La Repubblica Italiana nacque il 18 giugno 1946 dopo settimane di conteggio dei voti a seguito del referendum istituzionale del 2 e 3 giugno dello stesso anno per decidere la forma dello Stato. La repubblica ottenne il 54% dei consensi contro il 46% della monarchia. Si accusarono brogli elettorali, ci furono manifestazioni tra fazioni opposte, anche violente, tutte represse dalla polizia e dall'esercito, proprio il 18 giugno la Cassazione annunciò i risultati definitivi a favore dei Repubblicani, i Savoia avevano già lasciato il Paese il 13 giugno stabilendosi in Portogallo.
Dai dati del voto (al quale parteciparono per la prima volta le donne) mostrarono una nazione spaccata in due: il Centro-Nord repubblicano e il Sud e le Isole monarchici, specialmente per la differente storia delle due zone geografiche dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, quest'anno il fronte di guerra fu spostato prima nelle zone centrali e poi al Nord dove rimase fino alla Liberazione, il Mezzogiorno sotto occupazione alleata e grazie agli aiuti stranieri riacquistò un certo benessere e tranquillità, il Nord invece visse due anni sotto l'occupazione tedesca e di lotta partigiana e fu l'insanguinato teatro della guerra civile, qui le forze resistenziali appartenevano a partiti e movimenti apertamente repubblicani (Socialisti, Comunisti, movimento Giustizia e Libertà), qui maturò sia tra antifascisti e fascisti (buona fetta) una pregiudiziale repubblicana, questi ultimi soprattutto perché vedevano il Re e la famiglia reale come dei traditori. La Democrazia Cristiana non si espresse ufficialmente sulla scelta istituzionale nonostante gran parte del suo elettorato fosse di simpatie monarchiche al suo interno la dirigenza si era espressa al 60% a favore del regime repubblicano, 17% a favore della monarchia e un 23% indeciso. Un partito degno di nota che sostenne apertamente la Monarchia sabauda fu il Partito Liberale.
Si organizzano nel secondo dopoguerra dei partiti monarchici che lottano per la restaurazione della Corona d'Italia, alle elezioni del 1948 il Partito Nazionale Monarchico e il Blocco Nazionale ottengono insieme un risultato considerevole: 1.732.805 voti, i monarchici ottengono la maggior parte dei voti nel Sud Italia mentre nel Nord Italia raramente raggiunsero l'1%. Alle elezioni del 1953 il Partito Nazionale Monarchico si assesta al quarto partito politico dopo Democrazia Cristiana, Partito Comunista e Partito Socialista, ad indicare che l'elettorato monarchico in Italia è ancora molto numeroso, ottiene 1.855.842 voti, il suo massimo record elettorale. L'inizio della decadenza politica dei partiti monarchici inizia in concomitanza con il Miracolo Economico, il boom demografico ed industriale tra gli anni '50 fino all'inizio degli anni '70. Alle elezioni del 1958 si presentano due partiti monarchici in seguito ad una scissione interna, il Partito Monarchico Popolare e il Partito Nazionale Monarchico, che sommati ottengono 1.436.807 voti, stavolta con perdita di voti anche in Campania, Puglia e Sicilia rimangono invece regioni di riferimento, mentre al Nord rimangono largamente sotto la media nazionale. Nel 1963 i monarchici si presentano con un nuovo partito: il Partito Democratico di Unità Monarchica, ottiene 536.948 voti più i 260.336 voti di una parte di monarchici presentatisi col Movimento Sociale Italiano in ascesa elettorale.
