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Discussione: Parassitismo giudaico-massonico-capitalista internazionale

  1. #1
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    Predefinito Parassitismo giudaico-massonico-capitalista internazionale

    Questo 3d, ha l'intento di smascherare, il parassitismo giudaico-massonico-capitalista, che fomenta guerre, che semina odio tra i popoli, che controlla l'economia internazionale, e che distrugge cultura, storia, razza, di ogni nazione.




    " l'ebreo è maestro nel travestimento." Goebbels
    Ultima modifica di Totaler Krieg; 14-09-12 alle 01:04

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  2. #2
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    Predefinito Re: Parassitismo giudaico-massonico-capitalista internazionale

    A guerra mondiale finita, questi discorsi divennero relegati a movimenti con percentuali da "prefisso telefonico". La cultura di sinistra ha impestato tutto, la cultura liberale ha ridotto tutto a merce e profitto, insomma, si è visto cosa è successo.
    Ultima modifica di Avanguardia; 14-09-12 alle 01:09

  3. #3
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    Predefinito Rif: Re: Parassitismo giudaico-massonico-capitalista internazionale

    Il potere ebraico sionista in Italia

    Ultima modifica di Totaler Krieg; 14-09-12 alle 01:18
    CON LA PALESTINA likes this.

  4. #4
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    Predefinito Rif: Re: Parassitismo giudaico-massonico-capitalista internazionale

    Il sionista Silvio Berlusconi, alla knesset, spiega perché è il migliore amico di Israele.

    http://video.ilfoglio.it/ilfogliocatodico/preview/199

    Il discorso: "Un Parlamento che è la più straordinaria vicenda del Novecento. Signor Presidente dello Stato di Israele, Signor Presidente della Knesset, Signor Primo Ministro, Signori deputati, Autorità e invitati, è per me un grande onore, è un grande onore per l’Italia, parlare in questa nobile assemblea che è il simbolo stesso dei valori democratici su cui si fonda il vostro Paese. Questo Parlamento rappresenta la più straordinaria vicenda del Novecento. Questo Parlamento testimonia la nascita nel 1948 di uno Stato Ebraico, libero e democratico che raccolse finalmente, dopo l’orrenda esperienza della Shoah, cittadini del mondo che parlavano tutte le lingue e che accorsero da ogni angolo del mondo. Voi rappresentate ideali che sono universali, siete il più grande esempio di democrazia e di libertà nel Medio Oriente, un esempio che ha radici profonde nella Bibbia e nell’ideale sionista.
    Per noi, come hanno detto sia il Papa Giovanni Paolo II che il Rabbino Elio Toaff, il popolo ebraico è un “fratello maggiore”. Le origini della nostra amicizia, della nostra fratellanza, sono in una comunanza di civiltà e di destino, in un comune amore per la comprensione e la convivenza pacifica tra i popoli della terra. Purtroppo nel 1938, lo voglio ricordare, l’Italia si macchiò dell’infamia delle leggi razziali, che contraddissero secoli di civiltà cosmopolìta e di rispetto umanistico della persona e della sua dignità; ma il popolo italiano trovò la forza di riscattarsi attraverso la lotta di liberazione dal nazi-fascismo e trovò anche il coraggio di molti eroi civili, tra cui Giorgio Perlasca, che agì da Giusto fra le nazioni mettendo in salvo numerosissimi ebrei.

    E nel recente incontro tra il Papa Benedetto XVI e la Comunità ebraica di Roma il presidente della Comunità ha ricordato il convento di Santa Marta, a Firenze, dove le suore cattoliche accolsero e salvarono decine di ebrei dalla persecuzione nazista.
    Oggi, la sicurezza di Israele nei suoi confini e il suo diritto di esistere come Stato ebraico sono per noi una scelta etica e un imperativo morale contro ogni ritorno dell’antisemitismo e del negazionismo e contro la perdita di memoria dell’Occidente.
    La nostra amicizia per Israele è franca, aperta e reciproca, non è solo vicinanza verbale, non è solo diplomazia, è un moto dell’anima e viene dal cuore. I rapporti bilaterali fra Italia ed Israele sono eccellenti. Su ogni questione vige la regola della sincerità e della ricerca di un accordo completo, utile e produttivo.

