L'Etiopia ha una superficie di oltre 1.220.000 kmq ed ha un clima nettamente diviso in due stagioni, la secca e la piovosa. Più che dalla latitudine, il clima etiopico é influenzato dalla altitudine: vi si possono trovare infatti 3 fasce climatiche, una al di sotto dei 1200 m, una dai 1300 ai 2300 circa e una di alta montagna oltre i 2500 metri. Addis Abeba stessa é situata a poco meno di 2000 m di altezza.

Tuttavia sono le fasi regolari del monsone oceanico africano a determinare la maggiore o minore quantità di pioggia che, in uno Stato dove l'80 % della popolazione é rurale, é più che necessaria: é letteralmente vitale.

La debolezza dei monsoni ha provocato storicamente in Etiopia diverse siccità, a cui subentravano pesantissime carestie. Quella iniziata nel 1972-73 provocò oltre 120.000 morti in pochi mesi e fu sempre negata da Hailé Selassié I, che non aprì gli occhi neppure dinnanzi alla drammaticità dell'evidenza.

Nel 1973 l'Etiopia cadde in una tremenda spirale di crisi economica ed agricola, che portò il già disastrato e fragile Stato a un passo dalla bancarotta. Ben presto, nella primavera del 1974, ad Addis Abeba e nelle altre città vi furono scioperi di tassisti, di studenti medi e universitari e sommosse di poveri. Quando l'esercito (già salassato in Eritrea) smise di ricevere la paga, anche ufficiali e soldati complottarono contro il Trono del Leone di Giuda.

Per il Comitato militare del "DERG" fu un gioco da ragazzi, il 12 settembre del 1974, presentarsi nella sala del trono e leggere un comunicato di deposizione all'82enne Hailé Selassié, il cui potere si stava sfaldando di giorno in giorno. L'ex imperatore fu messo agli arresti, l'impero tramutato in repubblica e da qui nacque quel regime mezzo marxista e mezzo militare che trascinò il Paese in un tunnel sino alla sua caduta nel 1991 e alla nascita di una parvenza di democrazia. Per inciso, già a dicembre 1960 l'esercito tentò un golpe prendendo in ostaggio il figlio del negus, Asfa Wossen, ma il putsch fallì nel sangue.

Ma cosa sarebbe successo se...

POD: a febbraio 1974, col paese piegato dalla carestia nelle campagne (oltre 120mila vittime, milioni di etiopi a rischio fame) e le città scosse da crisi e disoccupazione e malcontento politico, il pur antiquato e assolutista negus capisce che il suo tempo é finito.

Per salvare il millenario trono del Leone di Giuda e conservare la forma monarchica all'Etiopia, Hailé Selassié a sorpresa indice un Consiglio della Corona straordinario in cui legge un documento col quale dichiara di abdicare.

Ad essere designato erede é il 57enne figlio Asfa Wossen, nato nel 1917.

Con un annuncio a caratteri cubitali sull'Ethiopian Herald e un telegiornale straordinario sull'unico canale TV (per quei pochi che la possiedono) il palazzo imperiale formalizza la decisione al popolo.

L'annuncio dell'abdicazione ha il potere di calmare provvisoriamente le inquietudini degli studenti universitari di sinistra di Addis Abeba e dei disoccupati e delle fasce degli emarginati urbani, mentre nelle regioni più remote e arretrate la notizia arriva con giorni di ritardo e provoca indifferenza totale.

Anche in Eritrea, da tempo in rivolta armata, la notizia ha il potere di far sospendere le operazioni al Fronte di Liberazione Popolare, in cui si sta distinguendo un 29enne tra i leaders: Isayas Afwerki.

Tutti infatti vogliono vedere cosa succederà davvero ed é presto detto: il 5 aprile 1974, con una solenne cerimonia nel Vecchio Ghebì di Addis Abeba, il vecchio monarca assoluto cede i poteri al figlio e si ritira in una sua villa nella città di Harar, ospite di uno dei suoi nipoti, ossia il duca di Harar, conducendo vita privata, sino alla morte che giungerà come nella nostra TL il 27 agosto 1975.

Il 5 maggio, Asfa Wossen si fa incoronare nella Cattedrale di San Giorgio dal clero copto, con una cerimonia sfarzosissima che irrita di molto il popolo, sofferente per crisi alimentari, disoccupazione e povertà.

Con decreto del 6 maggio, Asfa Wossen prende il nome di Menelik III.

