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  1. #1
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    Predefinito Il REGNO DELLE DUE SICILIE era come la GERMANIA di oggi.


  2. #2
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    Predefinito Re: Il REGNO DELLE DUE SICILIE era come la GERMANIA di oggi.

    Citazione Originariamente Scritto da Napoli Capitale Visualizza Messaggio
    bisognerebbe mettere sempre in primo piano questo studio
    I "sud tirolesi":"Noi non ci sentiamo padani perché abbiamo un patrimonio genetico basato sulla legalità, sulla convivenza, sul rispetto delle diverse tradizioni culturali purché non lesive della libertà altrui..."

  3. #3
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    Predefinito Re: Il REGNO DELLE DUE SICILIE era come la GERMANIA di oggi.

    Se vabeh, è come dire che il Botswana è la Svizzera africana. Tra pezzenti è facile competere.

  4. #4
    sincero democratico
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    Predefinito Re: Il REGNO DELLE DUE SICILIE era come la GERMANIA di oggi.

    Citazione Originariamente Scritto da Napoli Capitale Visualizza Messaggio
    ostridicolo: :giagia: Ma mi faccia il piacere...............

  5. #5
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    Predefinito Re: Il REGNO DELLE DUE SICILIE era come la GERMANIA di oggi.

    Gli idioti sanno solo sghignazzare...



    Il contributo è di Stephanié Collet, storica della finanza dell'Università di Bruxelles, la ricostruzione del contesto storico che un secolo e mezzo fa portò all'unità d'Italia. E' uno di quei lavori storiografici che può rappresentare un piccolo punto di svolta. Lo studio ormai è stranoto.
    Collet è andata a cercare il precedente storico che più si avvicina agli Eurobond e lo ha individuato nell'unificazione del debito sovrano dei sette stati che costituirono il Regno d'Italia. Ha poi studiato il comportamento delle quotazioni dei bond quotati a Parigi e ad Anversa. La conclusione è che l'economia più forte allora era quella del Regno delle Due Sicilie, paragonabile alla Germania di oggi. Allora ad essere penalizzati furono proprio i bond "Neapolitanean" (per citare l'indicazione utilizzata ad Anversa) che in pochissimo tempo persero il vantaggio in termini di spread nei confronti degli altri sei gruppi di emissioni.



    Cos'era il Regno prima dell'unità.


    Con il Decreto 11 gennaio 1831, Ferdinando II portò avanti una politica economica fondata sull'azzeramento del deficit, politica realizzata non con un incremento di tasse ma, quasi esclusivamente, con una riduzione drastica della spesa improduttiva.
    In dettaglio: la riduzione per 180.000 ducati annui dell'appannaggio personale del re e per ulteriori 190.000 ducati annui la riduzione dell'assegnamento della famiglia reale. Ulteriori 350.000 ducati vennero recuperati sui costi delle amministrazioni della Marina e della Guerra e 351.665 ducati derivarono dalle riduzioni di disponibilità degli altri ministeri. Pareggiato il bilancio del 1831, Ferdinando rese immediatamente disponibile la residua somma di 110.050 ducati per ridurre la tassa del macinato.

    Cominciò così una lunga fase di effervescenza economica, di incremento della ricchezza e delle basi produttive, che in un ventennio doveva portare la situazione finanziaria, economica e produttiva del regno ad un livello che - per il tempo - era di valore assoluto.

    In 19 anni di governo le finanze pubbliche delle Due Sicilie raggiunsero una affidabilità ed una solidità assolutamente ammirevoli: i titoli del debito pubblico oscillavano tra i 115 ed i 120 rispetto a valori facciali di 100, perché gli interessi venivano pagati con puntualità, erano in linea con la media degli interessi corrisposti per i migliori titoli d'Europa, il capitale veniva puntualmente restituito.
    Il debito pubblico, d'altro canto, era sostanzialmente modesto perché al 1860 oscillava intorno ai 35 milioni di ducati (150 milioni di lire/oro, a fronte degli oltre 600 milioni di lire/oro a cui assommavano tutti i debiti pubblici degli ex Stati della penisola annessi dal regno sardo).

    I dazi di importazione erano in linea con quelli di tutte le grandi economie del tempo, tant'è che le esportazioni delle Due Sicilie potevano tranquillamente crescere senza incontrare le difficoltà di "dazi ritorsivi" che ci sarebbero sicuramente stati se il sud avesse praticato una politica protezionistica per le proprie produzioni.

