Sto pensando di acquistare "I fondamenti del misticismo tibetano" di Lama Angarika Govinda. Qualcuno lo ha letto? Impressioni sul testo e sull'autore?
Sto pensando di acquistare "I fondamenti del misticismo tibetano" di Lama Angarika Govinda. Qualcuno lo ha letto? Impressioni sul testo e sull'autore?
Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)
Ordinato in settimana e arrivato oggi. Il Volume si presenta bello pregno di sostanza
Lo studio con calma e poi dirò che impressioni ne ho ricevuto.
Il primo impatto è comunque notevole, ispira.
Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)


Il Libro non l'ho letto, ma
al minuto 27 del video viene mostrata la pagina 34 del libro.
Si legge:
Il Buddha, comunque , pose l'uomo al centro del proprio universo, e credeva che la liberazione passasse attraverso un proprio
sforzo personale, e non attraverso un intervento divino....
( Nelle ultime due righe si legge )
Il Buddha puntò sul fatto che ognuno può arrivare alla sua propria esperienza.
Perchè i mantra non possone essere...(so cosa c'è scritto dopo anche se non l'ho letto...)
Grazie Donerdarko, per me questo è un grande regalo, perchè proprio ieri ho scritto la stessa cosa nel mio ultimo post. "UNICA"
L'esperienza è proprio quella di sentire che queste parole sono già scritte nel nostro cuore.
Hai detto bene, questi libri ci servono come fonte d'ispirazione per ritrovare all'interno di noi stessi quelle stesse parole, e quando potremo leggerle proveremo una gioia immensa...
Buona lettura.![]()
Ultima modifica di Z4rdoz; 21-09-12 alle 08:46


... al minuto 2:9 si legge che i mantra giocano un ruolo molto importante
...al minuto 2:29 viene riportato un quote (di Milarepa): "Without attuning body, speech and mind unto the Doctrine (da intendere qui come Dharma) what gain is it to celebrate religious rites?".
Pero' non voglio continuare questa "polemica" tra unicita' e tradizione e non voglio farlo perche' credo all'unicita' e credo che la tradizione possa essere un buon sostegno, se non proprio funzionale, alla comprensione della prima.
Il fatto che essa possa diventare anche un ostacolo non e' per me un buon motivo per buttare alle ortiche millenni di pratiche e pensieri di vicinanza con l'Assoluto.
Miserere mei Domine quia pauper sum et unicus
Milarepa disse anche questo:
Osservate la mente giorno e notte!
Se si guarda la mente, non la si vede.
Rimanete nella dimensione del non vedere!
Talmente semplice da risultare improbo.
![]()
Ultima modifica di RAYO; 21-09-12 alle 09:33
Gioia e dolore hanno il confine incerto...




Forse ci possono aiutare queste parole di Lao Tze (anche se lui non era buddista):
Trenta raggi convergono nel mozzo
Ma è proprio dove non c’è nulla che sta l’utilità della ruota
Si plasma l’argilla per farne un recipiente
Ma è proprio dove non c’è nulla che sta l’utilità del recipiente
Si aprono porte e finestre per fare una stanza
Ma è dove non c’è nulla che sta l’utilità della stanza
Così il «c’è» presenta delle opportunità, che il «non c’è» trasforma in utilità
La sfida (nell'ottica di queste tradizioni) e' vedere quel vuoto che riempe il tutto di ogni cosa.
La grazia e' l'essere in eterna connessione con esso.
Ultima modifica di RAYO; 21-09-12 alle 11:04
Gioia e dolore hanno il confine incerto...


Qui c'è un qui pro quo gigantesco...
Il tema che pongo e sulla Fiducia...non sui mantra...
Per quale motivo la fiducia che riponi nelle Tradizioni non la rivolgi verso te stesso?
Guarda, El rayo, che è la stessa fiducia,...non è che diminuisce automaticamente nel momento che distogli il tuo sguardo dalle Upanishad.
Hai più fiducia in un mantra in sanscrito che in El rayo,... da cui quella fiducia proviene...?!
Posso farti notare che questo è un pò strano, se non paradossale ?
Se hai notato ho scritto a Donerdarko che quei libri sono fonte di ispirazione in modo che cresca sempre di più quella fiducia in noi stessi, ma se poi quella fiducia va a finire totalmente nei Libri, allora sì che potrebbe accadere quello che hai scritto: si creerebbero davanti a te degli ostacoli. E l' ostacolo maggiore è non comprendere più da dove nasce questa esperienza.
Anch'io pratico un Mantra.
Giocano un ruolo importante? Certo che si.
Ma il mantra che pratico io, è totalmente il mio.
Ho fiducia nel mio Mantra ? Assolutamente sì
Io sono quel Mantra !
E, ovviamente è lì che nasce l' esperienza.
Ultima modifica di Z4rdoz; 21-09-12 alle 12:04




@El Rayo: il passo del Daodejing mi è abbastanza chiaro (al limite si potrebbe discutere su come sia stata resa l'ultima riga, ma non mi pare la sede).
Invece la citazione di Milarepa mi risulta proprio indigesta. Da che testo proviene?
La sua innata benevolenza nei confronti delle persone avrebbe fatto in modo di derivare la sua naturale accondiscendenza come decisione.


E' un passo di una sua poesia o canto di cui non conosco il titolo e che da più parti ho visto venirgli attribuito.
Io non sono un discepolo buddista e quindi posso solo dirti il significato che attribuisco io - da semplice ricercatore - a quelle parole.
Nel suo famoso Canto del Leone egli dice: questo è lo yogi repa libero dai pensieri.
Rimanenre nella dimensione del non vedere la mente, vuol dire - credo - essere libero dai legami che essa genera in noi, essere libero dal pensiero concettuale e dotato della serena fiducia senza paura che scaturisce dalla visione della vacuità (che è proprio quella dimensione del non vedere, del non soffermarsi ed essere in qualsiasi modo implicato, del trafiggere (per un "oltre") tutte le sostanze (grossolane, sottili e sottilissime) che ci rappresentano nella nostra lotta contro la sofferenza ma che, come in un gioco crudele, ne sono cause dirette (ed i pensieri, la mente sono i primi artefici di questo corto circuito).
Non vedere la mente ed i pensieri che essa produce, ma immergersi nella vacuità: i monaci buddisti a questo tendono.
Come prima cosa agli iniziati si insegna a far tacere la mente, ad acquietarla e a spegnerne il chiacchiericcio, Milarepa ci dice che dovremmo anche essere in grado, guardandola, di non vederla più.
Solo in questa dimensione saremmo liberi dalle sofferenze e assorbiti nella grazia luminosa.
Egli, nel canto di Mahamudra dice:
quando medito su Mahamudra
riposo senza conflitti nel mio vero essere
riposo nello spazio senza distrazioni
dimoro nella chiarezza della vacuità.
Se ci pensiano il nostro essere (almeno il mio) è quasi ogni istante dell'esistenza terrena (io credo anche nel sonno) in relazione (quando non dipendente) con la nostra mente e ai nostri pensieri...io - con Milarepa - mi chiedo: è questo il mio vero essere?
Ultima modifica di RAYO; 22-09-12 alle 12:54
Gioia e dolore hanno il confine incerto...