Menelik III é di fronte a un paese nel caos, con l'80% di analfabeti, alcune regioni ferme ai tempi della Bibbia, alle inquietudini dei giovani che non sopportano più un sistema feudale ormai obsoleto.

É l'esercito poi a dare i grattacapi maggiori, con gli ufficiali progressisti guidati da un certo Menghistu H. Maryam che il 29 luglio si ammutinano nella città di Diredawa e in due caserme di Addis Abeba. Menelik III é preso alla sprovvista, ma ben presto chiede aiuti ai suoi veri amici, Israele (i cui istruttori militari hanno in mano l'aviazione) e gli USA (che hanno in mano la fanteria) -Ben presto l'aviazione fedele all'imperatore bombarda le caserme in rivolta e i parà (si é sempre sospettato che assieme ai 200 parà etiopi che presero parte al raid ve ne fossero stati anche altrettanti israeliani) piombarono su Diredawa in rivolta, che venne "pacificata" dopo duri combattimenti di strada tra il 1 e il 6 agosto: Menelik III, col trono scricchiolante, fu spietatissimo: ben 1. 300 i morti accertati (al 40% ribelli, il resto civili).

Poiché Diredawa il 13 agosto si ribellò ancora all'imperatore, questi ebbe la mano ancor più greve. In due settimane di scontri, altri 2. 500 morti e circa 3. 000 arresti . Ci pensarono i tribunali poi a condannarne ben duecento a morte.

Anche ad Addis Abeba, l'esercito, ora in mano al generale Andom, ricoperto d'oro e di favori dal monarca, fu spietato: gli studenti vennero falciati a mitragliate (70 morti) , i carri armati si schierarono dinnanzi al Ghebì (palazzo imperiale) e l'aviazione fece una prova di forza bombardando Asmara, Assab, Massaua e Nakfa in Eritrea (complessivamente, 400 morti civili) e le truppe speciali addestrate dagli USA lanciarono una offensiva verso Badme, occupata dagli uomini di Afewerki.

Al 30 settembre, l'Etiopia era in stato di legge marziale, con le università chiuse, lo stato d'assedio in Eritrea, nella Capitale, a Diredawa e ad Harar e lo stato di emergenza in altre 3 regioni, la censura inasprita e i confini chiusi.

Il 24 ottobre, Menelik III apparve in TV. Ormai tutti i suoi consiglieri si erano resi conto che per sopravvivere, il regime doveva riformarsi. In un discorso-fiume, serissimo e ieratico, il sovrano parlò di un "calendario di modernizzazione imperiale" in cinque tappe:

1) Creazione di consigli di amministrazione cittadina con suffragio popolare
2) Limitata riforma agraria
3) Piano di infrastrutture per assorbire la disoccupazione
4) Allentamento della censura
5) Rimpasto nei vertici della banca centrale e in tutto il governo

Menelik III il 3 novembre sciolse il Governo e dal 4 novembre al 1 settembre 1975 agì con una miriade di decreti.

Il Decreto del 17 marzo '75 creò dei Municipi urbani in tutte le comunità etiopi: sindaco e giunta di assessori erano eletti dal popolo a suffragio ogni 6 anni basandosi su liste di candidati e gruppi (non partiti) che dovevano fare una campagna elettorale. Le prime elezioni, fissate in tutto lo Stato il 13 febbraio 1977
Il Decreto "sulla terra" del 4 giugno toglieva il 10% degli ettari a tutti i ras e i feudatari e li ridistribuiva a contadini in base ad alcuni requisiti (la capacità di coltivarli, etc) che erano riconosciuti da commissioni imperiali.

La Chiesa Copta perse il 45% della sua estensione di terreni e il negus la indennizzò parzialmente.

Un Decreto del 22 agosto, poi, finanziò una commissione dei Lavori Pubblici, diventata il 30 sett. Ministero dei Lavori Pubblici.

Tutti i ministri vennero sostituiti e i vertici della banca centrale terremotati il 28 novembre.

Il 31 gennaio 1976 la Banca Centrale ritirò il vecchio birr dalla circolazione e lo sostituì col nuovo birr, con un rapporto di 100: 1, facendo calare per lo meno l'inflazione.

Nominato un economista a ministro delle finanze, un certo Meles Abbam, lo spedì all'FMI per richiedere un maxiprestito.

In politica estera, con la Somalia alleata dell'URSS, Menelik III sfruttò la guerra fredda e le paranoie statunitensi, per accreditarsi come amico e contrappeso nell'Oceano Indiano degli USA.