    La voce esportazioni aveva un grande peso nell' economia meridionale: basti considerare che gli unitari "dovettero" (e ne furono ben lieti!) constatare che oltre l'80% di tutta l'esportazione agricola italiana era costituita da produzioni meridionali; basti considerare che fino al 1860 l'unico Stato italiano che producesse meccanica di precisione (macchine, locomotive, ecc.) era quello delle Due Sicilie che destinava la quasi totalità della produzione all'esportazione.

    Non meraviglia perciò che il 65% (410 milioni su 626 di lire/oro) di tutti i mezzi di pronta conversione (oro ed argento) circolanti in Italia al 1860 fosse nel Mezzogiorno. Quest'effetto non era, quindi - come strumentalmente sostengono ancora oggi gli ultimi epigoni della logica unitaria del 1860 - la prova della scarsa ''possibilità" di impieghi produttivi che avrebbe lasciato spazio solo ad una "sterile tesaurizzazione", ma, al contrario, la prova inconfutabile della abbondanza produttiva e della capacità di esportazione delle Due Sicilie (diversamente, da dove sarebbero saltati fuori oro ed argento in un Paese privo di miniere di oro ed argento?!) e l'effetto dell'applicazione a sud della teoria bullionista (la ricchezza dello Stato si misurava sulla quantità di metallo prezioso in esso presente) adoperata, in quel tempo, da tutti gli Stati d'Europa che ne avessero la possibilità (e nel resto della penisola questa possibilità era presente solo nella Lombardia, dove - però - operava a vantaggio delle finanze di Vienna!).

    Quel modello portò le Due Sicilie ad una situazione di "diffusa"crescita produttiva che con linguaggio moderno si può qualificare di '"predecollo industriale", condizione che trovava nella sola Lombardia - per quanto riguardava la penisola - un termine di accettabile paragone.
    Il 44% (cioè: 1.350.904 su 3.072.245, secondo il censimento unitario del 1861) di tutti gli addetti alle manifatture protoindustriali ed industriali d'Italia (quelli che oggi si chiamerebbero addetti all'industria) erano concentrati nel Mezzogiorno e di questi solo 410.159 erano in Campania giacché gli altri 900.745 erano sparsi uniformemente in tutto il regno.

    Per capire l'abisso che separava - in positivo - le Due Sicilie industriali dal resto d'Italia, basti ricordare che tutti gli addetti manifatturieri di quello che dagli anni '80 in poi dell'800 diventerà "il triangolo industriale italiano" erano solo 759.000 a fronte di una popolazione uguale a quella delle Due Sicilie (cioè, rappresentavano circa il 56% dell'occupazione industriale del sud).



    sr
    …perché da greco libero a greco libero si è tramandata la notizia che il prode Leonida e i suoi trecento soldati, così lontani da casa, hanno dato la vita, non solo per Sparta, ma per tutta la Grecia e per la Civiltà.
    Noi siamo Greci…



  6. #6
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    Predefinito Re: Il REGNO DELLE DUE SICILIE era come la GERMANIA di oggi.

    E gli imbecilli non sanno distinguere la storia dalle patacche propinate da pseudo-dottori.....che ridere!

  7. #7
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    Predefinito Re: Il REGNO DELLE DUE SICILIE era come la GERMANIA di oggi.

    Citazione Originariamente Scritto da Marcello1986 Visualizza Messaggio
    E gli imbecilli non sanno distinguere la storia dalle patacche propinate da pseudo-dottori.....che ridere!

    Dimostra...invece di ridere.

    Confrontati...staremo attenti a quello che scrivi.

    ...Però l'attenzione te la devi meritare.

    Devi stupirci con i tuoi argomenti.

    ... e se sarai persuasivo, ti do la mia parola d'onore (e non la dò mai nè facilmente, nè volentieri) che modificherò radicalmente le mie convinzioni.

    ...solo gli sciocchi non cambiano mai idea...

    ...attendo.


    ...e comunque, se sei di Trapani, non ho molta voglia di litigare con te, mi bastano gli imbecilli dei piani di sopra, la razza superiore della petania.


    sr
    …perché da greco libero a greco libero si è tramandata la notizia che il prode Leonida e i suoi trecento soldati, così lontani da casa, hanno dato la vita, non solo per Sparta, ma per tutta la Grecia e per la Civiltà.
    Noi siamo Greci…



  8. #8
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    Predefinito Re: Il REGNO DELLE DUE SICILIE era come la GERMANIA di oggi.

    Citazione Originariamente Scritto da Sergente Romano Visualizza Messaggio
    Dimostra...invece di ridere.