    La nostra cooperazione è un vanto del mio governo e un fattore di orgoglio e soddisfazione per l’opinione pubblica italiana.
    Sono fiero di ricordare in questa solenne occasione che l’Italia seppe reagire con un grande “Israel Day” di solidarietà e di amore quando le bombe umane seminavano morte ad Haifa, a Tel Aviv, a Gerusalemme sui vostri autobus, nei vostri luoghi di ritrovo, nelle vostre feste nuziali, nelle vostre cerimonie religiose.
    L’Italia è orgogliosa di molti gesti di solidarietà verso il vostro paese, come ad esempio il rifiuto del nostro governo a partecipare alla Conferenza “Durban II” di Ginevra, che voleva sanzionare Israele con intollerabili accuse di razzismo e di violenza. Come il nostro voto contrario al rapporto Goldstone, che intendeva criminalizzare Israele per la reazione ai missili di Hamas lanciati da Gaza.

    Noi combattiamo insieme a voi ogni possibile rigurgito di antisemitismo in Europa e nel mondo, e insieme a voi ci preoccupiamo di rendere inseparabili la battaglia per l’esistenza e la sicurezza dello Stato d’Israele e quella per la pace. L’estensione della democrazia a tutti i popoli della terra, nelle forme possibili e la difesa della libertà come bisogno insopprimibile di ogni uomo, sono un imperativo che ci accomuna e che deriva dalla nostra fede, dalla nostra cultura giudaico-cristiana, dalla nostra comune concezione dell’uomo e della storia.
    Noi siamo uniti nella difesa della democrazia libera dal fanatismo, dal pregiudizio, dalla superstizione, dall’uso della violenza strumentalizzando il nome di Dio. A questa battaglia ci spinge la consapevolezza che ogni uomo e ogni donna nel mondo, quale che sia il loro credo, il loro colore, la loro etnia, ambiscono alla libertà.

    Israele, il vostro Stato è davvero il simbolo di questa possibilità di essere liberi e di far vivere la democrazia anche al di fuori dei confini dell’Occidente, ed è proprio per questo che risulta una presenza intollerabile per i fanatici di tutto il mondo. Per queste ragioni i liberali di ogni parte del globo vedono nel vostro Paese il simbolo positivo, doloroso e orgoglioso di una grande storia che parla di amore, di libertà, di giustizia, di ribellione al male. E noi, liberali di tutto il mondo, vi ringraziamo per il fatto stesso di esistere.

    Cari amici, dopo l’11 settembre abbiamo capito il carattere ultimativo e globale della sfida al nostro modo di vivere e alla nostra pratica della libertà, alla nostra pratica dell’eguaglianza tra i sessi, del diritto universale alla vita, alla libertà e alla sicurezza.
    Dieci anni prima era stata Tel Aviv ad essere colpita dai missili Scud di Saddam Hussein e dal 2000 è stata l’ondata terroristica della Seconda Intifada a mettere a dura prova il grande spirito di resistenza del vostro popolo. Noi italiani siamo stati consapevoli fin dal primo momento che la sfida del terrorismo era rivolta non soltanto contro gli Stati Uniti e contro Israele, ma contro tutti i Paesi democratici dell’Occidente e contro gli stessi Paesi arabi moderati. Da allora abbiamo fatto la nostra parte, dall’Irak all’Afganistan, dalla Bosnia al Libano, per combattere il terrorismo e favorire la pace. Con i nostri soldati e le nostre missioni di pace, abbiamo contribuito a rendere il mondo più sicuro e più giusto, pagando un alto tributo di vite umane.