Il 13 febbraio 1977 in effetti vi furono le prime elezioni urbane, con bassissima affluenza di voto. Alcuni professori universitari, ex oppositori e membri della limitata intellighenzija divennero sindaci di molte città. Per la popolazione alfabetizzata e moderna, fu comunque un segno di buona volontà e la figura imperiale ne uscì ancor più rafforzata in estate-autunno, con l'aggressione somala all'Ogaden.

Menelik III emulando il padre si mise alla testa di 100. 000 uomini, finanziato da USA e Israele, e condusse dure battaglie coi somali.

In questa TL la vittoria etiope fu schiacciante e la Somalia invasa, Mogadiscio minacciata di occupazione. Quando le truppe imperiali erano a 40 km da Mogadiscio, fu solo la voce grossa dell'URSS a salvare il suo alleato del Corno d'Africa.

L'accordo di pace tenne lo status quo ma Mogadiscio fu costretta a firmare un umiliante documento in cui rinunciava per sempre alle mire sull'Ogaden.

Menelik III ringraziò i suoi mentori di Washington concedendo una base aerea in Dancalia e Washington ammorbidì l'FMI che sbloccò tre generose tranches di aiuti ad Addis Abeba.

Dal 1978 al 1981 l'imperatore condusse tra alti e bassi la riforma agraria, non disdegnando di arrestare e processare 4 ras ribelli (2 fucilati) e a scontrarsi con la potente Chiesa Copta.

Nel 1982-83 partirono i lavori per una ferrovia Addis Abeba - Asmara e per un ammodernamento della rete stradale: in due anni, gli imponenti lavori pubblici fecero sì crescere il PIL e calare la disoccupazione, ma indebitarono esponenzialmente lo Stato.

Intanto, dal 1980, Menelik III aveva lanciato, pur con prudenza, una campagna di alfabetizzazione ("ma non troppo!" confessò a un ministro) che fece calare gli analfabeti dall'85% del 1980 al 60% del 1990.

Fu ancora la siccità del 1984 a guastare i piani imperiali: nel 1985 la carestia colpì milioni di etiopi e l'FPLE ne approfittò per sferrare una massiccia campagna antietiope in Eritrea.

Se in dieci anni il paese si era modernizzato con strade e lavori pubblici é vero che nelle campagne dominavano ancora i ras, che la chiesa aveva una importanza eccessiva e che lo Stato era a un passo dalla bancarotta
Menelik III, nel 1987, preferì abdicare e passare la patata bollente al figlio di un cugino, il duca di Harar, che si insediò al trono come Giovanni V il 9 luglio 1987, in una variopinta cerimonia fiabesca e obsoleta che attirò in Etiopia cronisti da mezzo mondo.

Giovanni V nel 1988 andò a Roma dal papa Giovanni Paolo II dichiarando "ampie convergenze sull'ecumenismo"; nel 1989 visitò Washington, Ottawa, Parigi e Londra, ricevendo le visite dei leader di Francia, Germania Ovest (accordi commerciali) e Turchia in Etiopia.

Il governo insomma all'estero era credibile, ma il fronte interno precipitava. All'FPLE si univa un "Fronte Repubblicano", che univa tutti gli scontenti, guidato da Meles Zenawi, che si alleò con Afewerki.

Nel 1990 vi furono jacqueries nelle campagne contro i residui del feudalesimo, con violenze e uccisioni di ras e di preti copti.

Addis Abeba vedeva a ottobre 1990 una maxi rivolta studentesca e delle opposizioni, guidate dal sindaco e dai municipi, unico sfogatoio di un regime assoluto.

Dopo un decennio di crescita, l'economia segnava il passo e l'indebitamento estero era alle stelle, tanto che nel 1990 Giovanni V dovette accettare un piano di riaggiustamento strutturale dell'FMi che nel 1991 provocò una insurrezione in massa in Eritrea, ormai quasi persa. Afworki combatteva in Eritrea e Zenawi lanciò una offensiva verso HArar, che cadde il 15 aprile 1991.

Per Giovanni V la scelta era tra queste due: o perdere l'Eritrea o perdere tutto.

Si decise a perdere l'Eritrea, avviando a giugno accordi con l'FPLE che sfociarono nell'indipendenza eritrea il 28 maggio 1993.

Nel 1992 in Etiopia vi fu un nuovo bagno di sangue, con l'esercito che si spaccò in due e una violentissima guerra civile, durata sino al 1995, con lo stesso Giovanni V che si rifugiò in un bunker sul lago Tana.

Finì con una nuova pacificazione nel 1995 e con l'imperatore che venne costretto ad accettare i partiti politici e un parlamento.

