Perché l’Italia è in declino
17/09/2012 - Produttività e salari: Il Cnel ci spiega cosa non va nel Belpaese
Il rapporto sul mercato del lavoro, curato dal professor Carlo Dell’Aringa, che domani sarà presentato al Cnel, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro presieduto da Antonio Marzano, spiega perché l’Italia è in declino. Uno degli enti più inutili e costosi, impossibile da cancellare senza volontà politica, partorisce questo studio che dà al Corriere della Sera, dove si dimostra che il detto “gli ultimi saranno i primi” per noi ha funzionato al contrario:
Negli anni Settanta l’Italia era al primo posto per crescita della produttività nell’industria rispetto ai principali Paesi nostri concorrenti nel mondo. Negli anni Duemila chiudiamo la classifica. Nel decennio 1970-1979 l’output per ora lavorata (valore aggiunto al costo dei fattori) del settore manifatturiero era cresciuto in Italia in media del 6,5% l’anno. Meglio del Giappone (5,4%), dell’Olanda (5,2%), della Francia e della Germania (intorno al 4%) e molto meglio dei padroni del mondo, gli Stati Uniti (2,7%), e della culla della rivoluzione industriale, il Regno Unito (2,4%). Negli anni Ottanta gli inglesi erano però balzati al primo posto (sarà stata la cura Thatcher?) con una crescita della produttività del 4,4%, l’anno mentre l’Italia era scivolata in coda, dimezzando il ritmo precedente (dal 6,5% al 3,2%). Negli anni Novanta la leadership fu conquistata dagli Stati Uniti, grazie soprattutto alle innovazioni tecnologiche e informatiche (4,3% l’anno) e l’Italia rallentò ancora (2,6%). Ma è nel primo decennio del Duemila, cioè dopo l’introduzione dell’euro, che la produttività nel nostro Paese precipita a un misero 0,4% in media d’anno, contro l’1,8% della Germania, il 2,5% della Francia, il 2,8% dell’Olanda, il 3% del Regno Unito. E meglio di noi ha fatto anche la Spagna (1,5%)
La globalizzazione dell’economia e l’abbattimento delle barriere commerciali ha trovato l’imprenditoria italiana impreparata e incapace di reagire alle nuove sfide del mercato:
Tutto ciò ha provocato un «andamento ampiamente divergente fra le economie dell’area euro dei tassi di crescita del costo del lavoro per unità di prodotto» (Clup), cioè quanto costa produrre un bene o servizio. Nel primo decennio del Duemila questo costo è salito in media del 2,7% l’anno in Italia. In Germania appena dello 0,2%, in Olanda dello 0,5%, in Francia dello 0,6%. «La perdita di competitività dell’Italia rispetto alle altre economie dell’area euro è stata significativa, oltre il 2% all’anno. Un tale divario, cumulato in dieci anni, comporta una perdita complessiva di oltre il 20%, difficilmente sostenibile nel medio termine». Anche volendo ipotizzare una possibile leggera sovrastima della dinamica del Clup, come sostenuto da alcuni esperti, il differenziale rimarrebbe comunque alto, si sottolinea nel rapporto. Non si scappa: «Il nodo sta nel divario di crescita della produttività del settore manifatturiero rispetto alla Germania ».
Ed ecco, infine, lo schema:
Perché l’Italia è in declino





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