    Anche di fronte alle minacce contro Israele e contro la sicurezza del suo popolo, l’Italia non è indifferente. L’efferatezza antisemita, a differenza di quanto è avvenuto alla vigilia e durante la Seconda guerra mondiale, non potrà e non dovrà più nutrirsi della complice indifferenza dei governi. In una situazione che può aprirsi alla prospettiva di nuove catastrofi, l’intera comunità internazionale deve decidersi a stabilire con parole chiare, univoche e unanimi, che non è accettabile l’armamento atomico a disposizione di uno Stato i cui leaders hanno proclamato “apertamente” la volontà di distruggere Israele ed hanno negato insieme la Shoah e la legittimità dello Stato Ebraico. Su questo punto non si possono ammettere cedimenti: occorre ricercare la più ampia intesa a livello internazionale per impedire e sconfiggere i disegni pericolosi del regime iraniano. La via da percorrere è quella del controllo multilaterale sugli sviluppi militari del programma nucleare iraniano, quella del negoziato risoluto, quella delle sanzioni efficaci: bisogna esigere garanzie ferree dal governo di Teheran, impegnando in modo determinato l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica al controllo ispettivo ed alla verifica continua dei progressi del negoziato. Certo non si deve respingere alcun segnale di buona volontà da parte iraniana, ma occorre dire apertamente che gli sforzi di dialogo non possono essere frustrati dalla logica dell’inganno e della perdita di tempo.

    Signori deputati, autorità, cari amici, venendo alla questione medio-orientale, la nostra azione, come sapete bene, è stata sempre indirizzata verso la soluzione che prevede due Stati, quello ebraico di Israele e quello palestinese, che vivano in pace e in sicurezza l’uno accanto all’altro. Oggi, questa soluzione – due Stati, due popoli – appare condivisa, oltre che da voi e dalla leadership palestinese, anche dall’Unione Europea, dagli Stati Uniti e dai più importanti partner del mondo arabo e devo dare atto al Primo Ministro Netanyahu del coraggio con cui ha deciso di seguire, spiegandone le ragioni al suo popolo, tale strada.
    Sin dal 1994, come capo del Governo italiano, ebbi a proporre un “Piano Marshall” per lo sviluppo economico dei territori palestinesi: vedo, oggi, il mio Paese sempre più impegnato nell’aiuto umanitario ai palestinesi, nella cooperazione in materia sanitaria, culturale, infrastrutturale, turistica, e continuo ad essere convinto che la pace economica sia un elemento chiave per offrire speranza e futuro al popolo palestinese che ha sofferto e aspira ad una pace duratura e globale. La strategia della pace nel benessere è uno strumento prezioso per lo smantellamento delle premesse psicologiche e ideologiche di ogni forma di violenza. Mi rendo conto delle mille difficoltà sulla strada del processo di pace che tutto il mondo auspica.

    Ma noi speriamo in una svolta che metta da parte per sempre la cultura della violenza, che induca il popolo palestinese a guardare con fiducia al suo futuro e al rapporto con lo Stato ebraico come a un’opportunità per il proprio sviluppo e non come a un impedimento da superare. Oggi mi rivolgerò, con un appello che viene dal cuore, al Presidente Abbas affinché torni al tavolo del negoziato e consegni alla storia un accordo per la pace e lo sviluppo economico del suo popolo, della sua terra, dando vita così a quello Stato Palestinese che la comunità internazionale attende. E mi rivolgo al caro amico Primo Ministro Netanyahu, per chiedergli di confermare, con coraggio, le sue proposte e le sue offerte per far ripartire il dialogo, tenendo conto degli auspici e degli incoraggiamenti dei paesi amici di Israele, come l’Italia, o gli Stati Uniti, e di tutti i partner europei. Noi preghiamo e pregheremo affinché questa speranza possa realizzarsi.