Il triennio 1996-98 fu cruciale per l'Etiopia, che vide una nuova Costituzione che limitò i poteri imperiali e distrusse totalmente il feudalesimo e limitò i poteri della Chiesa copta.

Nel marzo 2000, le prime vere elezioni videro i 400 seggi del parlamento così ripartiti:

125 ai riformisti
170 ai democratici moderati
12 ai socialisti etiopi
58 ai nazionalisti
35 al movimento per il progresso

Ne nacque un governo moderato di centro, tendente lievemente al centro-sinistra, colla coalizione democratici e progressisti, primo premier fu G. Ahkmed.

Nello stesso 2000, rotti i rapporti con l'Eritrea, l'Etiopia fu impegnata in un conflitto inutile che fece migliaia di morti e si concluse solo nel 2003 con lo status quo.

Un successo fondamentale del governo Ahmed fu la laicizzazione dello stato tra il 2002 e il 2004 con alcune leggi che distrussero il secolare dominio della Chiesa Copta. Proprio durante le proteste del clero e dei fedeli copti, represse dalla polizia, moriva Giovanni V, il 7 novembre 2004.

Il 1 febbraio 2005 era incoronato il figlio, Haile Menghistu Michail, come negus, che assunse il nome di Menelik IV.

Intanto nel 2006 alle elezioni parlamentari, con un colpo di scena, il partito nazionalista, guidato da Zenawi, amnistiato nel 1995, prendeva il potere.

A Corte vi fu un attimo di panico, ma i nazionalisti avevano ormai perso la componente repubblicana: Zenawi si schermì, accettando il ruolo di ministro delle finanze e lasciando il premierato a Gjrma Wolde Gjorgis.

Il governo Gjorgis attirò alcuni investimenti esteri con politiche di sgravi fiscali, facendo crescere l'economia, potenziando le infrastrutture.

In politica estera, si ricordano gli interventi militari contro le coorti somale islamiche a Mogadiscio a fine 2007 e alcuni scontri di confine con l'Eritrea nel 2009.

In politica interna, Menelik IV ha voluto fare una prova di forza nel 2011, sciogliendo il governo Gjorgis - l'unico vero grande potere rimasto, per la costituzione, al monarca, é sciogliere il parlamento in determinati casi - adducendo ragioni di "paralisi governativa".

In realtà é stata una prova di forza tra la Corona e il regime parlamentare.

A parte alcuni deputati filomonarchici, la maggior parte dei partiti, al di là del colore politico, ha condannato l'atto arbitrario dell'imperatore.

Dopo 16 anni di calma, le strade di Addis Abeba si sono surriscaldate, con scuole in sciopero, uffici e negozi chiusi, anche i dipendenti municipali e i mezzi pubblici fermi.

Il 14 giugno 2011 la Guardia Imperiale (1.500 soldati fedelissimi alla monarchia) caricava un corteo nella capitale, ammazzando 7 persone e ferendone 80.

Violentissima la risposta popolare, culminata nell'assalto a uffici pubblici e nell'incendio di una delle proprietà imperiali. Il 20 giugno, Menelik IV si rifugiava nella residenza imperiale di Gonder.

Lo scorno fu più immenso il 18 settembre, allorché le elezioni politiche anticipate videro un trionfo del partito di Gjrmis, il quale signorilmente lasciò il posto al suo braccio destro, Negisso Gidada, attuale premier.

A ottobre imponenti dimostrazioni popolari bruciarono i ritratti di Menelik IV e a novembre circolarono voci di un golpe, che immancabilmente scoppiò il 6 dicembre, con un ammutinamento di fanteria nella capitale, ma furono solo alcuni e isolati reparti coinvolti. Il 2011 si chiuse con il ristabilimento della calma, ma il tempo di Menelik IV era finito.

Sempre per salvare il trono, Menelik IV il 28 gennaio 2012 abdicò in favore del fratello, che prese il nome di Teodoro III.

Incoronato il 19 marzo, il 30 giugno, durante una visita a Jima ha subito un attentato: lo scoppio di un'autobomba uccise 8 poliziotti e due civili, il monarca é rimasto illeso.

Nel settembre 2012, l'Etiopia affronta tutti i classici problemi di un paese del Terzo Mondo o, se preferite, "in via di sviluppo". Certo, é una monarchia costituzionale e l'analfabetismo é sceso al 36 %. Teodoro III, il "Leone di Giuda", siede su un trono molto meno saldo di quello degli avi. Si spera che abbia imparato la lezione e che governi da monarca costituzionale...