Venezia 69: "L'intervallo" di Leonardo Di Costanzo - NSC - NonSoloCinema
" L'intervallo" di un regista ischitano. Presentato a Venezia è stato definito da Mereghetti un capolavoro e ha ricevuto diversi premi della critica.
La recensione più bella che ho trovato in rete è questa.
VENEZIA 69: "L’INTERVALLO" DI LEONARDO DI COSTANZO
I CARDELLINI CHE NON FUGGONO
di Caterina Vettore
Pubblicato mercoledì 5 settembre 2012 - NSC anno VIII n. 23
Una giornata di sole, un vecchio collegio abbandonato con un enorme giardino incolto, ricco di misteri e leggende, e all’interno due adolescenti liberi di scorrazzare fino a sera. A prima vista, una situazione idilliaca. Ma Veronica, 15 anni, è tenuta prigioniera lì dentro e Salvatore, 17 anni, è lì per assicurarsi che non scappi prima dell’arrivo di Bernardino, il boss del quartiere che dovrà stabilire la pena per uno sgarro che Veronica ha compiuto. Quale sia questo sgarro, a Salvatore (e al pubblico), per il momento non è dato sapere.
L’iniziale antagonismo di Veronica (Francesca Riso), contrapposto alla passività di Salvatore (Alessio Gallo), si stempera durante la giornata, passata a scoprire percorsi nascosti, luoghi inesplorati, simil-Grotte Azzurre e cagnolini appena nati; a raccontarsi, in napoletano verace (tanto bello e musicale quanto incomprensibile, quasi una lingua segreta), leggende di fantasmi, aspirazioni per il futuro, e storie camorristiche metropolitane.
Perché ovviamente il motore nascosto dietro questi avvenimenti è il Sistema, presenza ossessiva pur nella sua assenza momentanea; Veronica e Totò sono dentro questo sistema pur non facendone parte veramente: nessuno dei due è affiliato a qualche cosca in senso stretto, ma nessuno dei due è libero di vivere la propria vita senza tener conto dei doveri che quel sistema impone. Salvatore si trova carceriere suo malgrado: quella mattina era uscito con il padre a preparare il carretto con cui va in giro a vendere granite come ogni altro giorno, ma un caso del destino ha voluto che fosse precettato per il ruolo ingrato di secondino; Veronica, a sua volta, è protagonista di un Romeo e Giulietta all’italiana come si capirà quando, a fine giornata, rivelerà a Salvatore il motivo per cui l’hanno rinchiusa.
L’occhio di Di Costanzo li riprende mentre poco a poco si allontanano dai ruoli e doveri che il Sistema (con la maiuscola, si badi bene) impone e tornano ad essere due adolescenti come tutti gli altri, spaventati dai topi; stupiti di fronte alla magia che trasforma uno scantinato allagato in una grotta, in un reality show, in un viaggio in Madagascar; euforici e liberi sotto un acquazzone estivo. Ma questa giornata deve finire e Di Costanzo, in una scena giocata quasi interamente tra il buio e la luce gialla e innaturale dei lampioni, carica di violenza repressa, li e ci riporta bruscamente alla realtà con l’arrivo di Bernardino, e fa capire come nemmeno una ragazzina sia al sicuro dalle ripercussioni camorriste; fa capire come lei, e altrettanto Salvatore, siano costretti a piegarsi a delle regole che hanno sottoscritto solo per il fatto di essere nati e di vivere lì, in quel quartiere, in questo momento.
Il rumore assordante di un aereo che passa, ricorrente durante tutta la giornata, simboleggia la fuga, irrealizzabile e sospirata; gli occhi al cielo di Veronica segnano un desiderio di libertà inappagato, mentre Salvatore ritorna, inerte e passivo, alla vita di tutti i giorni.




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