    Cari amici, vi ringrazio per la splendida accoglienza e per l’affetto che mi avete riservato. Considerateci accanto a voi per costruire e difendere i valori che ci accomunano e che fanno di Israele un avamposto della cultura europea e occidentale. Quella cultura che si basa sul primato della persona umana e sulla grandezza dell’uomo fatto ad immagine e somiglianza di Dio. Quella cultura e quei valori che fanno del vostro Paese una vera democrazia, una società libera e orgogliosa della sua libertà, uno Stato libero e democratico in tutto eguale alle democrazie europee. Questo sentimento, che avverto profondamente, mi fa dire da anni, e non da oggi, che il vostro posto, il posto di Israele deve essere tra le Nazioni dell’Europa, come membro a pieno titolo dell’Unione Europea. Questo è il mio sogno, questo è il mio augurio. Vi ringrazio ancora e di cuore per la vostra accoglienza e per la vostra amicizia. In nome del Popolo Italiano auguro pace, serenità e benessere a voi e a tutto il popolo di Israele."

    fonte: Il Cav. alla Knesset spiega perché è il migliore amico di Israele - [ Il Foglio.it › La giornata ]
    Ultima modifica di Totaler Krieg; 14-09-12 alle 01:42

  5. #5
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    Predefinito Rif: Re: Parassitismo giudaico-massonico-capitalista internazionale

    L’Italiano più amato a Gerusalemme. Accoglienza scintillante di Berlusconi in Israele.

    "La scintillante accoglienza che Israele ha riservato a Berlusconi ricorda a tutti che il Cav. è stato il primo presidente del Consiglio ad avere stabilito, sin dal suo primo incarico di governo, rapporti inusuali di amicizia con lo stato ebraico, una cosa inaudita, mai vista prima. Da quel momento l’Italia è stato il paese europeo che ha maggiormente capito le ragioni di quella piccola, grande democrazia. Fino al punto che ieri Berlusconi ha avanzato l’idea di un suo ingresso nella Ue. E le ragioni d’Israele non le ha capite soltanto per le politiche di sicurezza, ma anche per il fatto di costituire un pegno della “civiltà giudaico-cristiana”.
    Intanto resta alto il livello dell’interscambio commerciale fra Italia e Iran, elemento di preoccupazione che sarà al centro degli incontri fra Berlusconi e Netanyahu. Se il cuore è per Israele, il portafoglio di Roma è irrobustito da una sempre più crescente partnership fra Roma e Teheran. Israele solleverà il problema dell’expertise italiano fornito ai pasdaran. Sette miliardi di euro all’anno è il giro di affari fra l’Italia e la Repubblica islamica. Una cifra quattro volte superiore a quella del 2001, l’anno in cui il Cav. tornò al governo e che fa dell’Italia il leader europeo sul fronte dell’import-export con Teheran.

    Certo, resta comunque il fatto che nel mezzo di un’Europa che ha nutrito l’antisemitismo e ha delegittimato la “guerra al terrore”, in cui Israele ha combattuto la propria battaglia contro l’Intifada dei kamikaze, Berlusconi ha saputo imporre un governo filoisraeliano. Venerdì il primo giornale dello stato ebraico, Yedioth Ahronoth, elencava i meriti di Berlusconi, come il sostegno a Israele della presidenza di turno italiana dell’Ue sfociato nell’inserimento di Hamas nella lista nera delle organizzazioni terroristiche, e l’appoggio ricevuto da Roma in sede Onu (dal ritiro italiano dalla controversa conferenza sul razzismo di “Durban II” al voto contrario dell’Italia sul rapporto Goldstone). Se c’è una bandiera ideologica che distingue Berlusconi è la solidarietà profusa nei confronti di questo piccolo stato-guarnigione che da sessant’anni respira fra la vita e la morte. Per questo Israele vede Berlusconi come un “Haitalkim”, un italiano con il cuore a Gerusalemme. Il portafoglio italiano ha le proprie esigenze, ma è destinato a seguire il cuore del premier."

    fonte: L’italiano più amato a Gerusalemme - [ Il Foglio.it › La giornata ]
    Ultima modifica di Totaler Krieg; 14-09-12 alle 01:42

  6. #6
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    Predefinito Rif: Re: Parassitismo giudaico-massonico-capitalista internazionale

    Il sionista Mario Monti: "Voglio cambiare il modo di vivere degli Italiani".

