MINSK - C'è un Parlamento in Europa senza opposizione. E' la Bielorussia. Nessun candidato, infatti, è stato eletto alla camera bassa del parlamento nelle elezioni che si sono tenute ieri. I nuovi deputati (109 su 110, perché in un distretto non è stato superato il quorum del 50%), sono tutti filo-Lukashenko.
Un copione che si ripete da almeno un decennio. La camera bassa del parlamento bielorusso sarà così uguale a quella precedente, senza oppositori, assenti in questa istituzione da fine anni Novanta. Un caso anomalo nel panorama europeo che riaccende le polemiche sul clima politico autoritario e sui brogli che coinvolgono le tornate elettorali bielorusse. Una conferma, insomma, della politica del presidente della Repubblica Aljaksandar Ryhoravi Lukashenko, in carica dal 1994.
Il presidente è accusato da tempo di avere comportamenti dittatoriali. E per questo fecero scalpore, a suo tempo, le parole morbide e concilianti di Silvio Berlusconi 1, caso isolato fra i primi ministri occidentali. "So che la sua gente la ama - disse il Cavaliere nel 2009 - e questo è dimostrato anche dai risultati elettorali, che sono sotto gli occhi di tutti". Tutto ciò mentre Lukashenko veniva definito da Washington "l'ultimo dittatore e tiranno in Europa", poiché egli limiterebbe la libertà di parola e di stampa nel proprio Paese.
Una situazione che si ripete ad ogni elezione politica. E anche stavolta il Parlamento bielorusso sarà monocromatico e per Lukashenko si preannuncia un plebiscito. Tra gli eletti figurano tre rappresentanti del partito comunista, uno del partito agrario, uno del partito del lavoro e della giustizia e un liberaldemocratico: tutti sostengono il potere. Gli altri sono candidati "indipendenti", senza partito, indicati ad esempio dalle assemblee dei lavoratori, ma anche loro sono tutti filo Lukashenko. Alle 14.00 ora locale (le 13 in Italia) è in programma la conferenza stampa degli osservatori Osce, che illustreranno la loro valutazione del voto. Ieri sono rimasti bloccati tre siti dei partiti e dei movimenti di opposizione che diffondevano dati diversi da quelli ufficiali sull'affluenza, che secondo la commissione elettorale ha raggiunto il 74,2%.
Opposizione: "Voto falsificato". Serghiei Kaliakin, leader di uno dei due partiti di opposizione che hanno partecipato al voto e uno dei coordinatori della campagna "per le elezioni giuste" (promossa da 14 partiti e movimenti pubblici) ha denunciato pressioni e brogli nelle legislative di ieri in Bielorussia. "Hanno fatto aumentare l'affluenza nel modo più brutale. La gente non crede nel sistema elettorale esistente, che si è completamente screditato, e per questo non va a votare", ha dichiarato alla stampa. A suo avviso l'ultima campagna elettorale si è distinta per il fatto che le autorità si sono rese conto fin dall'inizio di non avere un sostegno da parte della popolazione. "Non si possono definire queste elezioni nè come libere né come democratiche né come aperte", ha aggiunto. Kaliakin ha inoltre denunciato le pressioni dei servizi segreti sui candidati indipendenti e sui loro famigliari.
Il parere dell'Osce. Gli osservatori dell'Osce bocciano le elezioni legislative bielorusse di ieri, sostenendo che "non c'è stata competizione fin dall'inizio". E' la valutazione preliminare illustrata oggi a Minsk da Matteo Mecacci, coordinatore speciale della missione a breve termine e capo della delegazione parlamentare dell'Osce, che ha aggiunto: "Un'elezione libera dipende dalla libertà che la gente ha di parlare, di organizzarsi, di candidarsi e questo non l'abbiamo visto in questa campagna. Restiamo pronti a lavorare con la Bielorussia per fare passi che siano di reciproco interesse". "Le elezioni", si legge in un comunicato ufficiale dell'Organizzazione per la sicurezza e la Cooperazione in Europa, "non sono state amministrate in modo imparziale", sottolineano gli osservatori.




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