Nonostante non lo voterei nemmeno col cannocchiale, sul Fantatermometro sto Renzi me lo massacrate troppo, quindi mò faccio un fantasondaggio in cui Renzi vince
Primarie del centrosinistra:
Partecipano Bersani, Vendola, Renzi, Puppato (sostenuta anche da Boeri e da Civati), Spini (sostenuto da comitati di base socialisti), Tabacci e a sorpresa Rosy Bindi (sostenuta dall'area popolare del PD, asse Bindi-Franceschini).
Le primarie si trascinano in un deprimente tira e molla di "io partecipo, io no", tra annunci, ritiri, giravolte di Vendola e compagnia cantante, fino a quando alla fine vengono celebrate, con un registro degli elettori compilato però il giorno stesso della competizione e il turno unico.
Alla fine, Renzi prevale di un paio di punti su Bersani, e inizia lo psicodramma.
La nuova legge elettorale viene varata con un blitz da PDL, UDC e Lega, profittando del caos nel campo avversario: ricalca sostanzialmente la proposta leghista con una modifica filo-PD, ossia un premio di maggioranza del 15% al primo partito, con soglia minima del 25% dei voti, preferenza unica, sbarramento nazionale al 4% o tri-regionale al 6%.
Alle elezioni si presentano i seguenti blocchi:
Partito Democratico - Iniziativa Riformista
Renzi ha creato un listone da battaglia per affrontare le elezioni. Ne fanno parte il PD, con l'esclusione dell'ala sinistra di Vita, Nerozzi e Cofferati; i Radicali di Pannella e Bonino; i dissidenti IdV, guidati da Sonia Alfano, Massimo Donadi e Borghesi; l'API di Rutelli e Tabacci; un'ala di dissidenti grillini, guidata da Tavolazzi e Favia; Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo; Fermare il Declino di Oscar Giannino. Mugugnando considerevolmente, i Giovani Turchi restano nel Partito assieme a Bersani, oramai "fassinizzato"; partecipano poi alcuni ministri montiani.
L'alleanza si presenta con un programma fortemente liberale in economia, flexicurity sul lavoro, un certo giustizialismo populistico sui temi giudiziari, dei costi della politica e della partecipazione diretta dei cittadini (dall'anagrafe degli eletti al bilancio partecipativo, alla revisione dei requisiti per il referendum, alla proposta di istituire una commissione di cittadini eletta per sorteggio annualmente con potere di iniziativa legislativa eccetera). E' fortemente europeista, fortemente federalista, e tendenzialmente piuttosto laico (Unioni Civili, Testamento Biologico). Si schiera per un deciso abbassamento della pressione fiscale sui redditi e sulle imprese, da controbilanciare con aumenti mirati dell'IVA
e con una patrimoniale sulle grandi proprietà immobiliari.
All'avvio della campagna elettorale, Renzi dichiara di presentarsi per vincere, non per pareggiare: consapevole di essere scoperto sull'ala sinistra, decide di provare a rilanciare la strategia veltroniana dell'autosufficienza, e presenta prima delle elezioni la sua squadra di governo.
Per massimizzare l'idea di novità
Presidente del Consiglio: Matteo Renzi
Vice Presidente del Consiglio: Pierluigi Bersani
Ministero degli Affari esteri: Andrea Riccardi
Ministero dell'Interno: Pierluigi Bersani
Ministero della Giustizia: Sonia Alfano
Ministero della Difesa: Roberta Pinotti
Ministero dell'Economia e delle finanze: Luigi Zingales
Ministero delle Attività produttive: Irene Tinagli
Ministero delle Politiche agricole e forestali: Mario Catania
Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio: Laura Puppato
Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti: Anna Maria Artoni
Ministero del Lavoro, della salute e delle politiche sociali: Alessia Mosca
Ministero dell'Istruzione, dell'università e della ricerca: Francesca Puglisi
Ministero per i Beni e le attività culturali: Matteo Orfini
Ministero delle Pari Opportunità (senza portafoglio) : Paola Concia
Il governo Renzi si presenta ai blocchi di partenza con 13 ministri, più il Presidente del Consiglio: di questi, 8 sono donne. Renzi si impegna inoltre a far eleggere Presidente della Repubblica, o Commissario Europeo per il 2014-2019, Emma Bonino del Partito Radicale. L'età media del suo Esecutivo è di 44 anni, il più giovane nella storia d'Italia e ben piazzato anche a livello europeo e mondiale. Propone il dimezzamento del numero di Parlamentari e Consiglieri Regionali.
Per le candidature Renzi propone un mix innovativo: 50% candidati tramite primarie di collegio; 15% di candidati che abbiano già fatto più di due legislature, votati a maggioranza qualificata dai gruppi parlamentari uscenti del PD; 10% di candidati indicati dai direttivi regionali del Partito Democratico; 10% indicati direttamente dai partiti e gruppi politi alleati; 15% nominati dai comitati etici delle quattro associazioni a cui il PD si è già rivolto per l'elezione dei membri del CdA RAI, ossia 'Libera', 'Comitato per la libertà e il diritto d'informazione', 'Libertà e Giustizia', 'Se Non Ora Quando'.
In mezzo a questa vera e propria rivoluzione, il PD perde un inviperito Fioroni. Ma nessuno se ne accorge.