    "Voglio cambiare il modo di vivere degli italiani», così il boss europeo della Commissione Trilaterale Mario Monti, in missione a Washington, in casa del maggiordomo di Wall Street, Barack Obama. C’era anche la televisione a fare un servizio, tanto che il professore dell’università è riuscito a mettersi davanti alla telecamera e a fare ciao alla nazione. Per l’occasione era presente un editore d’assalto del “Time”, dicendo che gli avrebbe fatto una copertina, e che quell’incontro era storia e mai sarebbe stato dimenticato. La politica italiana – ha detto il cameriere dell’alta finanza anglosassone – ha diseducato gli italiani. Al governo dei banchieri, quindi, il compito di rimediare. Non solo, Monti si è spinto più in là. Ha detto che gli italiani hanno “compreso e accettato” le misure lacrime e sangue decise dal suo governo (la banda che sta portando l’Italia verso il baratro sociale) e che per questo li ringrazia. Insomma voleva vendere. Obama lo guardava come la mucca quando passa il treno. Sui giornali italiani l’eco della trasferta oltreoceano ha pochi precedenti, come farsi sfuggire un simile evento, e giù con le esagerazioni mediatiche. Su quelli americani un pò meno, perché sui quotidiani Usa (il New York Times ad esempio) l’incontro con Obama non è stato neppure menzionato nella pagina dedicata al gossip. Ma davvero gli italiani hanno davvero “compreso e accettato” le misure economiche del governo ombra imposto con un colpo di stato finanziario, e che, di conseguenza, siano disponibili a cambiare il loro stile di vita? Gli italiani hanno semplicemente subito le decisioni. Le hanno ingoiate. Che stile di vita dovrebbero cambiare questi italiani dove migliaia di giovani annoiati dalla monotonia del posto fisso e che rimbalzano da anni da un posto sottopagato all’altro, che non possono costruirsi un futuro, si sentono dire che sono dei mammoni? Mario Monti, il nemico della ricostruzione nazionale, il sicario della City che prosegue nell’incarico affidatogli dai suoi padroni, la distruzione completa di ogni sicurezza sociale e lavorativa in Italia, nel suo ultimo impeto di mignotteria, ci risparmi almeno le lezioni sugli stili di vita."

    fonte: Obama: «Mr. Monti, qua la zampa» «

  7. #7
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    Predefinito Rif: Re: Parassitismo giudaico-massonico-capitalista internazionale

    Il sogno di Berlusconi: " Israele nell'UE ".

    Appena incontrato l'amico Benjamin Netanyahu, il Cav. ha detto: "Ho un sogno, che Israele possa entrare un giorno nell'Unione europea ".

    fonte: Perché il Cav. può essere il migliore amico di Israele - [ Il Foglio.it › La giornata ]
    Ultima modifica di Totaler Krieg; 14-09-12 alle 02:11

  8. #8
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    Predefinito Rif: Re: Parassitismo giudaico-massonico-capitalista internazionale

    Goebbels discute la questione ebraica, il comunismo e il capitalismo.



    "Dai tempi di Mosé gli Ebrei furono oppressori e usurai. Tutto il talento degli Ebrei è concentrato in atti predatorii. Essi hanno un credo che benedice le loro ladrerie e misfatti, essi devono essere concepiti non come una setta, ma come una nazione. Essi sono una nazione tra le altre nazioni. Gli Ebrei sono una nazione capace dei più orribili crimini." N. B.
    Ultima modifica di Totaler Krieg; 14-09-12 alle 02:41
    "Se, attraverso lo strumento del potere governativo, una razza viene guidata verso la distruzione, allora la ribellione non è solo un diritto di ogni membro di questo popolo, è un suo dovere". Adolf Hitler

  9. #9
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    Predefinito Rif: Re: Parassitismo giudaico-massonico-capitalista internazionale

    Ultima modifica di Totaler Krieg; 14-09-12 alle 03:13
    "Se, attraverso lo strumento del potere governativo, una razza viene guidata verso la distruzione, allora la ribellione non è solo un diritto di ogni membro di questo popolo, è un suo dovere". Adolf Hitler

  10. #10
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    Predefinito Rif: Re: Parassitismo giudaico-massonico-capitalista internazionale




    "Il fascista riformato".

