunto attentatore è sfuggito alla presa dei poliziotti e si è suicidato gettandosi da una finestra del quarto piano, per non rivelare i nomi dei suoi complici. Molto probabilmente però egli è stato gettato giù, e sono forti anche i sospetti che egli fosse del tutto estraneo all'attentato; l'unica cosa di cui era sicuramente colpevole, era di essere un oppositore di Borghese, e di non mandarglielo certo a dire. In ogni caso la Giunta ne approfitta per dare il via a un giro di vite sulla Federazione Anarchica Italiana. Il Commissario Luigi Calabresi, accusato (anche in questo caso forse ingiustamente) di essere l'esecutore materiale dell'omicidio di Pinelli, verrà assassinato il 17 maggio 1972 da esponenti di "Lotta Continua", altro movimento di estrema sinistra nato in opposizione al Regime dei Colonnelli, perchè il sangue chiama solo altro sangue. Inoltre nelle prime ore del 19 settembre 1970, in piazza Matteotti a Genova, uno studente di geologia si dà fuoco per protestare contro la dittatura dei Colonnelli. La sua morte provoca scalpore in Italia e in tutta Europa, mostrando a quale punto può giungere la Resistenza contro la Giunta.

    Con il passare degli anni, il Regime Militare comincia a scricchiolare. Il 23 maggio 1973 il sommergibile "Enrico Toti", mentre è impegnato in una manovra coordinata NATO al largo dell'isola di Creta, si ammutina e si rifiuta di ritornare in Italia, come forma di protesta verso il governo militare, reo di aver arrestato alcuni ufficiali di marina che hanno criticato il regime. Il capitano del "Toti", convinto che l'arresto dei suoi compagni ha eliminato ogni speranza di poter agire dall'interno, decide di portare la situazione del suo paese all'attenzione dell'opinione pubblica con un gesto clamoroso: dopo aver ancorato il "Toti" di fronte al porto ateniese del Pireo, un gruppo di ammutinati a bordo di alcune lance prende terra, telefona alle agenzie di informazione internazionale, comunica l'ammutinamento e annuncia una conferenza stampa il giorno seguente. L'azione del "Toti" produce un notevole interesse internazionale: il capitano, sei ufficiali e venticinque sottufficiali ottengono asilo politico in Grecia. L'intero equipaggio vorrebbe seguire il capitano, ma gli ufficiali chiedono loro di rimanere a bordo e di ritornare in Italia allo scopo di comunicare alle famiglie ed agli amici quanto è accaduto. Il "Toti" così ritorna in Italia il mese successivo con un nuovo equipaggio; dopo la caduta del governo militare gli ammutinati rientrano in patria dove vengono decorati e reintegrati nei ranghi della Marina.

    Il 14 novembre 1973 gli studenti del Politecnico di Milano entrano in sciopero ed iniziano una forte protesta contro la Giunta. Nelle prime fasi della protesta non vi è alcuna reazione da parte del governo militare, cosicché gli studenti possono barricarsi all'interno degli edifici e mettere in funzione una stazione radio, usando materiale trovato nei laboratori, che trasmette nell'area di Milano. Migliaia di lavoratori e di giovani si uniscono alla protesta sia dentro che fuori l'università. Ma nelle prime ore del 17 novembre Junio Valerio Borghese ordina all'esercito di porre fine alla protesta: un carro armato abbatte i cancelli del Politecnico, privato di illuminazione attraverso lo spegnimento della rete elettrica cittadina, travolgendo gli studenti che vi si erano arrampicati sopra. Non si registrano morti, ma i feriti sono moltissimi. Negli scontri che seguono l'intervento dell'esercito, invece, restano uccisi 24 civili, tra i quali uno ucciso a sangue freddo da un ufficiale. Le proteste interne ed internazionali seguite alla sanguinosa repressione della rivolta del Politecnico di Milano il 14 agosto 1974 portano il generale Gavino Matta a silurare Junio Valerio Borghese, con l'appoggio del Re Vittorio Emanuele IV, nella speranza di mantenere il potere nelle mani dei militari malgrado il crescere dell'opposizione interna al regime. Borghese, messo agli arresti domiciliari, muore poco dopo in casa sua, il 26 agosto 1974, in circostanze mai chiarite.

