Gabriele Albertini, gran mente, scende in campo con una posizione ortodossamente "Montiana" ma soprattutto a anti-corruzione.
L'INTERVISTA
Albertini in campo: «Porterò l'onestà al potere»
L'ex sindaco, ora europarlamentare: «Ho ancora la tessera, ma non parteciperò alle primarie né sarò il candidato del Pdl
MILANO - Ha già pronto il nome. «Mi piacerebbe che la mia lista si chiamasse "Onestà al Potere", perché è da qui che dobbiamo partire». Pronto anche il progetto: «Dobbiamo creare il Ppe in Italia». Pronto perfino a subire una eventuale sconfitta alle Regionali: «Se ciascuno deciderà di usare la propria scialuppa invece di costruire una nave, potremmo anche perdere. Ma il nostro progetto resterà per le politiche». Pensa in grande, Gabriele Albertini, che di fatto è già in campo: «Se mi candido? Stiamo preparando il vascello per il nostro viaggio. Stiamo verificando se ci sono le persone, stiamo dando chiarezza ai ruoli. Ma ci siamo».
Onorevole Albertini, più di cento milanesi che contano hanno firmato un appello per la sua candidatura alle Regionali. Risposta?
«Sono grato e orgoglioso. E sono al lavoro per dare voce a questa fucina di motivazione civica, al desiderio di pulizia che c'è nel nostro Paese, infangato oggi dalla libidine del potere, dalla superficialità, dal contrario della meritocrazia. Sono al lavoro per dare voce alla voglia di onestà».
Basta essere onesti per governare?
«L'onestà è diventato oggi il primo valore ricercato dai cittadini, come dimostra il successo delle liste di Grillo. Noi abbiamo sempre cercato di coniugare l'onestà con l'efficienza e infatti stiamo parlando di e con persone che nei loro ambiti, nelle professioni o nelle istituzioni, hanno dato prova di essere competenti e capaci».
Come si contrasta la corruzione?
«Aderendo a un codice etico come quello che mi hanno da poco presentato i giovani della Giovane Italia, durante un loro convegno e facendo una severa selezione della nuova classe dirigente».
Lei sta pensando a una lista civica di moderati. E i partiti?
«Mi auguro che quelli che aderiscono al Ppe - Pdl, Fli e Udc - diano il loro sostegno e presentino la loro lista, è ovvio».
Ma se le chiedessero di partecipare alle primarie?
«Non sarei disponibile, perché non posso essere il candidato del solo Pdl se devo garantire la convergenza di più soggetti».
Accetterebbe l'appoggio della Lega?
«I leghisti sono persone oneste e corrette, che hanno dimostrato di saper fare pulizia al proprio interno senza fermarsi neppure di fronte al fondatore o ai suoi famigliari. Un'adesione non condizionante con la linea politica ci può stare: del resto, hanno già governato 12 anni in Regione e io stesso li ho avuti al mio fianco nel secondo mandato da sindaco. Ma...».
Ma?
«Ma deve essere chiaro che noi partiamo dall'Agenda Europa. Non posso dimenticare che pochi giorni fa i leghisti, mentre raccoglievano le firme per il loro candidato Governatore in Lombardia, proponevano un referendum per l'uscita dall'euro. Una posizione difficilmente conciliabile con chi si riconosce nel partito di De Gasperi, Schumann, Adenauer».
Albertini, lei parla di progetto dei moderati e di nuovo Ppe. Ma ha ancora la tessera del Pdl?
«Ho la tessera 216. Ma ricordo che non mi sono mai sentito uomo di partito: ho fatto per 9 anni il sindaco da indipendente. Poi mi ero iscritto quando si erano fusi An e Fi, che avevano sostenuto la mia candidatura: ma quel progetto è fallito quasi subito, come abbiamo visto. Quindi bisogna pensare a qualcos'altro».
Il caso Sicilia non la preoccupa? Divisi si perde?
«Si gioca sempre per vincere, è chiaro. Ma se dovesse partire un progetto che non conquista la Lombardia, resterebbe valido subito dopo per le politiche. Nostro primo obiettivo oggi è creare un movimento che stimoli nuovi impulsi della società civile e salvi le persone per bene e non coinvolte in scandali o malaffare. Il valore politico dell'onestà congiunta alla capacità di governo è la nostra risposta al vento di antipolitica che spira nel Paese».
Dove ha mancato il Pdl?
«Ha mancato di popolo e di libertà, come ripeto spesso. E poi sono mancati i codici etici, il rigore, la disciplina».
Un giudizio sul governo Monti?
«Estremamente positivo».
E su Silvio Berlusconi che ha criticato il governo Monti?
«Non ho voluto ascoltare Berlusconi del Gernetto, ma ho apprezzato Berlusconi di Palazzo Grazioli e in quest'ultimo mi riconosco. Il Gernetto? Uno sfogo comprensibile sul piano umano, visti i toni della sentenza»
Torniamo alla Lombardia. Sedici tra indagati e arrestati; un assessore che comprava i voti dalla 'ndrangheta e lo stesso Governatore coinvolto in più di una inchiesta. L'appoggio che le sta dando Formigoni non può diventare un boomerang, per lei che parla di etica e onestà?
«Formigoni va valutato complessivamente. Intanto, le accuse, pur gravi e infamanti, non sono ancora condanne. E poi io guardo al suo governo, che è indubbiamente il migliore d'Italia. La sanità lombarda è in attivo dal 2001, e altre regioni ci devono 768 milioni perché i loro cittadini vengono a farsi curare qui, abbiamo laboratori di ricerca che fanno scuola nel mondo, il costo per abitante è di 21 euro su 109 di media nazionale, sono stati fatti gli investimenti più colossali della storia del Paese. Poi, Formigoni non ha confermato in giunta alcuni assessori che nel precedente mandato avevano qualche ombra».
Poi però c'era la 'ndrangheta...
«Un fatto gravissimo. Ma il problema non è di Formigoni, quanto del singolo».
Quando si candiderà, chiederà di visionare tutte le liste che la appoggiano come aveva fatto da candidato sindaco?
«Chiederò ai partiti di usare lo stesso criterio selettivo che adotterò io, mutuato sul codice etico di Giovane Italia e chiederò di sottoscrivere un impegno comune».
Albertini in campo: «Porterò l'onestà al potere» - Milano
Elisabetta Soglio




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