    "Ascesa e declino di un Tartufo. Diversi ambienti della destra politica ma non soltanto questi, dato che i comportamenti “evolutivi” hanno assunto aspetti paradossalmente scandalosi, sono rimasti perplessi e amareggiati per i disinvolti riposizionamenti politici di Gianfranco Fini. Tanti generosi militanti di ogni età hanno rivissuto le disillusioni, che notoriamente i politici del nostro tempo danno a quanti malpongono fiducia e aspettative per un autentico rinnovamento di questo nostro paese. Nel caso di Fini, bisognava possedere una buona dose di ingenuità, per aspettarsi mete ideali da chi, per naturale inclinazione, ha sempre seguito e inseguito eventi politici e personali concordanti esclusivamente con i suoi limiti culturali e la sua sfrenata ambizione.
    Sotto questo aspetto, quello che differenzia Fini da un rozzo avventuriero della politica come Antonio Di Pietro è il modo felpato e circospetto delle sue scelte. Ripercorrendo alcune delle tappe più significative della sua fortunata ascesa politica, è difficile ritrovare suoi personali contributi di originalità e spessore politico, il suo successo lo ha costruito con cauta scaltrezza seguendo le orme di personaggi politicamente molto più dotati di lui. Con il sostegno di Almirante, malgrado Fini fosse per consensi il quarto degli eletti nella direzione del Fronte della Gioventù, diventa segretario giovanile e, in seguito, erede designato alla segreteria del M.S.I. La svolta politica realizzatesi con il passaggio del M.S.I. in A.N. è stata culturalmente concepita dal prof. Fisichella e politicamente e organicamente realizzata da Giuseppe Tatarella; Fini ne divenne il segretario perché, essendo culturalmente neutro, come ebbe a dire lo stesso Tatarella (cfr. Heliodromos N. 17), sembrò la persona tollerabile dalle diverse anime culturali confluite nel nuovo partito; al seguito e sulle orme di Berlusconi, infine, realizza il massimo della sua scalata politica, diventando nel 2001 vicepresidente del Consiglio dei Ministri e ministro degli Esteri e poi ancora, con le ultime elezioni del 2008, sempre al seguito di Berlusconi, presidente della Camera dei deputati. Anche le sue vicende personali non brillano per trasparenza e lealtà.
    Daniela Di Sotto, la sua prima moglie, ha dichiarato di aver subito l’umiliazione di apprendere dai giornali la decisione di Fini di avviare un nuovo rapporto con l’attuale compagna. Sergio Mariani, il primo marito di Daniela, in una intervista apparsa in www.collettivamente.it, insieme ad una serie di penose vicissitudini che lo indussero a tentare il suicidio, dice: “Vivevamo insieme sotto lo stesso tetto, ma Daniela e Gianfranco avevano cominciato una relazione clandestina nella casa di una dipendente del Secolo”, … “Se Daniela quando eravamo ancora sposati si è innamorata di Fini non ha nessuna colpa, il sentimento non si può gestire. Il problema non sta nel tradimento dell’amore, ma nell’errore di Fini: il tradimento dell’amicizia, di un vincolo di comunità”.
    Considerando nell’insieme l’ascesa politica di Fini e le modalità con cui si sono svolte le sue vicende personali, ci viene da pensare ad una delle commedie più ardite di Molière, nella quale l’autore con vigore esprime la reazione di una visione sana ed equilibrata della vita contro ogni deformazione ipocrita e interessata. Il commediografo francese, con un abile giuoco linguistico fra la sua lingua e quella italiana, intitola questa sua commedia Tartufe, il nome che noi diamo al tubero che cresce sotterraneo, sottointendendo però che questo parassita nella sua lingua è indicato con il termine Truffe, che, a sua volta, foneticamente rimanda al senso fortemente negativo che ha nella lingua italiana. Come è noto Molière in questa sua commedia ci delinea la figura di un essere che con fare compunto e servizievole riesce a farsi accettare da una famiglia perbene, a divenire il consigliere