    Come spesso accade (hanno commesso lo stesso errore Idi Amin Dada in Uganda e i generali argentini che hanno scatenato la Guerra delle Falkand-Malvinas), un regime dittatoriale agonizzante cerca di rilanciarsi catalizzando il risentimento popolare contro un nemico esterno, e allo stesso tempo conseguendo un grande successo militare. In questo caso Gavino Matta pensa di rovesciare il governo comunista albanese del sanguinario dittatore Enver Hoxha, per restaurare sul trono la dinastia dei Savoia-Aosta (peraltro il capo della casata, Amadeo III, nipote di Amadeo II, non ha mai lasciato l'Italia ma ha sempre rifiutato ogni collaborazione con il regime militare). Matta conta sul fatto che l'Albania si è ritirata dal Patto di Varsavia nel 1961, e che perciò l'URSS non intervenga; se gli USA proporranno una risoluzione di censura al suo regime nel Consiglio di Sicurezza ONU, l'ambasciatore italiano farà uso del suo diritto di veto. E così, dopo una pianificazione definita da molti affrettata e superficiale, nell'ottobre 1974 viene messa in atto una ribellione di militari albanesi nel porto di Valona, sollecitata da infiltrati italiani. Il tentativo di rovesciare il dittatore albanese va però a vuoto per la pronta reazione dell'esercito albanese, che soffoca la rivolta nel sangue. L'azione anzi porta l'Italia sull'orlo di una guerra contro la Jugoslavia di Tito che, pur essendo nemico di Tirana, pensa di essere il prossimo obiettivo dell'aggressività italiana, e ammassa truppe al confine con la Dalmazia.

    La prospettiva di una guerra disastrosa contro la Jugoslavia fa sì che una parte degli ufficiali più anziani tolga il suo appoggio alla Giunta ed al suo uomo forte Gavino Matta. I membri della Giunta Militare allora lo destituiscono, affidando al Re Vittorio Emanuele IV l'incarico di risolvere la crisi. Questi, interpellato per la prima volta dopo la sua ascesa al trono (il Principe Borghese aveva sempre preferito fare tutto lui), è preoccupato solo di mantenere il trono, scongiurando il ritorno del padre dall'esilio, e decide di convocare al Quirinale una riunione di uomini politici fin qui agli arresti domiciliari, con l'obiettivo di formare un governo di unità nazionale che porti il paese a libere elezioni. Vengono convocati tra gli altri i popolari Mariano Rumor, Franco Maria Malfatti e Paolo Emilio Taviani, i socialisti Antonio Giolitti e Giacomo Mancini, il socialdemocratico Mario Tanassi, il liberale Giovanni Malagodi e il monarchico Achille Lauro. Questi osteggiano l'ipotesi del monarca di affidare di nuovo l'incarico di Primo Ministro al civile Giorgio Almirante, vicino ai Colonnelli, si pronunciano per l'immediata abdicazione di Vittorio Emanuele IV e propongono di richiamare dall'esilio a Parigi Giulio Andreotti, più volte Ministro negli anni Cinquanta e Sessanta, affinché guidi l'esecutivo di transizione. Andreotti accetta e giunge a Roma a bordo dell'aereo personale del Presidente francese Valéry Giscard d'Estaing. Dopo aver tentato inutilmente di resistere, Vittorio Emanuele IV abdica a favore del figlio, il Principe di Venezia Emanuele Filiberto, di appena due anni, e del Ministro della Real Casa Falcone Lucifero di Aprigliano. Il nuovo governo formato da Andreotti però convoca elezioni anticipate che sono vinte dal P.S.I. L'8 e il 9 dicembre 1974 è indetto un referendum istituzionale a cui partecipano milioni di italiani entusiasti per il ritorno della democrazia. Il Referendum decreta la vittoria della repubblica con il 54,3 % dei voti, contro il 45,7 % della monarchia. Il repubblicano Oronzo Reale è nominato Presidente della Repubblica ad interim, e i Savoia sono costretti ad andare in esilio in Svizzera. Tra il 1974 e il 1975 anche i regimi autoritari di destra in Spagna e Portogallo cadono definitivamente; i due paesi entreranno nella CEE il 1° gennaio 1986.