Sinistra Unita
Fatto a pezzi alle primarie, Vendola si defila, e la palla della guida della sinistra viene presa da Maurizio Landini in persona. Il segretario della FIOM non si candida, ma patrocina la nascita di una lista unitaria tra SEL, FED, IDV, ALBA e Verdi, a cui si aggiungono i dissidenti PD di Cofferati e Vita, e l'ala ecosocialista di Epifani, più i movimenti civici di Pisapia e De Magistris. In rotta totale con Fini, anche Fabio Granata si unisce all'alleanza.
Alla guida della coalizione, per dare il profilo di una sinistra ragionevole e in grado di governare, viene posto Guglielmo Epifani. Il programma è quello di una classica forza socialdemocratica di sinistra, condito da virate a sinistra: nazionalizzazione di due impianti FIAT e gara d'asta internazionale, patrimoniale contro il debito, rilancio della politica industriale, inasprimento delle tasse sui capital gain e dell'aliquota più elevata dell'IRPEF in cambio di un rilassamento delle prime due aliquote, centrali uniche di spesa a livello regionale, lotta alla casta, abolizione della riforma Fornero in cambio di una revisione della giurisprudenza che semplifichi le procedure, acqua-scuola-università pubbliche.
Fronte Popolare - No Debito: variopinta alleanza di estremi, con dentro Cremaschi, Rizzo, Ferrando e l'MPL-Campo Antimperialista. Propone il ripudio del debito pubblico e l'uscita dall'Euro. Per darsi un tono un filo più istituzionale, candida come premier l'economista Loretta Napoleoni.
Res Publica: la lista di Tremonti è realtà ! Schierandosi per un "Nuovo Umanesimo", l'ex premier mette insieme una variopinta alleanza cattosocialistarepubblicana. Del malloppone fanno parte il PSI (orfano di Bersani e in pessimi rapporti con Renzi), il Nuovo PSI di Caldoro, i Riformisti di Stefania Craxi, il gruppo di Critica Sociale e il Gruppo di Volpedo, Rino Formica, Salvo Andò, Valdo Spini, il Movimento dei Forconi di Ferro, i Pastori Sardi di Delogu. Tremonti porta in dote "da destra" un manipolo di cattolici sociali e fan della Dottrina Sociale della Chiesa, capitanati da Ettore Gotti Tedeschi, con buone entrature nell'ala "PDL-scettica" di Comunione e Liberazione. L'ala liberal-repubblicana è capitanata da Piergiorgio Gawronski e Giorgio La Malfa. Del gruppo fa parte un variopinto insieme di economisti euroscettici, capitanati da Paolo Savona e Gianni Nardi. Si propone come movimento anti-banche, anti-Equitalia, pro-patrimoniale, laico ma non estremo, per la moralizzazione della vita pubblica, un'economia di cogestione sul modello tedesco, forte federalismo.
Lista per l'Italia: il temuto listone cattocentrista ! In pessimi rapporti con Renzi per ovvi motivi di concorrenza politica e per l'interlocuzione a suo tempo avviata con Bersani, ne fanno parte l'UDC, il PLI, il PRI, l'ala dei dissidenti PDL guidata da Pisanu e Dini, Emma Marcegaglia, Raffaele Bonanni, Andrea Oliviero, l'Union Valdotaine, l'Unione per il Trentino di Dellai e la rete di movimenti alpini e nordisti a lui vicini, compresa Verso Nord, più un gruppone "neo-montiano" e Futuro e Libertà. La lista candida premier Corrado Passera e sostiene sostanzialmente la prosecuzione dell'Agenda Monti, un moderato federalismo e politiche conservatrici sui valori.
Alleanza per l'Autonomia: la nuova Lega Nord di Maroni tenta di uscire dal ghetto razzista-secessionista, senza rinunciare alle sue radici euroscettiche, ma colorandole di nuova linfa liberista. Fortemente epurato il Partito, Maroni si presenta alleato con Lombardo e Miccichè al Sud: si ripropone lo schema di Miglio, con la divisione dell'Italia in tre macro-regioni più le cinque regioni a Statuto Speciale. Ciascuna macroregione dovrebbe de facto avere uno Statuto modellato su quello siciliano, con un Fondo di Solidarietà interno condizionale, sul modello degli aiuti UE ai paesi in difficoltà. Maroni propone anche di far adottare l'Euro solo nella Macroregione Padana e in quella Centro-Italiana. Tornata alle radici anti-fisco dei bei tempi andati.
Grande Italia: l'ultimo tentativo di Berlusconi di rimanere in pista, è il PDL orbato della maggior parte degli ex AN (c'è rimasto Matteoli) e di alcuni forzisti oramai troppo estremi. Si candida su una linea euroscettica, liberista all'interno e protezionista all'esterno, ferocemente conservatrice sui diritti civili. Guidato da Berlusconi.
Destra Nazionale: alleanza tra gli ex AN e la Destra di Storace, conditi da Brunetta dell'area ex FI. Ferocemente anti-Monti, per l'uscita dall'Euro, liberali-protezionisti, ferocemente anti-immigrazione. Paradossalmente più laici della Grande Italia. Il leader è la mitica Giorgia Meloni !
Rivoluzione Italia: il partito degli impresentabili troppo impresentabili. Scilipoti, Sgarbi, Daniela Santanchè, Maria Vittoria Brambilla, gli ex bossiani del cerchio magico. Tipo Grande Italia ma più razzista e eurofobo.
Forza Nuova: Immagina !
Casa Pound Italia: Immagina-2 !





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