ascoltato, finché con le sue arti fa diseredare il figlio, si fa promettere dal suo protettore la figlia e la dote, e poi tenta di fare arrestare quello stesso a cui tutto deve. È l’immagine universale dell’impostore senza scrupoli, che maschera con arte il suo cinismo. In realtà il comportamento di Tartufo si rispecchia molto nell’operato di Fini all’interno di AN e nel rapporto con Berlusconi. Dopo la morte di Tatarella, l’unico fra i maggiori dirigenti di quel partito che potesse tenerlo in soggezione, conoscendone i limiti e i vizi, Fini inizia a sfogliare come un carciofo AN da tutti coloro che per qualità personali e senso di autonoma dignità potessero tenerlo in ombra. Il primo a soccombere è lo stesso confondatore di AN, il prof. Fisichella, il quale abbandona il partito non sentendosi sostenuto, avendone i titoli culturali, nelle sue legittime aspirazioni istituzionali che invece Fini, con l’indispensabile sostegno di Berlusconi, rimette a se stesso. Utilizzando in maniera cinica e consueta questo metodo di mettere all’angolo per costringere a lasciare, e sbarrando senza preavviso e d’autorità le candidature degli uomini di maggiore rilievo politico e consenso elettorale, egli ha disboscato il partito dalle migliori risorse umane, solo in Sicilia, fra i tanti, il sen. Vito Cusimano, l’on Enzo Trantino, l’on. Enzo Fragalà, l’on. Nello Musumeci; sono veramente tante le persone con alle spalle una lunga storia d’impegno e di servizio ideale che sono stati emarginati da Fini, perché ingombranti rispetto alla sua pochezza politica e alla sua sfrenata ambizione. Ha colto nel segno quel nobiluomo del prof. Silverio Bacci, quando lo ha definito: “un piazzista falso ed intrigante dentro il nostro mondo… uomo senza anima”. (Orientamenti, n. 1-2. a. VI, Roma 2003). Eliminati dal partito gli arbusti, sono rimasti i cespugli, gente senza alcun merito, uomini cavi e servizievoli, come Urso e Ronchi; quest’ultimo difatti ha toccato il ridicolo dichiarando: “Lealtà e onestà intellettuale sono il dato caratteriale di Gianfranco Fini” (Il Giornale, 14 aprile 2010). Completano le forze finiane le tre marie, Carmelo Briguglio, Italo Bocchino e Fabio Granata, i quali, posti politicamente da lui in posizioni molto al di sopra delle loro reali capacità, rappresentano nello stesso tempo la forza apparente e la debolezza reale di Fini; Fabio Granata, addirittura, preso dalle vertigini per le posizioni raggiunte sotto la protezione di Fini, ha perso il senso del limite, tanto da anticipare una sua “eventuale” candidatura a governatore della Sicilia (sic!).
    Dal neofascismo al neoantifascismo…
    La società moderna è caratterizzata da una innegabile chiusura individualistica ed egocentrica, e da un’insensata spinta al cambiamento, che spesso pone le persone che lavorano a inumane leggi di mercato, facendole trasmigrare da un’attività lavorativa all’altra, con conseguenze non semplici di adattamento psicologico e tecnico, superabili solo in forza della necessità di sopravvivenza. Ebbene - ci chiediamo -, se nel passaggio da un impiego lavorativo all’altro s’incontrano sofferenze e disagi, pur trattandosi di aggiornare competenze operative e atteggiamenti mentali, com’è possibile modificare radicalmente idee costruite in conformità ad una visione della vita e del mondo, elaborate negli anni mediante studi, riflessioni ed esperienze culturali che coinvolgono gli aspetti più intimi dell’essere? In questo mondo moderno senza fede e principi, non ci stupiamo se si assiste addirittura a tentativi di “nobilitare” la labilità e superficialità del più ignobile trasformismo culturale e politico.