    Le prime elezioni libere in Italia dopo la dittatura dei colonnelli assegnano la vittoria al Partito Socialista che ottiene il 34,37% dei voti, la Democrazia Cristiana (ex Partito Popolare) il 21,64%, il Partito Comunista il 18,71% e il Partito Repubblicano il 4,09%, il Partito di Unità Proletaria (sinistra radicale) il 2,52%, il Partito Radicale l'1,07%. La sinistra ha quasi la maggioranza assoluta dei voti in Parlamento e provvede a smantellare l'ex Stato monarchico, celebre le congratulazioni dell'ex Regina Maria Josè (che non aveva mai nascosto le sue simpatie democratiche ed antifasciste) per aver abbattuto il regime militare. Sandro Pertini diventa Presidente del Consiglio, Oronzo Reale è confermato Presidente della Repubblica Italiana, Aldo Moro diviene Presidente della Camera dei Deputati e il Senato è assegnato al comunista Pietro Ingrao. Il 1° gennaio 1976 entra in vigore la nuova Costituzione italiana, una delle più progressiste al mondo, dal punto di vista della "democrazia dal basso" e dello Stato sociale. Pertini ritira l'Italia dalla struttura militare della NATO (ma non da quella politica) ed afferma che la permanenza dell'Italia nella CEE è cruciale per la fine della crisi economica in cui il paese è stato sprofondato dalla Dittatura dei Colonnelli. In pratica egli abbandona la linea marxista per accostarsi ai maggiori partiti socialdemocratici dell'Occidente, come quello del S.R.I. e quello britannico. In tal modo Pertini perde il sostegno del Partito di Unità Proletaria e di parte del PCI, ma guadagna consensi tra la borghesia. Il terrorismo estremista raggiunge il suo culmine nel 1980 con l'attentato alla stazione di Bologna, per opera dei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari) di estrema destra, ma 28 militanti dell'organizzazione vengono presto acciuffati con a capo Francesca Mambro e Giuseppe Fioravanti, condannati all'ergastolo. Il 25 gennaio 1982 una commissione parlamentare guidata dalla democristiana Tina Anselmi riesce a sciogliere la loggia massonica P2 (Propaganda Due) una delle organizzazioni dietro al regime dei colonnelli, il Gran Maestro Licio Gelli è estradato e dopo gli arresti domiciliari è condannato all'ergastolo per le stragi di regime. Sandro Pertini intanto si riconferma Presidente del Consiglio alle elezioni del 1979 e a quelle del 1984 assicurando all'Italia governi stabili e progressisti. Nel 1979 Giacomo Mancini diventa Presidente della Repubblica e nel 1984 questa carica la assume Emanuele Macaluso.

    Dopo la caduta del comunismo in Europa orientale nel 1989, la restaurazione della monarchia in Bielorussia (ciò evita la dittatura di Lukashenko) e la separazione della Boemia dal S.R.I. sotto una monarchia indipendente e la nascita della repubblica slovacca distende i rapporti europei. Bettino Craxi succede all'anziano e malato Pertini, Presidente della Repubblica diventa Giuliano Amato. Non si scatena nessuna grande Tangentopoli nell'Italia repubblicana dei primi anni Novanta, tre magistrati Antonio Di Pietro, Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo riescono a far dimettere Craxi per corruzione, Amato rimane Capo di Stato fino alla fine del suo mandato.

    Il 4 ottobre 1992 torna al governo la Democrazia Cristiana col 43,5% dei voti, il PSI ha perso molti voti, il PCI si spacca in molteplici partiti che vanno dalla sinistra moderata a quella radicale, quelli più noti sono il PDS (Partito Democratico di Sinistra) e il PRC (Partito della Rifondazione Comunista), il PRI (Partito Repubblicano Italiano) è virtualmente sparito, si formano partiti della destra estrema come Destra Nazionale e Forza Nuova, eredi dell'ex MSI, il Partito Monarchico riceve il risultato più scarso della sua storia, cancellando ogni vana speranza dei Savoia di ritornare sul trono. Amato dà l'incarico a Tina Anselmi di formare un nuovo governo, che combatte efficacemente la mafia, proprio sotto il suo governo l'Italia ritorna pienamente nella struttura militare dell'Alleanza Atlantica. Oscar Luigi Scalfaro diventa Presidente della Repubblica nel 1994, i ministri dell'economia Carli e Andreatta rendono possibili i parametri per i quali il paese entri in una futura moneta unica. Nel 1997 si forma una coalizione governativa tra sinistre moderate e democristiani. Nel 1999 viene eletto Capo di Stato Carlo Azeglio Ciampi, già governatore della Banca d'Italia, non è membro di nessun gruppo parlamentare ma un indipendente dell'area cattolica.