Nel 1966 su Il Milione all'anniversario del referendum è scritto questo articolo:
La Repubblica italiana ha compiuto vent'anni il 2 giugno 1966, ricorrenza del referendum istituzionale che aveva chiamato i cittadini a pronunciarsi sulla forma di governo preferibile per il Paese. La Repubblica sembra sia riuscita a consolidarsi rapidamente se si pensa ai risultati referendari: possibile che ci siano stati tanti voti monarchici ed oggi restino così pochi rimpianti? Nel referendum ci fu una differenza di neanche due milioni di voti tra repubblicani e monarchici, la proporzione tuttavia non corrisponde una vera realtà politica, perché tra i voti andati alla monarchia la maggior parte dovette essere di voti di paura, per quello che si temeva sarebbe stato il famoso "salto nel buio", se avesse vinto la repubblica. Fra tutti gli slogans coniati per il referendum il più riuscito fu senza dubbio quello del salto nel buio, il più efficace, che portò molti voti alla monarchia e certamente più di quanti ne avrebbe mai potuti ottenere ma non bastarono per farla vincere.
Oggi si vede che della monarchia non è vivo il rimpianto, forse ne resta a malapena il ricordo, ma in generale si può dire che la convinzione dell'irrevocabilità della forma repubblicana si sia solidamente radicata nell'animo di tutti. D'altra parte, si può dire che nessuno pensa seriamente che, fra tutti i problemi che possono angustiare il nostro Paese al giorno d'oggi ve ne sia anche uno solo che potrebbe essere più facilmente risolto in virtù di un ritorno della monarchia. Nessun italiano crede più che un monarca per grazia di Dio e volontà della nazione possegga una qualche ricetta per procurare la felicità dei popoli. L'istituto monarchico d'altro canto ai giorni nostri oltre ad essere una delle forme più primitive di governo paternalista è possibile solo in quei Paesi che hanno raggiunto un altissimo grado di civiltà politica oppure in quei Paesi che non sono arrivati ancora alla storia moderna, nei Paesi di mezzo che sono giunti alla storia moderna ma non hanno tradizioni politiche democratiche ed unitarie antichissime conviene certamente più la repubblica.
In Italia anno per anno sempre meno seria appare alla generalità dei cittadini la possibilità di porre un'alternativa fra monarchia e repubblica e sempre ugualmente diminuiscono i voti per i partiti monarchici ad ogni consultazione popolare, tanto in sede locale quanto in quella nazionale, e sembra sempre meno pensabile una restaurazione, quali siano le circostanze che è dato immaginare per l'Italia a più o meno breve termine. Se come abbiamo detto non c'è un solo italiano che pensi seriamente ad un ritorno del Re come ad un mezzo per risolvere uno solo dei problemi che si pongono in Italia, invece molti ce ne sono che se il referendum si proponesse oggi voterebbero repubblica, diversamente da come fecero nel 1946. Oggi la paura del salto nel buio non ci sarebbe francamente più, dato che gli italiani sono arrivati a convincersi che la repubblica è davvero di tutti, non è vero che divide ma unisce.
Tale concezione è indirizzabile all'industrializzazione progressiva, all'avvento di nuove generazioni del benessere e del secolarismo che si distaccarono ben volentieri dai partiti monarchici conservatori, visti come rigurgiti di un passato sepolto ed estinto.
Con l'arrivo delle agitazioni studentesche e del Sessantotto non ci fu più scampo per chi propendeva per il ritorno dei Savoia, alle elezioni del 1968 il Partito Democratico di Unità Monarchica ottenne 414.507 voti. Prima delle elezioni del 1972 lo stesso anno i monarchici decisero di sciogliere il partito e confluire nel Movimento Sociale Italiano, una frangia di monarchici rifiutò di identificarsi col Fascismo e fondò vari movimenti come Alleanza Monarchica, che non riuscì ad avere lontanamente la visibilità elettorale dei movimenti monarchici precedenti diventando invisibile e sconosciuta, dopo le elezioni del 1972 i monarchici sparirono dallo scenario politico dell'Italia repubblicana confermando che le nostalgie sabaude si erano praticamente volatilizzate. Qualche acerrimo monarchico nel 1946 disse "O si vince ora o non si vince più"




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