    Confrontati...staremo attenti a quello che scrivi.

    ...Però l'attenzione te la devi meritare.

    Devi stupirci con i tuoi argomenti.

    ... e se sarai persuasivo, ti do la mia parola d'onore (e non la dò mai nè facilmente, nè volentieri) che modificherò radicalmente le mie convinzioni.

    ...solo gli sciocchi non cambiano mai idea...

    ...attendo.


    ...e comunque, se sei di Trapani, non ho molta voglia di litigare con te, mi bastano gli imbecilli dei piani di sopra, la razza superiore della petania.


    sr
    Ok, però ti rispondo domani (domani mattina ho la sveglia alle 50).

    P.s. Non ho nulla contro di te, però mi infastidisce molto la strumentalizzazione della storia per sostenere l'autonomismo, (sia esso del Sud o del Nord) e purtroppo qualcuno arriva a sostenere che l'intervento dei garibaldini è stato dannoso per le ragioni dei meridionali (a mio avviso è una tesi infondata).

  9. #9
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    Predefinito Re: Il REGNO DELLE DUE SICILIE era come la GERMANIA di oggi.

    Citazione Originariamente Scritto da Marcello1986 Visualizza Messaggio
    Ok, però ti rispondo domani (domani mattina ho la sveglia alle 50).

    P.s. Non ho nulla contro di te, però mi infastidisce molto la strumentalizzazione della storia per sostenere l'autonomismo, .
    abbiamo appena scoperto che una ricercatrice del BELGIO strumentalizza la storia per sostenere l'"autonomismo" del sud Italia (notoriamente in belgio i neoborbonici sono votatissimi) :sofico:

    Comunque sia siamo in attesa della confutazione, con dati, dello studio della suddetta ricercatrice.
    Ultima modifica di venetoimpenitente; 28-09-12 alle 14:00
    I "sud tirolesi":"Noi non ci sentiamo padani perché abbiamo un patrimonio genetico basato sulla legalità, sulla convivenza, sul rispetto delle diverse tradizioni culturali purché non lesive della libertà altrui..."

  10. #10
    sincero democratico
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    Predefinito Re: Il REGNO DELLE DUE SICILIE era come la GERMANIA di oggi.

    Premettendo che un discorso del genere non può risolversi in un commento, mi scuso (non mi capita mai di essere così superficiale) per aver utilizzato delle faccine per esprimere il mio dissenso al commento di Generale Romano. Occorre all'uopo precisare che la Storia è una medaglia dalle tante facce che pertanto si presta ad un'infinità di interpretazioni più o meno fondate; qualsiasi vicenda deve essere analizzata a fondo e contestualizzata nel quadro nazionale ed internazionale di riferimento, oltre a dover essere approfondita alla luce dei vari periodi caratterizzanti gli anni o i secoli presi in esame.

    Nella fattispecie, non posso che condividere le tesi espresse dalla ricercatrice nella parte in cui le stesse vadano a descrivere un frammento di un percorso ben più ampio e non scevro da episodi di malgoverno o peggio ancora di degrado economico e sociale. Come vedete dal link che ora posto ( MERIDIONE D'ITALIA - L'UNIFICAZIONE (1a parte) - STORIA DI CIVILTA' ), se è vero che il Regno delle due Sicilie si caratterizzò per essere all'avanguardia in diversi ambiti (infrastrutturale, legislativo e culturale), rispetto alle altre realtà della Penisola, è altrettanto vero che la situazione appena descritta degenerò negli anni, e non mancarono forti tensioni politiche che portarono al disfacimento economico del Regno.

    Possibilmente la verità sta nel mezzo e come ho detto precedentemente, per descrivere un periodo storico al meglio e nella maniera più oggettiva possibile, devono essere bilanciate tutte le fasi.

    Detto questo, purtroppo questo periodo storico viene strumentalizzato per mettere in dubbio la bontà del progetto unitario e nella mia terra, la Sicilia, molti professoroni si sono spesi per insinuare il dubbio che "si stava meglio quando si stava peggio", cioè "marciano" sugli avvenimenti storici per sostenere le ragioni dell'autonomismo siciliano .

    Sono contrario a qualsiasi forma di regionalismo (o federalismo come viene impropriamente denominato), e trovo assurdo dividere gli italiani decorsi 150 anni dall'Unità di Italia, senza considerare che reputo le attuali istanze "centrifughe" quantomeno contrastanti con l'attuale procedimento di integrazione europea.
    Ultima modifica di Marcello1986; 28-09-12 alle 17:48

 

 
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