    Intanto la CEE, che con il Trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992 ha assunto il nuovo nome di Unione Europea, si va allargando. Il 1 gennaio 1995 aderiscono Danimarca, Svezia e Norvegia (quest'ultima convinta ad aderire dal pressing del S.R.I.): i paesi membri salgono così a 17. Il 1 maggio 2004, dopo lunghi negoziati, aderiscono Lituania, Lettonia, Estonia, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Croazia, Malta e Cipro: i paesi membri salgono a 26 (da notare che in questa Timeline non vi è stato alcun putsch contro il Presidente cipriota Makarios, e così l'isola non si è divisa in due). Il 1 gennaio 2007 aderiscono Romania e Bulgaria, e i paesi membri salgono a 28. Il 1 luglio 2013 aderiscono l'Illiria e la Bielorussia: i membri sono 30. Per il 1 gennaio 2016 è prevista l'adesione del Liechtenstein e dell'Islanda, con la quale i membri saliranno a 32. Sono candidati all'adesione Turchia, Serbia, Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Albania, ma per essi si prevedono tempi più lunghi.

    Intanto in Italia le elezioni politiche del 2002 vengono vinte ancora dalla coalizione di centrodestra, che però ha visto diminuire ulteriormente i suoi consensi, in seguito all'aumento dei prezzi praticato da rivenditori disonesti in seguito all'introduzione dell'Euro. La DC è costretta a cercare l'appoggio della Lega Lombarda, movimento autonomista e xenofobo guidato da Umberto Bossi, che ha ottenuto un certo numero di consensi nel Nord Italia come reazione all'integrazione europea e all'aumento dell'immigrazione clandestina. Tina Anselmi non si dice disposta a guidare un governo di cui fa parte un movimento che chiede l'indipendenza della "Padania" (misteriosa entità geografica dai confini indefiniti) sul modello di quella di Boemia e Slovenia dal S.R.I., e così la DC indica come suo successore il nuovo Segretario Pierferdinando Casini.

    La crescente opposizione alla permanenza delle truppe italiane in Iraq (difficile definire "operazione di pace" ciò che produce decine di morti in combattimento) e la litigiosità della coalizione guidata da Casini fanno sì che il Presidente Andreotti fissi le elezioni anticipate per domenica 14 marzo 2004. La mattina di giovedì 11 marzo, tre giorni prima delle elezioni, scoppia però l'inferno: dieci zaini riempiti con esplosivo vengono fatti esplodere su quattro treni regionali nelle stazioni di Roma. Le esplosioni avvengono nell'ora di punta, fra le 7.36 e le 7.40 nelle stazioni di Roma Termini (con tre bombe), Roma Tiburtina (con due bombe), Roma Nomentana (una bomba) e su un quarto treno che sta entrando nella stazione di Roma Tuscolana (quattro bombe). Le forze di polizia troveranno poi e faranno brillare altri due ordigni inesplosi. Il numero ufficiale delle vittime è di 191 (alcuni alzano però il numero a 193 perché due delle vittime erano incinte) e di 2057 feriti (è necessario installare un ospedale da campo nello Stadio Olimpico della capitale). Delle vittime, 142 sono italiane, 16 rumene, 5 vengono dall'Ecuador e 4 dal Sacro Romano Impero. L'indignazione è fortissima in tutta Italia e nel resto del mondo: tutti i principali leader mondiali, tra i quali Papa Giovanni Paolo II e il S.R. Imperatore Guglielmo IV, condannano duramente gli attentati; il Parlamento Europeo dichiara l'11 marzo "Giorno delle vittime del terrorismo"; nel Sacro Romano Impero tutte le bandiere nazionali sono poste a mezz'asta durante i tre giorni di lutto ufficiale in Italia; e il Presidente USA George W. Bush offre il suo sostegno alla lotta contro il terrorismo.