    Per esempio, l’ex comunista Giuliano Ferrara ha giustificato le sue attuali posizioni liberali dicendo: “Solo gli imbecilli non cambiano idea”; a lui si potrebbe rispondere con un più saggio detto orientale: “Niente di più stupido di un uomo intelligente”, ma preferiamo essere meno sbrigativi. Egli da razionalista qual è, non si rende conto dell’irrazionalità della sua proposizione giustificativa; un razionalista intelligente dovrebbe avere idee così razionalmente fondate da non consentirgli ripensamenti, oppure è così imbecille da non sapere elaborare i processi cognitivi in maniera “chiara e distinta” come gli suggerisce il suo Cartesio. Nel caso di Fini abbiamo assistito ad un trasformismo tanto spudorato quanto ottuso, e per lui, in fondo, com’è già evidente, la causa del suo inarrestabile declino. Già Craxi, il quale si era reso ben conto che il cosiddetto arco costituzionale era un artificio politico del P.C.I. avviò una prima fase dello sdoganamento del M.S.I. Fini, seguendo la sua congenita attitudine all’ingratitudine mista alla sua pochezza politica, gli diede il ben servito e assecondò demagogicamente il giustizialismo di “mani pulite”, incapace di capire chi politicamente n’avrebbe tratto profitto.
    Nonostante la sua miopia politica, Fini ebbe la fortuna della discesa in campo di Silvio Berlusconi che completò il processo di sdoganamento e lo fece, conseguentemente, crescere elettoralmente. Mentre maturava, finalmente, una duplice legittimazione politico-culturale, in virtù di vari studi, come quelli di Renzo De Felice e della sua scuola e di onesti lavori revisionisti come, fra i tanti, quelli di Gianpaolo Pansa, cioè, mentre si indeboliva l’antifascismo ideologico e strumentale, per avere spazio nel dibattito culturale un più attento, sebbene critico, giudizio storico sul fascismo, Fini nel novembre 2003, dopo quattro anni di sollecitazioni nell’anticamera, compie il suo viaggio in Israele.
    Da lì, passando compiaciuto sotto le forche caudine dell’estremismo sionista di Sharon, apre con le sue indecorose e vili dichiarazioni la fase di rifondazione di un neo antifascismo ancora più immotivato e acido del precedente. Per lui si può ben citare, e qui lo facciamo opportunamente, Ezra Pound: “Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale nulla lui”.
    L’affermazione secondo la quale la R.S.I. è da includere nelle “pagine vergognose della storia”, non solo, resterà per sempre il suo marchio squalificante, ma la più ignobile delle espressioni verso i combattenti e i tanti giovani che con il loro estremo sacrificio riscattarono l’onore di questa italietta. Ci sono vari aspetti del fascismo che vanno rivisti alla luce di un giudizio serio e severo, ma la R.S.I. resta l’evento più indicativo, più doloroso e nello stesso tempo più fulgido della nostra storia; senza il riscatto dell’onore, l’ombra dell’infamia e del tradimento avrebbe accompagnato gli italiani che antepongono la dignità all’opportunità.
    Francesco Cossiga, che certo non è privo d’esperienza politica e di fiuto per le “qualità” umane, dice di Fini che “non potrebbe amministrare neppure un condominio di quattro appartamenti” e poi precisa: “È il preferito dal centrosinistra per come si è schierato sul caso Englaro, se non si è circonciso, mentalmente lo è, manca solo che si iscriva all’Associazione partigiani” (Ansa 11/03/2009). Una verifica di questa circoncisione mentale l’abbiamo avuta appena qualche mese addietro, quando Fini ha dichiarato, con l’entusiasmo del neofita, che bisogna perseguire non soltanto l’antisemitismo ma anche l’antisionismo, perché dietro di esso si cela il pregiudizio razziale. Anche qui riemerge la sua povertà culturale. Fini evidentemente non conosce le posizioni di moltissimi ebrei ortodossi, i quali sono in prima linea nel sostenere quanto il sionismo contribuisca ad alimentare l’antiebraismo."

    fonte: IL FASCISTA RIFORMATO «
    "Se, attraverso lo strumento del potere governativo, una razza viene guidata verso la distruzione, allora la ribellione non è solo un diritto di ogni membro di questo popolo, è un suo dovere". Adolf Hitler

 

 
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