    In seguito agli attentati si scatena un'accesa polemica tra la Democrazia Cristiana di Pierferdinando Casini e il Partito Democratico della Sinistra, ora guidato dal Sindaco di Roma Walter Veltroni, a proposito di chi sia il loro autore: la DC sostiene che è opera delle Brigate Rosse, che nel 2002 hanno ucciso il consulente del Ministero del Lavoro Marco Biagi, come sostiene la DC, oppure al Qaeda, l'organizzazione terroristica guidata da Osama Bin Laden, come ritiene il PDS. I due partiti si accusano a vicenda di utilizzare scorrettamente la situazione a fini elettorali, date le imminenti elezioni. In questo clima di tensione si organizzano manifestazioni ufficiali e di larga partecipazione popolare di rifiuto del terrorismo, ma anche manifestazioni davanti alle sedi della DC, nelle ore precedenti le elezioni e nello stesso giorno delle votazioni. A differenza di quanto accaduto in altre democrazie, come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, dove attentati simili (l'11 settembre 2001 e il 7 luglio 2005, rispettivamente) non hanno prodotto fratture sociali, ma anzi fanno stringere la società civile attorno alle istituzioni, in Italia invece la tensione sociale, che già era cresciuta durante il secondo governo Anselmi e il governo Casini, raggiunge il suo culmine con l'appoggio di quest'ultimo e dei partiti di maggioranza alla tesi del coinvolgimento delle BR. L'attentato perciò provoca una netta rottura della coesione sociale tra Destra e Sinistra. A sorpresa, nelle elezioni del 14 marzo 2004, che il Parlamento Italiano si è rifiutato di rimandare, vince il cartello di Centrosinistra formato dal PDS, dal PSI ora guidato da Enrico Boselli, dai Verdi di Grazia Francescato, dai Repubblicani di Luciana Sbarbati, da Rifondazione Comunista capeggiata da Fausto Bertinotti, dai Radicali di Marco Pannella e dai Cristiano-sociali di Arturo Parisi. Walter Veltroni diventa il nuovo Presidente del Consiglio e, per prima cosa, ritira il contingente italiano dall'Iraq (ma non dall'Afghanistan).

    Ministro dell'Interno di Veltroni è l'ex Presidente della Repubblica Giuliano Amato (PSI), Ministro degli Esteri è Massimo d'Alema (PDS), Ministro della Giustizia è Luciano Violante (PDS), Ministro dell'Economia è l'indipendente Tommaso Padoa-Schioppa, Ministro dello Sviluppo Economico è Pierluigi Bersani (PDS), Ministro della Difesa è Arturo Parisi (Cristiano-Sociali), Ministro dell'Istruzione è Fabio Mussi (PDS), Ministro delle Infrastrutture è Tommaso Casillo (PSI), Ministro dell'Ambiente è Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi), Ministro della Sanità è Livia Turco (PDS), Ministro del Lavoro è l'ex Segretario generale della CGIL Sergio Cofferati (PDS), Ministro dei Beni Culturali è Vittorio Sgarbi (PSI), Ministro dei Rapporti con il Parlamento è Paolo Ferrero (Rifondazione Comunista), Ministro delle Politiche Giovanili e dello Sport è Giovanna Melandri (PDS), Ministro per le Minoranze Etniche e le Autonomie Locali è lo sloveno Miloš Budin (PDS), Ministro delle Pari Opportunità è Luciana Sbarbati (PRI), Ministro del Commercio Estero è Emma Bonino (Radicali). Presidente della Camera dei Deputati è eletto l'ex Presidente del Consiglio Tina Anselmi (DC), mentre la Presidenza del Senato va a Fausto Bertinotti (Rifondazione Comunista). Nel 2007 nuovo Presidente della Repubblica sarà eletto il professore universitario Romano Prodi, indipendente ma sostenitore dell'alleanza di Sinistra.

    Nonostante le richieste di parte della sua coalizione, Walter Veltroni non lascia la NATO e non modifica sostanzialmente le politiche economiche del suo predecessore, continuando le politiche di privatizzazione e liberalizzazione. Nel campo del lavoro, integra la riforma volta alla flessibilità con incentivi all'assunzione dei giovani e alla trasformazione di contratti precari a tempo indeterminato o a tempo procrastinato (minimo 12 mesi). Inoltre, con la riforma del lavoro, consolida gli stessi diritti e le stesse opportunità tra uomini e donne, riduce i costi di licenziamento e aumenta il salario minimo annuale dai 6.447 euro del 2004 ai 7.988 del 2007. Per aiutare le famiglie, Veltroni stabilisce che le famiglie con meno di 15.000 euro di reddito annuale, o di 20.000 ma numerose, avranno diritto a 500 euro per ogni figlio con meno di tre anni, a 300 euro per ogni figlio fra i tre e i diciotto anni, e a 1.000 euro all'anno per i figli portatori di handicap. Inoltre incrementa la costruzione e l'assegnazione di case popolari per le famiglie a basso reddito.
    A causa di queste misure, Veltroni viene molto contestato dalla Chiesa Cattolica, che promuove massicce manifestazioni di protesta accusando il governo di sinistra di voler « attaccare la famiglia » e di « preferire le scimmie all'embrione ». Questa polemica naturalmente viene sfruttata dall'opposizione di Centrodestra, ora guidata dal DC Lorenzo Cesa, per attaccare il « governo stalinista ». Il premier postcomunista ribatte che la sua non è una crociata anticattolica, anzi che egli ha molto rispetto per tutte le religioni, ma anche che ritiene necessario tutelare la laicità dello Stato.

    Il 15 marzo 2009 si tengono le elezioni politiche in Italia. In seguito alla pesante crisi economica e alla speculazione che ha travolto il Paese, tutti i sondaggi dicono che la coalizione di Sinistra perderà le elezioni, e così Veltroni fin dall'autunno precedente ha annunciato l'intenzione di non ricandidarsi, nella speranza che l'arrivo sulla scena politica di un volto giovane sovverta i pronostici elettorali. Ad essere gettata in pasto agli elettori è perciò Giovanna Melandri, già Ministro delle Politiche Giovanili e dello Sport, 47 anni. Ma non basta: come previsto, la coalizione formata da Democrazia Cristiana, Partito Liberale, Alleanza Nazionale e Lega Nord conquista la maggioranza assoluta dei seggi sia alla Camera che al Senato. Pierferdinando Casini torna così a guidare il governo e, stante la grave crisi politica che attanaglia il paese, chiama alla guida del Ministero dell'Economia il docente universitario Mario Monti, con il difficile compito di evitare il default dell'Italia e la sua uscita dalla zona Euro. Tale governo è tuttora in carica. Livia Turco è eletta alla Presidenza della Camera dei Deputati, mentre Renato Schifani diventa Presidente del Senato.

    Nel 2012 Monti subentrerà a Romano Prodi nella qualità di Presidente della Repubblica, secondo la famosa regola del « promoveatur ut amoveatur », poiché le misure impopolari da lui prese per risollevare l'economia italiana (fra l'altro ha imposto nuove tasse sui fabbricati ed alzato l'età pensionabile) hanno fortemente minato i consensi del Secondo Governo Casini, e ciò ha consigliato la sua sostituzione con il Direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli. I voti persi dal Centrodestra però non sono tornati alle Sinistre, ora guidate dalla giovane Debora Serracchiani, andando invece ad aumentare esponenzialmente quelli del "Movimento Cinque Stelle" ispirato dal comico Beppe Grillo, campione dell'antipolitica. Intanto dilagano sia in Italia che nel Sacro Romano Impero il Movimento degli Indignati, composto da disoccupati, pensionati, casalinghe, immigrati, tutti uniti dallo slogan « Noi non siamo marionette nelle mani di politici e banchieri! »; e il Movimento « Occupy Wall Street », altro movimento di contestazione pacifica, nato per denunciare gli abusi del capitalismo finanziario che hanno condotto alla crisi economica mondiale, ispirandosi alle Proteste popolari che hanno scosso Nordafrica e Medio Oriente.
    Ultima modifica di Cattivo; 07-09-12 alle 04:58

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